A cura di Manuela Moschin Mi potete seguire anche nella pagina Facebook Librarte.eu e nel blog www.librarte.euTra la Basilica e il Palazzo Ducale si trova un gruppo scultoreo in porfido rosso (un materiale raro), chiamato “I Tetrarchi” (293-303 circa). Un tempo era collocato a Costantinopoli, nella piazza monumentale “Philadelphion”. Nel 1204, durante la Quarta Crociata, venne saccheggiato e trasportato a Venezia, assieme ad altri tesori. I quattro Tetrarchi, disposti a coppie, impugnano una spada e indossano il medesimo abbigliamento militare, costituito da mantello, corazza e copricapo. Ci sono varie interpretazioni rispetto al significato dell’abbraccio dei Tetrarchi, una delle quali risale al simbolo della “fraternitas” tra i Cesari e gli Augusti. Ognuno dei due Augusti stringe il proprio Cesare in un abbraccio cerimoniale. Inoltre, osservando la base del gruppo, ci si rende conto che un Tetrarca è senza un piede. È curioso sapere che il piede mancante è stato ritrovato a Costantinopoli, confermando in questo modo la sua provenienza bizantina. Oggi il frammento si trova nel Museo archeologico di Istanbul.
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lunedì 7 febbraio 2022
Il gruppo dei Tetrarchi di Venezia
A cura di Manuela Moschin Mi potete seguire anche nella pagina Facebook Librarte.eu e nel blog www.librarte.euTra la Basilica e il Palazzo Ducale si trova un gruppo scultoreo in porfido rosso (un materiale raro), chiamato “I Tetrarchi” (293-303 circa). Un tempo era collocato a Costantinopoli, nella piazza monumentale “Philadelphion”. Nel 1204, durante la Quarta Crociata, venne saccheggiato e trasportato a Venezia, assieme ad altri tesori. I quattro Tetrarchi, disposti a coppie, impugnano una spada e indossano il medesimo abbigliamento militare, costituito da mantello, corazza e copricapo. Ci sono varie interpretazioni rispetto al significato dell’abbraccio dei Tetrarchi, una delle quali risale al simbolo della “fraternitas” tra i Cesari e gli Augusti. Ognuno dei due Augusti stringe il proprio Cesare in un abbraccio cerimoniale. Inoltre, osservando la base del gruppo, ci si rende conto che un Tetrarca è senza un piede. È curioso sapere che il piede mancante è stato ritrovato a Costantinopoli, confermando in questo modo la sua provenienza bizantina. Oggi il frammento si trova nel Museo archeologico di Istanbul.
martedì 16 giugno 2020
Venezia e la Porta della Carta. Perché si chiama così?
A cura di Manuela Moschin curatrice della pagina Facebook e Blog www.librarte.eu
Se siete stati a Venezia avrete senz'altro notato l'antico ingresso monumentale chiamato La Porta della Carta (Fig.1 e 2) situato tra il Palazzo Ducale e la Basilica di San Marco.
Perché si chiama Porta della Carta?
Perché ai tempi dei dogi, all'ingresso del Palazzo Ducale, si trovava un banco con uno scrivano che aiutava gli analfabeti, ovverosia le persone che avevano la necessità di scrivere una lettera, oppure un contratto.
Si tratta di un capolavoro tardogotico iniziato nel 1439 e terminato nel 1442, che è dotato di un ricchissimo apparato decorativo a marmi intagliati.
Sotto l’ornata trifora è stato rappresentato il doge Francesco Foscari (Fig.1) inginocchiato davanti al Leone alato, simbolo di San Marco. Da un’antica tradizione si racconta che, un angelo in forma di leone alato rivolgendosi a San Marco disse “Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum” (Pace a te Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo).
I progettisti e i costruttori della Porta furono Giovanni Bon e il figlio Bartolomeo. Poiché Giovanni Bon morì prima del completamento dell’opera fu il figlio che la terminò, pertanto, solo il suo nome “Opus Bartholomei” è inciso sull’architrave originale, che si trova all’interno del Palazzo Ducale.
La Porta è arricchita da una serie di sculture. Sopra il portale si trova la statua della Giustizia eseguita da Giovanni Bartolomeo; il suo volto possiede un'espressione mite in segno di giudice benevolo.
Il ritratto del doge Foscari è caratterizzato da un forte realismo. Dall'espressione del viso traspare l’energia relativa alla sua capacità governativa e osservando le rughe profonde, assieme alla carne floscia, si è certi che la figura possiede un'età avanzata.
Vediamo ora altri particolari della Porta della Carta.
Nelle nicchie si trovano le virtù che un governo dovrebbe possedere per condurre uno Stato, ossia la Temperanza, la Fortezza, la Prudenza e la Carità (Fig.2) Pare che siano state eseguite da Bartolomeo Bon, Antonio Bregno, Giorgio da Sebenico e Nicolò Fiorentino.
La Temperanza è la virtù della pratica della moderazione, che sta versando da una brocca l’acqua nel vino. Lo sguardo attento, il suo modo di agire e la disposizione delle vesti trasmettono un senso di calma e beatitudine.
La Fortezza è la virtù che protegge dalle difficoltà. Sta impugnando la spada, pronta per agire in caso di aggressione e malgrado rappresenti la forza non manifesta atteggiamenti minacciosi.
La Carità è la virtù per la quale l’uomo ama Dio e il suo prossimo. Ricorda nelle pieghe delle vesti i modelli antichi.
La Prudenza, detta auriga virtutum (cocchiere delle virtù), dirige le altre virtù, indicando la regola e la misura. Virtù della saggezza è caratterizzata da un gusto gotico internazionale, il quale nascendo dagli ambienti di corte forma un’arte medievale laica.
Piccola curiosità:
Giuseppe Cherubini (Ancona, 1867- Venezia, 1960) (Fig.3) è un pittore che fu attivo a Venezia. Nel 1905 partecipò alla VI Biennale della città con l’acquerello raffigurante la Porta della Carta denominato “Magna Domus, Magna Queis” (Fig.4) unitamente ad artisti quali Giovanni Boldini, Luigi Bompard e Gaetano Previati. E’ interessante sapere che l’opera del Cherubini fu acquistata dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Il segretario della Biennale, Antonio Fradeletto, annunciò all’artista in una lettera:
“Egregio Signor Cherubini, sono lieto di poterla informare che S.M. il Re ha voluto designare per l’acquisto il suo quadro Magna domus, magna queis. In seguito a quanto Ella ebbe a dirmi mi sono creduto autorizzato di accettare la riduzione del prezzo a £ 1000. Cordiali saluti – A. Fradeletto”. (cit. da Distefano G.; Pietragnoli L.)
Se siete stati a Venezia avrete senz'altro notato l'antico ingresso monumentale chiamato La Porta della Carta (Fig.1 e 2) situato tra il Palazzo Ducale e la Basilica di San Marco.
Perché si chiama Porta della Carta?
Perché ai tempi dei dogi, all'ingresso del Palazzo Ducale, si trovava un banco con uno scrivano che aiutava gli analfabeti, ovverosia le persone che avevano la necessità di scrivere una lettera, oppure un contratto.
Si tratta di un capolavoro tardogotico iniziato nel 1439 e terminato nel 1442, che è dotato di un ricchissimo apparato decorativo a marmi intagliati.
Sotto l’ornata trifora è stato rappresentato il doge Francesco Foscari (Fig.1) inginocchiato davanti al Leone alato, simbolo di San Marco. Da un’antica tradizione si racconta che, un angelo in forma di leone alato rivolgendosi a San Marco disse “Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum” (Pace a te Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo).
I progettisti e i costruttori della Porta furono Giovanni Bon e il figlio Bartolomeo. Poiché Giovanni Bon morì prima del completamento dell’opera fu il figlio che la terminò, pertanto, solo il suo nome “Opus Bartholomei” è inciso sull’architrave originale, che si trova all’interno del Palazzo Ducale.
La Porta è arricchita da una serie di sculture. Sopra il portale si trova la statua della Giustizia eseguita da Giovanni Bartolomeo; il suo volto possiede un'espressione mite in segno di giudice benevolo.
Il ritratto del doge Foscari è caratterizzato da un forte realismo. Dall'espressione del viso traspare l’energia relativa alla sua capacità governativa e osservando le rughe profonde, assieme alla carne floscia, si è certi che la figura possiede un'età avanzata.
Vediamo ora altri particolari della Porta della Carta.
Nelle nicchie si trovano le virtù che un governo dovrebbe possedere per condurre uno Stato, ossia la Temperanza, la Fortezza, la Prudenza e la Carità (Fig.2) Pare che siano state eseguite da Bartolomeo Bon, Antonio Bregno, Giorgio da Sebenico e Nicolò Fiorentino.
La Temperanza è la virtù della pratica della moderazione, che sta versando da una brocca l’acqua nel vino. Lo sguardo attento, il suo modo di agire e la disposizione delle vesti trasmettono un senso di calma e beatitudine.
La Fortezza è la virtù che protegge dalle difficoltà. Sta impugnando la spada, pronta per agire in caso di aggressione e malgrado rappresenti la forza non manifesta atteggiamenti minacciosi.
La Carità è la virtù per la quale l’uomo ama Dio e il suo prossimo. Ricorda nelle pieghe delle vesti i modelli antichi.
La Prudenza, detta auriga virtutum (cocchiere delle virtù), dirige le altre virtù, indicando la regola e la misura. Virtù della saggezza è caratterizzata da un gusto gotico internazionale, il quale nascendo dagli ambienti di corte forma un’arte medievale laica.
Piccola curiosità:
Giuseppe Cherubini (Ancona, 1867- Venezia, 1960) (Fig.3) è un pittore che fu attivo a Venezia. Nel 1905 partecipò alla VI Biennale della città con l’acquerello raffigurante la Porta della Carta denominato “Magna Domus, Magna Queis” (Fig.4) unitamente ad artisti quali Giovanni Boldini, Luigi Bompard e Gaetano Previati. E’ interessante sapere che l’opera del Cherubini fu acquistata dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Il segretario della Biennale, Antonio Fradeletto, annunciò all’artista in una lettera:
“Egregio Signor Cherubini, sono lieto di poterla informare che S.M. il Re ha voluto designare per l’acquisto il suo quadro Magna domus, magna queis. In seguito a quanto Ella ebbe a dirmi mi sono creduto autorizzato di accettare la riduzione del prezzo a £ 1000. Cordiali saluti – A. Fradeletto”. (cit. da Distefano G.; Pietragnoli L.)
sabato 12 ottobre 2019
Mostra "Peggy Guggenheim - L'ultima dogaressa" Venezia
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| René Magritte "L'impero della luce" (1953-1954) Olio su tela, Peggy Guggenheim Collection Venezia (Foto a cura di Manuela Moschin) |
In relazione a questo dipinto magico in cui si uniscono il giorno e la notte Magritte usa le parole "sorpresa" e "incanto", a cui si aggiunge quel senso di sospensione che emana da una strada deserta dove si scorgono una roccia poliedrica vagamente sinistra e una casa con le persiane chiuse e senza porta, in cui, tuttavia, due finestre sono illuminate. Nonostante questa sensazione di dramma imminente pervada la scena, niente, ovviamente, accade. Tra il 1948 e il 1964 Magritte dipinge almeno diciotto versioni de "L'impero della luce", e questa è tra le più grandi (Didascalia - Peggy Guggenheim Collection, Venezia)
Segnalazione della mostra "Peggy Guggenheim - L'Ultima dogaressa" 1949: quando l'arte moderna trovò casa a Venezia
“Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Venire a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro”.
Peggy Guggenheim, autobiografia "Una vita per l’arte".
Peggy Guggenheim, autobiografia "Una vita per l’arte".
La mostra è incentrata sulla collezione Peggy Guggenheim del periodo che va dal 1948 al 1979. Il museo ha reso omaggio ai settant'anni dal trasferimento a Palazzo Venier dei Leoni di Peggy e dalla prima esposizione qui realizzata, oltre a celebrare i quarant'anni dalla sua scomparsa. Fino al 27 gennaio 2020 potremo ammirare sessanta opere circa tra le quali "L'impero della luce" di René Magritte e "Studio per scimpanzè" di Francis Bacon.
Nella collezione permanente sono presenti artisti come Jackson Pollock, Joan Mirò, Pablo Picasso, Max Ernst, Giacomo Balla, Francis Picabia, Giorgio De Chirico, Marc Chagall, Juan Gris, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Vasily Kandinsky.
La Collezione Peggy Guggenheim è di proprietà della Fondazione Solomon R Guggenheim che la gestisce insieme al Museo Solomon R. Guggenheim di New York e al Guggenheim Museum Bilbao.
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| Palazzo Venier dei Leoni - Dorsoduro Venezia |
| (Foto a cura di Manuela Moschin) |
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| Peggy Guggenheim Collection Venezia (Foto a cura di Manuela Moschin) |
Grazie Buona Visita Manuela!
martedì 1 ottobre 2019
Mostra: "DA TIZIANO A RUBENS CAPOLAVORI DA ANVERSA E DA ALTRE COLLEZIONI FIAMMINGHE".
A cura di Manuela Moschin
Carissimi tutti, la stagione autunnale si apre con una serie di interessanti mostre in tutto il territorio nazionale. Tra quelle più attese è in corso attualmente a Venezia l'esposizione intitolata "DA TIZIANO A RUBENS CAPOLAVORI DA ANVERSA E DA ALTRE COLLEZIONI FIAMMINGHE". La mostra è visitabile fino al 1 marzo 2020 nell'Appartamento del Doge del Palazzo Ducale ed è dedicata ad alcune opere dell'Arte Fiamminga provenienti da varie collezioni sia pubbliche che private, che solitamente non sono concesse in prestito. E' un'occasione da non perdere in quanto alcuni dipinti non sono mai stati esposti al pubblico.
Carissimi tutti, la stagione autunnale si apre con una serie di interessanti mostre in tutto il territorio nazionale. Tra quelle più attese è in corso attualmente a Venezia l'esposizione intitolata "DA TIZIANO A RUBENS CAPOLAVORI DA ANVERSA E DA ALTRE COLLEZIONI FIAMMINGHE". La mostra è visitabile fino al 1 marzo 2020 nell'Appartamento del Doge del Palazzo Ducale ed è dedicata ad alcune opere dell'Arte Fiamminga provenienti da varie collezioni sia pubbliche che private, che solitamente non sono concesse in prestito. E' un'occasione da non perdere in quanto alcuni dipinti non sono mai stati esposti al pubblico.
Sono presenti capolavori di Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck, Tiziano e Michiel Sweerts.
"Tre icone della pittura veneziana tornano nella loro casa natale, Venezia: Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da Papa Alessandro VI di Tiziano, la pala d’altare proveniente dall’ex Chiesa di San Geminiano, definito dalla stampa internazionale “il Tintoretto di David Bowie”, e il Ritratto di una Dama e sua figlia di Tiziano (che si pensa rappresenti l’amante del pittore e la loro figlia Emilia)"
Direzione scientifica Gabriella Belli; a cura di Ben van Beneden; Mostra organizzata da Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con Flemish Community, Città di Anversa, VisitFlanders.
Foto a cura di Manuela Moschin
| Venezia - Foto a cura di Manuela Moschin |
| Palazzo Ducale - Scala dei Giganti Foto a cura di Manuela Moschin |
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| Palazzo Ducale Venezia Foto a cura di Manuela Moschin |
Titolo della mostra: "DA TIZIANO A RUBENS CAPOLAVORI DA ANVERSA E DA ALTRE COLLEZIONI FIAMMINGHE"
Luogo: Venezia, Palazzo Ducale Appartamento del Doge
Periodo: 5 settembre 2019 – 1 marzo 2020
Orario: tutti i giorni 8:30 – 19:00 Ultimo ingresso 18.30
Buona visita!
Manuela
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