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mercoledì 11 marzo 2026

Maffeo Barberini di Caravaggio torna a casa

© Photo by Massimo Gaudio

MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini


Ho avuto modo di ammirare presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini questo dipinto di Caravaggio nel dicembre 2024, per la prima volta esposto al pubblico perché faceva parte di una collezione privata.
Da allora c'è voluto più di un anno di trattative, ma alla fine l’atto di acquisto del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, è stato firmato presso il Ministero della Cultura, alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli; del Direttore Generale Musei, Massimo Osanna; del Direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, Thomas Clement Salomon e del notaio Luca Amato che, al termine delle procedure amministrative previste, entrerà a far parte del patrimonio dello Stato e sarà assegnato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, entrando stabilmente nelle collezioni di Palazzo Barberini. L'acquisizione si è conclusa per la cifra di 30 milioni di euro e rappresenta uno degli investimenti più rilevanti mai sostenuti dallo Stato italiano.

L'anno preciso dell'opera non è certa. La maggior parte degli studiosi ritiene che sia stato realizzato nel 1599, mentre secondo altri è stato realizzato nel 1603 basandosi su alcuni ordini di pagamento a favore di Caravaggio eseguiti tra il 1603 e 1604, questo perché in quegli anni papa Clemente VIII inviò il monsignore come nunzio pontificio a Parigi alla corte del re di Francia Enrico IV.
Nel periodo di soggiorno a Roma, Caravaggio ha eseguito molti ritratti particolarmente richiesti dalla Curia e dagli amici, ritratti che per la maggiore sono andati persi o distrutti. Questa continua richiesta di ritratti, ha portato Caravaggio ad affinare la tecnica per velocizzare il ritratto in presenza, il che però lo ha portato a una loro realizzazione "senza similitudine" ovvero senza l'obbligo della accurata somiglianza, anche se di splendida raffinatezza.
Merisi per la realizzazione di questo ritratto, ha inserito l'ecclesiastico ripreso di tre quarti seduto su una poltrona posta di sbieco all'interno di uno sfondo scuro e illuminato da un fascio di luce. Analizzando meglio la scena, sono ridotti al minimo gli attributi che ne descrivono il ruolo: L'abito talare completo di berretta, la poltrona, il rotolo di documento a essa poggiati e la lettera che stringe nella mano sinistra. È a questo punto che entra in gioco il genio di Caravaggio, che rende vivo il ritratto mostrando Maffeo mentre guarda fuori dalla scena con la bocca appena aperta e con l'indice della mano destra che, anche se fermo, sembra muoversi come se si rivolgesse a qualcuno presente in quella istantanea ma solo come spettatore. Solo il rotolo di documenti chiuso da un cordone aiuta a capire meglio l'identificazione del personaggio.







Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 19 febbraio 2026

L'Elefante del Bernini ferito e le sue origini

© Photo by Massimo Gaudio

Piazza della Minerva, Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano ferito

È successo nuovamente! Ancora una volta l'elefante di Gian Lorenzo Bernini è rimasto vittima di distacco della parte finale di una zanna. Come già successo nel novembre del 2016, il frammento è stato ritrovato e consegnato alla Sovrintendenza Capitolina per effettuare il dovuto restauro dell'opera. Non si sa cosa sia successo veramente, se il distacco sia da considerarsi come un atto vandalico volontario oppure un cedimento a seguito degli avversi eventi atmosferici, quello certo è il fatto che verranno visionati i video ripresi dalle telecamere dislocate su tutta la piazza per capire la dinamica di questa nuova ferita. "Poro Pulcino"


Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano in forma splendida


Le origini

Fino al 14 giugno 2026 a Palazzo Barberini, sarà possibile ammirare il modello in terracotta realizzato dallo stesso "Cavalier Bernino".
Questa terracotta è una delle più spettacolari, nonché una delle più grandi e meglio conservate tra quelle di Bernini. In un foglio di Gian Lorenzo con lo stesso soggetto (Windsor) sono presenti le Api Barberini. Terrecotte e disegno sono da ricollegare a un progetto di sistemazione di quell'obelisco che già nel 1632 era attestato nel giardino di Palazzo Barberini. Nel 1658 è documentato il progetto di “Porto (l’obelisco) nel dorso di un grande elefante da farsi in pietra detta granito o vero di metallo, et il signor Cavalier Bernino ne ha fatto già un disegno”. Nel 1666 la terracotta venne prestata dai Barberini allo stesso Bernini affinché fosse impiegata come modello per l'elefante che Alessandro VII fece sistemare davanti a Santa Maria sopra la Minerva.
Da notare che sotto la pancia dell'elefante non c'è il cubo di pietra coperto con una gualdrappa fino al basamento imposto al Bernini da Alessandro VII perché si pensava che così avrebbe resistito meglio al peso dell'obelisco.

Gian Lorenzo Bernini, Elefante obeliscoforo (1632 ca o 1658)
Terracotta, 59,5 x 54,5 x 27 cm, Collezione privata




Vi ringrazio.
Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 17 febbraio 2026

Gian Lorenzo Bernini - 15 opere

© Photo by Massimo Gaudio


Gian Lorenzo Bernini  

(Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680)

Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto in età matura (1630-1635) 
Olio su tela, 53 x 43 cm, Galleria Borghese, Roma
Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto giovanile (1623)
Olio su tela, 39 x 31 cm, Galleria Borghese, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di fanciullo (1638) 
Olio su tela, 33 x 28 cm, Galleria Borghese, Roma

Gian Lorenzo Bernini, David con la testa di Golia (1623 ca)
Olio su tela, 75 X 65 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Papa Urbano VIII (1631-1632)
 Olio su tela, 70 X 65 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Faccia grottesca (1630 ca)
Sanguigna su carta, 19,7 × 20,2 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, Faccia grottesca (1630 ca)
Sanguigna su carta, 17,4 × 19,4 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, attr., Testa di giovane (1635 ca)
Olio su tela, 78,5 x 61,5 cm, Pinacoteca dei Musei Vaticani, Città del Vaticano

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di giovane (1629-1630 ca)
 Olio su tela, 45,5 x 28,8 cm, Collezione privata

Gian Lorenzo Bernini, I santi Andrea e Tommaso apostoli (1627)
Olio su tela, 61,5 x 85,4 cm, The National Gallery, Londra

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Sisinio Poli (1638)
Gesso nero - rosso e bianco su carta vergata, 27 x 20,7 cm, The Morgan Library & Museum, New York

Gian Lorenzo Bernini, Studi per il coronamento del Baldacchino di San Pietro (1631 ca)
Penna, inchiostro matita rosa e nera su carta avorio, 26,5 x 36 cm
ALBERTINA Museum, Graphische Sammlung, Vienna

Gian Lorenzo Bernini, Studi per il San Longino (1629 ca)
Gesso rosso su carta, 27,5 x 37 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, Studi per il San Longino (1629 ca)
Penna e inchiostro bruno su grafite, 18,5 x 25,5 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, Studi per Palazzo Barberini (1629)
Gesso rosso su carta, 25 x 38,5 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf


lunedì 16 febbraio 2026

GIAN LORENZO BERNINI: I busti in mostra a Palazzo Barberini

© Photo by Massimo Gaudio

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Costanza Piccolomini Bonarelli (1636-1637)
Marmo, 74 x 64 cm, Museo Nazionale del Bargello, Firenze

Fino all'inizio del 600 e in realtà ancora per grande parte di quel secolo, i busti ritratto in marmo, con l'eccezione di quelli papali, erano quasi sempre commissionati per i monumenti funebri, avendo una funzione commemorativa (Il bianco marmo li rendeva eterni, privi della vividezza di quelli dipinti) di conseguenza erano destinate alle chiese. I busti scolpiti dal giovane Bernini non facevano eccezione in questo senso, ma la straordinaria capacità delle dell’artista di conferire naturalezza e verosimiglianza ai suoi ritratti marmorei - Di rivaleggiare, insomma, con la pittura - Sollecitò Francesco Barberini a fare una scelta del tutto inedita. Il Cardinale, nipote di Urbano VIII, verosimilmente di concetto con lo zio, intorno al 1627 maturò infatti il progetto di mettere insieme una serie di busti commemorativi di Barberini che, a quella data, erano già scomparsi; egli prelevò persino dalla Cappella della famiglia in Sant'Andrea della Valle quelli dei genitori del pontefice insieme a due dei punti che Bernini aveva scolpito insieme al padre nel 1618 (andati perduti). Venne così costruita una serie di ritratti sì commemorativi, ma pensati per ornare una galleria, nella fattispecie quella del Palazzo della Cancelleria dove Francesco Recideva dopo la morte del cardinale quei busti approdarono a Palazzo Barberini. Gian Lorenzo lavorò a quell'impresa mentre portava avanti i lavori titanici nella crociera della Basilica di San Pietro, per questo in più occasioni si servì dell'aiuto di Giuliano Finelli, il suo migliore allievo, che da lì a poco sarebbe divenuto il suo maggiore rivale proprio nella ritrattistica.
Mai, fino ad oggi questi busti erano riuniti (quasi tutti) in una mostra, ne erano rientrati insieme. tra le mura di Palazzo Barberini.

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Thomas Baker (1677-1638)
Marmo, 82 x 72 cm, Victoria and Albert Museum, Londra

Gian Lorenzo Bernini e Giuliano Fanelli, Busto di Antonio Barberini il Vecchio (1627-1628 ca)
Marmo, 65 x 80 cm, Palazzo Barberini

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Urbano VIII (1630-1631)
Testa in bronzo-mozzetta in porfido-base in serpentino, 81 x 80 x 35 cm, Collezione privata

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Urbano VIII (1633)
Marmo, altezza 102 cm, Palazzo Barberini

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Urbano VIII (1640-1644)
Bronzo, altezza 132 cm, Museo Diocesano, Spoleto

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Urbano VIII (1640-1645 ca)
Marmo, 86 x 105 cm, Palazzo Barberini 

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Urbano VIII (Modello 1630 ca, fusione 1656)
Bronzo in parte dorato, 65 x 42 x 10,5 cm, Museo del Louvre, Parigi 

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Urbano VIII (Modello 1630 ca, fusione 1656)
Bronzo in parte dorato, 101,5 x 78 cm, Collezione privata

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Urbano VIII,Bronzo, Altezza 104,5 cm
Blenheim Palace Heritage Foundation, collezione del duca di Marlborough

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Camilla Barbadori (1619)
Marmo, 77 x 54 cm, Statens Museum for Kunst, Copenaghen

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Gregorio XV (1621-1622)
Bronzo, 78 x 66 cm, Musée Jacquemart-André, Parigi

Gian Lorenzo Bernini, Busto di monsignor Francesco Barberini (1623-1627 ca)
Marmo, 80 x 66 x 26 cm, National Gallery of Art, Washington D.C. 

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Paolo V (1621)
Marmo, 78 x 65 x 29 cm, J. Paul Getty Museum, Los Angeles

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Paolo V (1621-1622)
Bronzo, 83 × 74 cm,  Statens Museum for Kunst, Copenaghen 

Gian Lorenzo Bernini, Busto del cardinale Pieto Valier (1626-1627)
Marmo, 59 x 59 x 28 cm, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro, Venezia

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Bartolomeo Roscioli (1627-1640)
Marmo, 90 x 80 x 30 cm, Museo Capitolare Diocesano, Foligno

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Diana De Paulo (1627-1640)
Marmo, 85 x 78 x 30 cm, Museo Capitolare Diocesano, Foligno

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 13 febbraio 2026

GIORGIONE, Ritratto di Giovane fino all'8 marzo a Palazzo Barberini

© Photo by Massimo Gaudio

Giorgione, Ritratto di giovane (1503 ca)
Olio su tela, 72,5 x 54 cm, Szépmüvészeti Múzeum, Budapest


Fino all’8 marzo 2026, è possibile ammirare in una sala dedicata del piano nobile di Palazzo Barberini in Roma, il celebre Ritratto di Giovane noto anche come Ritratto di Antonio Brocardo e attribuito a Giorgione proveniente dallo Szépmüvészeti Múzeum / Museo di Belle Arti di Budapest. L’opera, databile intorno al 1503, rappresenta una rara occasione per vedere in Italia un dipinto di grande rilievo nella produzione del maestro veneto, il cui corpus di opere certe o ragionevolmente attribuite è notoriamente molto ristretto.
Il dipinto acquistato a Venezia dal Patriarca János László Pyrker e donato al museo di Budapest nel 1836. è stato oggetto di un lungo dibattito, circa l'autografia, la datazione e il soggetto stesso di un'immagine. Purtroppo, non sappiamo dell'identità del ritratto, anche perché l'iscrizione appena leggibile sul parapetto (ANTONIUS BROKARDUS MARII) è probabilmente apocrifa. Né più agevole, è la decifrazione del singolare geroglifico che compare nel quadro, in ossequio al gusto rinascimentale per emblemi e imprese a fondo morale. La “V” scritta nel cappello nero a sinistra, potrebbe rimandare al nome del modello o richiamare la virtù, mentre il cameo, al centro, con tricipite femminile, è stato interpretato come figura della prudenza, che guarda insieme al passato e al futuro, così come la ghirlanda suggerisce l'avvicendarsi delle stagioni. Un'allusione al tempus medicus, l'unico vero rimedio alle pene dell'animo?



Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 12 febbraio 2026

BERNINI e i BARBERINI - Al via la grande mostra sull'artista napoletano fino al 14 giugno 2026

© Photo by Massimo Gaudio


Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano (1617) Marmo, 98 x 42 cm
Collezione privata in prestito al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid


Dopo lo straordinario successo di Caravaggio 2025, da oggi 12 febbraio al 14 giugno 2026 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano, nelle sale di Palazzo Barberini, la grande mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, un’indagine sul rapporto speciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e decisivo committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.
L’esposizione propone per la prima volta una ricostruzione visiva e critica del rapporto personale, intellettuale e politico che fu all’origine di una delle più radicali trasformazioni della storia dell’arte europea. Una vera e propria mirabil congiuntura, per usare le parole di Galileo Galilei, da cui prese forma il Barocco come linguaggio universale della Roma post-tridentina. La mostra è realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, e si colloca in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana. Il progetto espositivo ruota attorno alla figura di Maffeo Barberini, riconosciuto dalla storiografia da Cesare D’Onofrio a Francis Haskell e Irving Lavin come il vero scopritore e promotore del genio di Gian Lorenzo Bernini. 
Ben prima dell’elezione al soglio pontificio, Barberini intuì le potenzialità rivoluzionarie del giovane scultore, favorendone l’emancipazione dalla bottega paterna e accompagnandone la trasformazione da prodigio tecnico ad artista universale. La mostra dimostra come l’affermazione del Barocco non sia il risultato di una generica evoluzione stilistica, ma l’esito concreto di un rapporto privilegiato tra artista e committente, capace di orientare scelte formali, iconografiche e politiche. In un dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco tra chi ne individua l’inizio intorno al 1600 con Carracci e Caravaggio e chi lo colloca negli anni Trenta del Seicento, Bernini e i Barberini propone una lettura centrata sulla responsabilità storica di Urbano VIII come vero artefice della svolta.

Articolata in sei sezioni, la mostra Bernini e i Barberini segue la parabola creativa di Gian Lorenzo Bernini, dagli esordi nella bottega paterna alla piena maturità, mettendo in luce il ruolo decisivo svolto da Maffeo Barberini nella definizione di un linguaggio artistico nuovo, destinato a imporsi come paradigma del Barocco europeo. 




La prima sezione «Appropriòsselo tutto come suo»: Maffeo ‘scopritore’ di Bernini ricostruisce il momento fondativo del rapporto tra Maffeo e il giovane artista, quando il futuro Urbano VIII intuì le potenzialità rivoluzionarie dell’enfant prodige, favorendone l’emancipazione dalla bottega paterna. Accanto a opere di Pietro Bernini, come Adamo, Eva e il serpente (Musée de Tessé, Le Mans), la sezione presenta lavori realizzati in collaborazione tra padre e figlio, tra cui i prestiti eccezionali delle Quattro Stagioni (collezione Aldobrandini) e del Putto con drago (J. Paul Getty Museum, LosAngeles), mettendoli a confronto con capolavori autografi di Gian Lorenzo, come il San Lorenzo (Gallerie degli Uffizi, Firenze) e il monumentale San Sebastiano (Chiesa di San Martino, Jouy-en-Josas, Yvelines) oggi in Francia, presentato eccezionalmente in dialogo col San Sebastiano Barberini (collezione privata). Proprio quest’ultimo, pagato da Maffeo Barberini nel 1617, segna uno spartiacque decisivo: la posa naturale, la resa sensuale del marmo e il coinvolgimento diretto dello spettatore anticipano una concezione nuova della scultura, fondata sull’immediatezza emotiva e sulla vitalità della forma. In queste opere si delinea, con sorprendente anticipo, il linguaggio barocco in scultura, prima ancora che in architettura e pittura.




La seconda sezione «Non plus ultra»: la nuova San Pietro è dedicata al cantiere di San Pietro, il luogo simbolico in cui si manifesta con maggiore evidenza l’alleanza tra Urbano VIII e Bernini. Alla conclusione della nuova basilica, avvenuta nel 1626, spetta infatti al pontefice e al suo artista prediletto il compito di reinventarne l’interno. Il fulcro della sezione è il Baldacchino di San Pietro, commissionato a un Bernini poco più che venticinquenne: un’opera senza precedenti, capace di fondere architettura, scultura e decorazione in un’unica macchina scenica. Disegni, modelli e incisioni documentano la genesi dell’opera, accanto a studi per il San Longino, scolpito direttamente da Bernini per uno dei piloni della crociera. La sezione illustra inoltre il dialogo visivo e simbolico tra il Baldacchino, le Logge delle Reliquie e la futura Cattedra di San Pietro, chiarendo come Bernini abbia trasformato lo spazio sacro in un racconto unitario, un “bel composto” capace di coinvolgere emotivamente il fedele e di celebrare altempo stesso l’universalità della Chiesa e il potere del papato barberiniano. 






La terza sezione ripercorre l’attività di Bernini come ritrattista pontificio, a partire dai primi busti di Paolo V Borghese tra cui anche il busto marmoreo proveniente dal J. Paul Getty Museum di LosAngeles e Gregorio XV Ludovisi, affiancati da ritratti in bronzo di entrambi i pontefici che testimoniano l’assimilazione da parte del giovane Bernini dei modelli della ritrattistica antica.
Accanto a questi anche la straordinaria serie di ritratti dedicata a Urbano VIII, un nucleo eccezionale di busti in marmo e bronzo, provenienti da musei e collezioni internazionali, mai presentati insieme. Il confronto tra le diverse tipologie dal pontefice a capo scoperto con piviale, ai busti con mozzetta e camauro, consente di seguire l’evoluzione di una formula ritrattistica destinata a diventare canonica. Qui il volto di Urbano VIII si trasforma inimmagine assoluta del potere spirituale e temporale, con una resa psicologica di straordinaria intensità.




La quarta sezione Palazzo Barberini: un capolavoro corale è dedicata a Palazzo Barberini, luogo simbolico della Roma barberiniana e sede della mostra. Disegni, modelli e opere raccontano la genesi di un edificio che rappresenta uno dei primi e più riusciti esempi di architettura barocca “corale”. Bernini, Borromini e Pietro da Cortona collaborano e competono alla definizione di uno spazio che fonde la tipologia del palazzo urbano con quella della villa suburbana. La sezione documenta il ruolo di Bernini non solo come scultore, ma come ideatore di elementi architettonici, arredi e apparati decorativi. Completano la sezione alcuni capolavori provenienti dall’antica collezione Barberini, tracui dipinti di Guido Reni, il pittore più amato dalla famiglia e profondamente stimato da Bernini.





«Apes Urbanae»: volti della Roma barberiniana presenta una vera e propria antologia di busti della Roma di Urbano VIII: cardinali, intellettuali, cortigiani e figure eccentriche che ruotavano intorno al pontefice. Accanto ai ritratti di Bernini, sono esposti capolavori di Alessandro Algardi, François Duquesnoy e Giuliano Finelli, in un confronto serrato tra stili diversi. Spicca il virtuosistico Busto di Michelangelo Buonarroti il Giovane di Finelli, manifesto di una ritrattistica iper-analitica e competitiva. Di straordinaria suggestione anche il Busto di Michel Magnan, nano del duca di Crequy di Duquesnoy, opera unica nel suo genere, che restituisce la complessità umana e sociale della corte barberiniana, lontana dagli stereotipi del ritratto ufficiale. 



L’ultima sezione La libertà di Bernini, il potere di Urbano VIII indaga il terreno più intimo e problematico del rapporto tra Bernini e Urbano VIII: quello della libertà creativa dell’artista. Qui trovano spazio busti raramente esposti come quello di Thomas Baker (Victoria and Albert Museum,Londra) e dipinti attribuiti a Bernini, che testimoniano un’attività svolta per diletto e sperimentazione, lontana dai vincoli della grande committenza pubblica. Fulcro emotivo della sezione, il celebre busto di Costanza Bonarelli (Museo Nazionale del Bargello, Firenze), unico ritratto scultoreo realizzato dall’artista senza committente: un’opera che restituisce tutta l’intensità di una relazione personale segnando uno dei vertici della ritrattistica barocca. A chiudere, un ritratto pittorico di Urbano VIII attribuito a Bernini, immagine meno ufficiale e più intima, che suggella un rapporto fatto di protezione, controllo, complicità e tensione: il nodo umano e politico da cui nacque il Barocco.

Le opere esposte sono visibili grazie ai singoli prestatori che hanno reso possibile la mostra e i musei pubblici e privati tra cui: Accademia Carrara (Bergamo), Albertina Museum (Vienna), Fabbrica di San Pietro in Vaticano (Cittàdel Vaticano), Gallerie degli Uffizi (Firenze), J. Paul Getty Museum (Los Angeles), Musée du Louvre (Parigi), Musée Jacquemart-André (Parigi), Museo Diocesano (Spoleto), Museo Nazionale del Bargello (Firenze), Museo Thyssen-Bornemisza (Madrid), Musée de Tessé (Le Mans), MuseiVaticani (Città del Vaticano), National Gallery (Londra), National Gallery (Washington), Statens Museum for Kunst (Copenhagen), The Morgan Library (New York), Victoria and Albert Museum (Londra).

Maffeo Barberini di Caravaggio torna a casa

© Photo by  Massimo Gaudio MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini Ho avuto modo di ammirare presso le ...