Visualizzazione post con etichetta Artemisia Gentileschi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Artemisia Gentileschi. Mostra tutti i post

venerdì 23 gennaio 2026

Artemisia Gentileschi - 6 opere

 © Photo by Massimo Gaudio


Artemisia Gentileschi  

(Roma, 8 luglio 1593 – Napoli, tra il 1654 e il 1656)


Artemisia Gentileschi, Giuditta e la fantesca con la testa di Oloferne (1615) Olio su tela, 114 x 93,5 cm, Galleria Palatina, Firenze

Artemisia Gentileschi, Giuditta decapita Oloferne (1620 ca) Olio su tela, 146,5 x 108 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

Artemisia Gentileschi, Giuditta decapita Oloferne (1612)
Olio su tela, 158,8 x 125,5 cm, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli


Artemisia Gentileschi, Allegoria della pittura (1630-1635)
Olio su tela, 98 x 74,5 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Artemisia Gentileschi, Madonna col Bambino (1610-1611) Olio su tela, 116,5 x 86,5 cm, Galleria Spada, Roma

Artemisia Gentileschi, Santa Cecilia (1620) Olio su tela, 108 x 78,5 cm, Galleria Spada, Roma

giovedì 4 aprile 2024

ARTEMISIA GENTILESCHI, GIUDITTA DECAPITA OLOFERNE (1612)

© Photo by Massimo Gaudio


Artemisia Gentileschi, Giuditta decapita Oloferne (1612), Olio su tela, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Artemisia Gentileschi con la sua bravura è riuscita ad emergere in quello che una volta era considerato come un mondo artistico dominato dalla pittura maschile. 
Artemisia subì uno stupro all'età di ventuno anni da parte del pittore paesaggista Agostino Tassi, collaboratore del padre di lei Orazio. Quanto vissuto dall'artista, nella rappresentazione pittorica fa sì che si sia immedesimata nella figura di Giuditta mentre conficca la spada nel collo di Oloferne aiutata dalla fantesca Abra. La tela fu realizzata l'anno successivo la violenza seguendo lo stile caravaggesco, diventando così uno dei capolavori di Artemisia più apprezzati. Fu uno degli migliori artisti capace di comprendere al meglio lo stile di Caravaggio e di metterlo in pratica, infatti, come per la versione del Merisi, anche Artemisia restituisce una scena cruenta dove il sangue del generale assiro cola sulle bianche lenzuola immortalando l'istante in cui viene commesso un efferato omicidio.
Artemisia successivamente riprese più volte l'argomento, infatti alla Galleria degli Uffizi è esposta una versione  molto simile, anch'essa intensamente caravaggesca.


Autore: Artemisia Gentileschi (Roma 1593 -  Napoli dopo 1654)
Titolo: Giuditta decapita Oloferne
Datazione: 1612
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 158,8 x 125,5
Si trova: Museo e Real Bosco di Capodimonte
Luogo: Napoli







Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 17 marzo 2023

ORAZIO GENTILESCHI E L’IMMAGINE DI SAN FRANCESCO. LA NASCITA DEL CARAVAGGISMO A ROMA a PALAZZO BARBERINI

#artiebellezzeitaliane


Orazio Gentileschi, San Francesco in estasi, 1602-1605 ca., Olio su tela


Gli affreschi di Giotto con le storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi raccontano la rinuncia del santo nei confronti delle ricchezze. Il tema fu ripreso agli inizi del XVII secolo dalla corrente pittorica che seguiva le orme artistiche di Caravaggio. Uno dei caravaggisti più illustri di quegli anni era sicuramente Orazio Gentileschi. La mostra è incentrata su un dipinto del Gentileschi esposto per la prima volta e realizzato seguendo le tecniche apprese qualche anno prima direttamente dal Merisi. Il dipinto si intitola San Francesco in estasi, eseguito dal naturale con un modello in posa molto probabilmente nel 1603 nel mentre si svolgeva il celebre processo intentato da Giovanni Baglione contro lo stesso Gentileschi, Caravaggio, Onorio Longhi e Filippo Trisegni. Nel corso del processo Gentileschi aveva dichiarato di aver prestato a Caravaggio «una veste da cappuccino» e un «par d’ale». Molto probabilmente il saio è quello a punta che si vede nell'opera esposta. Della dichiarazione si ha certezza in quanto nella sala espositiva è presente una teca con all'interno gli atti originali del processo. 
Il dipinto principe della mostra è affiancato da altri due dipinti dello stesso artista intitolati il primo San Francesco sorretto da un angelo proveniente dal Museo del Prado mentre l'altro San Francesco sorretto dall'angelo è già presente nel Palazzo. Altri due dipinti accompagnano le opere già citate, ovvero di Lodovico Cardi detto CIGOLI il San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso e di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO il San Francesco in meditazione.
All'interno di una vetrina allestita nella sala espositiva si trova un Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, cucito con lane diverse grezze e lacere per rievocare lo stesso saio che il santo si confezionò per tenere lontano tutte le seduzioni del demonio. A completare la mostra, sempre rimanendo all'interno del tema dei frati cappuccini, è esposta una grande fotografia realizzata da Massimo Listri che ritrae Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione di Roma che si trova in Via Veneto a pochi passi dal museo. 
La mostra terminerà il prossimo 10 aprile.

#PalazzoBarberini #OrazioGentileschi #SanFrancesco

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto dall'angelo, 1612-1613, Olio su tela, cm. 133 x 98

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto da un angelo, 1602-1605 ca., Olio su tela, (Museo Nacional del Prado, Madrid)

Lodovico Cardi detto CIGOLI, San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione, 1606, Olio su tela, cm. 128,2 x 97,4 1

Atti del processo intentato da Giovanni Baglione dei confronti di Gentileschi, Caravaggio, Longhi e Trisegni

Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, 1595-1610

Massimo Listri, Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione

Sala espositiva

Grazie

venerdì 26 novembre 2021

Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta - Palazzo Barberini

 #artiebellezzeitaliane

Photo by Massimo Gaudio

Sala 2 La Giuditta di Caravaggio e i suoi interpreti


Poco più di due anni fa, pubblicai un articolo su Giuditta e Oloferne, partendo dall'omonimo dipinto di Caravaggio, realizzato su commissione del banchiere romano Ottavio Costa che, molto geloso dell'opera, proibì la sua visione per molto tempo, persino anche dopo la sua morte, ma ormai la voce dello splendore dell'opera si diffuse tra gli artisti del tempo che lo presero come modello.
La mostra si sviluppa su cinque sale ed in ognuna di esse si possono ammirare dipinti di artisti che in qualche modo hanno seguito le orme di Caravaggio che, con la scena inevitabilmente cruenta, inventò una sorta di cronaca visiva del momento in cui Giuditta taglia la testa ad Oloferne. Alcuni dipinti seguono alla lettera gli insegnamenti del Merisi, altri invece hanno freferito raccontare gli istanti successivi alla decollazione. Molte sono le opere di pregio che si incontrano lungo il percorso espositivo, ad incominciare da Jacopo Robusti detto il Tintoretto per poi proseguire con Lavinia Fontana, Trophime Bigot, Giuseppe Vermiglio, Valentin de Boulogne, Orazio Gentileschi e la figlia Artemisia, Bartolomeo Manfredi, Mattia Preti, Guido Cagnacci, Cristofano Allori ed ovviamente Caravaggio.
La maggior parte degli artisti presenti sono caravaggisti ed Artemisia Gentileschi è stata tra i più importanti seguaci del Merisi, tanto che le sue personali interpretazioni sono state a sua volta prese come esempio. Il percorso espositivo si conclude con alcune opere che riprendono altri personaggi biblici, anch'essi legati al tema della decollazione come David e Salomè.


Sala 1 Giuditta tra maniera e natura

Sala 3.1 Artemisia Gentileschi e il teatro di Giuditta

Sala 3.2 Artemisia Gentileschi e il teatro di Giuditta



mercoledì 8 settembre 2021

Artemisia Gentilechi, Giuditta decapita Oloferne

    #artiebellezzeitaliane

Photo by Massimo Gaudio
Artemisia Gentilechi, Giuditta decapita Oloferne (1620 ca.)

“Dio lo ha colpito per mano di donna”. Così Giuditta, giovane ebrea di Betulia, commenta nella Bibbia il suo atto eroico che portò Israele alla liberazione del suo popolo dall’assedio dell’esercito di Nabucodonosor. Giuditta si era presentata all’accampamento del crudele Oloferne, capo dell’esercito nemico, vestita nei suoi abiti migliori, fingendo di volersi alleare con lui. Il generale assiro, colpito dalla bellezza di lei, la invita ad un ricco banchetto nella sua tenda. Dopo aver mangiato e bevuto, Oloferne, ubriaco, cade addormentato nel suo letto, dando occasione a Giuditta di sottrargli la scimitarra e infierirgli il colpo mortale. Nell’imponente dipinto degli Uffizi (1620 circa), Artemisia Gentileschi affronta il momento dell’uccisione di Oloferne per mano di una determinata e vigorosa Giuditta. L’effetto d’insieme è potente e spaventoso: il corpulento generale è ubriaco e riverso sul letto, la testa afferrata per la chioma, la spada che affonda nel collo. Artemisia non esita ad esibire un dettaglio cruento come il sangue che schizza copiosamente fino a macchiare il petto della stessa Giuditta. Il quadro era stato terminato a Roma dove Artemisia era tornata dopo sette anni di permanenza a Firenze e dove aveva potuto rinverdire il contatto con le opere caravaggesche. La naturalistica “virilità” della rappresentazione produsse severe reazioni al suo invio a Firenze e negò al dipinto l’onore di un’esposizione privilegiata in Galleria, anzi a fatica la pittrice, e solo per intervento dell’amico Galileo Galilei, riuscì a farsi corrispondere con grande ritardo il compenso a suo tempo pattuito dal Granduca Cosimo II de’ Medici, scomparso nel 1621, appena dopo l’esecuzione della grande tela. Questo dipinto oggi ci parla anche dell'avventura umana e professionale di una donna che scelse di essere artista in un'epoca dominata dagli uomini: e vi riuscì, lavorando per le corti di Roma, Firenze, Napoli, spingendosi in Inghilterra e infine entrando, prima donna in assoluto, nell'Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze. (testo tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)


Autore: Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1652/1653)
Titolo: Giuditta decapita Oloferne
Datazione: 1620 ca.
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 146,5 x 108
Si trova: Galleria degli Uffizi
Luogo: Firenze

giovedì 23 luglio 2020

Artemisia Gentileschi, Madonna che allatta

Artemisia Gentileschi, Madonna che allatta (1610-1611) Galleria Spada - Roma

L'originalissimo e celebre dipinto mostra, in modo del tutto inedito, una Vergine Maria che si è leggermente assopita mentre allatta il Bambino: il capo leggermente reclinato, gli occhi socchiusi, la mano sinistra abbandonata ci parlano della dolcezza, ma anche della fatica, della maternità, in una nuova visione dell'arte che si ispira direttamente al vero, senza per questo perdere i suoi densi riferimenti spirituali.
E' stata la giovanissima Artemisia Gentileschi, figlia del pittore Orazio, a ideare questa scena intima in cui un biondo Gesù infante pare risvegliare la madre con una leggera carezza; dall'arte del padre pittore deriva, invece, l'estremo preziosismo del colore, brillante, sfumato in una serie di trapassi di rosa perla luminosi e cangianti, che molto devono alla tradizione toscana. Databile intorno al 1610, il dipinto si ammira vicino ad uno dei capolavori assoluti di Orazio Gentileschi, il David con la testa di Golia, e costituisce, assieme all'altro dipinto di Artemisia conservato alla Galleria Spada, la Santa Cecilia che suona il liuto, uno dei più ragguardevoli nuclei collezionistici dei Gentileschi conservati in un museo pubblico.(testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1654)
Titolo: Madonna che allatta
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610 - 1611
Misure (cm.): 116,5 x 86,5 Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

mercoledì 29 aprile 2020

Orazio Gentileschi, Madonna col Bambino

Orazio Gentileschi, Madonna col Bambino (1605-1610) - Galleria Corsini - Roma

Nel dipinto di Orazio Gentileschi né la Vergine, né il piccolo Gesù guardano verso l’osservatore: tutto rimane come trattenuto all’interno della tela e l’essenza dell’opera è giocata sul reciproco scambio di sguardi e contatti tra madre e figlio. Non si percepisce quella solennità rituale che caratterizza le raffigurazioni della Vergine con il Bambino: se non fosse per il bordo dorato dell’aureola potrebbe sembrare un soggetto profano, un momento d’intimità familiare. Questo effetto è ottenuto anche grazie all’uso del colore: su uno sfondo spento, basato su toni ocra e bruni, il dipinto si accende di luce negli incarnati di madre e figlio e nella tripartizione di colori puri (rosso, giallo, blu) scelti per gli abiti.
La naturalezza della scena e l’impostazione luminosa, vicine all’estetica caravaggesca, testimoniano quanto Gentileschi avesse compreso la portata innovativa delle opere del collega lombardo, con cui aveva avuto contatti diretti durante gli anni vissuti a Roma. (dal sito Galleria Corsini)
Autore: Orazio Gentileschi (Pisa 1563 - Londra 1639) Titolo: Madonna col Bambino Supporto: Olio su tela Anno: 1605 - 1610 Misure (cm.): 113 x 91 Posizione: Galleria Corsini Località: Roma

mercoledì 8 aprile 2020

ALLEGORIA DELLA PITTURA DI ARTEMISIA GENTILESCHI

Artemisia Gentileschi (?), Allegoria della pittura 1630-1635) - Palazzo Barberini - Roma
Questo intrigante dipinto pone un interessante problema di identità. L'identità del suo autore innanzitutto: forse Artemisia Gentileschi durante il suo soggiorno a Napoli (1630-1638), o forse il francese Simon Vouet (Parigi 1590 - 1649), con una datazione intorno gli anni venti del Seicento. E l'identità dei due personaggi che compaiono sulla tela: il volto maschile presenta tratti somatici così fortemente connotati da far pensare che si tratti di un ritratto; la figura femminile, riccamente abbigliata ed incoronata da lauro, rappresenta invece l'Allegoria della pittura e potrebbe celare, forse, un autoritratto - idealizzato - dalla stessa Artemisia mentre rende omaggio a un committente o a un amico.
Tuttavia, non si può escludere che la storia vada ribaltata: che l'autoritratto dell'autore sia quello che compare sulla tela dipinta dalla Pittura, che egli effigia come propria musa. (da Palazzo Barberini)

Autore: Artemisia Gentileschi (?) (Roma 1593 - Napoli 1653)
Titolo: Allegoria della pittura
Supporto: Olio su tela
Anno: 1630 - 1635
Misure (cm.): 98 x 74,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

venerdì 3 aprile 2020

SAN FRANCESCO SORRETTO DALL'ANGELO DI ORAZIO GENTILESCHI

Photo by Massimo Gaudio
Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto dall'angelo (1612-1613) - Palazzo Barberini - Roma
 Come ricorda l'iscrizione della tela, molto probabilmente la tela fu realizzata per decorare l'oratorio romano di San Girolamo alla Carità, fondato nel 1612 dal religioso e compositore Orazio Griffi (1566-1624). Come la produzione musicale dello stesso Griffi, sodale di San Filippo Neri, anche il dipinto commissionato a Orazio Gentileschi (Pisa 1563 - Londra 1639) sembra improntato alla meditazione e alla edificazione spirituale.
Francesco non è rappresentato nel momento dell'estasi, ma mentre rivive la passione di Gesù: non a caso il suo deliquio ricorda da vicino le immagini dell'agonia nell'Orto degli ulivi, in cui, dalla fine del XVI secolo, Cristo viene spesso raffigurato quasi privo di sensi e fisicamente sorretto da un angelo. Altrettanto fisici sono i segni delle stimmate e della dolorosa imitazione di cristo che Francesco porta su di se. (da Palazzo Barberini)





Autore: Orazio Gentileschi
Titolo: San Francesco sorretto dall'angelo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1612 - 1613
Misure (cm.): 133 x 98
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

lunedì 23 marzo 2020

SANTA CECILIA DI ARTEMISIA GENTILESCHI

Photo by Massimo Gaudio

Artemisia Gentileschi, Santa Cecilia (1620) Galleria Spada - Roma

In una sala della Galleria Spada a Roma, ci sono due dipinti della pittrice romana Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1654), uno dei quali ha come titolo Santa Cecilia, un olio su tela realizzato nel 1620. La santa raffigurata è la patrona di musicisti che in questo caso è stata raffigurata con in mano un liuto nell'atto di suonarlo.
Autore: Artemisia Gentileschi
Titolo: Santa Cecilia
Supporto: Olio su tela
Anno: 1620
Misure (cm.): 108 x 78,5
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma





martedì 17 settembre 2019

GIUDITTA E OLOFERNE

L'Arte di fotografare l'Arte

© Photo by Massimo Gaudio

Un tema che ha affascinato gli artisti di ogni epoca è sicuramente Giuditta e Oloferne. La storia è questa, una giovane e ricca vedova ebrea di nome Giuditta, di notte, approfittando delle tenebre, si introduce nella tenda dove dormiva un generale di Nabucodonosor re degli Assiri di nome Oloferne che assediava la sua città e gli taglia la testa. L'accompagna la serva che ha il compito di raccogliere la testa Oloferne per portarla con se nella propria città come incoraggiamento per combattere il nemico. Alcuni artisti come per esempio Caravaggio o Artemisia Gentileschi hanno raccontato con il pennello il momento critico del distacco della testa, c'è chi quel momento lo ha voluto raccontare nelle fasi successive e c'è chi invece ha preferito raccontarlo mentre Giuditta, fiera di quanto appena fatto, mostra la testa del nemico.
Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giuditta e Oloferne (1599) - Palazzo Barberini - Roma

Francesco Furini, Giuditta e Oloferne (1630-1635) - Palazzo Barberini - Roma
Cristofano Allori, Giuditta con la testa di Oloferne (XVII sec.) - Musei Vaticani, Pinacoteca - Città del Vaticano
Giovanni Baglione, Giuditta con la testa di Oloferne (1608) - Galleria Borghese - Roma

Girolamo de' Sellari, Giuditta - Musei Capitolini, Pinacoteca - Roma

Carlo Maratta, Giuditta - Copia da guido Reni - Musei Capitolini, Pinacoteca - Roma
Giovan Battista Piazzetta, Giuditta e Oloferne - Galleria Corsini - Roma
Gerard Seghers, Giuditta con la testa di Oloferne - Galleria Corsini - Roma

Artemisia Gentilechi, Giuditta decapita Oloferne - Galleria degli Uffizi - Firenze
Donatello, Giuditta e Oloferne (1482-85) - Palazzo Vecchio - Firenze

giovedì 25 luglio 2019

Orazio Gentileschi, David

Photo by Massimo Gaudio
Orazio Gentileschi, David (1610-1611) - Galleria Spada - Roma
Autore: Orazio Gentileschi (Pisa 1563 - Londra 1639)
Titolo: David
Datazione: 1610 - 1611
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 173 x 142
Si trova: Galleria Spada
Luogo: Roma

Gian Lorenzo Bernini - 14 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Gian Lorenzo Bernini   (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680) Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto in e...