Passa ai contenuti principali

In primo piano

Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano

      #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano (1580 ca.) La tavola, firmata in lettere capitali puntate riportate sulla base dell’organo, raffigura il preludio del martirio dei santi Cecilia e Valeriano, quasi si trattasse di un episodio cortese filologicamente ricostruito in un teatrino ottocentesco. Nell’impaginazione della scena si colgono tratti convenzionali e discontinua è la stessa qualità dell’esecuzione – tanto da ipotizzare un pesante intervento di bottega – che pure ha i suoi elementi di forza in una cromìa preziosa dai toni smaltati. Di sicura mano del Maestro deve considerarsi probabilmente solo il panneggio raffinatissimo delle vesti dei due santi. Da notare gli strumenti raffigurati accanto a Cecilia, protettrice della Musica.  (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Lelio Orsi   (Novellara 1508 - 1587) Titolo: Ritratto di uomo Datazione: 1580 ca. Supporto : Olio su tav

IL NARCISO DI CARAVAGGIO

Photo by Massimo Gaudio

Nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, si trova un dipinto attribuito a Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610) dal titolo Narciso, che però in questo momento non è esposto al pubblico. Secondo il racconto di Ovidio, il bel giovane respingeva tutte le persone che si innamoravano di lui. Anche la ninfa Eco si innamorò, ma come in precedenza, anche lei fu respinta, così la ninfa con il cuore a pezzi vagò per le valli piangendo per tutta la durata della sua vita e di lei non rimase solo la voce. Nella rappresentazione di Caravaggio, si vede il momento che precede la morte per annegamento del giovane a seguito della punizione della dea greca Nemesi che aveva ascoltato il dolore della ninfa. Infatti, Narciso mentre era nel bosco, per dissetarsi si inginocchiò davanti una pozza d'acqua e fu lì che vide l'immagine di un bellissimo ragazzo della quale si innamorò perdutamente. Siccome non aveva mai avuto il modo di vedersi prima, quando si accorse che quello riflesso era lui stesso e non avrebbe mai potuto amarlo, si lasciò scivolare nello specchio d'acqua. Le ninfee Naiadi e le Driadi volevano collocare il corpo del giovane su un rogo funebre, ma al suo posto trovarono un fiore al quale diedero il nome di Narciso.
E' strano notare quanto a volte nella natura si trovano delle similitudini con quello che conosciamo. Una mattina mi trovavo nel mio giardino, la notte precedente aveva piovuto ed il sole non aveva ancora fatto evaporare l'acqua su tutta la soglia di un muretto perché un mirto con la sua chioma non permetteva al sole di arrivarci. Sulla soglia, l'acqua faceva da specchio ed un narciso, sicuramente appesantito dalla pioggia, chino su di essa, ci si rifletteva sopra, proprio come il Narciso nel dipinto del Caravaggio.




Commenti

Posta un commento

Post più popolari