CARAVAGGIO E I CARAVAGGISTI NELLE NUOVE SALE DI PALAZZO BARBERINI (pt.1)

Photo by Massimo Gaudio
Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini - Roma
La Galleria Nazionale d'Arte Antica a Palazzo Barberini di Roma, lo scorso Dicembre ha riaperto al pubblico alcune sale dell'Ala nord chiuse per qualche mese a causa di un restyling. A quelle già esistenti se ne sono aggiunte altre che prima d'ora non venivano utilizzate, bellissima quella dove si trova una teca con all'interno lo splendido altarolo di Annibale Carracci. Vorrei soffermarmi però su quattro sale dedicate a Caravaggio e i caravaggisti che hanno seguito lo stile del maestro, sia durante che dopo la sua morte.
Cominciamo dalla Sala 24 (Caravaggio 1), dove al suo interno è esposto uno dei capolavori del pittore milanese Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610): Giuditta e Oloferne, indiscussa meraviglia del maestro eseguita intorno al 1600 che con la sua cruda visione, rappresenta uno dei momenti più concitati della scena narrata nel libro biblico. Il maestro, durante il suo periodo di permanenza a Roma, venne adocchiato da uno dei suoi avversari artistici, il pittore romano Giovanni Baglione (Roma 1566 - 1643), che tra emulazioni ed invidie, crea opere di forte impatto caravaggesco come Amor sacro e amor profano del 1602. Di Carlo Saraceni (Venezia 1578/83 - 1620), trovano spazio nell'esposizione della Sala ben due dipinti. Sono due olio su tela che rappresentano la Madonna col Bambino e sant'Anna, pala d'altare datata tra il 1610 e 1611, e Santa Cecilia ed un angelo del 1610 inerente il tema musicale con la santa patrona della musica. 
Nella sala ci sono altri due dipinti del pittore romano Orazio Borgianni (Roma 1578 - 1616). Il primo riguarda la Sacra Famiglia con santa Elisabetta, san Giovannino ed un angelo realizzato tra il 1609 e il 1910, dove sono presenti alcuni riferimenti dello stile di Caravaggio come la tenda rossa, lo sfondo buio e la luce proveniente dall'alto. Il secondo è un suo Autoritratto risalente al 1615 circa, dove non ci sono riferimenti di lui come pittore ma solo un ritratto in posa.


Sala 24 - Caravaggio 1

Sala 24 - Caravaggio 1

Sala 24 - Caravaggio 1

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giuditta e Oloferne (1600 ca.) Olio su tela

Giovanni Baglione, Amor sacro e amor profano (1602) Olio su tela

Carlo Saraceni, Madonna col Bambino e sant'Anna (1610-1611) Olio su tela

Carlo Saraceni, Santa Cecilia ed un angelo (1610) Olio su tela

Orazio Borgianni, Sacra Famiglia con santa Elisabetta, san Giovannino ed un angelo (1609-1910) Olio su tela

Orazio Borgianni, Autoritratto (1615 ca.) Olio su tela

Dalla Sala appena visitata, si passa alla Sala 25 (Caravaggio 2) dove sono raccolte opere degli artisti che hanno seguito l'impronta lasciata da Caravaggio. Le prime due si trovano una accanto all'altra e sono tutte e due dello stesso pittore proveniente dalla Spagna ma che poi ha scelto Napoli come sua dimora fino alla fine dei suoi giorni. Jusepe de Ribera detto anche Lo Spagnoletto (Xàtiva 1591 - Napoli 1652), abbracciò lo stile caravaggesco dopo la permanenza del maestro nella città partenopea. Nella sala è esposto un ritratto di San Gregorio Magno realizzato tra il 1614 ed il 1615, nell'atto di scrivere le sue opere grazie alla dettatura dello Spirito Santo, in questo caso raffigurato dalla colomba alle sue spalle. L'altro dipinto si intitola Negazione di Pietro realizzato tra il 1615 ed il 1616. Pietro, nella drammaticità della scena dipinta dall'artista, rilegato al lato della scena stessa, si nega di essere seguace di Gesù dopo essere stato additato.
L'artista francese Simon Vouet (Parigi 1590 - 1649), forte sostenitore del caravaggismo durante la sua permanenza in Italia, prese sicuramente spunto dal dipinto del Caravaggio che si trova nei Musei Capitolini di Roma intitolato La buona ventura. Vouet in questa sua versione del 1617, rispetto al Merisi aggiunse un personaggio che si trova alla spalle del malcapitato che, nell'atto di sottrargli il denaro, ci guarda dritti negli occhi rendendoci così suoi complici. L'ultimo dipinto della Sala non ha un preciso autore. The Candlelight Master, ovvero il Maestro del lume di candela, potrebbe essere identificato come Trophime Bigot (Arles 1579 - Avignone 1650) oppure Jacomo Massa, tutti e due attivi nei primi decenni del seicento ed entrambi affascinati dal caravaggismo. Il titolo dell'opera è Vanitas dove sono stati inseriti i simboli che riguardano bene o male la nostra vita, come ad esempio la giovane ragazza che con l'indice tocca il teschio sul tavolo, la bilancia, la clessidra con sopra una fiammella accesa riflessa nello specchio. Simboli che devono farci riflettere.


Sala 25 - Caravaggio 2

Sala 25 - Caravaggio 2

Jusepe de Ribera, San Gregorio Magno (1614-1615) Olio su tela

Jusepe de Ribera, Negazione di Pietro (1615-1616) Olio su tela

Simon Voet, La buona ventura (1617) Olio su tela

The Candlelight Master, Vanitas (1630-1635) Olio su tela

Nel prossimo articolo visiteremo le altre due sale con le opere sia di Caravaggio che degli altri suoi seguaci.

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