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venerdì 24 aprile 2020

La morte di Adone di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto


Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, La morte di Adone (1637) - Galleria Corsini - Roma
Il mito di Venere e Adone è qui giunto al suo ultimo atto. Adone, il bellissimo giovane amato da Venere, è stato ferito a morte da un cinghiale durante una battuta di caccia. La dea irrompe sulla scena con un vero e proprio salto, che non è semplicemente una trovata scenica ma è legato alla narrazione. Ovidio, infatti, nel X libro delle Metamorfosi, narra che Venere si trova sul suo carro trainato da cigni, di ritorno a Cipro, quando da lontano sente i gemiti di Adone morente e si precipita giù dal cielo. Alle spalle di Adone vediamo un cane da caccia, un tronco spezzato e un paesaggio dai colori foschi. Il corpo del giovane risalta sul rosso del panneggio, probabile allusione al colore dell’anemone, il fiore in cui verrà tramutato il suo sangue.
L’episodio è riletto in chiave cristologica, come già era avvenuto in ambito letterario con il poema Adone (1623) di Giovan Battista Marino. La ferita di Adone è sul costato, non sull’inguine, come nel poema ovidiano, e il modo in cui Venere solleva le braccia, in segno di disperazione, è stato messo in relazione con l’iconografia della Maddalena. (dal sito Galleria Corsini)


Autore: Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto (Jativa 1591 - Napoli 1652)
Titolo: La morte di Adone
Supporto: Olio su tela
Anno: 1637
Misure (cm.): 179 x 262
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

domenica 5 aprile 2020

NEGAZIONE DI PIETRO DI JUSEPE DE RIBERA

Jusepe de Ribera detto LO SPAGNOLETTO, Negazione di Pietro (1615-1616) - Palazzo Barberini - Roma
 Il soggetto ebbe molta fortuna tra gli imitatori di Caravaggio, giacché consentiva una ambientazione notturna, con vivaci effetti di luce, uno studio realistico dei tipi fisionomici, nonché una più immediata attualizzazione del racconto evangelico in termini di costumi, attitudini ed atmosfere.
Il pittore, memore della concentrata retorica gestuale della messa in scena del Merisi nella Chiamata di san Matteo, rovescia, per così dire, la dinamica drammaturgica dell'azione. Qui è san Pietro, ancora al limite del quadro, ma rimasto solo, ad esser fatto segno di un gesto che lo chiama in causa personalmente, un movimento che si ripete, come un'eco, nella mano scura del vecchio e in quella pallida della donna, cui l'apostolo risponde col proprio gesto, quasi a rendere tangibile il dramma della triplice negazione. (dal sito Palazzo Barberini)



Autore: Jusepe de Ribera detto lo SPAGNOLETTO
Titolo: Negazione di Pietro
Supporto: Olio su tela
Anno: 1615 - 1616
Misure (cm.): 163 x 233
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

sabato 27 luglio 2019

L'INFLUENZA DI CARAVAGGIO NELLA PITTURA NAPOLETANA

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Davide con la testa di Golia (1609-1610) - Galleria Borghese - Roma
Nella prima decade del '600, Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610), ebbe guai seri con la legge e, a seguito del ferimento a morte di un suo rivale, venne condannato a morte. Fuggì da Roma grazie all'appoggio della famiglia Colonna che attraverso alcuni stratagemmi, riuscì a proteggerlo fino al suo arrivo a Napoli. Nella città partenopea, egli vi soggiornò in due periodi diversi, intervallati da un viaggio che fece in Sicilia e Malta. Le sue opere esposte nelle chiese napoletane, furono di stimolo per i pittori del posto, che seguirono lo stile del Merisi. Il primo di questi fu Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (Napoli 1578 - 1635) che seguì alla lettera lo stile caravaggesco, e nel dipinto del 1625 intitolato Sant'Onofrio lo si nota chiaramente. La luce cruda proveniente dall'alto, penetra nell'oscurità e mette in evidenza il corpo del santo ormai invecchiato.
Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, Sant'Onofrio (1625) - Palazzo Barberini - Roma
Un'altro pittore napoletano che seguì le orme di Caravaggio, anche se per un breve periodo, fu Massimo Stanzione (Frattamaggiore 1585 - Napoli 1656). Si nota la sua passione per questo genere pittorico guardando un suo dipinto eseguito tra il 1621 ed il 1627 dal titolo Compianto sul Cristo morto, un olio su tela le cui misure sono 125 x 178 cm. Anche qui la luce proveniente dall'alto illumina fortemente Cristo, mentre la Maddalena e l'angelo rimangono quasi al buio.
Massimo Stanzione, Compianto sul Cristo morto (1621-1627) - Palazzo Barberini - Roma
Mattia Preti (Taverna 1613 - La Valletta 1699), non è un pittore napoletano, ma a Napoli trascorse alcuni anni della sua vita pittorica prima di trasferirsi a Malta. In questo periodo ebbe contatti con altri pittori del posto che in qualche modo lo influenzarono, infatti per un breve periodo abbracciò il caravaggismo ed il dipinto Tributo della moneta ne è una valida dimostrazione.
Mattia Preti, Tributo della moneta - Galleria Corsini - Roma
Ci fu in quel periodo un pittore che non era napoletano, e neanche italiano, che però a Napoli trovò una seconda casa. E' lo spagnolo Jusepe de Ribera (Xàtiva 1591 - Napoli 1652), un pittore che dello stile di Caravaggio ne fece un punto di forza, infatti fu uno dei più rilevanti pittori dell'epoca, anche a livello internazionale.
Jusepe de Ribera, San Giacomo - Palazzo Barberini - Roma
Jusepe de Ribera, San Gregorio Magno - Palazzo Barberini - Roma
Un'altro pittore straniero che visse a Napoli e che fu influenzato anch'egli dallo stile di Caravaggio. Parliamo del pittore fiammingo Hendrick van Somer (Lokeren 1607 - Napoli 1656). Molto interessante è il San Girolamo di Enrico il fiammingo (anche così veniva chiamato) che ricorda il celebre dipinto del Caravaggio che si trova alla Galleria Borghese.
Hendrick van Somer, San Girolamo (1652) - Palazzo Barberini - Roma
Michelangelo Merisi detto Caravaggio, San Gerolamo (1605-1606) - Galleria Borghese - Roma
https://www.massimogaudio-photography.com/

Valentin de Boulogne - 11 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Jean Valentin detto VALENTIN DE BOULOGNE  (Coulommiers, 3 gennaio 1591 – Roma, 19 agosto 1632) Valentin de Boulog...