Marco Bigio, Le tre Parche a Palazzo Barberini

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#artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Marco Bigio, Le tre Parche (1530-1540) Olio su tela, cm. 200 x 212 Un grande dipinto si fa notare all'interno della Sala 15 dedicata alla pittura senese a Palazzo Barberini. Si tratta di un'opera di Marco Bigio dal titolo Le tre Parche realizzato nel periodo che va da 1530 al 1540. Nel dipinto l'artista raffigura le figlie di Giove e Temi che rappresentano il destino degli uomini.  A rappresentare la nascita, a destra è stata raffigurata Cloto con un rocchetto di filo bianco: ovvero è colei che fa iniziare la vita. A sinistra di trova Lachesi  che stabilice la sorte e il destino intenta ad avvolgere un filo rosso, mentre al centro c'è Atropo che ha in mano una forbice pronta a tagliare il filo della vita, ma per farlo guarda i due amorini ai suoi piedi che estraggono a sorte il nome ci colui che deve morire inciso su delle medaglie di vari materiali, perché la natura umana è varia. Alle loro spalle ci sono vari persona

Statua della Venere Capitolina

Photo by Massimo Gaudio

Statua della Venere Capitolina, Da originale di Prassitele (IV secolo a.C.) Musei Capitolini - Roma
 La scultura, di dimensioni di poco maggiori del vero, fu rinvenuta nei pressi della basilica di San Vitale intorno al 1666-1670 e fu acquistata e donata alle collezioni capitoline, da papa Benedetto XIV nel 1752. E' una delle più note statue del museo e vanta una serie di riproduzioni anche all'interno di collezioni internazionali. In un marmo pregiato (probabilmente pario) è rappresentata la dea Venere-Afrodite uscente dal bagno nuda, in raccoglimento, protesa in avanti con le braccia poste ad assecondare le rotondità del corpo di ossatura fine, morbido e carnoso, e a coprire petto e pube. La gamba destra è flessa e avanzata, e la sinistra è in appoggio. La testa è leggermente piegata verso sinistra e presenta una capigliatura complessa a mo' di cercine con un nodo alto "a fiocco" e ciocche ricadenti a toccare le spalle. L'espressione del volto sembra incentrata a una "assenza", psicologicamente resa dagli occhi piccoli, che sono languidi, e dalla bocca piccola e carnosa. La venere del Museo Capitolino ha definito il cosidetto "tipo Capitolino", del quale sono a tutt'oggi conosciute ben cento repliche. Si tratterebbe della variante della Venere pudica. Gli studiosi hanno a lungo dibattuto per l'individuazione dell'ambito cronologico in cui situare l'immagine della dea e per fare chiarezza sulla cronologia delle copie. La Capitolina potrebbe ritenersi, forse, una delle prime e più fedeli repliche, probabilmente destinata, come tutte le raffigurazioni di questo tipo, ad adornare un complesso imperiale di notevole raffinatezza. (testo dal sito dei Musei Capitolini)






Autore:
Titolo: Statua della Venere Capitolina
Supporto: Marmo
Anno: Da originale di Prassitele (IV secolo a.C.)
Misure (cm.): 193
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

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