sabato 31 agosto 2019

Recensione del Thriller Storico "L'Apprendista di Goya" di Sara di Furia e approfondimento dell'opera d'arte "Il Parasole"





Francisco Goya "L'Ombrellino" o "Il Parasole" 1777 Olio su tela cm.152x104 - Museo del Prado Madrid (Fig.1)

Francisco Goya "L'Ombrellino" o "Il Parasole" 1777 Olio su tela cm.152x104 - Museo del Prado Madrid (Fig.2)


Recensione del Thriller Storico "L'Apprendista di Goya" di  Sara Di Furia e approfondimento dell'opera "Il Parasole" di Francisco Goya.


Articolo scritto per ThrillerNord - Associazione Culturale Link: ThrillerNord-Associazione culturale

A cura di Manuela Moschin


Essendo appassionata d'arte e di thriller storici ho atteso con impazienza l'uscita di questo meraviglioso libro di Sara Di Furia intitolato "L'Apprendista di Goya". Un libro che mi ha piacevolmente conquistata. Densa di misteri ed emozioni, la storia del celebre artista Francisco Goya si intreccia magistralmente ad alcuni enigmi inquietanti. L'autrice ci regala un thriller mozzafiato nel quale non è semplice individuare il colpevole degli efferati delitti verificatisi a Madrid nel 1791. La soluzione del caso avviene passo dopo passo tramite un'eccellente capacità narrativa. 
Il romanzo, che è scritto molto bene, alquanto scorrevole e con uno stile brillante,  ripercorre a tratti la vita del pittore, ricostruendone il difficile carattere, ma con un pizzico di fantasia, creando altresì una narrazione ricca di suspense.
I continui riferimenti all'arte e la padronanza che ha avuto la scrittrice nel descrivere le tecniche di miscelazione dei pigmenti ne fanno uno splendido libro che non delude gli appassionati d'arte.
Ho scelto di parlare del dipinto di Goya intitolato "Il Parasole"(Fig.1) perché l'autrice lo cita molto spesso, rendendolo il protagonista del romanzo. Esprimo i complimenti a Sara per la maestria che ha avuto nel raccontare l'arte, trattando l'opera con un alone di mistero e tenendo il lettore con il fiato sospeso fino all'ultimo capitolo mediante frasi d'effetto ben costruite. 
La scrittrice, oltretutto, accompagna il lettore in diversi luoghi peculiari, intrisici di storia, includendo curiosità, leggende e aneddoti della città madrilena. A tal proposito c'è un capitolo che ho apprezzato in modo particolare per il quale l'autrice ha dedicato senz'altro uno studio approfondito.  Mi riferisco alla  descrizione ricca di pathos relativa alle famose corride che vengono effettuate a plaza Mayor. 
Mi sono soffermata a rileggerne alcune parti perché risultano essere un interessante compendio per conoscere le caratteristiche e i rituali di un'antica tradizione che nella sua drammaticità esprime un forte turbamento. 
Inoltre, tra i temi trattati spicca l'Inquisizione, l'istituzione ecclesiastica volta a reprimere l'eresia.
Manuèl Alvèra è il protagonista che narra in prima persona le rocambolesche vicende nelle quali si ritrova ingenuamente coinvolto tra inganni e sotterfugi. I personaggi sono descritti con dovizia di particolari. Ma chi è el diablo...? Una figura che viene svelata mediante un colpo di scena strabiliante... 
Ora vi lascio una citazione tratta dal libro che è dedicata a una metodologia utilizzata dal pittore piuttosto inconsueta: 
"Il maestro era all'opera su una tela che sfiorò due volte con la punta del pennello. Mentre la osservava espirò piano e la studiò con sguardo critico. Portò il pennello alle labbra, ne bagnò la punta con la saliva e la immerse nel colore. Eliminò l'eccesso di pigmento contro il bordo della tavolozza e continuò nei ritocchi. Mentre mi dedicavo al suo ritratto in un altro punto dello studio, ne studiavo ogni mossa e non riuscivo a fare a meno di chiedermi perché, due sere prima, si trovasse al Parque del Retiro in mezzo al popolo invece di consolare la moglie per il doloroso evento. Dal tavolino accanto a lui prese una piccola spatola d'osso con cui raccolse del Rose Dorè dalla tavolozza e lo distese sulla tela con movimenti veloci e precisi."  

Francisco Goya "L'Ombrellino" o "Il Parasole" 1777 Olio su tela cm.152x104 - Museo del Prado Madrid (Fig.1-2)

Racconta Sara Di Furia:

"Il ragazzo che reggeva l'ombrellino, da cosa voleva proteggere la sua amata? Dal sole o dalla pioggia in arrivo? La fanciulla, con un fiore rosso tra i capelli, teneva un cagnolino accoccolato vicino". 
L'Ombrellino o Il Parasole (in spagnolo El Quitasol) (Fig.1) è un dipinto di Francisco Goya realizzato nel 1777 e custodito presso il Museo Del Prado a Madrid.
Si tratta di un'opera simbolo, ritenuta una delle composizioni più ammiccanti legata al tema spagnolo del "majismo". Un termine spagnolo riferito agli abiti elaborati indossati dai giovani eleganti detti majos e majas, che si distinguevano per il loro stile nel vestire e per le buone maniere. E' cosi che Goya presentò il suo dipinto ai Reali di Spagna: "Una giovane seduta su un'altura con un cagnolino sulla gonna e un ragazzo a lato che le fa ombra con un parasole; il suo valore è di millecinquecento reales". (Francisco de Goya, Cuenta de entrega de obras a la Real Fábrica de Tapices , 12 de agosto de 1777)
Il tema dell'ombrellino veniva usato di frequente nel XVIII secolo. Goya lo realizzò tra il 3 marzo e il 12 agosto 1777, data di consegna alla Real Fabrica. Egli si dedicò a decorare le due residenze dei sovrani spagnoli e precisamente il Palazzo di San Lorenzo all'Escorial e quello del Pardo a Madrid. Si tratta di sessantatré cartoni per arazzi a tema profano e di genere. L'Ombrellino fa parte di una serie di quattro cartoni  eseguiti nel periodo giovanile dell'artista, negli anni che vanno dal 1773 al 1793. Le opere realizzate per la Sala da pranzo della Reale Fabbrica di Santa Barbara dei Principi Carlo IV e Maria Luisa delle Asturie includevano la "Rissa alla locanda nuova" la "Maja e gli ammantellati" e il "Bevitore". 
"Ah, se tu sapessi quanto piacere ricavano dalle mie opere, se sapessi la soddisfazione che ne è venuta al re e soprattutto alle Loro Altezze! Che grandezza, mio Dio, né io né le mie opere ce la meritavamo" (Francisco Goya)
In questo delicato dipinto l'artista limita a pochi elementi la descrizione dello sfondo per concentrarsi sui personaggi rappresentati da un ragazzo con i capelli raccolti nella rete tipica dei majos che sta proteggendo dal sole la maja probabilmente perché a quei tempi desideravano avere un colorito chiaro. Il cane accucciato sulle gambe della ragazza potrebbe simboleggiare la fedeltà. 
L'aspetto più interessante è relativo alla vivacità dei colori e alla perfetta padronanza compositiva.
Le linee di contorno sono assenti e la pittura è veloce e immediata. Una luminosa tavolozza di  azzurri, gialli, verdi e rosa che anticiperanno l'Impressionismo dei dipinti di Monet.
Possiamo notare che Goya solo con poche pennellate riesce a dare la preziosità del pizzo appuntato sul corpo dalla ragazza. 
Le figure sono state collocate in primo piano in un gruppo piramidale su uno sfondo privo di profondità (Fig.2). 
Le diagonali convergono sul viso della ragazza che assieme al suo sguardo contribuiscono ad attirare l'attenzione dello spettatore. Le linee disegnano quasi un triangolo equilatero in cui è collocata la maja.
Straordinari effetti di luce e di ombre, e un accentuato cromatismo donano alla composizione una forza luminosa che infonde nell'osservatore la gioia di vivere "Joie de vivre" alludente in questo caso alla vita di corte sotto il regno di Carlo III.
Oltre a ciò, l'innovazione è rappresentata anche dall'accostamento dei colori complementari che nei dipinti di Goya acquistano luminosità. Nel dipinto il "Parasole" notiamo che il giallo e il blu si esaltano come pure il rosso del nastro e il verde dell'ombrellino. Si tratta di una novità significativa perché Goya tramite questo espediente anticipò gli studi dell'ottica che saranno effettuati cento anni dopo di lui. Nel 1870, infatti,  alcuni studiosi notarono che i colori si oppongono e si esaltano se sono accostati uno vicino all'altro. Il giallo e il viola sono il massimo dell'abbinamento dove il vivace contrasto rende l'insieme del dipinto più sgargiante.
E' curioso osservare un dipinto in stile neoclassico del pittore francese Jean Ranc (1674-1735)  intitolato "Vertumno e Pomona"(Fig.3) in quanto potrebbe essere stata una fonte di ispirazione per Goya. Ranc, in effetti,  fu uno degli artisti che lavorò per i Borboni spagnoli a partire da Felipe V. L'opera rappresenta l'archetipo della bellezza barocca del XVIII secolo e testimonia la predilezione che c'era a quei tempi nei confronti delle immagini relative al parasole. 
Jean Ranc intitolato "Vertumno e Pomona" Musée Fabre, Montpellier (Fig.3)
Francisco Goya "Autoritratto" 1815 Olio su tela Museo Del Prado Madrid (Fig.4)

Francisco Goya - Cenni Biografici

Francisco Goya (1747-1828) (Fig.4) ebbe una vita intensa e travagliata. Nacque a Fuendetodos, nei pressi di Saragoza in Spagna, ma nel tempo si trasferì in svariati luoghi trascorrendo molto tempo anche a Roma, dove migliorò le sue abilità artistiche. A Madrid assorbì gli insegnamenti di Giambattista Tiepolo (1696-1770) che lavorava nella capitale. Goya sotto l'aspetto artistico risulta essere un pittore poliedrico perché i suoi capolavori abbracciano svariate correnti e stili. Le sue opere si differenziano molto una dall'altra a seconda del periodo nel quale sono state realizzate. E' un pittore difficile da collocare nella storia della pittura sette-ottocentesca. Egli maturò un linguaggio pittorico originale. Ecco allora che le sue tele profumano di Barocco, Rococò, Neoclassicismo, anticipando inoltre il Romanticismo, il Realismo, l'Espressionismo, l'Impressionismo e il Surrealismo. 
Nella formazione dello stile di Goya è stata determinante la conoscenza dell'arte di Corrado Giaquinto, il pittore della scuola napoletana attivo in Spagna al servizio della Corte.
Goya a quarantadue anni venne colpito da una malattia che lo rese sordo. Si presume che sia stata dovuta alla sifilide o all'intossicazione del piombo usato per amalgamare le terre. Fu un grande ritrattista e grafico. Egli  raccolse le incisioni in tre gruppi: i Capricci, I Disastri della guerra e i Proverbi. Nel 1771 venne chiamato a Parma per un concorso, ma la sua opera non fu apprezzata. L'artista, nel 1773,   avendo sposato Josefa la sorella del pittore Francisco Bayeu ebbe modo di avvicinarsi ai reali di corte in quanto quest'ultimo faceva parte dell'Accademia Reale delle Belle Arti.
Nel 1780 Goya venne accolto "de mérito" nella Real Academia de San Fernando, realizzando come saggio d'ingresso un'opera puramente accademica intitolata "Cristo crocifisso" .
Fu un grande amico di Francisco Zapater Gomez (1868) che scrisse:"La giovinezza di Goya fu agitata e burrascosa; piena di risse e di pazzie amorose. Trascinato dall'inclinazione alle avventure e dal temperamento litigioso, a diciotto anni dovette abbandonare la città natale, dopo una sanguinosa zuffa in cui tre uomini rimasero sul campo della lotta. La famiglia, dopo averlo nascosto qualche tempo, gli procurò i mezzi per raggiungere Madrid".

Sinossi

Madrid 1791, l’arte fiorisce sotto l’occhio vigile dell’Inquisizione. Manuèl Alvèra vive e lavora nel colorificio di famiglia, abile come nessun altro nella miscelazione dei pigmenti. Goya in persona, un giorno, colpito dalla sua abilità, lo richiede al padre come apprendista con la promessa di farlo diventare un pittore di fama. Intanto, nel giro di poco tempo, in città vengono ritrovati diversi cadaveri, tutti di famosi artisti madrileni assassinati secondo il medesimo modus operandi: il corpo massacrato, denudato e scuoiato. Madrid è in subbuglio e mentre l’inquisitore attribuisce la responsabilità di quanto sta accadendo al mero peccato di vanità commesso dai pittori, Manuèl inizia ad avere il sospetto che proprio Goya sia coinvolto negli omicidi. Studiando l’opera del maestro per emularne il genio, il ragazzo scopre infatti un terribile segreto, che gli permetterebbe di raggiungere sfumature di colore mai viste per la realizzazione della pelle delle sue modelle. In breve il giovane apprendista si ritrova a essere vittima e al contempo complice di una spirale di bugie e segreti sempre più intricata, che metterà in discussione tutta la sua vita.

L'autore

Sara Di Furia è nata a Brescia dove vive e lavora come insegnante. Ha all’attivo già diverse pubblicazioni, tra cui La regina rossa e Jack, entrambi con La Corte Editore. E' apprezzata da lettori e critica per la sua scrittura intensa e le atmosfere intrise di mistero, che le hanno fatto ottenere attenzioni anche da diverse case editrici straniere. 


Termino l'articolo con una citazione tratta dal romanzo "L'Apprendista di Goya" dell'autrice Sara di Furia che mi ha affascinata:
"L'arte invece è anima mundi, ciò che dà senso al nostro esistere, che ci ricorda che il nostro destino non è qui, ma in qualcosa di così perfetto e meraviglioso da mozzare il fiato". 
Arrivederci in arte
Manuela



Titolo del libro: L'apprendista di Goya

Autore: Sara Di Furia

Editore: La Corte Editore

Genere: Thriller Storico

Pagine: 301

Anno di pubblicazione: Agosto 2019
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mercoledì 28 agosto 2019

Recensione del Romanzo Storico "Il sigillo delle cento chiavi" di Daniela Tresconi



Recensione del Romanzo Storico "Il sigillo delle cento chiavi" di Daniela Tresconi - Panesi Edizioni 

A cura di Manuela Moschin

Un luogo che custodisce un segreto, una misteriosa leggenda, una preziosa reliquia e un dipinto enigmatico sono i protagonisti del "Il sigillo delle cento chiavi" di Daniela Tresconi.
L'autrice ci accompagna in Liguria in un piccolo Borgo di Pitelli, una frazione del comune di La Spezia, che recentemente è stato inserito fra i "Borghi autentici d'Italia". 
Si tratta di un racconto basato su un fatto reale che, come testimoniano numerose fonti, accadde alla fine del 1500,  e che tutt'ora è oggetto di studio. 
Il libro rappresenta, perciò,  un' ottima opportunità per conoscere un luogo incantevole e ricco di antiche tradizioni.
Leggendo questa straordinaria narrazione mi sono immedesimata negli abitanti di Pitelli, immaginando lo stupore sui loro volti quando seppero che l'autrice gli ha dedicato un romanzo denso di fatti storici e di cultura legati al territorio. 
Il racconto è frutto di un approfondito studio attraverso il quale l'autrice ha avuto l'abilità di descrivere in modo preciso e accurato le bellezze di alcuni luoghi suggestivi, regalandoci momenti di lettura davvero piacevoli. 
Qui di seguito troverete alcuni interessanti approfondimenti e curiosità rilasciati dall'autrice relativi alla singolare storia del borgo, oltre a una dettagliata descrizione, con le rispettive immagini, inerente al restauro del dipinto,  che è stato completato il 20 ottobre 2018. Il libro, inoltre, è stato raccontato anche attraverso i raffinati disegni dell'illustratrice Elena Galati Giordano che, assieme a Daniela Tresconi, ho avuto il piacere di conoscere al Salone Internazionale del Libro di Torino.  L'autrice ha avuto l'abilità di creare una trama con un forte intreccio narrativo, riuscendo a svelare magistralmente e a piccole dosi la soluzione degli enigmi, e dimostrando di possedere una straordinaria capacità narrativa, attraverso la creazione di dialoghi ben strutturati e appassionanti. Daniela ha sapientemente intessuto avvenimenti accaduti nel ‘500, congiuntamente al periodo contemporaneo, ambientato a Francoforte in Germania. In conclusione, per chi desidera trascorrere qualche ora in compagnia di un'amabile lettura, ricca di citazioni di musei, di opere d'arte, che parla d'amore, di fede e di mistero può senz'altro leggere "Il sigillo delle cento chiavi". Complimenti Daniela!

Racconta Daniela Tresconi:

"Lei si voltò di scatto e lo fissò sorpresa.
"Che quadro?"
Il tremore delle labbra rivelò che in realtà sapeva benissimo di cosa stesse parlando".
"Il quadro che era dentro l'oratorio".
"Il museo ospitava opere dei maggiori artisti mondiali, come Monet, Degas, Van Gogh, ma Sebastien era innamorato della sezione italiana del Beato Angelico, del Mantegna e del Parmigianino, forse per quella sua lontana discendenza italiana:"

Sinossi

Golfo della Spezia – Liguria - fine del 1500

Due frati e il giovane novizio Sebastiano abbandonano la cappella di San Bartolomeo delle cento chiavi alla marina dopo averla data alle fiamme. Conducono con loro due preziose teche: una verrà custodita nelle viscere della collina mentre l’altra verrà portata a Francoforte in Germania dal giovane Sebastiano e dall’intraprendente Camillea. Il segreto su un misterioso quadro e sul contenuto delle due teche sarà protetto nei secoli dagli appartenenti alla Confraternita delle cento chiavi.

Francoforte – Germania – oggi

Il giovane Sebastien eredita da nonna Sibille uno scrigno che contiene uno sconvolgente segreto. Il ragazzo intraprenderà un viaggio in Italia, nel piccolo borgo di Pitelli in Liguria, alla ricerca del suo passato e di quello di un’intera comunità, trovando invece il suo futuro e l’amore di una giovane donna. Sceglieranno di continuare a proteggere il segreto?

Un viaggio lungo oltre quattrocento anni, dalla Liguria fino a Francoforte in Germania, un viaggio di fede, mistero e magia.

Note dell’autrice:

Sono trascorsi due anni dalla pubblicazione del mio romanzo d’esordio e malgrado La linea del destino rimanga per me il primo grande amore, sono veramente emozionata nel presentarvi questo mio nuovo lavoro.
Ancora una volta ho giocato con la storia, partendo da luoghi veri e reali, scovando personaggi realmente esistiti e documenti sepolti in polverosi archivi. A questi ho aggiunto la mia fantasia.
Il piccolo Borgo di Pitelli in Liguria esiste realmente, ancora oggi non esiste una versione ufficiale sul perché gli abitanti di San Bartolomeo alla marina abbiano lasciato l’ospitale e la cappella sul Golfo e si siano trasferiti al monte. Nessuno ha ancora dato una definitiva spiegazione al termine Cento Chiavi. Gli studi stanno proseguendo.
La grotta c’è davvero, gli anziani raccontano la leggenda di un tunnel misterioso che collegherebbe la Tana Do Loo con l’oratorio che si trova nel paese ma ancora non è stato scoperto.
Il bellissimo quadro, tassello fondamentale del romanzo, dopo il restauro finanziato dalla pro loco, dalla parrocchia di San Bartolomeo e dalla Fondazione Carispezia, è tornato a far bella mostra di sé nella chiesa del paese. Attualmente è stato richiesto dal Museo Diocesano per una mostra dedicata. E’ tutt’ora oggetto di studi a seguito di quello che hanno rivelato le radiografie cui è stato sottoposto.
Lo scoppio del Forte di Falconara nel 1922 è stata una delle vicende più terribili del Golfo della Spezia.
La famiglia Visdomini era una delle più potenti famiglie di Arcola, nel paese restano ancora visibili il Palazzo, detto Il Palà e lo splendido giardino.

In un punto imprecisato della costa tra il Golfo della Spezia e il Golfo di Lerici 
Quando tutto ebbe inizio 
XVI° secolo

I tre uomini camminavano curvi sotto una pioggia sferzante, tra loro nessuno aveva il coraggio di voltarsi per guardare in basso, laggiù, verso la marina che si erano lasciati alle spalle e soprattutto verso l’hospitale e la cappella di San Bartolomeo delle Cento Chiavi, che ormai erano completamente avvolti dalle fiamme. 
Ciascuno con il proprio fardello, avevano intrapreso la salita lungo il sentiero che Padre Girolamo, il più vecchio dei tre, aveva fatto costruire agli uomini e alle donne del nuovo “vicus” che si era insediato sulla collina. Un vicus che lui stesso aveva voluto, consapevole che si sarebbe arrivati a questo giorno e che mai nessuno avrebbe potuto tornare indietro. 
Sospirava e stringeva al petto la pesante teca, sotto lo sguardo attento e pensieroso di Fra Pancrazio, suo grande amico e collaboratore, di poco più giovane di lui. 
Davanti ai due frati camminava il giovane Sebastiano, un novizio di quindici anni, abbandonato alla porta dell’hospitale ed accolto come un figlio da Padre Girolamo. Anche il ragazzo reggeva tra le braccia una teca, probabilmente non aveva neppure ben compreso cosa stesse trasportando e perché. 
Il piano era straordinario e avrebbe consentito di tenere celato per sempre il segreto di quella collina. Il frate era consapevole che per funzionare, aveva bisogno della collaborazione e dell’assoluta fedeltà di quelle sette o otto famiglie che, abbandonato il paese di Cento Chiavi alla marina, ormai distrutto dalle fiamme, avevano lavorato duramente per fondare un nuovo borgo lungo quel piccolo sentiero che dal mare raggiungeva la collina di Pitelli: questo era il nome che avevano scelto per la loro nuova casa. Un agglomerato di piccole costruzioni lungo una strada di passaggio. Anonimo, avrebbero dovuto mantenerlo anonimo a tal punto che a nessuno sarebbe mai venuto in mente trovare notizie o eventi da raccontare su un borgo nato lungo una strada.




Pitelli è un borgo collinare che domina il Golfo della Spezia. Seppure il toponimo sia ben più antico, i primi documenti che ne attestano un particolare peso storico, sociale e politico risalgono alla seconda metà del XVI secolo.
Fra i vari insediamenti rurali (cd. “ville”) del contado arcolano, Pitelli era quella collocata strategicamente lungo la direttiva di collegamento fra Arcola al suo sbocco al mare: l'antico porto di San Bartolomeo di Cento Chiavi, oggi scomparso, dove si trovava un piccolo abitato che comprendeva una chiesa ed un ospitale per pellegrini.
Pitelli nacque dal progressivo abbandono di questo insediamento costiero, come testimoniano numerose fonti, tra le quali la visita apostolica di Mons. Angelo Peruzzi, del 1584: “visitò anche un oratorio costruito per comodità degli uomini della villa di Pitelli, infatti la loro chiesa principale, sotto il titolo di San Bartolomeo, volgarmente chiamata “le cento chiavi”, è in rovina e molto scomoda e posta sul litorale del mare...”.
Pitelli rimase frazione di Arcola fino al 1928, anno in cui passò sotto la giurisdizione del Comune della Spezia.


La tela cinquecentesca di Pitelli



La Crocifissione con Vergine e Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Bartolomeo Apostolo era la pala d'altare dell'antico oratorio citato da Mons. Peruzzi, ovvero il primo luogo di culto di Pitelli, edificato in collina in sostituzione dell'antica chiesa costiera. Si tratta di un piccolo edificio, del tutto simile alla chiesa abbandonata, con un unico altare intitolato a Santa Maria Maddalena e San Bartolomeo, ancora oggi Patrono di Pitelli.
Ecco, quindi, spiegata la scelta dei Santi rappresentati sulla tela.
Si legge nel testo della visita apostolica del 1584: “l'oratorio stesso come struttura è in buone condizioni, ed in esso si trova un unico altare ornato da un'icona non abbastanza decorosa (lat. “non satis decente”): la quale ordinò per prima cosa che fosse restaurata...”.
Nell'iscrizione, posta sulla tela in basso a destra, compare una data precisa: l'ottava calenda di giugno dell'anno 1590.
E' curioso il riferimento al fatto che l'opera sia stata realizzata “con il comune consenso” della popolazione di Pitelli, allora composta da poco più di duecento anime, come riportato nelle fonti, orgogliosamente unite nel rivendicare la propria discendenza da San Bartolomeo di Cento Chiavi e, soprattutto, il diritto ad avere un proprio parroco e l'autonomia dalla Pieve di Arcola, che fu ottenuta soltanto nel 1634, allorquando circa 40 “capi di casa” ottennero il giuspatronato della parrocchia, ovvero il diritto di nominare il proprio parroco e, con esso, il dovere di mantenerlo con propri mezzi.
Fino a quella data, l'oratorio era stato amministrato da figure laiche nominate dal Consiglio di Arcola: i cosiddetti “massari”, come i due personaggi citati nel cartiglio.
Il restauro del dipinto , condotto dal laboratorio “Tabula Picta” di Sarzana, è stato finanziato dalla Parrocchia di San Bartolomeo, proprietaria dell'opera, dalla Pro Loco di Pitelli e dalla Fondazione Carispezia (bando “Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio”), sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza della Liguria, nella persona del funzionario Dott. Massimo Bartoletti.
L’intervento di restauro è stato uno strumento utile non soltanto per garantire la conservazione dell’opera, ma anche per indagare, approfondire e sciogliere alcuni dubbi connessi agli studi archivistici.
La rimozione della cornice lignea ha fatto emergere alcuni brani pittorici, appartenenti ad un dipinto sottostante, più antico, antecedente al 1590 (data riportata nel cartiglio), realizzati da una mano che appare assai più abile.
La scoperta ha incoraggiato l’approfondimento diagnostico, tanto che l'opera è stata sottoposta ad una riflettografia e a tre radiografie, che hanno interessato il volto del Cristo e la parte superiore delle figure della Vergine e del San Giovanni. I risultati emersi dalle radiografie si sono rivelati estremamente interessanti, mostrando una precedente stesura del dipinto, che presentava una disposizione analoga dei personaggi, che risultano di dimensioni minori e atteggiati in maniera del tutto differente, di più aperta gestualità, soprattutto l’evangelista Giovanni.
Restituita alla popolazione, dopo l'accurato intervento di restauro, il 20 ottobre 2018, l'opera è attualmente conservata nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo di Pitelli. Non è stata ricollocata, quindi, all'interno dell'antico oratorio, di cui era pala d'altare, bensì nell'attuale parrocchiale, consacrata nel 1734. Dal 2 aprile al 5 maggio 2019, inoltre, è stata esposta presso il Museo Diocesano della Spezia, all'interno della mostra “Aliis tradere: restaurare per conservare”.




Chi è Daniela Tresconi?

Daniela Tresconi nasce a La Spezia (Liguria) nel 1965. Vive ad Arcola dove lavora come dipendente di un Ente pubblico. E’ iscritta all’Ordine dei Giornalisti e collabora con il Secolo XIX per la redazione spezzina e con il Magazine L’Ordinario. Fa parte dell’Associazione culturale viareggina Nati per scrivere.
Ha scritto vari racconti, come La farfalla dorata inserito nell’antologia Tutta colpa dello zodiaco (NpsEdizioni 2018), Lo spartito del diavolo inserito in Jukebox Racconti a tempo di musica (NpsEdizioni 2017) e Lettera al mare inserito in Pensieri di Mamma (Panesi edizioni 2017). A dicembre 2018 è uscito il suo libro per bambini dal titolo Il piccolo faro e il delfino Blu (NpsEdizioni)
Il suo romanzo d’esordio è il mistery storico La linea del destino (Panesi Edizioni 2017), vincitore del Premio assoluto della Giuria per la narrativa edita nel concorso letterario internazionale “Le Grazie Portovenere La Baia dell’arte” anno 2017, vincitore della menzione d’onore per la narrativa edita nel concorso internazionale di letteratura “Antico Borgo 2017”. Vincitore del quarto premio narrativa edita nel Concorso internazionale Città di Sarzana 2018
Il romanzo è stato presentato in anteprima al Salone del Libro di Torino e alla Fiera del Libro di Imperia. 

Titolo: Il sigillo delle cento chiavi
Autrice: Daniela Tresconi
Editore: Panesi Edizioni
Data di Pubblicazione: Aprile 2019


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CENTRALE MONTEMARTINI: LA "SCOSSA" CONTINUA

#artiebellezzeitaliane
Photo by Massimo Gaudio
Buongiorno Amici
Ieri ho notato un certo interesse verso la Centrale Montemartini, quindi oggi vorrei continuare a mostrare altre opere presenti al suo interno. Oltre le statue, i mosaici e la parte inerente l'archeologia moderna (struttura, motori diesel, turbine, condotti ed altro ancora), sono presenti anche oggetti di uso comune, gioielli, sarcofagi, urne e molto altro, tutto risalente all'epoca romana.
Sala Macchine, Turbina a vapore
Statua di Dioniso barbato (metà IV sec. a.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Statua di Dioniso barbato
Datazione: Metà IV secolo a.C.
Supporto : Marmo
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

Statua di Marsia - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Statua di Marsia
Datazione: -
Supporto : Marmo rosso - violaceo
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

Mosaico con scena marina (inizi I sec. a.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Mosaico con scena marina
Datazione: Fine II - inizi I secolo a.C.
Supporto : -
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

Mosaico con scene di caccia (inizio IV sec. d.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Mosaico pavimentale con scene di caccia (porzione)
Datazione: Inizio IV secolo d.C.
Supporto : -
Misure (cm): 1500 x 900
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

Statua di fanciulla seduta (II secolo d.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Statua di fanciulla seduta
Datazione: II secolo d.C.
Supporto : marmo pentelico
Misure (cm): 108
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

Ritratto c.d. di Corbulone (I sec. a.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Ritratto c.d. di Corbulone
Datazione: I secolo a.C.
Supporto : Marmo pario
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

Spilla d'oro con intaglio su ametista - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Spilla d'oro con intaglio su ametista
Datazione: Metà del II secolo d.C.
Supporto : Oro, ametista
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

martedì 27 agosto 2019

DALLA CENTRALE MONTEMARTINI UNA "SCOSSA" VERSO L'ARTE

Photo by Massimo Gaudio
Buongiorno Amici
Nel quartiere Ostiense di Roma, si trova un edificio che fu costruito agli inizi del '900, il quale aveva la funzione di erogare energia elettrica destinata alla Città di Roma. Il suo nome è Centrale Montemartini. Nella prima metà degli anni '60 la produzione di energia elettrica cessò e la centrale rimase in disuso fino alla fine degli anni '90 quando, a seguito della sua riqualificazione, divenne parte integrante dei Musei Capitolini, quindi al suo interno, vicino ai motori diesel, alle turbine e le pompe, sono stati collocati reperti archeologici di età romana di varie tipologie: Ci sono statue in marmo ed in bronzo, mosaici pavimentali e a parete, gioielli e molto altro ancora.
Sala Macchine
Sala Macchine
Statua di Agrippina (I sec. d.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma

Autore: -
Titolo: Statua di Agrippina

Datazione: I secolo d.C.
Supporto : Basanite
Misure (cm): 180
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma
Statua di Atena (fine V sec. a.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Statua di Atena
Datazione: Fine V secolo a.C.
Supporto : Marmo
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma
Togato Barberini (fine I sec. a.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Togato Barberini

Datazione: Fine I secolo a.C.
Supporto : Marmo
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

Mosaico con leone e amorini (fine I sec. a.C.) - Musei Capitolini, Centrale Montemartini - Roma
Autore: -
Titolo: Mosaico con leone e amorini
Datazione: Fine I secolo a.C.
Supporto : Tessere di marmo e paste vitree
Misure (cm): -
Si trova: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Luogo: Roma

lunedì 26 agosto 2019

Cesare Mariani, San Giovanni Battista de La Salle a scuola

Cesare Mariani, San Giovanni Battista de La Salle a scuola (1883) - Musei Vaticani - Città del Vaticano 
Autore: Cesare Mariani (Roma 1826 - 1901)
Titolo: San Giovanni Battista de La Salle a scuola
Datazione: 1883
Supporto : -
Misure (cm): -
Si trova: Musei Vaticani, Pinacoteca (?)
Luogo: Città del Vaticano

Ponziano Loverini, Santa Grata raccoglie le spoglie di san Alessandro

Ponziano Loverini, Santa Grata raccoglie le spoglie di san Alessandro (1887) - Musei Vaticani - Città del Vaticano 

Autore:
Ponziano Loverini (Gandino 1845 - 1829)
Titolo: Santa Grata raccoglie le spoglie di san Alessandro
Datazione: 1887
Supporto : -
Misure (cm): -
Si trova: Musei Vaticani, Pinacoteca (?)
Luogo: Città del Vaticano

Andy Warhol - 2 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Andy Warhol (Pittsburgh 6 agosto 1928 - New York 22 febbraio 1987) Andy Warhol, Madre e figlia Tina e Lisa Bilott...