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lunedì 7 febbraio 2022

Il gruppo dei Tetrarchi di Venezia

Gruppo dei Tetrarchi ca. 300 d.C., porfido rosso, altezza cm 130. Venezia, Basilica di San Marco, facciata meridionale. Foto di Manuela Moschin


A cura di Manuela Moschin Mi potete seguire anche nella pagina Facebook Librarte.eu e nel blog www.librarte.euTra la Basilica e il Palazzo Ducale si trova un gruppo scultoreo in porfido rosso (un materiale raro), chiamato “I Tetrarchi” (293-303 circa). Un tempo era collocato a Costantinopoli, nella piazza monumentale “Philadelphion”. Nel 1204, durante la Quarta Crociata, venne saccheggiato e trasportato a Venezia, assieme ad altri tesori. I quattro Tetrarchi, disposti a coppie, impugnano una spada e indossano il medesimo abbigliamento militare, costituito da mantello, corazza e copricapo. Ci sono varie interpretazioni rispetto al significato dell’abbraccio dei Tetrarchi, una delle quali risale al simbolo della “fraternitas” tra i Cesari e gli Augusti. Ognuno dei due Augusti stringe il proprio Cesare in un abbraccio cerimoniale. Inoltre, osservando la base del gruppo, ci si rende conto che un Tetrarca è senza un piede. È curioso sapere che il piede mancante è stato ritrovato a Costantinopoli, confermando in questo modo la sua provenienza bizantina. Oggi il frammento si trova nel Museo archeologico di Istanbul.

Gruppo dei Tetrarchi ca. 300 d.C., porfido rosso, altezza cm 130. Venezia, Basilica di San Marco, facciata meridionale. Foto di Manuela Moschin


martedì 7 settembre 2021

La volta della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto

Giotto, la volta della Cappella degli Scrovegni, Padova.


A cura di Manuela Moschin del blog www.librarte.eu
Benvenuti carissimi, nel centro storico di Padova si trova la celebre Cappella degli Scrovegni, affrescata da Giotto, tra il 1303 e il 1305, su commissione di Enrico degli Scrovegni. Il pittore dipinse tutte le pareti dell’oratorio, seguendo un impianto decorativo ispirandosi ad Alberto da Padova, che era un teologo agostiniano. La decorazione fu trattata creando quattro fasce, in cui si trovano i pannelli dedicati al tema della salvezza: gli episodi di Gioacchino e Anna, di Maria, della vita e morte di Cristo, i monocromi dei Vizi e delle Virtù e il Giudizio Universale.
L’immagine che propongo riproduce la volta azzurra a botte, con le stelle a otto punte come simbolo dell’ottavo giorno, alludente all’eternità e alla perfezione. Il cielo stellato si sviluppa proiettando tre fasce decorative e dieci tondi. Nei tre archi Giotto ritrasse patriarchi e re dell'Antico Testamento. Dal cielo blu appaiono la Madonna col Bambino e il Cristo benedicente, otto Profeti, Santi e angeli. Sulla volta stellata il Cristo Pantocratore benedice gli astanti con il gesto della mano, tenendo intrecciati l’indice e il medio. Segno che esprime la doppia natura di Cristo, umana e divina. Il simbolo della Trinità fu simboleggiato unendo altresì il pollice, l’anulare e il mignolo.
In generale, il senso dell’opera si concentra sul significato relativo alle sofferenze di Cristo, che morì sulla croce per liberare i peccati dell’uomo. Secondo tale lettura, seguendo il suo esempio e meditando sull’accaduto, è possibile evitare le pene. Per questo motivo il committente Enrico Scrovegni si è fatto raffigurare dalla parte dei salvati, nel Giorno del Giudizio, mentre sta offrendo la Cappella alla Madonna.
La Cappella degli Scrovegni costituisce l’espressione della maturità artistica di Giotto, considerato il precursore del Rinascimento, poiché favorì la nascita di un linguaggio figurativo moderno. È la resa degli stati d’animo, rappresentati con un eccellente realismo e l’innovazione nell’uso della prospettiva, a far emergere le prime rivoluzionarie raffigurazioni tratte dalla vita reale.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova.



domenica 18 ottobre 2020

Rosalba Carriera e Il segreto nello sguardo di Valentina Casarotto

ROSALBA CARRIERA E ANTOINE WATTEAU: MAESTRI DELLA PITTURA ROCOCO'


Recensione del romanzo Storico/Biografico "Il Segreto nello sguardo - Memorie di Rosalba Carriera prima pittrice d'Europa" di Valentina Casarotto. 

Segue un approfondimento delle opere d'arte di Rosalba Carriera e Antoine Watteau.



A cura di Manuela Moschin del blog Librarte.eu  


Il romanzo "Il Segreto nello sguardo" inizia così:

Il mio primo ricordo. La luminosa primavera del 1683, la primavera dei miei dieci anni. Mia madre era seduta sulla poltrona del salottino intenta al merletto. La luce del meriggio entrava dai tendaggi scostati, si riverberava sul tavolinetto in radica con le tazze da tè, dorava le sue gote e le mani sospese in gesti simili a danza. Sembrava ricamasse l'aria con fili invisibili. Il merletto, fragile come la tela di un ragno e prezioso come i grandi rosoni delle chiese romaniche, mi aveva subito affascinata...
...Tentavo di riprodurre con la grafite, su una pagina bianca, le contorte trame e gl'intricati orditi che le vedevo ricamare. E più disegnavo, più si faceva forte in me la volontà di disegnare ancora, e ancora.

Valentina Casarotto ha tratteggiato la storia di Rosalba Carriera (Fig.8-9-10-11), creando un romanzo di grande pregio. La pittrice, dotata di uno spirito dolce e pacifico, è stata raccontata dall'autrice in modo realistico.

Ho riportato qui sopra una parte dell'incipit. Come si può notare si rimane affascinati già dalle prime righe.

"Il segreto nello sguardo" è una biografia romanzata, ben documentata e arricchita da innumerevoli citazioni, che l'autrice  ha sapientemente riportato, mediante un accurato lavoro di ricerca sia storica che artistica. Credo che Rosalba ne sarebbe molto lusingata nel leggere la storia della sua vita, interpretata magistralmente dall'autrice, che ha seguito, passo dopo passo, ogni singolo episodio, creando l'atmosfera magica della Venezia di un tempo. Opere d'arte, lettere e diari sono le principali fonti dalle quali l'autrice si è ispirata. 

Nel romanzo la pittrice si racconta in prima persona, una peculiarità che induce maggiormente il lettore a entrare nel personaggio, in maniera empatica. I protagonisti, citati dall'autrice, sono realmente esistiti e ritratti dall'artista. La scrittrice, docente e storica dell'arte, ha lavorato diversi anni presso le Gallerie del'Accademia di Venezia dove attualmente sono conservate alcune opere di Rosalba. 

Grazie a Valentina si ha l'opportunità di conoscere in modo piacevole un'illustre artista, che ha avuto la maestria di cogliere e interpretare lo sguardo di molti personaggi del passato, come re, dame, artisti e letterati. 

Il libro, pertanto, è il risultato di un ottimo compendio per poter conoscere la pittrice nei suoi aspetti più intimi, sinora mai così ben descritti e dettagliati. 

Nel romanzo l'autrice Casarotto racconta:

Dico che avete una buona mano. E lo dico con cognizione di causa. Sono il cavalier Giuseppe Diamantini... Se i vostri genitori sono d'accordo, vi aspetto domani per una prova nella mia bottega, nella calle qui dietro. Se sarò soddisfatto, mi accorderò con vostro padre per farvi cominciare l'apprendistato. 

Ora ne approfitto per raccontare un po' delle grandi doti di Rosalba Carriera (Venezia, 1673-1757) (Fig.8-9-10-11). Ella  fu la ritrattista più ammirata del settecento, grande disegnatrice, che utilizzava la tecnica del pastello. Apprezzata da regnanti e collezionisti, interprete dell'arte figurativa rococò. Ebbe importanti riconoscimenti in tutta Europa e illustri committenti come Luigi XV di Francia (Fig.2) e Federico IV di Danimarca. 

La sua predisposizione artistica fu notata inizialmente dal cavalier Giuseppe Diamantini.

Nel 1705, grazie all'amico inglese Christian Cole segretario di lord Manchester, fu accettata all'Accademia Nazionale di San Luca a Roma, presentando una miniatura su avorio intitolata "Ragazza con la colomba" (Fig.3). Rosalba, infatti, in principio prima di diventare una disegnatrice,  fu la prima miniaturista, che  si dedicò  a creare decorazioni in avorio per le tabaccherie.

L'artista ebbe come allieve Marianna Carlevaris figlia del pittore Luca, Felicita Hofman-Sartori e la sorella Angioletta Sartori.

A tal proposito l'autrice racconta che:

Per il soggetto del fondello da realizzare per l'ammissione all'Accademia avevo scelto un'allegoria della Pace, La ragazza con la colomba


Uno dei dipinti che particolarmente mi colpisce è  il "Ritratto di fanciulla"(Fig.4). Si tratta di una stupenda miscela di colori delicati, che esaltano il dolcissimo volto della giovane. Ella attrae lo spettatore tramite uno sguardo incantevole e magnetico. 

E' veramente formidabile osservare che, attraverso soltanto poche tonalità chiare, l'artista veneziana riuscì ad esprimere l'eleganza e la grazia di un volto ammaliante.  L'opera rappresenta un evidente esempio della maestria di Rosalba nel creare dei ritratti che vanno oltre l'aspetto realistico ed esteriore del personaggio, in quanto, ella ebbe l'abilità di esaltarne maggiormente l'aspetto interiore. Ammirando il dipinto, infatti, è possibile percepire i sentimenti e gli stati d'animo dell'effigiato, una qualità della pittrice che la contraddistingue. E' questo il grande talento dell'artista, che riuscì a ottenere ottimi risultati, utilizzando la tecnica del pastello in modo encomiabile. Le sue opere ci parlano trasportandoci in un'epoca lontana.  Il dipinto è da attribuire al tempo del soggiorno a Parigi dove l'artista si trasferì per un anno nel 1720. E' il periodo più florido della carriera artistica della pittrice, accolta nell'Académie Royale, venne a contatto con i maggiori esponenti dell'arte francese tra i quali vi fu Antoine Watteau (Fig.12) che Rosalba raccontò di aver incontrato il 9 febbraio 1721. 

Nello stesso anno l'artista ritornò a Venezia, la sua produzione artistica migliorò ulteriormente. Nel "Ritratto di Caterina Barbarigo Sagredo" (Fig.1-5) la pittrice incarnò perfettamente il volto della nobildonna, caratterizzato da un grande fascino. I dettagli sono talmente accurati da sembrare una fotografia. 

Nel "Ritratto di giovane uomo" o "Ritratto di bimbo" (Fig.6) l'artista raffigurò un figlio del console francese Le Blond (Fig.7) Di straordinaria bellezza e di grande finezza, la pittrice rappresentò uno sguardo talmente comunicativo che dà l'impressione che il giovane ci stia parlando. 

Nel 1730 la pittrice fu richiesta dalla corte imperiale in Austria. In quel periodo iniziarono i suoi problemi di salute.

Rosalba dipinse una serie di autoritratti (Fig.8-9-10-11) nei quali, a seconda del momento rappresentato si percepiscono le sue sensazioni, come si evince dal dipinto della figura n° 9 dove si ritrasse invecchiata e triste con una corona d'alloro. La sua malinconia derivò dal problema che ebbe agli occhi. Nel dipinto la vediamo prima dell'intervento alla cornea, al quale si sottopose con la speranza di poter riacquisire la vista. L'esito purtroppo fu negativo e la sua cecità la segnò per sempre.

Morì a Venezia nel 1757. 


Antoine Watteau (Fig.12) un amico prezioso di Rosalba

L'autrice Casarotto racconta:

Rosalba: Non mi ero mai chiesta come potevano essere l'aspetto e la personalità di Watteau. Lo avrei scoperto poco a poco dai racconti dei miei corrispondenti parigini. Dalle loro lettere avrei anche appreso che, diversamente dai suoi colleghi francesi, apprezzava al limite dell'infatuazione ogni aspetto della cultura italiana. E l'anno prima della mia partenza per Parigi, Nicolas Vleughels mi scriveva che i miei pastelli avevano suscitato l'ammirazione del suo amico, e che questi desiderava ardentemente  conoscermi ed effettuare uno scambio di opere. Alla pari. Che onore! Watteau, divenuto uno dei più ricercati pittori del momento, già ammesso all'Académie de France, mi chiedeva un pastello! Questo, oltre al suo amore per l'Italia, lo rendeva ai miei occhi particolarmente amabile. 

All'inizio del settecento in Francia si sviluppò lo stile detto "Rococò", uno stile ornamentale, che in seguito si diffuse in tutta Europa.

Jean Antoine Watteau (1684-1721)(Fig.12) conosciuto per il suo umore malinconico e irritabile, è considerato il più grande artista rococò che apportò un rinnovamento alla pittura del '700. Il volto del pittore ci è noto attraverso un ritratto (Fig.12) dipinto da Rosalba Carriera con il quale strinse una profonda amicizia. 

I suoi temi riguardavano scene della vita aristocratica tra corteggiamenti e scene d'amore, feste e danze. Collezionisti e mecenati furono attratti dalla sua pittura ambientata nella natura idilliaca e lussureggiante di tipo pittoresco, dove dame e gentiluomini si incontravano nelle "Fetes galantes", il genere delle feste galanti inventato da Watteau.

Nel 1714 l'artista fu ammesso all'Accademia reale di Pittura presentando l'opera "Pellegrinaggio a Citera" (Fig.13-14-15), l'isola dove nacque Afrodite. Pare che il dipinto rappresenti un'allegoria del potere dell'amore. L'ipotesi nacque in base alla raffigurazione della statua di Venere che dipinse a destra (Fig.15). Nell'opera vi sono probabilmente diversi riferimenti artistici, in particolar modo, c'è un richiamo alle figure di Rubens, del quale l'artista era ammiratore, oltre che, alla pittura veneta rinascimentale per lo sfarzo dei costumi e a Leonardo da Vinci per il paesaggio nebuloso.

La tela divenne celebre e l'artista fu apprezzato da pittori quali Turner e Monet. L'opera, infatti, rappresenta un'innovazione nei riguardi dell'estetica che fino a quel momento era sconosciuta.

L'artista, inoltre, usò rappresentare  figure legate alla commedia francese e italiana dove divennero protagonisti gli attori e le maschere provenienti dalla Commedia dell'Arte italiana.  Il teatro fu uno dei suoi soggetti preferiti, nel quale  affioravano gli stati d'animo di personaggi afflitti e addolorati. L'opera "Gilles" (Fig.16-17),  conosciuto anche come Pierrot, ne è un esempio. E' sufficiente osservarla per un momento per cogliere intensamente il senso di malinconia e sconforto. C'è una grande monumentalità d'impianto. Pierrot messo in risalto dalla luce, è l'immagine dell'attore che si offre alle risa dello spettatore, ma che, nello stesso tempo, infonde un senso di tristezza (Fig.17).

Sono state eseguite diverse analisi psicologiche per riuscire ad interpretare Gilles, nel quale spesso vi è stato riconosciuto un autoritratto mascherato. I personaggi, raffigurati nella parte inferiore del dipinto, potrebbero essere amici del pittore, oppure attori dell'epoca.

L'arte di Watteau è un richiamo al tonalismo veneto e alla tradizione fiamminga, egli, infatti, iniziò la sua carriera copiando le opere di Rembrandt. 

L'opera "L'insegna", detto anche "L'insegna di Gersaint" (Fig.18-19-20-21), fu eseguita poco prima della sua morte.

E' il suo ultimo capolavoro, che Watteau dipinse per l'amico mercante e storico dell'arte Edme-François Gersaint (Parigi, 1694-1750) come insegna per il suo negozio situato a Parigi sul Pont Notre - Dame (Fig.18). Secondo lo storico dell'arte ungherese, Charles de Tolnay (1899-1981) Watteau illustrò nell'opera, quadri di artisti che egli solitamente ammirava, in particolare dei cinquecentisti veneti e i secentisti fiamminghi. Il dipinto è innovativo perché rappresenta l'importanza della diffusione dell'arte in quel periodo. Nell'opera risiedono alcune scene di vita quotidiana, nella quale un gruppo di nobili sfoggiano acconciature e vestiti eleganti. Una giovane sta osservando il ritratto di Luigi XIV (Fig.19), altre figure sono intente ad ammirare un dipinto di soggetto mitologico (Fig.20), a destra invece, appaiono due giovani che stanno guardando un'opera appoggiata sul bancone. L'impianto compositivo dell'opera evidenzia un sapiente uso dei colori e della luce, proveniente dalla strada e l'ambientazione richiama le gallerie dell'epoca. 

Watteau morì precocemente di turbecolosi nel 1721 a soli 37 anni.


Termino l'articolo con un pensiero di Charles Baudelaire:

"Watteau, che carnevale di tanti cuori illustri, in fiamme come farfalle volteggianti, scene fresche e frivole di lampadari accesi come fascio di follia sul vortice del ballo!". 

Vi ringrazio.

Arrivederci in arte.

Manuela


Peter Paul Rubens - 7 opere

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