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lunedì 2 marzo 2026

Piramide Cestia

   © Photo by Massimo Gaudio


Piramide Cestia e Porta San Paolo

Nel rione Testaccio, ai confini con il rione San Saba e il quartiere Ostiense, più precisamente in piazzale Ostiense, si trova la Piramide di Caio Cestio, più comunemente conosciuta come Piramide Cestia. Fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. come sepolcro di Caio Cestio, pretore, tribuno e membro del Collegio sacerdotale degli Epuloni.
Dopo la conquista dell'Egitto in età augustea, a Roma si sviluppò una sorta di moda che prendeva spunto dal modello egiziano, quindi nella città sorsero vari monumenti sepolcrali simili alle piramidi egizie e quella Cestia è l'ultima rimasta intatta. Nella seconda metà del III secolo d.C., l'imperatore Aureliano fece inglobare la piramide all'interno della cinta muraria a difesa di Roma, le Mura aureliane.
Il monumento misura 36,40 metri di altezza, la base misura 29,50 metri per lato, mentre la camera sepolcrale misura 23 mq che, seguendo l'usanza egizia, fu murata al momento della sepoltura. Come purtroppo è successo per altri monumenti funerari romani, anche questo fu violato probabilmente nel Medioevo. In quell'occasione furono trafugati oltre l'urna cineraria, anche porzioni notevoli di decorazioni. Le pareti sono decorate con raffinati affreschi a pannello in stile pompeiano e Vittorie alate sul soffitto.


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 24 febbraio 2026

Obelisco di Montecitorio e la Meridiana di Augusto

 © Photo by Massimo Gaudio

L'obelisco di Montecitorio nell'omonima piazza


In piazza Montecitorio che si trova nel rione Colonna, c'è un antico obelisco egizio alto trenta metri ed è stato portato a Roma dall'imperatore Augusto nel 10 a.C. insieme all'obelisco che si trova in piazza del Popolo. L'obelisco che prende il nome dalla piazza in cui si trova funge da gnomone della meridiana di Augusto che si trovava nell'antica Campo Marzio in prossimità dell'Ara Pacis. Chiamato anche Orologio di Augusto, il monumento era formato da una vasta area pavimentale rettangolare in travertino lunga circa 75 metri e larga 4, sulla quale erano tracciati listelli in bronzo, con l'indicazione dei giorni e dei segni zodiacali. Sull'apice dell'obelisco vi era una sfera di bronzo che proiettava la sua ombra sulla Linea meridiana il mezzodì, indicando la posizione del Sole sull'eclittica. Questa pavimentazione si estendeva da nord a sud in prossimità dell'antica via Flaminia e si ha certezza della sua esistenza perché nel 1979 durante dei lavori in un palazzo di via Campo Marzio, in prossimità di piazza San Lorenzo in Lucina, fu ritrovata parte di quella meridiana riportante una linea graduata e iscrizioni in greco riferibili a simboli zodiacali.
Nel Medioevo l'obelisco crollò forse durante un terremoto nel IX secolo rompendosi e rimase sotterrato fino a quando fu ritrovato agli inizi del XVI secolo. In seguito, vari pontefici cercarono di restaurare e innalzare nuovamente l'obelisco, ma soltanto nell'ultimo decennio del XVIII secolo con papa Pio XI si avviarono sotto la direzione dell'architetto Giovanni Antinori, i lavori di riparazione dell'obelisco, che venne in seguito eretto e ripristinato come orologio solare. Nel giugno del 1998 durante la risistemazione della piazza, tra i sampietrini venne posizionata una meridiana in travertino che dall'obelisco si dirige verso il portone di Palazzo Montecitorio in memoria di quella che fu la meridiana di Augusto.





 La nuova medidiana


Vi ringrazio.
Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 19 febbraio 2026

L'Elefante del Bernini ferito e le sue origini

© Photo by Massimo Gaudio

Piazza della Minerva, Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano ferito

È successo nuovamente! Ancora una volta l'elefante di Gian Lorenzo Bernini è rimasto vittima di distacco della parte finale di una zanna. Come già successo nel novembre del 2016, il frammento è stato ritrovato e consegnato alla Sovrintendenza Capitolina per effettuare il dovuto restauro dell'opera. Non si sa cosa sia successo veramente, se il distacco sia da considerarsi come un atto vandalico volontario oppure un cedimento a seguito degli avversi eventi atmosferici, quello certo è il fatto che verranno visionati i video ripresi dalle telecamere dislocate su tutta la piazza per capire la dinamica di questa nuova ferita. "Poro Pulcino"


Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano in forma splendida


Le origini

Fino al 14 giugno 2026 a Palazzo Barberini, sarà possibile ammirare il modello in terracotta realizzato dallo stesso "Cavalier Bernino".
Questa terracotta è una delle più spettacolari, nonché una delle più grandi e meglio conservate tra quelle di Bernini. In un foglio di Gian Lorenzo con lo stesso soggetto (Windsor) sono presenti le Api Barberini. Terrecotte e disegno sono da ricollegare a un progetto di sistemazione di quell'obelisco che già nel 1632 era attestato nel giardino di Palazzo Barberini. Nel 1658 è documentato il progetto di “Porto (l’obelisco) nel dorso di un grande elefante da farsi in pietra detta granito o vero di metallo, et il signor Cavalier Bernino ne ha fatto già un disegno”. Nel 1666 la terracotta venne prestata dai Barberini allo stesso Bernini affinché fosse impiegata come modello per l'elefante che Alessandro VII fece sistemare davanti a Santa Maria sopra la Minerva.
Da notare che sotto la pancia dell'elefante non c'è il cubo di pietra coperto con una gualdrappa fino al basamento imposto al Bernini da Alessandro VII perché si pensava che così avrebbe resistito meglio al peso dell'obelisco.

Gian Lorenzo Bernini, Elefante obeliscoforo (1632 ca o 1658)
Terracotta, 59,5 x 54,5 x 27 cm, Collezione privata




Vi ringrazio.
Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

mercoledì 18 febbraio 2026

Mausoleo di Augusto

© Photo by Massimo Gaudio

Mausoleo di Augusto

Finalmente dopo tantissimi anni di abbandono, è stato deciso di riaprire il Mausoleo di Augusto ma soltanto dopo aver effettuato i lavori di consolidamento e di ammodernamento.
Per un breve periodo è stato possibile visitarlo ma è terminato nel giugno del 2022. Io ho avuto la fortuna di poterlo visitare nel mese di aprile del 2022, quindi poco prima dell'attuale chiusura, necessaria per l'avanzamento dei lavori e per la riqualificazione di piazza Augusto Imperatore.
In quell'occasione la visita si è svolta attraverso l'ausilio di una guida. La visita si è sviluppata attraverso il percorso in quel momento visibile e che in futuro non lontano verrà ampliato e migliorato in modo che tutti possano godere di questa meravigliosa opera, infatti, visto che la visita avviene su più livelli, verrà messo a disposizione un ascensore utile per il superamento delle barriere architettoniche. Nella fase attuale il Mausoleo sta vivendo un restauro molto importante che prevede il consolidamento di tutta la struttura e successivamente ci sarà la valorizzazione con la costruzione di una zona verde perimetrale lungo l'anello esterno e persino sale multimediali per far conoscere meglio la vita di questa opera straordinaria. Personalmente quello che ho visto l'ho trovato molto interessante, perché è come far parte (in parte) della vita che ogni giorno gli archeologi vivono all'interno di quelle zone dove il pubblico non può accedere. Il monumento in questa fase è spoglio e solo alcuni luoghi sono stati restaurati in modo definitivo con la creazione di coperture in vetro. Purtroppo i cipressi visibili nelle fotografie nell'articolo sono stati abbattuti.

La storia del Mausoleo parte dal 28 a.C. quando Ottaviano volle creare quella che sarà la tomba per sé e per la sua famiglia in un luogo che allora si trovava fuori dal centro abitato, stretto tra il fiume Tevere e l'antica via Flaminia.
Dopo la battaglia di Azio nel mare della Grecia contro la flotta di Antonio e Cleopatra, Ottaviano ricevette il titolo di "Augusto" e con la costruzione di questo e altri edifici e monumenti sacri come l'Ara Pacis Augustae, ha voluto dichiarare la sua assoluta fedeltà al popolo romano e alla città che sarebbe diventata la capitale dell'impero romano.
Il Mausoleo di Augusto è la più grande tomba circolare del mondo, ha un diametro di circa 87 metri (il tamburo del Mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant'Angelo, è di 64 metri) ed era formato da una complessa planimetria con muri anulari concentrici che via via durante la costruzione sviluppata in altezza, si appoggiavano addosso a un cilindro centrale cavo alto circa 40 metri utilizzato per contenere l'urna con le ceneri di Augusto.
Al Mausoleo si accedeva da una apertura che si affacciava a sud e attraverso l'imponente Dromos da cui seguendo un percorso di corridoio, si arriva alla camera sepolcrale completamente ricostruita il secolo scorso, dove erano conservati i contenitori d'urna marmorei con le ceneri degli imperatori della dinastia Giulio-Claudia e i loro familiari (Marcello, Agrippa, Druso, Lucio, Caio, Germanico, Livia, Agrippina, Tiberio, Claudio, Vespasiano, Nerva, Giulia Domna).
Alla fine dei lavori per la sua costruzione, il monumento doveva apparire come un grande tumulo ricoperto di terra simile a quelli Etruschi dove all'apice, poggiata sopra al cilindro centrale, era posta una statua in bronzo dorato alta circa 5 metri che doveva essere come la copia bronzea che si trova in via dei Fori Imperiali.
La tomba fu utilizzata per più di un secolo, però quando i successivi imperatori utilizzarono forme diverse di sepoltura, il Mausoleo fu via via lasciato andare in uno stato di abbandono durato quasi un millennio, anche grazie alla fine dell'impero romano.
Nel Medio Evo, parliamo del XII secolo, la famiglia Colonna effettuò dei lavori di fortificazione trasformandolo in un castello eleggendolo a loro residenza, ma nel secolo successivo, precisamente nel 1241, papa Gregorio IX li cacciò distruggendo il castello. Fu così che in un nuovo stato di abbandono, il Mausoleo subì una forte razzia dei marmi che furono saccheggiati e riutilizzati per la costruzione di case e monumenti. La distruzione fu tale da permettere la nascita di orti cittadini.
Una rinascita del Mausoleo si deve a monsignor Soderini che nel 1546 ne acquistò i resti trasformandolo in un giardino pensile all'italiana. Durante la costruzione, le aiuole furono collocate seguendo il disegno della struttura originale, creando così cerchi concentrici interni alla struttura, arricchendola con il collocamento di una sessantina di marmi antichi acquistati sul mercato dell'antiquariato. Tra il XVII e XVIII secolo la proprietà cambiò e pian piano la collezione dei marmi furono venduti e uno di quei marmi fu acquistato da Marcantonio Borghese per poterlo sistemare all'interno del Tempio di Esculapio che si trova al laghetto di Villa Borghese.
Nel corso degli ultimi 250 anni, il Mausoleo di Augusto ha vissuto periodi altalenanti dove la bellezza del giardino Soderini fu trasformata dal nuovo proprietario, il marchese portoghese Benedetto Correa de Sylva (1751), nella "giostra della bufala" una sorta di corrida spagnola, e dove inoltre era possibile ammirare fuochi d'artificio.
Qualche anno più tardi, nel 1788, cambiò di proprietà passando al marchese Francesco Saverio Vivaldi Armentieri che continuò a utilizzarlo per spettacoli, che continuarono anche con i successivi proprietari come lo Stato Pontificio prima e il Regno d'Italia poi. Nei primi quattro decenni del Novecento, il Mausoleo divenne una sala per concerti che prese il nome di Auditorium dell'Augusteo fino a quando, sotto il periodo fascista, si decise di riportarlo al suo antico splendore.
Il piano regolatore dell'area prevedeva la demolizione delle costruzioni che erano state addossate al monumento e anche il suo isolamento dal resto degli edifici quindi si decise di allargare l'area intorno con la demolizione di ulteriori edifici. I lavori che iniziarono agli inizi degli anni trenta, ebbero un'accelerata in vista delle celebrazioni previste per il 1938 per il bimillenario della nascita di Augusto. I lavori in parte terminarono in quell'anno in contemporanea con la ricomposizione dell'Ara Pacis, giusto in tempo per le celebrazioni. Purtroppo per via dell'inizio della seconda guerra mondiale i lavori di ultimazione che riguardavano sia il monumento che l'area circostante vennero sospesi e riavviati soltanto nel 1952 per l'ultimazione definitiva, ma da lì a poco la tomba di Augusto sarà di nuovo abbandonata.
Dal 2016 il Mausoleo è di nuovo ritornato attivo grazie ai lavori di restauro conservativo che stanno mettendo in risalto la struttura di questo meraviglioso monumento.



Veduta del Dromos



Interno

Accesso alla camera sepolcrale

La camera sepolcrale



l'iscrizione funeraria di Marcello e Ottavia

Contenitore d'urna marmoreo

Una delle camere trapezoidali nel livello superiore

Una delle zone restaurate con copertura in vetro

Una delle camere trapezoidali nel livello inferiore. Da notare le linee orizzontali che segnano il progressivo sviluppo del muro in altezza. Per il consolidamento della struttura, la camera veniva riempita di terra fino al massimo del muro fino a quel momento costruito, dopodiché il muro veniva rialzato nuovamente e nuovamente riempito di terra e così via, creando strati diversi, visibili appunto dalle linee orizzontali.


La camera posta sopra il Dromos

L'interno del Mausoleo nella parte alta


L'esterno del Mausoleo con i cipressi cresciuti sull'anello esterno

La base dell'anello esterno

Statua di Augusto in via dei Fori Imperiali

Statua di Esculapio a Villa Borghese


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 13 febbraio 2026

Monumento a Giuseppe Gioachino Belli (1913)

© Photo by Massimo Gaudio


Monumento a Giuseppe Gioachino Belli (1913)

Trastevere è da sempre considerato il rione più "romanesco" della città; infatti, questo è il luogo scelto per ospitare il monumento a Giuseppe Francesco Antonio Maria Gioachino Raimondo Belli, più comunemente conosciuto come Giuseppe Gioachino Belli, autore di 2279 Sonetti romaneschi che in poesia mista a satira, facevano emergere la voce del popolo di Roma nel XIX secolo. Belli nacque a Roma nel 1791 e vi morì nel 1863. In occasione delle celebrazioni per il cinquantenario della morte, nel 1913 venne inaugurato un monumento in suo onore e venne collocato in quella che ora porta il suo nome, ma che una volta si chiamava piazza d'Italia, a due passi dall'Isola Tiberina in corrispondenza del Ponte Garibaldi.
Nel 1910 un gruppo di letterati rappresentati da Domenico Gnoli, propose all'allora sindaco di Roma Ernesto Nathan di omaggiare la memoria del poeta con un monumento. L'idea venne presa seriamente in considerazione, così fu bandito nel 1911 un concorso per un progetto che fu vinto da Michele Tripisciano. Nonostante furono in vario modo raccolte donazioni per 30.000 lire, l'artista per la realizzazione dell'opera rinunciò al suo compenso.
Tripisciano realizzò il gruppo scultoreo in travertino, collocando sulla sommità la statua del poeta in piedi vestito in modo elegante con una mano poggiata sulla spalletta del Ponte Fabricio (che collega l'Isola Tiberina con la "terraferma" lato lungotevere De' Cenci). Nella parte frontale del basamento sono raffigurati sia il rilievo della personificazione distesa del Tevere, sia la Lupa con Romolo e Remo. Ai lati ci sono due fontane con le vasche gemelle che ricevono acqua che fuoriesce da due mascheroni che rappresentano a sinistra verso il Tevere la Poesia, mentre sul lato opposto la Satira. Un altro simbolo che lega Belli agli umori del popolo romanesco, si trova nella parte posteriore del basamento; infatti, è rappresentata la statua di Pasquino (una delle statue parlanti di Roma) circondata da popolani.
L'unico elemento di rilievo che fa parte del gruppo scultoreo diverso dal travertino, è il bastone che il poeta tiene nella mano sinistra. In origine era in legno ma dopo diversi furti, si decise di realizzarlo in ferro e di cementarlo.









Statua di Pasquino

Vi ringrazio.

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Massimo

venerdì 6 febbraio 2026

Quattro Fontane

 © Photo by Massimo Gaudio



Diana

Il gruppo monumentale che si chiama Quattro Fontane, è situato all'incrocio tra via delle Quattro Fontane e via del Quirinale. Fu costruito tra il 1588 e il 1593 per volere di papa Sixtus V e sono un esempio di architettura manierista. Rappresentano due divinità dell'antica Roma e due fiumi italiani: Diana e Giunone fanno parte del rione Trevi, mentre il fiume Arno fa parte del rione Castro Pretorio e infine il fiume Tevere fa parte del rione Monti. Quest'ultima è stata inserita in una nicchia ricavata dalla chiesa di San Carlo alle quattro fontane, opera barocca di Francesco Borromini.
Se come per incanto si riuscisse a fermare il traffico, ponendosi al centro dell'incrocio, si possono vedere Porta Pia, il Quirinale, Santa Maria Maggiore e Trinità dei Monti. Fantastico!

Giunone


Il Fiume Arno


Il Fiume Tevere



Vi ringrazio.

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Massimo

Da Vienna a Roma, Le meraviglie degli Asburgo, dal Kunsthistorisches Museum

© Photo by  Massimo Gaudio Le meraviglie degli Asburgo presso Palazzo Cipolla di via del Corso a Roma, dal 6 marzo al 5 luglio 2026. Il muse...