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martedì 10 febbraio 2026

Tiziano Vecellio - 18 opere

© Photo by Massimo Gaudio


Tiziano Vecellio 

(Pieve di Cadore, 1488/1490 - Venezia, 27 agosto 1576)


Tiziano Vecellio, Flora (1517 ca)
Olio su tela, 
79,7 x 63,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze


Tiziano Vecellio, Madonna con Bambino con San Giovannino e Sant'Antonio Abate detta "Madonna delle rose" (1520-1530) Olio su tela, 67 x 95 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze


Tiziano Vecellio, Ritratto d'uomo malato (1514)
Olio su tela, 81 x 60 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

Tiziano Vecellio, Venere di Urbino (1538)
Olio su tela, 119 x 165 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze


Tiziano Vecellio, Ritratto di papa Sisto IV (1545-1546)
Olio su tela, 109,5 x 83 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze
Tiziano Vecellio, Ritratto di Eleonora Gonzaga, duchessa di Urbino (1537 ca)
Olio su tela, 114 x 103 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze


Tiziano Vecellio, Madonna col Bambino e Santi detta "Madonna dei Frari" (1533-1535)
Olio su tavola trasportato su tela, 388 x 270 cm Pinacoteca dei Musei Vaticani, Città del Vaticano


Tiziano Vecellio, Ritratto del Doge Nicolò Marcello (1542 ca)
Olio su tela, 103 X 90 cm, Pinacoteca dei Musei Vaticani, Città del Vaticano


Nicolas Poussin (copia di Giovanni Bellini terminato dal TIZIANO), Baccanale (inizio XVI sec) Olio su tela, 146 x 180 cm, Castel Sant'Angelo, Sala dell'Adrianeo, Roma

Tiziano Vecellio, Amor sacro e Amor profano (1514)
Olio su tela, 118 x 278 cm, Galleria Borghese, Roma

Tiziano Vecellio, Cristo flegellato (1560)
Olio su tela, 87 x 62,5 cm, Galleria Borghese, Roma

Tiziano Vecellio, San Domenico (1565)
Olio su tela, 97 x 80 cm, Galleria Borghese, Roma

Tiziano Vecellio, Venere che benda Amore (1565)
Olio su tela, 116 x 184 cm, Galleria Borghese, Roma

TIZIANO Vecellio, Laura De' Dianti raffigurata come Salomè, copia (fine XVII sec.)
Olio su tela, Galleria Spada, Roma

TIZIANO Vecellio, Ritratto di Papa Paolo III, copia (1543)
Olio su tela, Galleria Spada, Roma

TIZIANO Vecellio, Ritratto di un musico (1515)
Olio su tela, 99 x 81,8 cm, Galleria Spada, Roma

Tiziano Vecellio, Bottega di, Veneree Adone (1560 ca.)
Olio su tela, 187 x 184 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Tiziano Vecellio, Battesimo di Cristo (1511-1512)
Olio su tavola, 116 x 91 cm, Musei Capitolini, Roma


domenica 21 gennaio 2024

TIZIANO VECELLIO, AMOR SACRO E AMOR PROFANO (1515 ca.)

© Photo by Massimo Gaudio


Tiziano Vecellio, Amor Sacro e Amor Profano (1515 ca.) Galleria Borghese - Roma

Questa opera di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576), è esposta nella Sala di Psiche della Galleria Borghese in Roma.
La tela dal titolo Amor Sacro e Amor Profano che ha delle misure considerevoli (118 x 279 cm), è stata realizzata intorno al 1515, molto probabilmente commissionata dal Segretario del Consiglio dei Dieci, Niccolò Aurelio in occasione del suo matrimonio con Laura Bagarotto, la cui impresa araldica compare sul fondo del bacile d’argento appoggiato sopra il sarcofago, mentre lo stemma dello sposo è scolpito sul fronte del sarcofago. Che si tratti di un dipinto incentrato sul loro matrimonio è sottolineato da vari simboli che Tiziano vi ha inserito, come ad esempio la coroncina di mirto e la fibbia indossata dalla fanciulla a sinistra. Quella di destra che sembra avere le stesse sembianze è, in contrapposizione a quella di sinistra, nuda e la guarda tenendo in mano una lampada con una fiamma che la identifica come Venere. Tra le due si trova Cupido intento a mescolare l'acqua all'interno del sarcofago, inoltre le fanciulle rappresentano la sposa da una parte raffigurata vestita dove si conferma la sua dignità sociale, e dall'altra raffigurata nuda e ardente di amore per lo sposo.
Una curiosità, questo dipinto è stato utilizzato per la realizzazione dell'unica banconota emessa in Italia da 20000 lire (Ultima fotografia)








Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

mercoledì 13 ottobre 2021

Tiziano Vecellio, La Venere di Urbino

  #artiebellezzeitaliane

Photo by Massimo Gaudio
Tiziano Vecellio, La Venere di Urbino (1538)


L’ opera è una delle più celebri di Tiziano e ritrae una figura emblematica di giovane sposa in procinto di essere abbigliata per prendere parte alla celebrazione del rito noto a Venezia come “il toccamano”. Si trattava di una cerimonia a carattere domestico e non ecclesiastico durante la quale le giovani donne richieste in matrimonio, toccando la mano dello sposo, esprimevano il loro consenso alle nozze. Tiziano coglie lo spunto per dipingere una seducente Venere seguendo un’iconografia nata nel primo Rinascimento e ispirata all’antica figurazione della “Venus pudica”. La fanciulla, distesa nuda su un letto dalle lenzuola spiegazzate, guarda lo spettatore con occhi ammiccanti e allusivi, mentre con la mano sinistra nasconde il pube e nella destra tiene un mazzolino di rose, emblema della Dea e della piacevolezza e della costanza in amore. Ai piedi del letto il cagnolino addormentato – lo stesso che appare in un altro dipinto di Tiziano degli Uffizi, il Ritratto di Eleonora Gonzaga – richiama alla fedeltà coniugale. Lo sfondo mostra un ambiente raffinato, peculiare di una ricca casa patrizia della Venezia del Cinquecento. Vi sono affaccendate due ancelle: una è intenta a frugare nel cassone istoriato dal quale ha appena estratto il sontuoso abito color oro e azzurro destinato alle nozze, visibile sulla spalla dell’altra ancella in piedi a destra. Sul davanzale delle finestra, il vaso di mirto, pianta tradizionalmente legata a Venere, costituisce un ulteriore riferimento alla costanza in amore cui allude ancora il cagnolino ai piedi del letto.
In questa tela Tiziano conferma il suo straordinario talento nel conferire intensità e carattere ai personaggi, nonché una sapienza ineguagliabile nel restituire la morbidezza degli incarnati e le qualità dei materiali. Come attesta un lettera del 1538, il dipinto della “donna nuda” fu acquistato da Guidobaldo II della Rovere direttamente da Tiziano; la tela giunse poi a Firenze nel 1631 con l’eredità di Vittoria della Rovere, ultima della Casata e moglie del granduca di Toscana, Ferdinando II de’ Medici. Per lungo tempo fu esposta nella Tribuna degli Uffizi vicino alla Venere de’ Medici, probabilmente in un voluto confronto tra le due conturbanti bellezze, quella classica e ideale della statua antica e quella moderna e carnale dipinta da Tiziano. (testo tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)


Autore: Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 - Venezia 1576)
Titolo: La Venere di Urbino
Datazione: 1538
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 119 x 165
Si trova: Galleria degli Uffizi
Luogo: Firenze

Tiziano Vecellio, La Venere di Urbino (particolare)


venerdì 17 settembre 2021

Tiziano Vecellio, Flora

 #artiebellezzeitaliane

Photo by Massimo Gaudio
Tiziano Vecellio, Flora (1517 ca.)

La giovane donna emerge dal fondo bruno del dipinto porgendo con la mano destra un mazzo di fiori primaverili, composto di roselline, viole, gelsomini; è abbigliata all’antica, con una candida camiciola che scivola sulla spalla destra lasciando intravedere il seno, mentre reclina dolcemente la testa sulla spalla sinistra, volgendo lo sguardo fuori dallo spazio dipinto. Il suo volto, dai tratti delicatissimi, corrisponde perfettamente ai canoni della bellezza rinascimentale cinquecentesca: pelle chiara e luminosa, il rosa sulle guance, e il viso incorniciato da lunghi capelli sciolti, biondo ramati, il colore tipico delle chiome delle donne ritratte da Tiziano (da qui il termine “rosso Tiziano”).

L’identificazione del soggetto come “Flora”, la ninfa sposa di Zefiro di origine greca le cui gesta sono narrate da Ovidio, risale a Joachim von Sandrart, storiografo olandese, che nel 1635 circa vide l’opera nella collezione di don Alfonso Lòpez, ambasciatore spagnolo ad Amsterdam. Venduta da quest’ultimo all’Arciduca Leopoldo Guglielmo d’Asburgo, la tela giunse poi a Firenze nel 1793 nell’ambito degli scambi di opere d’arte tra l’Imperiale Galleria del Belvedere di Vienna e i granduchi di Toscana. La celebrità di questa immagine è testimoniata dalle numerose incisioni tratte a partire dal XVI secolo.

Il dipinto si inserisce nel filone di ricerca sull’immagine della bellezza femminile aperto a inizio secolo dalla “Laura” di Giorgione datata 1506 del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Al pari delle altre raffigurazioni di donne di particolare avvenenza e sensualità che costituiscono il sottogenere della pittura nato in laguna e denominato le “Belle”, l’immagine non allude in maniera univoca a Flora, l’animatrice delle feste licenziose dell’antichità romana, bensì alla bellezza muliebre capace di unire pudicizia e voluptas. (testo tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)


Autore: Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 - Venezia 1576)
Titolo: Flora
Datazione: 1489 - 1490
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 79,7 x 63,5
Si trova: Galleria degli Uffizi
Luogo: Firenze

mercoledì 2 dicembre 2020

Tiziano Vecellio, San Domenico

#artiebellezzeitaliane
Photo by Massimo Gaudio


Tiziano Vecellio, San Domenico (1565)

Questa opera di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576), è esposta nella Sala di Psiche della Galleria Borghese in Roma.
La notizia certa sull'ingresso nella Collezione Borghese del San Domenico, è il suo lascito da parte del cardinale Girolamo Bernerio del 1611 a favore del cardinale Scipione Borghese. Questa opera fa parte dell'ultimo periodo stilistico dell'artista (1565). Nell'olio su tela che misura 97 x 80 cm, Tiziano ha raffigurato il santo che emerge dallo sfondo scuro, ma non nero, dove viene evidenziata la sua figura nel cosueto abito dei frati predicatori formato da una tonaca bianca ed un mantello con cappuccio nero. Un raggio di luce proveniente di lato, oltre l'abito illumina il suo volto e la mano che ha l'indice rivolto verso l'alto.

Tiziano Vecellio, Cristo flegellato


Tiziano Vecellio, Cristo flegellato (1560)

Questa opera di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576), è esposta nella Sala di Psiche della Galleria Borghese in Roma.
Il Cristo flagellato risale all'ultimo periodo artistico di Tiziano (1560). Nell'olio su tela che misura 87 x 62,5 cm, l'artista enfatizza la drammaticità espressiva del Cristo legato alla colonna con toni scuri ed in alcuni punti i tratti risultano poco delineati. La luce che corre su parte del corpo martoriato e sofferente tanto da preannunciare l'inevitabile epilogo, porta lo sguardo sul volto che risalta sullo sfondo scuro in modo chiaro e ben definito rispetto al resto del dipinto, dove lo sguardo è rivolto verso l'alto come volesse comunicare con colui che lo avrebbe accolto a breve. 
Com'è successo per le altre opere di Tiziano esposte nella Sala, anche di questa non si hanno notizie certe del suo ingresso all'interno della Collezione, di sicuro è citato nell'invertario del cardinale Scipione Borghese del 1615-1630.

sabato 25 luglio 2020

TIZIANO Vecellio, Ritratto di violinista

Photo by Massimo Gaudio
TIZIANO Vecellio, Ritratto di violinista (1512-1513) Galleria Spada - Roma
Probabilmente eseguito intorno al 1512-13, il Ritratto di musico è un capolavoro giovanile di Tiziano Vecellio, che sfruttò qui in modo magistrale tutte le possibilità espressive delle tonalità dei neri, dei grigi e dei bruni. Originalissima è la ripresa del personaggio – un suonatore di violone di cui non conosciamo l'identità – fissato dal pittore mentre si volta verso lo spettatore, trattenendo con la mano guantata un lungo cartiglio che sporge oltre una balaustra.
L'atteggiamento profondamente naturale e dinamico della figura, non priva di una qualità leggermente enigmatica, è accentuato dall'acutezza dello sguardo, acceso dal tono luminoso dell'incarnato. La maestria di Tiziano nell'uso di un colore vivo, che dà sostanza alle cose senza definirle con il disegno, è evidente nei minimi dettagli: nel lembo di camicia che spunta dal giubbone si avverte, senza toccarla, lo spessore della stoffa, mentre lo sfondo -solo accennato- dell'opera evoca gli ampi spazi delle architetture rinascimentali. 
(testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576)
Titolo: Ritratto di violinista
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610 - 1611
Misure (cm.): 99 x 81,8
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

martedì 21 aprile 2020

La Madonna col Bambino e Santi di Tiziano Vecellio

Tiziano Vecellio, La Madonna col Bambino e Santi detta Madonna dei Frari (1533 - 1535) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano
La grande pala della Madonna col Bambino e Santi fu dipinta fra il 1533 e il 1535 per la chiesa di S. Niccolò della Lattuga in Campo dei Frari al Lido di Venezia, meglio nota come San Niccolò dei Frari. Fu acquistata da papa Clemente XIV per il palazzo pontificio del Quirinale (1770 circa) a Roma, dove non sembra essere mai stata esposta; fu invece a S. Pietro in Montorio e nel 1797 fu trasportata a Parigi; dal 1820 entrò a far parte della Pinacoteca Vaticana di Pio VII. Il dipinto, originariamente centinato (cioè ricurvo nella parte superiore, ove era rappresentata la colomba dello Spirito Santo), presenta la Vergine con il Bambino e angeli sulle nubi e in basso i Santi Caterina, Nicola, Pietro, Antonio, Francesco e Sebastiano in raccoglimento. Questo capolavoro è un'opera della piena maturità dell'artista che, superati i primi insegnamenti del Bellini e del Giorgione, si rivela ormai come una personalità autonoma e pienamente affermata, tanto da essere considerato il primo dei pittori di Venezia. (dal sito Musei Vaticani)

Autore:      Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1490 - Venezia 1576)
Titolo: La Madonna col Bambino e Santi detta Madonna dei Frari
Supporto: Olio su tavola trasportato su tela
Anno: 1533 - 1535
Misure (cm.): 388 x 270
Posizione: Musei Vaticani - Pinacoteca
Località: Città del Vaticano

sabato 24 agosto 2019

Tiziano Vecellio, Ritratto del Doge Niccolò Marcello

Photo by Massimo Gaudio
Tiziano Vecellio, Ritratto del Doge Niccolò Marcello (1542) - Musei Vaticani, Pinacoteca - Città del Vaticano 
Autore: Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576)
Titolo: Ritratto del Doge Niccolò Marcello
Datazione: 1542
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 103 x 90
Si trova: Musei Vaticani, Pinacoteca
Luogo: Città del Vaticano

domenica 21 luglio 2019

VENERE E ADONE DI TIZIANO VECELLIO

Photo by Massimo Gaudio

Tiziano Vecellio, Venere tenta di trattenere Adone dall'andare a caccia (metà XVI sec.) - Palazzo Barberini - Roma

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488 - Venezia 1576), durante la sua carriera pittorica fece più versioni del dipinto Venere e Adone che si trovano sparse in varie nazioni come ad esempio Inghilterra, Spagna e Stati Uniti. La versione presente in Italia, si trova alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma e si intitola Venere tenta di trattenere Adone dall'andare a caccia, un olio su tela che misura 186 x 207 cm datato all'incirca verso la metà del XVI secolo. Rispetto le altre versioni, trovo che questa sia più elegante, forse per via del cappello indossato da Adone.

martedì 18 giugno 2019

TIZIANO VECELLIO, VENERE CHE BENDA AMORE (1565)

 © Photo by Massimo Gaudio
Tiziano Vecellio, Venere che benda Amore (1565) - Galleria Borghese - Roma
Nella Sala di Psiche posta al primo piano della Galleria Borghese a Roma, sono esposti quattro tele del pittore veneto Tiziano Vecellio (1490-1576), una di esse è intitolata Venere che benda Amore realizzata nel 1565.
Tiziano in questo splendido dipinto ha saputo rendere la scena elegante e molto ben curata. Sulla sinistra si vede Venere che benda Amore poggiato sul suo grembo nel mentre guarda da qualche parte fuori dalla scena. Alle sue spalle è poggiato un altro putto che assiste con interesse al bendaggio, mentre le due donne a destra sembra si stiano avvicinando per portare l'una un arco e l'altra la faretra con le frecce. Sullo sfondo si vede un paesaggio con montagne sovrastate da un cielo minaccioso e infuocato tipico del tardo pomeriggio che però lascia presagire qualcosa di poco bello.



Autore: Tiziano Vecellio (1490-1576)
Titolo: Venere che benda Amore
Datazione: 1565
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 116 x 184
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...