Recensione del Romanzo Storico "Il sigillo delle cento chiavi" di Daniela Tresconi



Recensione del Romanzo Storico "Il sigillo delle cento chiavi" di Daniela Tresconi - Panesi Edizioni 

A cura di Manuela Moschin

Un luogo che custodisce un segreto, una misteriosa leggenda, una preziosa reliquia e un dipinto enigmatico sono i protagonisti del "Il sigillo delle cento chiavi" di Daniela Tresconi.
L'autrice ci accompagna in Liguria in un piccolo Borgo di Pitelli, una frazione del comune di La Spezia, che recentemente è stato inserito fra i "Borghi autentici d'Italia". 
Si tratta di un racconto basato su un fatto reale che, come testimoniano numerose fonti, accadde alla fine del 1500,  e che tutt'ora è oggetto di studio. 
Il libro rappresenta, perciò,  un' ottima opportunità per conoscere un luogo incantevole e ricco di antiche tradizioni.
Leggendo questa straordinaria narrazione mi sono immedesimata negli abitanti di Pitelli, immaginando lo stupore sui loro volti quando seppero che l'autrice gli ha dedicato un romanzo denso di fatti storici e di cultura legati al territorio. 
Il racconto è frutto di un approfondito studio attraverso il quale l'autrice ha avuto l'abilità di descrivere in modo preciso e accurato le bellezze di alcuni luoghi suggestivi, regalandoci momenti di lettura davvero piacevoli. 
Qui di seguito troverete alcuni interessanti approfondimenti e curiosità rilasciati dall'autrice relativi alla singolare storia del borgo, oltre a una dettagliata descrizione, con le rispettive immagini, inerente al restauro del dipinto,  che è stato completato il 20 ottobre 2018. Il libro, inoltre, è stato raccontato anche attraverso i raffinati disegni dell'illustratrice Elena Galati Giordano che, assieme a Daniela Tresconi, ho avuto il piacere di conoscere al Salone Internazionale del Libro di Torino.  L'autrice ha avuto l'abilità di creare una trama con un forte intreccio narrativo, riuscendo a svelare magistralmente e a piccole dosi la soluzione degli enigmi, e dimostrando di possedere una straordinaria capacità narrativa, attraverso la creazione di dialoghi ben strutturati e appassionanti. Daniela ha sapientemente intessuto avvenimenti accaduti nel ‘500, congiuntamente al periodo contemporaneo, ambientato a Francoforte in Germania. In conclusione, per chi desidera trascorrere qualche ora in compagnia di un'amabile lettura, ricca di citazioni di musei, di opere d'arte, che parla d'amore, di fede e di mistero può senz'altro leggere "Il sigillo delle cento chiavi". Complimenti Daniela!

Racconta Daniela Tresconi:

"Lei si voltò di scatto e lo fissò sorpresa.
"Che quadro?"
Il tremore delle labbra rivelò che in realtà sapeva benissimo di cosa stesse parlando".
"Il quadro che era dentro l'oratorio".
"Il museo ospitava opere dei maggiori artisti mondiali, come Monet, Degas, Van Gogh, ma Sebastien era innamorato della sezione italiana del Beato Angelico, del Mantegna e del Parmigianino, forse per quella sua lontana discendenza italiana:"

Sinossi

Golfo della Spezia – Liguria - fine del 1500

Due frati e il giovane novizio Sebastiano abbandonano la cappella di San Bartolomeo delle cento chiavi alla marina dopo averla data alle fiamme. Conducono con loro due preziose teche: una verrà custodita nelle viscere della collina mentre l’altra verrà portata a Francoforte in Germania dal giovane Sebastiano e dall’intraprendente Camillea. Il segreto su un misterioso quadro e sul contenuto delle due teche sarà protetto nei secoli dagli appartenenti alla Confraternita delle cento chiavi.

Francoforte – Germania – oggi

Il giovane Sebastien eredita da nonna Sibille uno scrigno che contiene uno sconvolgente segreto. Il ragazzo intraprenderà un viaggio in Italia, nel piccolo borgo di Pitelli in Liguria, alla ricerca del suo passato e di quello di un’intera comunità, trovando invece il suo futuro e l’amore di una giovane donna. Sceglieranno di continuare a proteggere il segreto?

Un viaggio lungo oltre quattrocento anni, dalla Liguria fino a Francoforte in Germania, un viaggio di fede, mistero e magia.

Note dell’autrice:

Sono trascorsi due anni dalla pubblicazione del mio romanzo d’esordio e malgrado La linea del destino rimanga per me il primo grande amore, sono veramente emozionata nel presentarvi questo mio nuovo lavoro.
Ancora una volta ho giocato con la storia, partendo da luoghi veri e reali, scovando personaggi realmente esistiti e documenti sepolti in polverosi archivi. A questi ho aggiunto la mia fantasia.
Il piccolo Borgo di Pitelli in Liguria esiste realmente, ancora oggi non esiste una versione ufficiale sul perché gli abitanti di San Bartolomeo alla marina abbiano lasciato l’ospitale e la cappella sul Golfo e si siano trasferiti al monte. Nessuno ha ancora dato una definitiva spiegazione al termine Cento Chiavi. Gli studi stanno proseguendo.
La grotta c’è davvero, gli anziani raccontano la leggenda di un tunnel misterioso che collegherebbe la Tana Do Loo con l’oratorio che si trova nel paese ma ancora non è stato scoperto.
Il bellissimo quadro, tassello fondamentale del romanzo, dopo il restauro finanziato dalla pro loco, dalla parrocchia di San Bartolomeo e dalla Fondazione Carispezia, è tornato a far bella mostra di sé nella chiesa del paese. Attualmente è stato richiesto dal Museo Diocesano per una mostra dedicata. E’ tutt’ora oggetto di studi a seguito di quello che hanno rivelato le radiografie cui è stato sottoposto.
Lo scoppio del Forte di Falconara nel 1922 è stata una delle vicende più terribili del Golfo della Spezia.
La famiglia Visdomini era una delle più potenti famiglie di Arcola, nel paese restano ancora visibili il Palazzo, detto Il Palà e lo splendido giardino.

In un punto imprecisato della costa tra il Golfo della Spezia e il Golfo di Lerici 
Quando tutto ebbe inizio 
XVI° secolo

I tre uomini camminavano curvi sotto una pioggia sferzante, tra loro nessuno aveva il coraggio di voltarsi per guardare in basso, laggiù, verso la marina che si erano lasciati alle spalle e soprattutto verso l’hospitale e la cappella di San Bartolomeo delle Cento Chiavi, che ormai erano completamente avvolti dalle fiamme. 
Ciascuno con il proprio fardello, avevano intrapreso la salita lungo il sentiero che Padre Girolamo, il più vecchio dei tre, aveva fatto costruire agli uomini e alle donne del nuovo “vicus” che si era insediato sulla collina. Un vicus che lui stesso aveva voluto, consapevole che si sarebbe arrivati a questo giorno e che mai nessuno avrebbe potuto tornare indietro. 
Sospirava e stringeva al petto la pesante teca, sotto lo sguardo attento e pensieroso di Fra Pancrazio, suo grande amico e collaboratore, di poco più giovane di lui. 
Davanti ai due frati camminava il giovane Sebastiano, un novizio di quindici anni, abbandonato alla porta dell’hospitale ed accolto come un figlio da Padre Girolamo. Anche il ragazzo reggeva tra le braccia una teca, probabilmente non aveva neppure ben compreso cosa stesse trasportando e perché. 
Il piano era straordinario e avrebbe consentito di tenere celato per sempre il segreto di quella collina. Il frate era consapevole che per funzionare, aveva bisogno della collaborazione e dell’assoluta fedeltà di quelle sette o otto famiglie che, abbandonato il paese di Cento Chiavi alla marina, ormai distrutto dalle fiamme, avevano lavorato duramente per fondare un nuovo borgo lungo quel piccolo sentiero che dal mare raggiungeva la collina di Pitelli: questo era il nome che avevano scelto per la loro nuova casa. Un agglomerato di piccole costruzioni lungo una strada di passaggio. Anonimo, avrebbero dovuto mantenerlo anonimo a tal punto che a nessuno sarebbe mai venuto in mente trovare notizie o eventi da raccontare su un borgo nato lungo una strada.




Pitelli è un borgo collinare che domina il Golfo della Spezia. Seppure il toponimo sia ben più antico, i primi documenti che ne attestano un particolare peso storico, sociale e politico risalgono alla seconda metà del XVI secolo.
Fra i vari insediamenti rurali (cd. “ville”) del contado arcolano, Pitelli era quella collocata strategicamente lungo la direttiva di collegamento fra Arcola al suo sbocco al mare: l'antico porto di San Bartolomeo di Cento Chiavi, oggi scomparso, dove si trovava un piccolo abitato che comprendeva una chiesa ed un ospitale per pellegrini.
Pitelli nacque dal progressivo abbandono di questo insediamento costiero, come testimoniano numerose fonti, tra le quali la visita apostolica di Mons. Angelo Peruzzi, del 1584: “visitò anche un oratorio costruito per comodità degli uomini della villa di Pitelli, infatti la loro chiesa principale, sotto il titolo di San Bartolomeo, volgarmente chiamata “le cento chiavi”, è in rovina e molto scomoda e posta sul litorale del mare...”.
Pitelli rimase frazione di Arcola fino al 1928, anno in cui passò sotto la giurisdizione del Comune della Spezia.


La tela cinquecentesca di Pitelli



La Crocifissione con Vergine e Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Bartolomeo Apostolo era la pala d'altare dell'antico oratorio citato da Mons. Peruzzi, ovvero il primo luogo di culto di Pitelli, edificato in collina in sostituzione dell'antica chiesa costiera. Si tratta di un piccolo edificio, del tutto simile alla chiesa abbandonata, con un unico altare intitolato a Santa Maria Maddalena e San Bartolomeo, ancora oggi Patrono di Pitelli.
Ecco, quindi, spiegata la scelta dei Santi rappresentati sulla tela.
Si legge nel testo della visita apostolica del 1584: “l'oratorio stesso come struttura è in buone condizioni, ed in esso si trova un unico altare ornato da un'icona non abbastanza decorosa (lat. “non satis decente”): la quale ordinò per prima cosa che fosse restaurata...”.
Nell'iscrizione, posta sulla tela in basso a destra, compare una data precisa: l'ottava calenda di giugno dell'anno 1590.
E' curioso il riferimento al fatto che l'opera sia stata realizzata “con il comune consenso” della popolazione di Pitelli, allora composta da poco più di duecento anime, come riportato nelle fonti, orgogliosamente unite nel rivendicare la propria discendenza da San Bartolomeo di Cento Chiavi e, soprattutto, il diritto ad avere un proprio parroco e l'autonomia dalla Pieve di Arcola, che fu ottenuta soltanto nel 1634, allorquando circa 40 “capi di casa” ottennero il giuspatronato della parrocchia, ovvero il diritto di nominare il proprio parroco e, con esso, il dovere di mantenerlo con propri mezzi.
Fino a quella data, l'oratorio era stato amministrato da figure laiche nominate dal Consiglio di Arcola: i cosiddetti “massari”, come i due personaggi citati nel cartiglio.
Il restauro del dipinto , condotto dal laboratorio “Tabula Picta” di Sarzana, è stato finanziato dalla Parrocchia di San Bartolomeo, proprietaria dell'opera, dalla Pro Loco di Pitelli e dalla Fondazione Carispezia (bando “Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio”), sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza della Liguria, nella persona del funzionario Dott. Massimo Bartoletti.
L’intervento di restauro è stato uno strumento utile non soltanto per garantire la conservazione dell’opera, ma anche per indagare, approfondire e sciogliere alcuni dubbi connessi agli studi archivistici.
La rimozione della cornice lignea ha fatto emergere alcuni brani pittorici, appartenenti ad un dipinto sottostante, più antico, antecedente al 1590 (data riportata nel cartiglio), realizzati da una mano che appare assai più abile.
La scoperta ha incoraggiato l’approfondimento diagnostico, tanto che l'opera è stata sottoposta ad una riflettografia e a tre radiografie, che hanno interessato il volto del Cristo e la parte superiore delle figure della Vergine e del San Giovanni. I risultati emersi dalle radiografie si sono rivelati estremamente interessanti, mostrando una precedente stesura del dipinto, che presentava una disposizione analoga dei personaggi, che risultano di dimensioni minori e atteggiati in maniera del tutto differente, di più aperta gestualità, soprattutto l’evangelista Giovanni.
Restituita alla popolazione, dopo l'accurato intervento di restauro, il 20 ottobre 2018, l'opera è attualmente conservata nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo di Pitelli. Non è stata ricollocata, quindi, all'interno dell'antico oratorio, di cui era pala d'altare, bensì nell'attuale parrocchiale, consacrata nel 1734. Dal 2 aprile al 5 maggio 2019, inoltre, è stata esposta presso il Museo Diocesano della Spezia, all'interno della mostra “Aliis tradere: restaurare per conservare”.




Chi è Daniela Tresconi?

Daniela Tresconi nasce a La Spezia (Liguria) nel 1965. Vive ad Arcola dove lavora come dipendente di un Ente pubblico. E’ iscritta all’Ordine dei Giornalisti e collabora con il Secolo XIX per la redazione spezzina e con il Magazine L’Ordinario. Fa parte dell’Associazione culturale viareggina Nati per scrivere.
Ha scritto vari racconti, come La farfalla dorata inserito nell’antologia Tutta colpa dello zodiaco (NpsEdizioni 2018), Lo spartito del diavolo inserito in Jukebox Racconti a tempo di musica (NpsEdizioni 2017) e Lettera al mare inserito in Pensieri di Mamma (Panesi edizioni 2017). A dicembre 2018 è uscito il suo libro per bambini dal titolo Il piccolo faro e il delfino Blu (NpsEdizioni)
Il suo romanzo d’esordio è il mistery storico La linea del destino (Panesi Edizioni 2017), vincitore del Premio assoluto della Giuria per la narrativa edita nel concorso letterario internazionale “Le Grazie Portovenere La Baia dell’arte” anno 2017, vincitore della menzione d’onore per la narrativa edita nel concorso internazionale di letteratura “Antico Borgo 2017”. Vincitore del quarto premio narrativa edita nel Concorso internazionale Città di Sarzana 2018
Il romanzo è stato presentato in anteprima al Salone del Libro di Torino e alla Fiera del Libro di Imperia. 

Titolo: Il sigillo delle cento chiavi
Autrice: Daniela Tresconi
Editore: Panesi Edizioni
Data di Pubblicazione: Aprile 2019


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