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Una immagine devozionale per l'eremita

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© Photo by Massimo Gaudio Madonna col Bambino (XV sec.) Museo delle Mura a Porta San Sebastiano Il Museo delle Mura si trova a Porta San Sebastiano, proprio dove ha inizio via Appia Antica. Il museo si sviluppa su più piani dentro le due torri della porta e prosegue lungo le Mura Aureliane in tratti di camminamento sia coperto che scoperto. Aveva lo scopo di unire le varie torri sparse lungo tutta la sua lunghezza. Nel XV secolo alcune torri delle Mura venivano date in uso a eremiti o piccole comunità religiose. L’affresco della Madonna col Bambino che si trova lungo il cammino interno del Museo nella Torre n. 3, serviva come immagine devozionale per chi viveva lì. Sotto la lunetta con l'affresco, che è sostenuta da una trave di legno, si notano i cardini che servivano come sostegno per una porta che isolava l'ambiente trasformato in romitorio. L'affresco prima di essere restaurato nel 1996, versava in pessimo stato di conservazione, era ricoperto da spesse efflorescenze s...

Un fumetto di 2100 anni fa!

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© Photo by Massimo Gaudio A Palestrina non c’è solo il Mosaico del Nilo. In una sala al secondo piano dove appesi sui muri ci sono splendidi mosaici pavimentali, c’è un quadretto musivo di circa 50x90 cm, del II-I secolo a.C., trovato probabilmente in una casa ricca di Praeneste. Rappresenta un uomo forse accovacciato che indica una donna nuda in piedi di fronte a lui e accanto c’è scritto all'interno di una tabella ansata in greco:   ΚΑΛΗ ΝΗ ΤΟΝ ΔΙΑ ΤΟΝ ΟΛΥΜΠΙΟΝ  “Bella, lo giuro su Zeus Olimpio!” È letteralmente un fumetto di 2100 anni fa: disegno + battuta in nuvoletta. Il ΝΗ ci dice che a parlare è un uomo, perché era il giuramento maschile. Dimostra che i romani usavano i mosaici anche per scene di vita quotidiana, ironia, commenti “social”, non solo dèi e battaglie. Praticamente gli antichi romani già facevano le reaction con le caption. Solo che invece di postarle su Instagram, le facevano a mosaico e duravano 2000 anni. Che tablet! Sala espositiva

RUBENS vs CARAVAGGIO – Due Meduse, due modi per fare paura

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© Photo by Massimo Gaudio PETER PAUL RUBENS La testa di Medusa (1613 ca) dettaglio Olio su tavola, 60,5 x 112,4 cm Moravská Galerie, Brno La Galleria Borghese in Roma fino al 20 settembre prossimo ospita una mostra cui tema è la Metamorfosi di Ovidio . Sono esposte opere provenienti da varie parti del mondo e sono tutte in vario modo molto belle da ammirare, ma una su tutte mi ha colpito in modo particolare, ed è La testa di Medusa di Peter Paul Rubens . La mente non ci pensa due volte e parte subito il confronto con la Medusa di Caravaggio e viene da dire: Chi ha influenzato chi? C'è da dire che Caravaggio dipinge la sua Medusa nel 1597 per il Cardinale Del Monte, che la regala a Ferdinando I de’ Medici, Rubens invece la vede sicuramente quando è in Italia tra 1600-1608 e una volta tornato a casa ne fa una versione ancora più terrificante, quindi se si vuole il terrore psicologico dell'atto immediatamente successivo del taglio della testa da parte di Perseo, allora Caravag...

METAMORFOSI Ovidio e le Arti alla Galleria Borghese dal 23 giugno al 20 settembre 2026

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   © Photo by Massimo Gaudio Dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam , approda alla Galleria Borghese Metamorfosi Ovidio e le Arti , Il grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra le due Istituzioni e curato da Francesca Cappelletti e Fritz Scholten. Dal 23 giugno al 20 settembre 2026 la mostra si presenta a Roma in una configurazione autonoma e originale, frutto di un articolato dialogo scientifico internazionale. Che ha riunito oltre 80 opere provenienti da prestigiosi musei europei e americani. A partire dalle Metamorfosi di Ovidio, uno dei testi fondativi e più duraturi dell'immaginario occidentale, il progetto esplora l'idea della Metamorfosi come principio universale e come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. Il poema ovidiano diventa così il punto di accesso a una visione del mondo fondata sul mutamento, sull'instabilità delle forme e sulla permeabilità dei confini tra umano, naturale e divino. Gli spazi della G...

Fibula Prenestina

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  © Photo by Massimo Gaudio Fibula Prenestina,  Foro di Praeneste,  Palestrina (RM) La Fibula Prenestina è una delle testimonianze più famose e più dibattute della storia del latino. È una spilla da balia in oro, misura 2,7 x 11,3 x 2 cm, usata per fermare i mantelli. Risale alla metà del VII secolo a.C., periodo orientalizzante della civiltà etrusca. Oggi è esposta al Museo delle Civiltà a Roma, ex Museo Pigorini, mentre presso il Foro di Praeneste che si trova a Palestrina vicino Roma ne è esposta una copia. Questa fibula è importante perché sul corpo è incisa in latino arcaico la frase: MANIOS MED FHE FHAKED NVMASIOI Tradotta e letta da destra verso sinistra, significa più o meno: “Manio mi ha fatto per Numasio” . È considerata il più antico documento scritto in lingua latina mai ritrovato. L’iscrizione è preziosa per i linguisti perché mostra caratteristiche del latino arcaico, in pratica questo è un gioiello " parlante " etrusco di 2700 anni fa che ci ha regalato la...

Rilievo con trionfo dell'imperatore Traiano al Museo Archeologico Nazionale di Palestrina

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© Photo by Massimo Gaudio Rilievo con trionfo dell'imperatore Traiano (prima metà II sec. d.C.) Al piano nobile del Museo Archeologico Nazionale di Palestrina, è esposto nella sala dedicata alla scultura romana, il  Rilievo con trionfo dell'imperatore Traiano , uno dei pezzi più importanti del Museo ospitato a Palazzo Colonna Barberini. È un grande e raro rilievo in marmo che mostra l’imperatore Traiano durante una cerimonia di trionfo. La scena è frammentaria ma si riconoscono bene alcuni elementi tipici: L’imperatore è in piedi su una quadriga trionfale trainato da quattro cavalli, vestito con la toga picta e con in mano lo scettro mentre viene incoronato. Sulla quadriga si nota in rilievo la Vittoria alata. Uno dei cavalli è sollevato come se stesse sfilando davvero. Il senso del movimento è incredibile per un marmo di 1900 anni fa. Davanti e dietro la quadriga ci sono littori con fasci, soldati, musici e personaggi togati. È scolpito con uno stile molto raffinato, databile...

L'Appia Antica che non ti aspetti

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   © Photo by Massimo Gaudio Targa stradale che si trova a Santa Maria delle Mole Via Appia Antica, detta anche Regina Viarum, è tra le più antiche strade romane e lungo tutto il suo percorso racconta più di 2300 anni di storia. Contrariamente a quanto succede per le altre antiche strade di Roma, alle quali veniva dato il nome a seconda dello scopo per il quale era stata costruita (es. Via Salaria per il sale), via Appia Antica prende il nome dal suo costruttore, ovvero il censore Appio Claudio Cieco, che la realizzò a partire dal 312 a.C. Nel progetto iniziale arrivava fino a Capua (ora Santa Maria Capua Vetere), ma nel corso dei secoli successivi, divenne sempre più lunga fino ad arrivare nel 191 a.C. a Brindisi, dove è ancora presente una delle due colonne che indicavano il punto terminale della strada. Della Regina Viarum si conosce maggiormente il tratto interno, quello che va da Porta san Sebastiano fino al Mausoleo di Casal Rotondo, ma in questo articolo vorrei mettere ...