Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari a Palazzo Barberini

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari (1524), Olio su tela, cm. 98 x 115 Nella sala 13 al primo piano di Palazzo Barberini trova spazio soltanto un'opera pittorica esposta ed è quella dall'artista veneziano Lorenzo Lotto dal titolo Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari realizzata nel 1524 su commissione dei novelli sposi Marsilio e Faustina Cassotti per essere collocata nella loro camera. Le nozze sono presiedute da Maria che guardando verso lo spettatore, indica le due strade per il Signore: quella faticosa intrapresa da san Girolamo e quella di amorevole carità di santa Caterina; il Bambino nell'offrire una rosa alla santa ricorda che la passione per Cristo non è senza spine. Questo dipinto, oltre ad avere un forte significato religioso ha un risvolto meno nobil

Le sette Virtù di Piero del Pollaiolo e Sandro Botticelli alla Galleria degli Uffizi

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Photo by Massimo Gaudio
Le sette Virtù

Le opere fanno parte di un ciclo pittorico dedicato alle sette Virtù che posso essere umane e teotiali. Fu commissionato a Piero del Pollaiolo nel 1469 che ne realizzò sei, mentre la settima fu realizzata da Sandro Botticelli. Il ciclo era destinato alla sala dell’Udienza nel Tribunale di Mercanzia in piazza della Signoria a Firenze, oggi conservato alle Galleria degli Uffizi.

Sandro Botticelli, La Fortezza (1470)

La Fortezza è raffigurata come una giovane donna che indossa un’armatura sopra la veste leggiadra e impugna lo scettro del comando. Nonostante gli attributi militareschi, la Virtù allude alla forza e alla perseveranza nel perseguire il bene. E’ una delle quattro Virtù cardinali, ovvero le principali virtù umane. La tavola è l’unica dipinta da Sandro Botticelli in un ciclo pittorico dedicato alle Virtù commissionato a Piero del Pollaiolo nel 1469 e destinato alla sala dell’Udienza nel Tribunale di Mercanzia in piazza della Signoria a Firenze, oggi conservato alle Galleria degli Uffizi. La commissione al Botticelli fu dovuta a Tommaso Soderini, uno degli Operai incaricati di sorvegliare l’esecuzione del lavoro, grazie forse al legame del giovane Sandro con la fazione medicea della quale faceva parte anche Soderini. Le comprensibili proteste del Pollaiolo contribuirono tuttavia a limitare a quest’unica figura la partecipazione del Botticelli alla commissione. Diversamente dalle altre tavole del ciclo, realizzate con assi di cipresso, il supporto della Fortezza è costituito da assi di pioppo, l’essenza di uso più comune nella pittura su tavola in Toscana. La Virtù di Botticelli si differenzia anche nella tipologia dello scranno marmoreo, più riccamente ornato d’intagli. Il corpo della giovane donna presenta una silhouette allungata e sinuosa e il volto è già permeato da quell’intonazione languida e malinconica caratteristica delle figure femminili di Sandro. Il Tribunale di Mercanzia era l’organo che si occupava delle controversie commerciali dei mercanti fiorentini e amministrava la giustizia fra i componenti delle Arti. Il patrimonio di questa magistratura nel XVIII secolo confluì nella Camera di Commercio, da cui i sette dipinti con le Virtù pervennero alla Galleria degli Uffizi nel 1777. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)

Autore:   Sandro Botticelli (Firenze 1445 -1510)
Titolo: La Fortezza
Datazione: 1470
Supporto : Tempera grassa su tavola
Misure (cm): 167 x 87

Piero del Pollaiolo, Temperanza (1470)

La Temperanza, intesa come capacità di moderazione e giusta misura, è raffigurata come una giovane donna in atto di miscelare acqua calda con acqua fredda, versandola da un acquamanile in un bacile. Secondo la dottrina cristiana, è una delle quattro Virtù cardinali, insieme a Fortezza, Giustizia e Prudenza. L’opera è parte di un ciclo pittorico dedicato alle Virtù commissionato a Piero del Pollaiolo nel 1469 e destinato alla sala dell’Udienza nel Tribunale di Mercanzia in piazza della Signoria a Firenze, oggi conservato alle Galleria degli Uffizi. La tavola, insieme a quella con la Fede, venne eseguita entro l’estate del 1470, in parziale ottemperanza al contratto che imponeva al pittore di fornire due tavole con le Virtù ogni tre mesi, a partire dal 1 gennaio 1470, dietro un compenso di 20 fiorini per ciascun dipinto. L’accurata resa della brocca e del bacile metallici, decorati con pietre preziose, rimanda alla familiarità di Piero con l’oreficeria, praticata a livello eccelso dal fratello maggiore Antonio. Il supporto del dipinto, come pure quello delle altre cinque Virtù del Pollaiolo – la Fortezza fu eseguita da Sandro Botticelli - è costituito da assi di cipresso, un’essenza resistente all’attacco degli insetti xilofagi e all’umidità.(testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)

Autore:   Piero del Pollaiolo (Firenze 1441 - Roma 1496)
Titolo: La Temperanza
Datazione: 1470
Supporto : Tempera grassa su tavola
Misure (cm): 168 x 90,5

Piero del Pollaiolo, Fede (1470)

La personificazione della Fede ha le sembianze di una giovane donna colta mentre volge lo sguardo al cielo, sollevando con la mano destra il calice dell’eucarestia, coperto dalla patena, e tenendo nella sinistra una croce astile. La tavola, insieme a quella con la Temperanza, venne eseguita entro l’estate del 1470, in parziale ottemperanza al contratto che imponeva al pittore di fornire due tavole con le Virtù ogni tre mesi, a partire dal 1 gennaio 1470, dietro un compenso di 20 fiorini per ciascun dipinto. Al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi si conserva il cartone perforato impiegato dal maestro per riportare sulla tavola il disegno della testa della Virtù (inv. 14506 F). Anche in quest’opera Piero del Pollaiolo esibisce uno straordinario virtuosismo nella raffigurazione degli oggetti di oreficeria, ispirati alle suppellettili ecclesiastiche più raffinate e preziose in uso nel XV secolo. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)

Autore:   Piero del Pollaiolo (Firenze 1441 - Roma 1496)
Titolo: La Fede
Datazione: 1470
Supporto : Tempera grassa su tavola
Misure (cm): 168 x 90,5

Piero del Pollaiolo, Carità (1469 - 1470)
 

L’allegoria della Carità ha l’aspetto di una giovane donna che allatta al seno un bimbo, a indicare la misericordia verso il prossimo, e reca fra le dita una fiamma, emblema dell’amore di Dio. E’ una delle tre Virtù teologali, virtù che, secondo la dottrina cristiana, discendono da Dio. La donna siede su uno scranno entro un ambiente indistinto, ma delimitato da specchiature marmoree di ispirazione classica. La luce diretta, proveniente da destra, modella i volumi e pone in risalto l’abile resa del broccato d’oro del manto e del velluto della veste della donna. La Carità fu la prima delle sette Virtù a essere eseguita e probabilmente, per sottoporre il progetto all’approvazione dei committenti, Pollaiolo approntò il disegno della Virtù che ancora oggi rimane sul verso della tavola. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)

Autore:   Piero del Pollaiolo (Firenze 1441 - Roma 1496)
Titolo: La Carità
Datazione: 1469 - 1470
Supporto : Tempera grassa su tavola
Misure (cm): 168 x 90,5

Piero del Pollaiolo, Speranza (1469 - 1472)

La Speranza ha l’aspetto di una giovane donna vestita di verde che prega mentre rivolge lo sguardo al cielo. A differenza delle altre Virtù che compongono il settenario (Fede, Carità, Prudenza, Temperanza, Fortezza e Giustizia) non ha altri attributi, ma il volto estatico della donna, che si affida a Dio, è sufficientemente esplicativo. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)

Autore:   Piero del Pollaiolo (Firenze 1441 - Roma 1496)
Titolo: La Speranza
Datazione: 1469 - 1472
Supporto : Tempera grassa su tavola
Misure (cm): 168 x 90,5


Piero del Pollaiolo, Giustizia (1469-1472)

La Giustizia siede sullo scranno impugnando la spada, con la punta rivolta verso l’alto, e tenendo in equilibrio sul ginocchio il globo terrestre. L’abbigliamento, composto da una elegante veste intessuta d’oro e dal manto color grigio verde, include anche, a sinistra, lo spallaccio e la cubitiera di un’armatura. La tipologia iconografica della Giustizia in arme si afferma nel XIV secolo, forse con l’intento di rivendicare il principio della certezza della pena quale garanzia di pace e di buongoverno, o a indicare il giusto esercizio del potere. Il globo terrestre allude probabilmente all’ambito in cui la Giustizia è chiamata ad esercitare il proprio dominio, richiamando le funzioni giudicanti della magistratura per cui venne eseguito il dipinto. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)

Autore:   Piero del Pollaiolo (Firenze 1441 - Roma 1496)
Titolo: La Giustizia
Datazione: 1469 - 1472
Supporto : Tempera grassa su tavola
Misure (cm): 168 x 90,5

Piero del Pollaiolo, Prudenza (1469-72)

Una giovane donna, seduta su uno scranno, sorregge uno specchio che ne riflette l’immagine, mentre stringe un serpente nell’altra mano. E’ la personificazione della Prudenza, virtù che indica la capacità di scegliere il bene e di agire saggiamente. Il serpente allude al passo del Vangelo di Matteo “Siate prudenti come serpenti” (Matteo 10,16), mentre lo specchio è strumento di ausilio alla conoscenza. Il ciclo venne ultimato entro il mese di marzo del 1472, quando venne pagato un legnaiolo per la fornitura di un telaio che tenesse insieme i sette dipinti. Alcuni studiosi ritengono che all’esecuzione di alcune figure, fra cui quella della Prudenza, possa aver partecipato il fratello di Piero, Antonio del Pollaiolo, orafo, pittore e scultore, che potrebbe essere venuto in aiuto di Piero per accelerare i tempi del lavoro. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)

Autore:   Piero del Pollaiolo (Firenze 1441 - Roma 1496)
Titolo: La Prudenza
Datazione: 1469 - 1472
Supporto : Tempera grassa su tavola
Misure (cm): 168 x 90,5

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