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lunedì 8 luglio 2024

MARCO BENEFIAL E IL SETTECENTO ROMANO A PALAZZO BARBERINI

 © Photo by Massimo Gaudio

Sala Roma 1670-1750 - Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma

La scena delle arti figurative a Roma a cavallo tra il '600 e '700, è caratterizzata da svariati modi di intendere l'arte. Lo stile barocco portato avanti da Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680), pian piano lasciano spazio ai nuovi stili proposti da vari artisti del momento. Dalla primavera scorsa, alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, sono state aperte al primo piano, dieci nuove sale espositive. In una di queste si trovano svariate opere di artisti che, anche se non nati a Roma, vi hanno vissuto e lavorato portando avanti a testa alta l'Arte italiana, tra cui Marco Benefial (Roma 1684 - 1764). In questo articolo, troverete tutte le opere dell'artista romano presenti nella sala. Ho inserito inoltre altre due opere dell'artista che in passato ho avuto il modo di ammirare mentre erano presenti nelle sale espositive del secondo piano e che credo si trovino ora nei depositi del museo.

Marco Benefial, Ritratto della famiglia Quarantotti (la famiglia del Missionario) (1756)
Nel dipinto di grandi dimensioni posto sulla parete di fronte rispetto all'ingresso nella sala, l'artista ha ritratto la famiglia Quarantotti attorno al giovane chierico Giovan Battista mentre si accinge in esercizio oratorio con la croce in una mano e l'indice verso il cielo. È curioso notare il vestiario esotico per l'epoca indossato dai partecipanti alla scena i quali sembrano però che siano più affascinati dalla presenza del pittore che dal sermone.
Ritratto della famiglia Quarantotti, Olio su tela 245x335cm. del 1756

Marco Benefial, Piramo e Tisbe (1735/1740)

Nel dipinto, Marco Benefial racconta l'ultimo atto di una storia d'amore raccontata da Ovidio. Tisbe e Piramo non riescono a incontrarsi di persona perché ostacolati dalle rispettive famiglie, quindi decidono di incontrarsi in un luogo prestabilito in corrispondenza di un albero di gelso. La prima ad arrivare è Tisbe che poco dopo nota una leonessa con la faccia sporca di sangue che si avvicina a una fonte per dissetarsi. Lei per paura scappa via ma le cade un velo in terra. La leonessa dopo essersi dissetata vede il velo e lo straccia con le fauci ancora insanguinate e poi se ne va. Piramo che arriva in un secondo momento, vede il velo strappato e insanguinato, lo riconosce e pensando che la sua amata fosse rimasta vittima della belva, prende il suo pugnale e si trafigge. Poco dopo arriva Tisbe e visto il corpo dell'amato in terra esanime, prende lo stesso pugnale e si trafigge per seguire la sua stessa sorte. Nella scena raccontata attraverso il pennello del pittore, si vede proprio l'ultima scena appena raccontata, aggiungendo due amorini che appaiono come veri macchinatori della scena. Quello in basso alza il velo che ha tratto in inganno Piramo, mentre l'altro seduto su un ramo del gelso, simbolicamente spegne la fiamma che simboleggia la vita dei due amanti.
Piramo e Tisbe, Olio su tela 218 x 135cm del 1735/1740

Marco Benefial, Ercole e Onfale (1735/1740)

Come Piramo e Tisbe, anche il dipinto di Ercole e Onfale faceva parte della collezione di Niccolò Soderini, e anche qui il pittore si misura con la favola antica. Ercole è raffigurato mentre viene costretto per punizione a fare lo schiavo della regina Onfale di Lidia. Lo costringe a fare lavori femminili come filare la lana, mentre lei si appropria degli attributi virili di Ercole come la clava e la sua pelle del leone nemeo che indossa. Alle spalle del semidio si trovano due amorini che istigano la passione dell'eroe che per compiacere la sua "regina", si lascia mettere in ridicolo.
Ercole e Onfale, Olio su tela 218x135cm del 1735/1740

Marco Benefial, Santa Maria da Cortona ritrova il cadavere dell'Amante (1728-1732)

La tela qui sopra, è il bozzetto per la tela preparatoria per uno dei quadri della cappella di Boccapaduli nella chiesa romana dell'Aracoeli in occasione della canonizzazione di Santa Margherita da Cortona. Nel dipinto viene narrato un momento cruciale della sua storia durante il ritrovamento del corpo nudo in un bosco dell'amante. La donna affranta dal dolore viene guidata dal cane del defunto e indossa ancora le vesti mondane. Da quel momento Margherita decide di cambiare vita scegliendo di conformarsi a un modello francescano.

Santa Maria da Cortona ritrova il cadavere dell'Amante, Olio su tela 120x145cm del 1728/1732


Marco Benefial, Il peccato originale

Marco Benefial, La cacciata dal Paradiso terrestre

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 7 settembre 2023

GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA - PALAZZO BARBERINI: IL PIANO NOBILE, ALA SUD

© Photo by Massimo Gaudio




L' Ala sud
Il Museo negli ultimi tempi ha vissuto fasi molto importanti dedicate alla ristrutturazione delle sale espositive. A dare il via ai nuovi spazi espositivi è stata l'apertura dell'ala sud che si trova in corrispondenza dello scalone elicoidale del Borromini, dove hanno trovato collocazione molte delle opere che si trovavano una volta al secondo piano del palazzo. Parliamo di artisti del calibro di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), Pompeo Batoni (1708-1787). Mattia Preti (1613-1699), Giovanni Antonio Canal detto CANALETTO (1697-1768) e molti altri ancora, sia italiani che stranieri.
    Mettetevi comodi, inizia la visita 
Sala del Trono
Chi conosce già Palazzo Barberini ricorda sicuramente che la visita al museo terminava con la Sala dei Marmi. Ora invece è proprio da quest'ultima attraverso una porta si accede alla nuova Ala sud. Varcata la soglia si accede in un grandissimo salone oggi chiamato SALA DEL TRONO (Sala 33) con al centro un magnifico e imponente lampadario in vetro e alle pareti sono collocati tre enormi quadri.

Sala 33 - Sala del Trono


Giuseppe Belloni, Bacco e Arianna (1665-1673)




Sala Lanfranco
Dalla Sala del Trono si accede ad altre sale attraverso quattro porte. Io consiglio di iniziare la visita da quella che si trova subito a sinistra che collega quest'ultima alla Sala 34 chiamata LANFRANCO. Al suo interno ci sono dipinti di Guido Cagnacci (1601-1663), Francesco Furini (1603-1643), Giovanni Lanfranco (1584-1647), inoltre all’interno di una teca in vetro sono esposti due Calcagnini in legno e cuoio del XVII secolo (una sorta di sandalo con tacco unico alto 27 cm.).

Sala 34 - Sala Lanfranco
Francesco Furini, Giuditta e Oloferne (1630-1635) Olio su tela

Giovanni Lanfranco, Venere suona l'arpa (1630 ca.) Olio su tela

Guido Cagnacci, Santa Maria Maddalena penitente (1626-1627) Olio su tela

Manifattura veneziana, Calcagnini (inizio XVII sec.) Legno e cuoio


Sala Mattia Preti
La sala successiva è dedicata a MATTIA PRETI (sala 36) dove si trovano quattro grandi tele dell'artista calabrese e caravaggesco tra i più affermati, una delle quali dipinta con il fratello Gregorio.

Sala 36 - Mattia Preti


Gregorio e Mattia Preti, Allegoria dei cinque sensi (1642-1646)

Mattia Preti, La cena del ricco Epulone (1655-1660) Olio su tela

Mattia Preti, La fuga da Troia (1635 ca.) Olio su tela

Mattia Preti, La resurrezione di Lazzaro (1655-1660) Olio su tela

Sala Pittura a Napoli
Dalla Sala 36 si accede alla Sala 35 chiamata PITTURA A NAPOLI che si affaccia sui giardini del Palazzo. Sono presenti dipinti di artisti che per nascita o per adozione, hanno espresso la loro arte influenzati dalla pittura caravaggesca come Jusepe de Ribera detto LO SPAGNOLETTO 1591-1652), Luca Giordano (1634-1705), Giovanni Battista Caracciolo detto BATTISTELLO (1578-1635), Massimo Stanzione (1585-1656) e infine Hendrick van Somer (1607-1656).
Sala 35 - Pittura a Napoli


Battistello Caracciolo, Sant'Onofrio (1625 ca.) Olio su tela

Hendrick van Somer, San Girolamo (1652) Olio su tela

Jusepe de Ribera, San Giacomo (1632-1635) Olio su tela

Luca Giordano, Ritratto di Capomastro (Cratete) (1660 ca.) Olio su tela

Massimo Stanzione, Compianto su Cristo morto (1621-1627) Olio su tela

Sala Roma 1670-1750
Entrando nella sala 37 si rimane subito affascinati dal busto realizzato da Gian Lorenzo Bernini che ritrae papa Clemente X Altieri in una delle ultime sue opere, e con Carlo Maratta (o Maratti), finiscono il secolo del Barocco, mentre il romano Marco Benefial è ormai attivo già nella fine del Seicento spingendosi ben dentro il nuovo secolo dei Lumi, al quale fa compagnia il capodistriano Francesco Trevisani con quattro opere su altrettanti continenti fino allora conosciuti, dei quali copie in mosaico si trovano nella basilica di San Pietro in Vaticano.
Alle opere riunite in questa sala fa eco il dipinto nel soffitto affrescato da Giuseppe Bartolomeo Chiari, allievo del Maratta, con la scena della favolosa nascita di Pindaro: Soggetto scelto per celebrare l'eloquenza poetica di papa Urbano VIII e dei Barberini, in quella che era la camera per le udienze dei cardinali della famiglia.

Sala 37 - Roma 1670-1750

Carlo Maratta, San Giovanni Evangelista (1690 ca.) Olio su tela

Carlo Maratti, San Paolo (1667 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, Africa (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, America (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, Asia (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, Europa (1709 ca.) Olio su tela

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Papa Clemente X Altieri (1676-1680) Marmo

Marco Benefial, Ercole e Onfale (1735-1740) Olio su tela

Marco Benefial, Piramo e Tisbe (1735-1750) Olio su tela

Marco Benefial, Ritratto della famiglia Quarantotti (la famiglia del Missionario) (1756) Olio su tela

Marco Benefial, Santa Maria da Cortona ritrova il cadavere dell'Amante (1728-1732) Olio su tela

Pierre-Etienne Monnot, Modello del monumento funebre di Innocenzo XII Odescalchi (1697ca.) Legno dipinto e terracotta

Volta di Giuseppe Bartolomeo Chiari, La nascita di Pindaro


Sala Pompeo Batoni
La sala 38 è dedicata a POMPEO BATONI, ci sono degli eccellenti ritratti di personaggi altolocati sia italiani che stranieri. Questi facevano di tutto per farsi fare un ritratto da Pompeo Batoni che nell’Ottocento era uno dei ritrattisti più ricercati sia in ambito ecclesiastico che in quello nobiliare, soprattutto per l’eleganza, la raffinatezza e la cura dei dettagli.

Sala 38 - Pompeo Batoni - Pierre Subleyras

Pompeo Batoni, Agare e l'angelo (1776) Olio su tela

Pompeo Batoni, Ritratto del conte Niccolò Soderini (1765) Olio su tela

Pompeo Batoni, Ritratto del principe Abbondio Rezzonico (1766) Olio su tela

Pompeo Batoni, Ritratto di Clemente XIII Rezzonico (1760) Olio su tela

Pompeo Batoni, Ritratto di Sir Henry Peirse(1765) Olio su tela

Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena (1740 ca.) Olio su tela


Sala la Veduta Veneziana
Nella Sala 39 si trovano esposte tele riferite al Settecento veneziano. Infatti, si chiama LA VEDUTA VENEZIANA e non riguarda soltanto il paesaggio cittadino, ma spazia anche fuori dal territorio veneto arrivando fino in Austria. In sintesi, il tema è incentrato sulla visione del paesaggio secondo gli artisti nati a Venezia. Tra tutti spicca senza dubbio Giovanni Antonio Canal detto Canaletto, ma ce ne sono altri che meritano grande considerazione perché veramente bravi e i loro dipinti esposti nella sala lo dimostrano.
Sala 39 - La Veduta Veneziana


Giovanni Antonio Canal detto CANALETTO, Veduta di Vanezia dal Canal Grande (1335-1740)

Bernardo Bellotto, Veduta del castello imperiale di Schlossof (1760-1763)
Francesco Guardi, Venezia, la chiesa di san Giorgio vista dal canale della Giudecca (1770-1780)
Giovanni Antonio Canal detto CANALETTO, Veduta di Vanezia con piazza San Marco con le Procuratie (1335-1740)

Giovanni Antonio Canal detto CANALETTO, Veduta di Venezia con il Ponte di Rialto (1735-1740)

Giovanni Antonio Canal detto CANALETTO, Veduta di Venezia con la Piazzetta (1735-1740) 

Bernardo Bellotto, Veduta della piazza del mercato di Dresda (1743)

Francesco Guardi, Capriccio di architettura con una piramide rovine romane e figure (1770-1780)


Sala La Veduta Romana
L’altra sala ad angolo dell'Ala Sud speculare alla precedente che si affaccia sul piazzale di Palazzo Barberini è la 40 ed è dedicata a LA VEDUTA ROMANA con sette splendidi paesaggi immortalati dal pennello del grande pittore olandese Gaspar van Wittel (1653-1736) che in molti conoscono anche con il nome italianizzato Vanvitelli. Oltre a Vanvitelli è presente un’opera di Giovanni Paolo Panini (1691-1795) che in un solo quadro, con un capriccio, racchiude molti monumenti romani. Anche io ho voluto contribuire con una foto dove attraverso la finestra si vede la facciata e il piazzale del Palazzo e uno scorcio su Via Veneto.

Sala 40 - La Veduta Romana
Giovanni Paolo Panini, Capriccio con i più celebri monumenti e sculture dell'antichità di Roma (1734)

Gaspar van Wittel, Roma, veduta della piazza del Quirinale (1685)
Gaspar van Wittel, Roma, veduta di ponte rotto a Ripa Grande (1681)
Gaspar van Wittel, Roma, la passeggiata di Villa dei Medici (1683)

Gaspar van Wittel, Roma, veduta della chiesa di Trinità dei Monti (1683)

Gaspar van Wittel, Roma, veduta della piazza del Quirinale (1681)

Gaspar van Wittel, Roma, veduta di Castel sant'Angelo e dei prati di Castello (1865 ca.)

Gaspar van Wittel, Roma, veduta di ponte rotto a Ripa Grande (il Tevere e l'Aventino)

Gaspar van Wittel, Veduta di Roma da Ripa Grande (1681)

La facciata ed il piazzale del Palazzo ed uno scorcio su Via Veneto. 

Sala il Grand Tour
A partire dal XVII secolo, si sviluppò la moda dei viaggi per conoscere e arricchire il proprio sapere attraverso la conoscenza delle arti, comprese quelle antiche, i costumi e la cultura dei vari paesi europei. Questo modo di viaggiare venne chiamato IL GRAND TOUR e poteva durare mesi o addirittura anni; quindi, una tale possibilità era riservata ai giovani ricchi aristocratici, anche perché nel viaggio era previsto l'acquisto di oggetti riguardanti il posto visitato. Uno dei Paesi dove non poteva mancare assolutamente il passaggio di questi giovani era l'Italia da sempre ricca di storia antica con le rovine sia romane che greche, perciò Roma, la Sicilia e Napoli con la vicina Pompei, erano sicure tappe dove soggiornarvi per molto tempo. Anche l'arte di quei tempi veniva presa in grande considerazione e spesso era di norma farsi fare un ritratto dai più affermati pittori del momento come, ad esempio, i ricercatissimi Pompeo Batoni e Canaletto. Anche le vedute paesaggistiche venivano prese fortemente in considerazione se non si aveva la fortuna di poter conoscere pittori affermati. La sala 41 è stata dedicata proprio al Grand Tour, con opere di artisti di varie nazionalità europee che ebbero modo di passare gran parte della loro vita in Italia e alcuni di loro rimasero affascinati dalla bellezza del nostro Paese da restare fino alla fine dei propri giorni.

Sala 41 - IL Grand Tour 
Sala 41 - Il Grand Tour, La volta
Anton Von Maron, Ritratto di Sir Robert Clive (1766)


Anton Raphael Mengs, Giove e Ganimede (1760)

Jacob Philippe Hackert, La cascata dell'Aniene a Tivoli (1769)

Angelica Kauffmann (Coire, Svizzera 1741 - Roma 1807), Ritratto di giovinetta in veste da baccante (1801)

Emile Jean Horace Vernet (Parigi 1789-1863), Ritratto di Filippo Agricola (1820)

Anton Von Maron (Vienna 1733 - Roma 1808), Ritratto del cardinale Vincenzo Maria Altieri (1780)

Jean-Jacques Caffieri, Ritratto di gentiluomo (Seconda metà XVIII sec.) Marmo

Sala Donazione Lemme
Nella Sala 42 si trova una raccolta di ventuno dipinti donati da Fabrizio e Fiammetta Lemme nel 1998 alla Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. Al suo interno ci sono opere di artisti del '600 e '700 italiano come Pier Leone Ghezzi, Sebastiano Conca, Domenico Corvi, Francesco Trevisani e Giuseppe Chiari.

Sala 42 - Donazione Lemme


Quella della Donazione Lemme era l'ultima Sala dell'Ala Sud. Usciti da questa stanza si ritorna nuovamente al punto di partenza ovvero la Sala del Trono. Per andare verso l'uscita bisogna passare per la Sala dei Marmi, dopodiché ad attenderci c'è il magnifico scalone elicoidale progettato da Francesco Borromini nel 1633-1634.
Lo scalone elicoidale del Borromini

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

L'Elefante del Bernini ferito e le sue origini

© Photo by  Massimo Gaudio Piazza della Minerva, Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano ferito È successo nuovamente! Ancora u...