mercoledì 11 marzo 2026

Maffeo Barberini di Caravaggio torna a casa

© Photo by Massimo Gaudio

MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini


Ho avuto modo di ammirare presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini questo dipinto di Caravaggio nel dicembre 2024, per la prima volta esposto al pubblico perché faceva parte di una collezione privata.
Da allora c'è voluto più di un anno di trattative, ma alla fine l’atto di acquisto del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, è stato firmato presso il Ministero della Cultura, alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli; del Direttore Generale Musei, Massimo Osanna; del Direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, Thomas Clement Salomon e del notaio Luca Amato che, al termine delle procedure amministrative previste, entrerà a far parte del patrimonio dello Stato e sarà assegnato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, entrando stabilmente nelle collezioni di Palazzo Barberini. L'acquisizione si è conclusa per la cifra di 30 milioni di euro e rappresenta uno degli investimenti più rilevanti mai sostenuti dallo Stato italiano.

L'anno preciso dell'opera non è certa. La maggior parte degli studiosi ritiene che sia stato realizzato nel 1599, mentre secondo altri è stato realizzato nel 1603 basandosi su alcuni ordini di pagamento a favore di Caravaggio eseguiti tra il 1603 e 1604, questo perché in quegli anni papa Clemente VIII inviò il monsignore come nunzio pontificio a Parigi alla corte del re di Francia Enrico IV.
Nel periodo di soggiorno a Roma, Caravaggio ha eseguito molti ritratti particolarmente richiesti dalla Curia e dagli amici, ritratti che per la maggiore sono andati persi o distrutti. Questa continua richiesta di ritratti, ha portato Caravaggio ad affinare la tecnica per velocizzare il ritratto in presenza, il che però lo ha portato a una loro realizzazione "senza similitudine" ovvero senza l'obbligo della accurata somiglianza, anche se di splendida raffinatezza.
Merisi per la realizzazione di questo ritratto, ha inserito l'ecclesiastico ripreso di tre quarti seduto su una poltrona posta di sbieco all'interno di uno sfondo scuro e illuminato da un fascio di luce. Analizzando meglio la scena, sono ridotti al minimo gli attributi che ne descrivono il ruolo: L'abito talare completo di berretta, la poltrona, il rotolo di documento a essa poggiati e la lettera che stringe nella mano sinistra. È a questo punto che entra in gioco il genio di Caravaggio, che rende vivo il ritratto mostrando Maffeo mentre guarda fuori dalla scena con la bocca appena aperta e con l'indice della mano destra che, anche se fermo, sembra muoversi come se si rivolgesse a qualcuno presente in quella istantanea ma solo come spettatore. Solo il rotolo di documenti chiuso da un cordone aiuta a capire meglio l'identificazione del personaggio.







Vi ringrazio.

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Massimo

Paolo Caliari detto IL VERONESE - 8 opere

 © Photo by Massimo Gaudio


Paolo Caliari detto IL VERONESE

(Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588)

Paolo Caliari detto IL VERONESE, Visione di sant'Elena (1580 ca)
Olio su tela, 166 x 134 cm. 
Pinacoteca dei Musei Vaticani


Paolo Caliari detto VERONESE, Allegoria del Buon Governo (1551-1552 ca)
Musei Capitolini, Roma

Paolo Caliari detto VERONESE, Allegoria della Pace (1551-1552 ca)
Musei Capitolini, Roma

Paolo Caliari detto VERONESE, La predica del Battista (1562)
Olio su tela, 205 x 169 cm. Galleria Borghese, Roma

Paolo Caliari detto VERONESE, Ratto d'Europa (1580-1585)
Musei Capitolini, Roma

Paolo Caliari detto VERONESE, Sant'Antonio che predica ai pesci (1580)
Olio su tela, 104 x 150 cm. Galleria Borghese, Roma

Paolo Caliari detto VERONESE, Giuditta con la testa di Oloferne (1580 ca)
Olio su tela, 110 x 100 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Paolo Cliari detto VERONESE, Resurrezione del figlio della vedova di Nain (1565-1570)
Olio su tela, 102 x 136 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna



Le Statue Parlanti di Roma

© Photo by Massimo Gaudio


Retro del Monumento a Giuseppe Gioachino Belli dov'è ritratto Pasquino


Le cosiddette "pasquinate"altro non erano che satire in versi, caratteristiche del periodo che andava dal XVI al XIX secolo, dirette a pungere i personaggi pubblici più importanti presi di mira dalla gente comune, primi fra tutti i papi. Tra le tante pasquinate, è rimasta famosa la frase indirizzata a papa Urbano VIII Barberini ed i membri della sua famiglia per gli scempi edilizi di cui si resero responsabili nel '600: quello che non hanno fatto i Barbari, lo hanno fatto i Barberini. Il nome pasquinata deriva da una statua chiamata appunto Pasquino.

Pasquino

Situata nell'omonima piazza che si trova a pochi passi da Piazza Navona addossata alle mura di Palazzo Braschi. Essa fu ritrovata nel 1501 durante la costruzione dell'allora Palazzo Orsini (ora Palazzo Braschi) nello stesso luogo dove si trova ora. Si tratta di un corroso e mutilo gruppo marmoreo, copia di un originale ellenistico pergameno del III secolo a.C. raffigurante probabilmente Menelao, simile all'altra copia che si trova nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze. Pasquino è la più famosa statua parlante di Roma, chiamate così perché parlava al posto della gente comune che di notte lasciava messaggi anonimi appesi al collo della statua. Ogni mattina le guardie rimuovevano i fogli ma ormai quando accadeva la gente li aveva già letti e la cosa irritava molto i potenti, tanto da far emanare da papa Benedetto XIII un editto dove si prevedeva la pena di morte. L'usanza delle pasquinate cessò con l'annessione di Roma al Regno d'Italia durante il Risorgimento. Ma non andò del tutto persa la voglia della gente di esprimere i propri pensieri, infatti ancora oggi è possibile lasciare le pasquinate non più attaccandole alla statua, ma in una apposita bacheca posta ai piedi di Pasquino.

La Statua di Pasquino



Marforio
Nel cortile di Palazzo Nuovo ai Musei Capitolini, si trova una fontana risalente al II sec. d.C. che simboleggia una divinità fluviale cosiddetta Marforio. La statua, il cui nome deriva da Martis Forum (Foro di Marte), venne descritta già nel medioevo e alcuni disegni la collocavano nei pressi dell’arco di Settimio Severo nel Foro Romano. Da lì giunse in Campidoglio nel 1594. In passato anche Marforio veniva spesso utilizzata come statua parlante dove i più audaci tra la gente del popolo, affiggevano le cosiddette "pasquinate".

Statua colossale restaurata come Oceano “Marforio” 




Madama Lucrezia

La statua di Madama Lucrezia non è solo un pezzo di marmo antico, ma una vera testimonianza della storia e dell'ingegno satirico romano facendo parte delle 6 "statue parlanti" di Roma ed è affascinante come queste antiche statue abbiano continuato a "parlare" per secoli, inoltre è l'unica statua "donna" del gruppo. Si tratta di un busto colossale di epoca romana, alto circa 3 metri. L'identità della figura non è certa, ma si ipotizza possa rappresentare la dea Iside (o una sua sacerdotessa) a causa del nodo sulla veste, oppure un ritratto dell'imperatrice Faustina, moglie di Costanzo II.


Statua di Madama Lucrezia 


Abate Luigi

La statua dell'Abate Luigi è stata rinvenuta nel XVI secolo nelle fondamenta di Palazzo Vidoni e dopo aver adornato vari cortili dei palazzi storici della città, è "ritornata a casa" essendo stata collocata proprio in Piazza Vidoni. Anche l'Abate Luigi, con le sue "pasquinate", è diventato un simbolo di questa resistenza popolare, permettendo ai cittadini di criticare il potere in modo anonimo ma efficace. Anche se la tradizione popolare lo ha ribattezzato "Abate Luigi" per la somiglianza con un sagrestano, la statua in realtà raffigura un "togato", probabilmente un uomo di legge o un alto funzionario pubblico dell'antica Roma.

Statua di Abate Luigi 







Fontana del Babuino

La statua raffigura un Sileno (una divinità minore metà uomo e metà capra, compagno di Dioniso, il dio del vino), ma i romani, trovandola decisamente bruttina e somigliante a una scimmia, la soprannominarono "il Babuino". Il soprannome ha avuto così tanto successo che ha dato il nome all'intera Via del Babuino. Anche questa statua fa parte delle famose "statue parlanti dove i romani affiggevano anonimamente poesie satiriche pungenti e critiche contro il potere, la Chiesa e la politica che in generale pendevano il nome di "pasquinate", che qui però entrava la variante delle Babuinate. La fontana non ha un aspetto elaborato, anzi, Il suo design è piuttosto semplice, con la statua del Sileno che poggia su un bacino di granito romano antico, da cui l'acqua sgorga da due cannelle. La sua fama deriva più dalla sua storia e dall'aspetto unico della statua che dalla sua bellezza artistica.


Fontana del Babuino






Fontana del Facchino

Rappresenta un "acquaiolo", cioè un portatore d'acqua del XVI secolo, con il suo abito tipico e una botticella da cui esce l'acqua. Era un mestiere importantissimo a Roma prima che ripristinassero gli acquedotti. Anche questa fa parte delle famose "statue parlanti" di Roma. Il Facchino, in particolare, era la voce del popolo, un po' come un megafono per la gente comune. Ci sono un sacco di storie sulla sua identità! Alcuni dicevano che raffigurasse Martin Lutero, e il suo volto è stato danneggiato proprio perché la gente gli tirava sassi pensando fosse lui. Altri dicono che sia Abbondio Rizzio, un famoso facchino morto mentre trasportava un barile, e c'era pure una targa che lo ricordava. Originariamente era su Via del Corso, ma nel 1872 è stata spostata su Via Lata, addossata al muro di Palazzo De Carolis. Risulta un po' nascosta ma vale la pena cercarla.

Fontana del Facchino





Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 9 marzo 2026

Fontana delle Anfore

© Photo by Massimo Gaudio

Fontana delle Anfore

Testaccio è un rione di Roma. Al centro di esso si trova l'omonima piazza dove è stata collocata la Fontana delle Anfore.
La fontana fu inaugurata il 26 ottobre 1927, tre anni dopo il bando indetto dal Comune di Roma vinto dall'architetto Pietro Lombardi, il quale si ispirò al vicino Monte Testaccio costituito da frammenti di anfore provenienti dal vicino porto commerciale di Ripa grande sul fiume Tevere.
La sua collocazione nella piazza durò pochi anni a causa del cedimento del terreno sottostante, così l'intera fontana fu trasferita a poca distanza in piazza dell'Emporio vicino Ponte Sublicio.
Il Comune di Roma ha avviato agli inizi della seconda decade del nuovo millennio, un importante progetto di riqualificazione di piazza Testaccio trasferendo il mercato rionale in un nuovo spazio poco distante. La piazza liberata ha potuto così accogliere nuovamente la fontana nel luogo originario e con l'occasione sono stati ripristinati i 45 ugelli di alimentazione dell'acqua rimasti inattivi per moltissimo tempo, oltre all'inserimento di luci all'interno delle vasche rettangolari poste alla base del pinnacolo costituito da un insieme di anfore. La fontana interamente in travertino è stata nuovamente inaugurata il 24 gennaio del 2015.






Vi ringrazio.

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Massimo

venerdì 6 marzo 2026

Da Vienna a Roma, Le meraviglie degli Asburgo, dal Kunsthistorisches Museum

© Photo by Massimo Gaudio

Le meraviglie degli Asburgo presso Palazzo Cipolla di via del Corso a Roma, dal 6 marzo al 5 luglio 2026. Il museo ospita capolavori provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.


La mostra porta il visitatore ad ammirare l'arte attraverso le tradizioni e le culture che col dialogo, il confronto e la diffusione del patrimonio artistico si incontrano per raccontare la bellezza e i valori europei. Il museo ospita capolavori provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Si ammirano opere di artisti fiamminghi come Rubens, Van Dyck, Jan Bruegel il vecchio, sono presenti, opere cosiddette di gabinetto che celebrano le “camere delle meraviglie rinascimentali”, sono dipinti di oggetti preziosi, nature morte e paesaggi che rivelano un'estetica intima e raccolta, di cui fanno parte opere di Borch, Dou, van Ruisdael. Troviamo poi la pittura olandese del Seicento, che racconta la vita quotidiana e privata e la dimensione reale. Le opere sono di artisti come Hals, Lingelbach e Steen, capace di trasformare la scena in una opera teatrale. La pittura tedesca è presente con gli artisti Lucas Cranach, artefice di figure stilizzate, Liss e Sandrart che testimoniano il dialogo tra nord e sud Europa. Durante il percorso si incontra l’inverno di Arcimboldo e il ritratto dell'Infanta Margherita in abito blu di Velázquez. La pittura italiana occupa un posto d'onore in questa mostra con capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Cagnacci e Moroni. Infine, il visitatore può ammirare Caravaggio con l'opera straordinaria Incoronazione di spine, in questo dipinto il tema religioso si amplia e sorprende universalmente l'intera umanità.


Le sale di Palazzo Cipolla ospitano per la prima volta oltre cinquanta capolavori, tra questi ho selezionato alcune opere che di seguito vi propongo.



Nel mio personale percorso, sono stato piacevolmente accolto dall’imperatore Francesco Giuseppe I e dalla imperatrice di Baviera Elisabetta (Sissi) in abito azzurro.

Josef Horaczek, L'imperatrice Elisabetta in abito azzurro (1858) Olio su tela

L'imperatore Francesco Giuseppe I sposò Elisabetta di Baviera, Sissi 1837 1898 il 24 aprile 1854 nella Chiesa degli Agostiniani a Vienna. Sebbene il matrimonio fosse iniziato sotto i migliori auspici, Elisabetta si ritirò ben presto dalla vita di Corte. Negli anni 80 dell'Ottocento Francesco Giuseppe Donò alla moglie la "Hermesvilla", una romantica residenza di campagna, ispirata al modello delle ville borghesi. Il progetto fu affidato a Carl Hasenauer, uno dei due architetti responsabile dei nuovi Musei di Corte.

Un’altra opera che ha catturato la mia attenzione è il capolavoro di Rubens Giove e Mercurio presso Filemone e Bauci.

Peter Paul Rubens e bottega, Giove e Mercurio presso Filemene e Bauci (1620-1625)
Olio su tela

Nelle metamorfosi di Ovidio, Giove e Mercurio, travestiti da mortali, cercano ospitalità in Frigia. Solo la povera coppia di anziani Filemone e Bauci li accoglie, giungendo persino a voler sacrificare la propria oca. Gli dèi si rivelano, proteggono la coppia e annunciano un diluvio che distruggerà il vicinato ostile. Rubens raffigura l'istante della rivelazione, avvicina l'osservatore alla scena e trasporta il racconto antico in un contesto contemporaneo.

Un piccolo teschio in avorio conservato in una teca, all’interno di una stanza buia, rivela un fascino macabro.

Teschio (memento mori), Germania (prima metà del XVII sec) Avorio

Il teschio umano è da sempre simbolo della caducità della vita e della morte. In quest'opera il volto e i capelli sono intatti solo per metà, mentre la porzione, ormai ischeletrita è percorsa da vermi o serpenti. L'aggrovigliarsi dei vermi su un lato costituisce l'ironicamente eloquente contrappunto ai riccioli che ancora incorniciano l'altra metà del capo del giovane defunto. Già Aristotele aveva osservato come le cose che ci repellono nella realtà, tendono ad essere contemplate con particolare piacere quando sono riprodotte come immagini fedeli.



Un quadro che ho incontrato si trasforma in una opera teatrale nel quale i protagonisti mettono in atto una scena tanto assurda quanto ironica: Il mondo alla rovescia

Jan Steen, Il mondo alla rovescia (1663) Olio su tela, 105 x 145 cm

Uova rotte e un maiale che divora rose, un bambino che fuma una pipa. I dipinti di Steen, spesso concepiti come scene teatrali, invitano lo spettatore a decifrare gli indizi presentati con gusto giocoso. Il dipinto mette in scena una famiglia disfunzionale. Il punto di partenza è la padrona di casa assopita a sinistra del tavolo. Un cane si avventa sul pasticcio di carne precedentemente servito, uno dei bambini ruba qualcosa da un armadietto a muro, mentre il più piccolo gioca distrattamente con una collana di perle. In primo piano una donna tiene in modo allusivo un bicchiere pieno tra le gambe dell'uomo seduto accanto a lei.


Un quadro che rappresenta una natura morta di incredibile bellezza, si materializza in oggetti altrettanto straordinari custoditi in una teca al di sotto di esso.

Juriaen van Streeck, Natura morta con coppa di nautilus e coppa da zenzero (terzo quarto del XVII sec) Olio su tela

Ulrich I. Ment, Coppa di nautilus, Augusta (1624-1628) Guscio di nautilus e argento dorato

Ciotola, Cina, Dinastia Ming (seconda metà del XVI sec) Porcellana dipinta

Una Coppa di Nautilus con opulenta montatura dorata si colloca in immediata prossimità di un vaso per lo zenzero aperto. In primo piano, leggermente inclinata. Compare una ciotola “Wanli”, Conserve di zenzero, limoni, arance e nocciole erano prodotti di importazione nei Paesi Bassi e allo stesso modo il pane bianco era considerato una prelibatezza. Gli oggetti, qui raggruppati come testimonianze del commercio globale, indicano l'eccezionale importanza dei Paesi Bassi come potenza marittima.



Non me ne vogliano gli ammiratori di Caravaggio, ma questo dipinto di Liss che ritrae Giuditta e Oloferne è un meritevole capolavoro.

Johann Liss, Giuditta con la testa di Oloferne (primo terzo del XVII sec)
Olio su tela, 129 x 104 cm

Durante l'assedio della città di Betulia, Giuditta riuscì a penetrare nell'accampamento di oloferne. Portando vino, olio, fichi e pane, ella si finse inizialmente una disertrice. Nel corso di un banchetto Oloferne beve tanto vino da addormentarsi. Giuditta, rimasta sola con lui, lo decapitò con la sua stessa spada. In modo indipendente rispetto al racconto dell'Antico Testamento, l'episodio conobbe una vasta fortuna come simbolo di coraggio combattivo. Liss, che soggiornò a lungo a Roma, si ispirò stilisticamente sia a Caravaggio che a Peter Paul Rubens.



Chi non ama l’Arcimboldo? In questa mostra è piacevolmente esposto “l’inverno”

Giuseppe Arcinboldo, l'inverno (1563) Olio su tavola, 67 x 51 cm

Con la sua brillante immaginazione, Arcimboldo combina rami secchi e spezzati, muschio, foglie di edera, escrescenze e funghi del bosco, dai quali ricava i lineamenti, i capelli e la barba. Una fessura nel tronco suggerisce l'occhio; il naso è formato da un ramo spezzato privo di corteccia all'estremità. Che rivela il legno rossastro sottostante, evocando il colore di un naso colpito dal freddo invernale. Il mantello di paglia intrecciata contiene due indizi cruciali per l'interpretazione di questa singolare immagine si distingue. Una lettera "M" che si riferisce a Massimiliano, il futuro imperatore e l'acciarino, simbolo dell'Ordine del Toson d'Oro.


Uno straordinario ritratto simbolo di questa mostra rappresenta la maestria di Velázquez.

Diego Velázquez, L'infanta Margherita in abito blu (1659) Olio su tela

Questo ritratto era destinato a presentare alla Corte viennese l'infanta (1651-1673), che all'epoca aveva 8 anni come promessa sposa del figlio di Ferdinando, il futuro imperatore Leopoldo I, rendendo così evidente un nuovo successo della politica matrimoniale dinastica degli Asburgo. Sebbene Velázquez fosse vincolato dalle convenzioni tradizionali, sfruttò al massimo la libertà pittorica consentita da questo contesto. L'opera rientra tra i più alti esempi della sua spesso celebrata maestria nel dare vita alla superficie con pennellate sicure. Toni freddi, azzurro-grigi si alternano a mezze ombre rosate, rendendo luminoso l'incarnato pallido.



Il ritratto della Sacra Famiglia nella sua dimensione umana, emanata dai particolari, potrebbe rappresentare la sosta di una qualunque famiglia del Seicento.

Orazio Lomi Gentileschi, Riposo durante la fuga in Egitto (1626-1628)
Olio su tela, 137 x 216 cm

La figura di Maria conserva un'eleganza raffinata, accentuata dalla posa sofisticata della mano sinistra e dal gesto giocoso con cui copre parzialmente la nudità del Bambino mediante il panno bianco. L'atto dell'allattamento è rappresentato, ma non in modo ostentato. La tavolozza cromatica è ridotta e calibrata con precisione, i pochi accenti si integrano in un insieme dominato da tonalità fredde basate su gradazioni di grigio finemente sfumate. Una novità è il bastone da viaggio di Giuseppe, fortemente (e non del tutto logicamente) illuminato, che assume quasi il carattere di trompe-l'oeil.

Non può non sorprendere l’opera di Caravaggio Incoronazione di Spine

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Incoronazione di spine (1603)
Olio su tela, 127 x 165 cm

Michelangelo Merisi da Caravaggio è considerato uno dei principali innovatori della pittura europea intorno al 1600. Le sue opere si caratterizzano per l'attenzione al mondo visibile, per una drammatica regia della luce e per l'immediata presenza fisica dei soggetti. L'incoronazione di spine, rientra tra le raffigurazioni più intense della sofferenza di Cristo nell'opera di Caravaggio.

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Maffeo Barberini di Caravaggio torna a casa

© Photo by  Massimo Gaudio MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini Ho avuto modo di ammirare presso le ...