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venerdì 18 luglio 2025

CARAVAGGIO: A CONFRONTO LE DUE CONVERSIONI DI SAULO A PALAZZO BARBERINI

© Photo by Massimo Gaudio

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO
Conversione di Saulo (1600-1601 ca)
Collezione di Nicoletta Odescalchi

Sulla scia del grande successo della mostra Caravaggio 2025, le Gallerie Nazionali di Arte Antica annunciano che la Conversione di Saulo – uno dei vertici della produzione del Merisi, noto come Pala Odescalchi – resterà straordinariamente esposta nelle sale di Palazzo Barberini fino all’autunno. Dal 24 luglio al 30 settembre 2025, il prezioso olio su tavola del Maestro lombardo sarà infatti ospitato nella Sala Paesaggi al piano nobile del museo, in dialogo con la copia ad altissima definizione della versione della Conversione realizzata da Caravaggio per la Cappella Cerasi, nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. A completamento del dossier espositivo dedicato alla Pala Odescalchi sarà inoltre presentata la riflettografia infrarossa realizzata in occasione del restauro dell’opera nel 2006. 

Nel 1600 il banchiere Tiberio Cerasi commissionò a Caravaggio due dipinti per la sua cappella di famiglia. Per ragioni ancora poco chiare, le due opere – tra cui la Conversione di Saulo – non furono mai esposte nella Cappella, e il Merisi ne realizzò due nuove versioni, questa volta su tela, che oggi si possono ancora ammirare in Santa Maria del Popolo a Roma, di proprietà del Fondo Edifici di Culto. La pala originaria, invece, dopo vari passaggi di proprietà, è confluita nella collezione di Nicoletta Odescalchi, a cui appartiene tuttora. 

Lo straordinario accostamento delle due versioni della Conversione di Saulo consente di approfondire il processo creativo del Merisi e le profonde trasformazioni nella sua concezione pittorica, tra pathos drammatico e introspezione mistica. La prima versione – la cosiddetta Pala Odescalchi – colpisce per l’energia compositiva, il dinamismo della scena popolata da una “folla” di personaggi e per l’uso di colori particolarmente vivaci e brillanti. Diversa e successiva la versione oggi conservata in Santa Maria del Popolo – qui presentata in una riproduzione ad altissima risoluzione – fu dipinta su tela e in forma più raccolta, silenziosa e intima. 

Il focus sulla Pala Odescalchi si conclude con l’esposizione della copia della riflettografia infrarossa del dipinto, realizzata in occasione del restauro nel 2006: uno strumento che consente di evidenziare le scelte tecniche e compositive adottate da Caravaggio per quest’opera straordinaria. L'insolito supporto, costituito da sette assi orizzontali di cipresso, con una fascia perimetrale aggiunta in epoca successiva, ha richiesto una preparazione atipica per il Merisi: al posto della consueta imprimitura scura, l’artista ha utilizzato un fondo grigio chiaro steso in diagonale per simulare la trama della tela. La riflettografia ha rivelato anche incisioni a stilo, disegni a pennello e numerosi ripensamenti: il volto di Paolo è stato modificato più volte; Cristo era inizialmente senza barba; sono evidenti variazioni nelle armi, nella vegetazione e nei dettagli decorativi. A rendere ancora più vibrante la superficie pittorica contribuisce infine l’impiego di pigmenti pregiati e rari per Caravaggio, come l’azzurrite, l’argento e l’oro.

La riproduzione della Conversione di Saulo di Santa Maria del Popolo è stata realizzata da HALTADEFINIZIONE grazie al Fondo Edifici di Culto, Direzione Centrale degli affari dei culti e per l’amministrazione del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Le indagini diagnostiche sono state fornite da M.I.D.A. di Claudio Falcucci. Partner assicurativo dell’evento MAG JLT.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO
 Conversione di san Paolo (1600-1601)
Basilica di Santa Maria del Popolo

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 14 marzo 2025

CARAVAGGIO 2025: DEBUTTO ROMANO (pt.2)

© Photo by Massimo Gaudio

Sala Debutto romano

Il 1600 ha segnato una tappa importante per Caravaggio, infatti, in quell'anno con le tre tele presenti nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, arrivò la sua prima commissione pubblica che si sviluppò successivamente con l'incarico di realizzare due dipinti per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo raffiguranti la Crocifissione di san Pietro e La Conversione di Saulo. Di quest'ultima esistono due versioni: quella presente nella cappella e quella esposta nella mostra. 

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Concerto (1597 ca)
Olio su tela, 92,1 x 118 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York, Rogers Fund 1952

Palazzo Madama, attuale sede del Senato della Repubblica Italiana, si trova a poche centinaia di metri dalla casa di Caravaggio. Pare che nel Palazzo si tenessero spesso rappresentazioni musicali e forse in una di queste il pittore ebbe occasione di assistere. Questa esperienza fu la base per riproporre in chiave allegorica quelle rappresentazioni. Fu pensata e realizzata probabilmente nel 1597 per il cardinale Francesco Maria del Monte, uno dei maggiori cultori di musica e canto in Europa, diventando la prima opera entrata a far parte della sua collezione. Sullo sfondo del dipinto c'è il suo autoritratto, mentre lo spartito presente, da studi effettuati pare sia riconducibile a una melodia composta dal musicista napoletano Pompeo Stabile. Alla morte del prelato questa, insieme a I Bari e Santa Caterina d'Alessandria entrarono a far parte della collezione Barberini.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco d'Assisi in estasi (1597-1598)
Olio su tela, 94 x 129,5 cm, Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, Connecticut
The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund

Il ricco banchiere ligure Ottavio Costa fu il primo proprietario del dipinto che raffigura San Francesco d'Assisi in estasi mentre viene sostenuto da un angelo dopo aver ricevuto le stimmate. Anche se la figura del santo e dell'angelo sono ben illuminate, il resto del dipinto è buio e alle loro spalle si intravedono tra la vegetazione Frate Leone e un gruppo di pastori illuminati da una flebile luce di un fuoco. Questo dipinto rappresenta due fasi importanti della produzione del Maestro lombardo: È la sua prima opera sacra conosciuta ed è tra le prime dove il pittore si cimenta nelle ombre.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Narciso (1597-1599 ca) attr.
Olio su tela, 113,3 x 97 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Il fatto di attribuire il Narciso a Caravaggio significa che manca la certezza documentata per poter dare la paternità dell'opera al Maestro lombardo. Probabilmente lo stile ha indotto lo studioso Roberto Longhi prima, a seguire altri studiosi poi, ad attribuire l'opera al Merisi, anche se altri studiosi non essendo dello stesso avviso ne negano la paternità proponendo una serie di autori come Bartolomeo Manfredi, Orazio Gentileschi e quella più accreditata a Giovanni Antonio Galli detto Spadarino. 
A complicare il problema, c'è anche la straordinaria originalità interpretativa da parte dell'autore che trae dalla Metamorfosi di Ovidio, una scena dove lo sguardo di Narciso incontra il suo riflesso nell'acqua che come una calamita lo attrae fatalmente verso l'ammirazione di se stesso.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Conversione di Saulo (1600-1601 ca)
Olio su tavola, 237 x 189 cm, Collezione Nicoletta Odescalchi, Roma


Nell'autunno del 1600, dopo aver ricevuto l'incarico per la realizzazione delle tre tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, ricevette anche l'incarico da parte di Tiberio Cerasi di dipingere due quadri per la sua cappella in Santa Maria del Popolo. Per l'occasione Caravaggio realizzò La Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo utilizzando due preziose tavole di cipresso di grandi dimensioni (237 x 189 cm). Siccome al momento della commissione la cappella non era stata ancora costruita, al termine dei lavori ci si rese conto che le due tavole non potevano essere collocate, Caravaggio si rimise a lavoro realizzando due nuove tele di dimensioni ridotte rispetto alle prime, le stesse che si trovano ancora oggi nella cappella.

Le due tavole restarono nelle mani di Tiberio Cerasi; purtroppo la Crocifissione di San Pietro andò distrutta, mentre la Conversione di Saulo esposta nella mostra fu immediatamente acquistata dalla famiglia Sennesio.



Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

domenica 20 agosto 2023

RAFFAELLO, LE CAPPELLE CHIGI

© Photo by Massimo Gaudio


Cappella Chigi, Cupola di Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio (Urbino 1483 - Roma 1220), durante gli ultimi anni della sua vita riceveva commissioni in continuazione. Nonostante fosse impegnato come responsabile dei lavori nella nuova basilica di San Pietro in Vaticano, ebbe una richiesta da parte del banchiere senese Agostino Chigi per la realizzazione di una cappella all'interno della Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma concessa da papa Giulio II nel 1507 allo stesso banchiere che oltretutto era il tesoriere papale. Raffaello nel 1514, dopo aver accettato l'incarico, creò un modellino che riproduce il progetto del Bramante per la Basilica di San Pietro con il grande arco d'ingresso basato sul disegno antico del Pantheon. Del progetto originale furono eseguiti soltanto alcuni mosaici realizzati dai disegni del maestro e le statue di Giona ed Elia. Negli anni seguenti artisti come Francesco Salviati (Firenze 1510 - Roma 1562), Sebastiano del Piombo (Venezia 1485 - Roma 1547), Lorenzo Lotti detto Lorenzetto (Firenze 1490 - Roma 1541) e Raffaello da Montelupo (Montelupo Fiorentino 1504 - Orvieto 1566), si occuparono di portare avanti i lavori nella cappella. L'ultima parola però la ebbe Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680) il quale ricevette la commissione di terminare i lavori direttamente da papa Alessandro VII Chigi verso la metà del Seicento. Bernini scolpì le statue di Daniele e Abacuc e portò a termine le due tombe laterali di Agostino e Sigismondo Chigi già iniziate da Raffaello da Montelupo e dal Lorenzetto nel 1522 molto probabilmente dai disegni di Raffaello Sanzio.
Una menzione merita la pavimentazione a mosaico, realizzata su disegno sempre del Bernini che racchiude la tomba di Fabio Chigi realizzata nel 1650, come si può leggere dalla scritta sotto la Morte alata: Mors.aD.CaeLos. Se viene fatto l'anagramma delle lettere maiuscole, il risultato dei numeri romani è infatti 1650.

Luigi de Pace, Dio Padre creatore dell'universo (1516) Mosaico

Francesco Salviati, Creazione e Peccato originale (1554) Olio su muro

Francesco Salviati, Allegorie delle stagioni

Francesco Salviati, Allegorie delle stagioni

Francesco Salviati, Allegorie delle stagioni

Francesco Salviati, Allegorie delle stagioni

Gian Lorenzo Bernini, Monumento di Agostino Chigi (1655)

Gian Lorenzo Bernini, Monumento di Sigismondo Chigi (1655)

Gian Lorenzo Bernini, Profeta Abacuc (1555)

 Gian Lorenzo Bernini, Profeta Daniele (1555)

Lorenzo Lotti detto LORENZETTO, Profeta Giona (1622)

Raffaello da Montelupo, Profeta Elia (1622)

Sebastiano del Piombo e Francesco Salviati, Natività della Vergine (1555)

Morte alata


Chiesa di Santa Maria della Pace
Oltre alla cappella appena citata, a Raffaello venne commissionata dallo stesso Agostino Chigi un'altra cappella sempre a Roma, però questa volta nella Chiesa di Santa Maria della Pace a due passi da piazza Navona. L'artista urbinate curò l'architettura ed eseguì lui stesso nel 1514 l'affresco sopra l'arco della cappella con le Sibille e angeli.
Cappella Chigi

Raffaello, Le Sibille (1514) 




Cosimo Fancelli, La Deposizione (sec. XVII)


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

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