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lunedì 15 luglio 2019

Sandro Botticelli e il Ghirlandaio citati nel romanzo “L’Enigma Michelangelo - Il Genio, Il Falsario" di Daniela Piazza.

“L’Enigma Michelangelo - Il Genio, Il Falsario" di Daniela Piazza.


a cura di Manuela Moschin:
Sono rimasta ammaliata dal romanzo storico “L’Enigma Michelangelo” narrato dall’autrice Daniela Piazza, il suo stile è encomiabile, caratterizzato da una scrittura fluida e gradevole mai monotona. Si denota un accurato studio di ricerca e una grande conoscenza storico artistica. E' un prezioso capolavoro nel quale il lettore si trova immerso nell’epoca rinascimentale rivivendo e percependone i profumi, le azioni, le sensazioni, le emozioni di un momento contraddistinto da un intreccio di avvenimenti storici inebrianti che, uniti all’eccellente fioritura artistica, ha indotto la scrittrice a realizzare un libro eclettico ricco di pregevoli informazioni. Senza svelarvi la trama vi anticipo soltanto che il romanzo tratta le vicende del “cupido dormiente” scolpito da Michelangelo. (Disegno di Daniela Piazza fig. 16) 
Per chi volesse approfondire l’argomento al termine dell’articolo si trova il link del sito di Daniela Piazza la quale essendo una profonda conoscitrice della storia dell’arte vi parlerà non solo della trama del libro ma anche di alcune opere di Michelangelo. Il libro è altresì interessante poiché non si parla solo del protagonista della storia ma vengono citati altri artisti dell’epoca come Sandro Botticelli e Domenico Ghirlandaio

“Pallade e il Centauro” Sandro Botticelli– tempera su tela; 205x147,5 cm.- (1485 ca) Galleria degli Uffizi, Firenze. (fig.1) 


“Pallade e il Centauro” Sandro Botticelli– tempera su tela; 205x147,5 cm.- (1485 ca) Galleria degli Uffizi, Firenze. (fig.1)

Racconta l’autrice Daniela Piazza: 

“E i tre quadri filosofici realizzati per lui dallo stesso Botticelli, allora? Primavera, Nascita di Venere e Pallade e il Centauro. Autentici capolavori!” 
L’autrice cita tre opere d’arte appartenenti al cosiddetto “ciclo del mito” realizzate da Sandro Botticelli su commissione di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici. Per questo articolo ho scelto il dipinto intitolato “Pallade e il Centauro” dove l’artista ha ritratto due soggetti mitologici, un tema inconsueto per quel periodo in quanto i suoi predecessori solitamente rappresentavano figure sacre.
Nella mitologia greca Pallade è un epiteto dato alla dea Atena che significa giovane e lanciatrice d’asta. Figlia di Zeus, ella è riconosciuta come dea delle arti, della sapienza e della guerra.
Il Centauro è una creatura mitologica costituita da metà uomo e metà cavallo identificata come una figura selvaggia, violenta e dedita al disordine.
Dalle figure rappresentate si evince che il significato del dipinto è associato a una allegoria morale derivante dalla cultura neoplatonica della quale Botticelli fu sostenitore e Marsilio Ficino il maggiore esponente. Quest’ultimo cercò di conciliare la filosofia greca con la religione cristiana e quindi paganesimo e cristianesimo che disapprovava l’antichità in quanto pagana. I neoplatonici introdussero una nuova visione del rapporto tra l’uomo e l’universo e davano valore all’arte in quanto tramite essa era possibile rappresentare il bello ideale.
La scena simboleggiata da Botticelli potrebbe raffigurare l’allegoria della ragione nella quale la saggezza di Pallade vince sugli istinti brutali del centauro. Il dualismo presente nell’animale mitologico è rappresentato dalla parte bestiale simboleggiante l’istinto carnale e da una parte antropomorfa alludente alla sapienza che può condurre l’uomo verso il divino.
L’opera è stata interpretata in vari modi, in chiave politica può essere legata a un celebre episodio storico conosciuto come “La congiura dei Pazzi” pianificata dal cardinale Raffaele Riario (nipote del papa Sisto IV) e dalla famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi con l’intento di uccidere Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano allo scopo di reprimere l’egemonia dei Medici. Nella congiura fu ucciso Giuliano mentre Lorenzo de’ Medici fu ferito, egli tuttavia tramite la sua diplomazia riuscì a stringere alleanze politiche evitando così un conflitto contro la Chiesa. 

Si è ipotizzato che il quadro ritragga nei panni di Pallade, Lorenzo de' Medici, il quale  con la sua saggezza evitò il conflitto contro la Chiesa in questo caso rappresentata dal centauro.
Un'esegesi di tipo morale invece viene interpretata come “la vittoria della castità e della giustizia sulle passioni brute” (Wittkower/Gombrich/Lightbown).
La storica dell’arte Cristina Acidini Luchinat afferma: 
“D’accordo con il Lightbown, nella fanciulla armata vedrei una sentinella. Ella sorveglia un sentiero, cui sembra precluso l’accesso, e che invece viene a percorrere il centauro, divenendo un trasgressore. Questi, acciuffato con confidente fermezza, potrebbe andare incontro a una punizione”.
Gli studiosi non hanno ancora individuato cosa desiderasse in realtà raffigurare l’artista, la pittura botticelliana in effetti si distingue per la maestria nel celare dietro le rappresentazioni mitologiche messaggi e significati dove il soggetto della tela rimane misterioso. L’enigma si nasconde nel gesto di una dea con il volto armonioso (fig.2) che sta trattenendo per i capelli un centauro (fig.3)
"Pallade" dettaglio - Sandro Botticelli (fig.2)
"Centauro" dettaglio - Sandro Botticelli (Fig.3)
il quale con un’espressione sul viso cupa e afflitta e una zampa sollevata le sta volgendo lo sguardo. Ogni dettaglio è illustrato in modo nitido e preciso, come si può osservare nell’azione dei marinai della nave raffigurata sullo sfondo del dipinto che stanno innalzando un pennone (fig.4) 
"Nave" dettaglio - Sandro Botticelli (Fig.4)
o nel centauro che sta reggendo una faretra pelosa probabilmente ricavata da un animale. La dea indossa un abito bianco ricamato con l’emblema mediceo, costituito da tre anelli intrecciati con diamante (Fig.5) ed è avvolta da serti di olivo, pianta riconosciuta come simbolo di pace e sapienza. Ella sul dorso sostiene uno scudo, in mano impugna un’alabarda e ai piedi incalza degli stivaletti in cuoio color giallo con sfumature rosso arancione (fig.6)
"Pallade" Dettaglio: emblema mediceo costituito da tre anelli intrecciati con diamante (Fig.5)
"Pallade" Dettaglio: Stivaletti in cuoio color giallo con sfumature rosso arancione (Fig.6)
Lo stile è caratterizzato dalla presenza di una linea di contorno flessuosa ed elegante che circonda le figure e le stacca dal fondo. È probabile che il dipinto fosse destinato ad essere osservato dal basso per la presenza dello scorcio di sotto in su soprattutto individuabile sul volto della dea.
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi - Firenze 1444-1510) nel 1464 divenne allievo di Filippo Lippi. Si nota l’influenza del maestro dalla produzione di opere dedicate alla Madonna con il Bambino. Collaborò con lui a Prato per realizzare alcuni affreschi delle “Storie di Santo Stefano” e successivamente stette a bottega del Verrocchio. Inoltre fu significativo l’incontro con Antonio del Pollaiolo dal quale apprese il linearismo pittorico. 

“Storie di San Francesco – Conferma della Regola” di Domenico di Tommaso Bigordi, detto del Ghirlandaio. Affresco Santa Trinita, Cappella Sassetti (1485) (fig.9)

“Storie di San Francesco – Conferma della Regola” di Domenico di Tommaso Bigordi, detto del Ghirlandaio. Affresco Santa Trinita, Cappella Sassetti (1485) (Fig.7)

Racconta ancora l’autrice: 

“…Esternò la riflessione e ancora una volta fu l’Aldrovandi a precisare:”In realtà il nostro giovane amico ha avuto una formazione da pittore, non è vero? Nella bottega del Ghirlandaio”. Nuovamente sul volto di Michelangelo fece capolino un’espressione infastidita, come se ricordare quel suo apprendistato gli riuscisse sgradito. Tuttavia non potè che confermare:”E’ così. Ma la scultura ce l’ho nel sangue fin da bambino…” 
Domenico Ghirlandaio (Fig.8) ebbe un ruolo fondamentale nel percorso artistico di Michelangelo, egli infatti, secondo le fonti del Vasari, divenne il suo maestro. All’età di dodici anni il padre Ludovico lo accompagnò nella sua bottega per un compenso di venticinque fiorini d’oro. 

Autoritratto del Ghirlandaio -
Dettaglio da:
"L'Adorazione dei Magi
degli Innocenti"
Galleria dello Spedale degli
Innocenti -
Firenze (Fig.8)
Giorgio Vasari nelle “Vite” (1568) elogiò il Ghirlandaio affermando: 
“…Il quale per la virtù e la grandezza e per la moltitudine dell’opere si può dire uno de’ principali e più eccellenti maestri dell’età sua…”
Il pittore divenne celebre soprattutto per aver realizzato un ciclo di affreschi nella chiesa di Santa Trinita a Firenze (Fig.7) Fu Francesco Sassetti, un nobile banchiere amministratore della famiglia Medici che desiderò allestire una cappella funeraria in onore a San Francesco suo santo e patrono. Il banchiere avendo una predilezione per le materie umanistiche volle celebrare questo suo interesse commissionando l’opera a uno degli artisti più valenti dell’epoca. L’artista per illustrare i sei episodi della vita del Santo raffigurò le scene in due piani sovrapposti, seguendo in questo modo l’esempio del grande Masaccio il quale realizzò lo stesso impianto per la celebre cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. 
L’affresco del Ghirlandaio è caratterizzato dalla presenza di un’atmosfera luminosa per l’uso di colori aventi una tonalità chiara. Lo storico dell’arte Marco Chiarini osannò il capolavoro dicendo: 
"Chi entri oggi nella gotica chiesa di Santa Trinità, vi troverà la stessa raccolta atmosfera, lo stesso carattere intimo e mistico a un tempo, che vi doveva essere quando il Ghirlandaio iniziò la sua fatica su per i muri della cappella, l’ultima del transetto, piegando a destra: luce fioca, rotta da qualche isolato lume di candela, che appare più viva solo nella porzione destra del presbiterio, a colpire in parte le pitture di Domenico". 
Attraverso le storie di San Francesco, il pittore ha rappresentato alcuni episodi della società fiorentina omaggiando celebri personaggi dell’ambiente mediceo, ritraendoli con una fisionomia alquanto realistica. L’affresco più rappresentativo dell’intero ciclo è la “Conferma della Regola – Onorio III approva la Regola Francescana”in essa viene narrata l’udienza concessa da papa Onorio III al Santo e l’approvazione della Regola del nuovo Ordine (fig.9).

“Storie di San Francesco – Conferma della Regola” di Domenico di Tommaso Bigordi, detto del Ghirlandaio. Affresco Santa Trinita, Cappella Sassetti (1485) (Fig.9)

L’artista inserì così un episodio del passato in un contesto contemporaneo della Firenze rinascimentale. Nel fondo dell’affresco si riconosce Palazzo Vecchio e di fronte si possono individuare i tre archi della Loggia de Lanzi priva dei gruppi marmorei che verranno collocati in seguito. Il tema dapprima fu rappresentato nel 1317 da Giotto nella chiesa di Santa Croce a Firenze, in uno degli affreschi della cappella dei Bardi vi è San Francesco inginocchiato che riceve dal papa la conferma della Regola dell’Ordine (Fig.10)
Giotto "Conferma della Regola Francescana" Cappella dei Bardi, Chiesa di Santa Croce - Firenze (Fig.10)
Secondo lo storico dell’arte Aby Warburg a differenza di Giotto che ha ritratto figure umili e povere il Ghirlandaio ha raffigurato personaggi sfarzosi e altolocati, alcuni dei quali furono dei grandi letterati fiorentini. “Ghirlandaio trasforma la raffigurazione della leggenda degli “eterni poveri” in una rappresentazione sfarzosa della ricca aristocrazia mercantile fiorentina” (Warburg)
Si possono pertanto osservare tre uomini e tre bambini che stanno salendo una scala, il primo personaggio è Agnolo Poliziano (fig.11-12) un amico umanista di Lorenzo de’ Medici il quale gli affidò l’educazione dei suoi figli. Il più piccolo di circa 4 anni è Giuliano che sta volgendo lo sguardo verso l’osservatore (fig.12) a seguire Piero di 12 anni e Giovanni di 7 anni il futuro papa Leone X (fig.13).
Inoltre secondo una deduzione sempre del Warburg è probabile che le ultime figure rappresentate siano inerenti a Matteo Franco anch’egli maestro dei figli di Lorenzo e Luigi Pulci confidente politico e poeta autore del poema il “Morgante” (fig.14)
Dettaglio: Poliziano 
"Conferma della Regola"
del Ghirlandaio (Fig.11)

Dettaglio: Giuliano
"Conferma della Regola"
del Ghirlandaio (Fig.12)










Dettaglio: Piero e Giovanni (futuro papa Leone X) "Conferma della Regola" del Ghirlandaio (Fig.13)

Dettaglio: secondo Warburg si tratta di Matteo Franco e di Luigi Pulci "Conferma della Regola" del Ghirlandaio (Fig.14)

"Dettaglio: "Conferma della Regola" del Ghirlandaio (Fig.15)
Ai margini del dipinto separato dal papa si trova Francesco Sassetti (fig.15) sta indicando i tre figli Galeazzo, Teodoro e Cosimo allo scopo di metterli in evidenza come membri della famiglia, essi sono posizionati dall’altro lato della scena. Lorenzo il Magnifico (fig.15) ritratto con un’aura di supremazia, si trova accanto al Sassetti:

”Tutta la persona è pervasa dal senso di una naturale superiorità che da sé determina con intuitiva sicurezza l’allontanamento o l’avvicinamento degli uomini entro la propria cerchia. La mano destra trattiene sul petto la veste scarlatta, l’avambraccio sinistro è proteso e la mano alzata con gesto a metà stupore a metà ripulsa” (Aby Warburg 1932). 
Domenico di Tommaso Bigordi, fu chiamato del Ghirlandaio (Firenze 1448-1494)(Fig.8) in quanto, secondo le fonti provenienti dal Vasari, egli è stato il primo a produrre le ghirlande che indossavano sul capo le fanciulle. Egli iniziò a lavorare come orafo imparando il mestiere dal padre ed era talmente appassionato di disegno che ritraeva “ogni persona che da bottega passava”. Sebbene la vita dell’artista sia stata abbastanza breve egli fu uno dei pittori più desiderati per il suo sapiente uso della prospettiva e per la sua capacità di rappresentare la realtà, una peculiarità derivante dalla pittura fiamminga.
Arrivederci in arte

Link del sito dell'autrice:

per acquistare il libro:

venerdì 21 giugno 2019

"La Musica del Male" di Daniela Piazza - Una travolgente storia vinciana

Leonardo Da Vinci e la Potenza della Musica 

A cura di Manuela Moschin

Recensione Thriller storico "La Musica del Male" di Daniela Piazza e descrizione di alcune opere citate dall'autrice. 

 la musica del male


Ecco! La sento quella melodia celestiale che incanta il creato… Mi soffermo per un momento e ascolto il genio dalle mille virtù che affascina non solo tramite i suoi pregevoli dipinti e le straordinarie invenzioni, ma anche con la musica.
Una musica ammaliatrice che cattura le emozioni, lasciando una sensazione di benessere e che tutto quieta.
Leggendo il meraviglioso libro di Daniela e scrivendo l’articolo mi sono lasciata andare al suono della musica, immaginando di ritornare indietro nel tempo, e precisamente nel Rinascimento. Grazie all’autrice ho rivissuto l’atmosfera di quel periodo, uno dei più floridi in assoluto e che ha visto la nascita di personalità importanti che rammentiamo spesso.
La scrittrice ci racconta che:
«La musica si sprigionò vibrante, forte, nitida, e come un’onda si propagò attraverso la sala. Al primo accordo ne seguì un secondo, alla prima onda una seconda che rincorreva la precedente. E, come per un incantesimo, come un flutto marino che ricopre i minuscoli avvallamenti della sabbia sulla battigia e li livella, il movimento sonoro passò sopra le voci dei presenti e le annullò, le spense una a una, a cominciare da quelle di chi era in fondo alla sala… »
Quanti libri, saggi, monografie, romanzi, volumi sono stati dedicati a Leonardo da Vinci? Direi che sono incalcolabili. Da Vinci pittore, scienziato, architetto e così via… anche Daniela ci parla di Leonardo, ma lo fa narrando un episodio molto singolare che è accaduto nella sua vita. A Leonardo è stato affidato un compito molto particolare da parte di Lorenzo il Magnifico: donare a Ludovico Sforza, detto il Moro, una lira d’argento a forma di teschio di cavallo realizzata proprio dall’artista. Credo che l’originalità, il mistero e la sensibilità d’animo siano gli ingredienti principali del romanzo.
La scrittrice, tra l’altro, oltre a essere una storica dell’arte ha esperienza anche in campo musicale, essendo diplomata al Conservatorio, la musica è sempre stata la sua grande passione. Perciò, tra gli innumerevoli libri che parlano del grande genio, appellativo usato molto spesso per ricordare il grande uomo poliedrico quale egli era, non poteva mancare questo meraviglioso tassello.
Se avete il desiderio di farvi avvolgere da una lettura elettrizzante, caratterizzata da elementi di mistero e di indagine, narrata con uno stile raffinato e scorrevole, dove l’arte si atteggia manifestandosi in tutta la sua bellezza, vi suggerisco di leggere “La Musica del Male” (Fig.1).
La storia è appassionante perché tratta un avvenimento che si è verificato durante il periodo di soggiorno a Milano da parte dell’artista. Solitamente non racconto molto della trama perché mi piace lasciare al lettore quel pizzico di curiosità. Alla fine dell’articolo, comunque, troverete la sinossi del romanzo.
Tra i vari personaggi celebri trattati nel romanzo, tra l’altro tutti ben caratterizzati, vi è la giovanissima Cecilia Gallerani (Fig.10) una delle amanti di Ludovico Sforza. Ella fu ritratta da Leonardo nel famoso dipinto “La dama con l’ermellino” della quale vi parlerò in questo articolo.
Ho avuto la fortuna di incontrare l'autrice Daniela Piazza e di assistere alla presentazione, in anteprima italiana, del libro al Chronicae, il Festival Internazionale del Romanzo Storico che si svolge ogni anno a Piove di Sacco in provincia di Padova.
Sono lieta di poterne parlare in questo articolo poiché si tratta di un importante evento che offre la possibilità di partecipare a interessanti incontri con alcuni dei più noti autori di romanzi storici (Fig.12).
C'è un particolare che ci tengo a raccontare perché mi ha suscitato una gioia immensa. Daniela ha riservato per me una grande sorpresa: mi ha citata nel suo libro, nella sezione dedicata ai ringraziamenti.
Scrive Daniela nel romanzo "La Musica del Male":
Manuela, in questo romanzo troverai spero materiale in abbondanza per i tuoi begli articoli di approfondimento artistico anche per il tuo interessante gruppo e blog "L'arte raccontata nei libri".
Cara Daniela grazie, sono lusingata per le tue parole, certamente, l'arte viene menzionata talmente spesso che non è stato semplice scegliere gli argomenti  da trattare.
Complimenti per il tuo romanzo che senz'altro merita di essere letto. 

Leonardo Da Vinci e la lira d'argento 

Leonardo da Vinci (Anchiano 1452 - Amboise 1519) conosciuto come pittore, ingegnere, scienziato, architetto, inventore, letterato è stato anche un musicista. Che Leonardo sia stato un musico lo si può dedurre principalmente da due fonti dell’epoca, e precisamente mediante le citazioni presenti nella biografia dedicata a Leonardo da Vinci, ovverosia, nel Codice Magliabechiano del 1540 ca. e nel volume di Giorgio Vasari del 1550, contenente una serie di biografie di artisti chiamato “Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori”. Dunque, tramite queste testimonianze si sa che Leonardo realizzò per il Duca di Milano Ludovico il Moro (1452-1508), una lira da braccio d’argento a forma di teschio di cavallo, caratterizzata da una vibrazione sonante molto potente. 
L'Anonimo Gaddiano racconta che Lorenzo il Magnifico mandò Leonardo da Vinci e Atalante Migliorotti a Milano, con l'incarico di portare al duca Ludovico il Moro uno strumento musicale. 
«Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira [...] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d'acque, et altri ghiribizzi, né mai co l'animo suo si quietava, ma sempre con l'ingegno fabricava cose nuove.» (Anonimo Gaddiano, 1542)
Non esistono molte testimonianze relative al progetto di Leonardo e lo storico dell'arte Ernst Gombrich (1909-2001) si espresse così a riguardo:«Era ammirato come un grande artista e ricercato come musicista abilissimo, ma, con tutto ciò, pochi seppero intuire l'importanza delle sue idee e l'ampiezza delle sue conoscenze, perché Leonardo non pubblicò mai i suoi scritti e la loro esistenza era da quasi tutti ignorata.»
Nella Bibliothèque de l'Institut de France a Parigi è conservato il Codice Ashburnham dove sono presenti una serie di schizzi di Leonardo dedicati ad alcuni strumenti musicali (Fig.2-3).
Inoltre, Leonardo, studiando in maniera molto approfondita l'anatomia del cavallo, ne avrà osservato e analizzato il teschio (Fig.4-5).  È probabile che egli  abbia utilizzato il cranio come cassa armonica al fine di realizzare la lira che, all'incirca, sarà stata simile al violino. Vasari scrisse che Leonardo creò per il Duca una lira da braccio: «Lionardo portò quello strumento ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte, in forma d'un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciò ché l'armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce. Laonde superò tutti i musici che quivi erano concorsi a sonare …»
C’è un passaggio molto suggestivo nel libro di Daniela che riprende un fatto legato alle virtù rasserenanti dello strumento vinciano, e precisamente quando Leonardo, inoltrandosi in un sottobosco, incontrò un cinghiale e:
  «… combattendo contro il terrore che lo attanagliava, Leonardo mosse l’arco sulle corde. E fu musica. Una musica che lui stesso non aveva mai sentito» ecco allora che grazie alla musica «…Poi tutto di colpo si placò. Le fronde tornarono a vibrare benevole sotto il soffio di una brezza amica. I raggi di sole si insinuarono tra gli alberi, tracciando linee luminose nell’aria. Il cinghiale si placò, uggiolando, e fissò i suoi occhi profondi e acquosi in quelli di Leonardo…»
Di seguito vi spiego il motivo (oltretutto molto curioso) della scelta di quest'ultimo passo del libro.

Leonardo Da Vinci "Due idiofoni (in cui corpo vibrante e corpo dello strumento coincidono) e una lira fantastica" ca. 1487-1490 Penna a inchiostro, 222x158 mm Parigi Bibliothèque de l'Institut de France, Codice Ashburnham 1875/1 (Ms 2184),f. CR (Fig.2)

Leonardo Da Vinci "Due flauti e armi fantastiche" ca. 1487-1490 Penna a inchiostro, 221x154 mm Parigi Bibliothèque de l'Institut de France, Codice Ashburnham 1875/1 (Ms B 2184),f. D (Fig.3)

Leonardo Da Vinci "Foglio di studi per teste di cavalli" ca. 1481 Punta metallica su carta preparata azzurrastra, 215x148 mm Castello di Windsor, Royal Library  (RL 12285r) (Fig.4)

Leonardo Da Vinci "Studio di una testa di cavallo e vari studi sul sistema solare" ca. 1503/04 e 1506-1508 Penna e inchiostro, 308x196 mm Castello di Windsor, Royal Library  (RL 1232 6v) (Fig.5)


Marcantonio Raimondi 1505 ca. “Orfeo incanta gli animali” incisione cm 21,4x17,3 - 1505 ca. The Cleveland Museum of Art (Fig.6)

Marcantonio Raimondi  e  l'incisione “Orfeo incanta gli animali” 1505 ca.  (Fig.6)

Ho scelto di parlare dell'episodio del cinghiale citato dall'autrice perché coincide con un’incisione di Marcantonio Raimondi (1480-1534)  del 1505 ca. intitolata “Orfeo incanta gli animali” (Fig.6)
L’Orfeo di Poliziano è la prima rappresentazione teatrale in volgare d’argomento profano, che fu interpretata per la prima volta a Mantova nel 1480. Nella mitologia greca, Orfeo era un cantante e poeta, che riusciva a pacificare gli animali selvatici, placare i mari e animare le rocce e gli alberi attraverso il suono della lira che ricevette da Apollo, il dio della musica.
L’incisione di Raimondi raffigura proprio un musicista che sta suonando una lira da braccio.
E' stato constatato che lo strumento fu suonato da Leonardo da Vinci nel periodo in cui fu eseguita l’incisione di Marcantonio. In questo caso, invece del cinghiale, è stato rappresentato un orso.
Secondo alcune ipotesi, il personaggio ritratto da Marcantonio potrebbe essere identificato con Leonardo Da Vinci. Pare che l'artista abbia incontrato Marcantonio a Milano in occasione della rappresentazione dell'Orfeo.

Duffin Ross (Fig.7) un professore di musica presso la Case Western Reserve University di Cleveland ha ipotizzato che il personaggio illustrato nell’incisione di Raimondi (Fig.6-8) potrebbe essere Leonardo Da Vinci che sta suonando una lira da braccio. 
Il professore è giunto a questa tesi mediante il confronto dell'incisione di Raimondi con un disegno attribuito a Francesco Melzi (1491-1570), che ritrasse Leonardo da Vinci all'età di cinquantaquattro anni (Fig.9).
La cosa curiosa risiede nell'immagine che raffigura il personaggio dell'incisione di Raimondi (Fig.6-8) in quanto, egli delineò un uomo di mezza età. Risulta, infatti, che Orfeo, nel periodo rinascimentale, venisse solitamente  rappresentato come un giovane rasato e non come fece l'incisore che lo tratteggiò con la barba e i capelli lunghi.
In finale, secondo Duffin, il personaggio ritratto da Raimondi (Fig.6-8) e quello di Melzi (Fig.9) potrebbe riguardare la stessa persona, ovverosia, Leonardo Da Vinci!

Duffin Ross Professore di musica presso la Case Western Reserve University di Cleveland (Fig.7)
DETTAGLIO: Marcantonio Raimondi 1505 ca. “Orfeo incanta gli animali” incisione cm 21,4x17,3 - 1505 ca. The Cleveland Museum of Art (Fig.8)

Francesco Melzi "Ritratto di Leonardo Da Vinci" 1510 ca. Windsor, Royal Collection (Fig.9) 

Ritratto di Cecilia Gallerani (La Dama con l'Ermellino) 1488-1490 Olio su tavola, cm 54,8 x 40,3 Cracovia, Czartoryski Muzeum (Fig.10)

Cecilia Gallerani e la Dama con l'Ermellino (1488-1490) di Leonardo Da Vinci (Fig.10)

Scrive Daniela Piazza: «Vorremmo che inseriste nel dipinto, nella forma che meglio credete, la figura dell'ermellino, l'emblema dell'ordine cavalleresco di cui fui insignito, con mio grande onore, da re Ferrante d'Aragona. Questo animale, simbolo di purezza, è altresì adatto a rappresentare la virtù di madonna Cecilia, il cui nome, "Gallerani", ricorda l'appellativo greco dell'animale. Così io e madonna ci ritroveremmo unificati nella stessa figura. »
L'autrice dedica una parte del romanzo a Cecilia Gallerani (Milano, 1473 – San Giovanni in Croce, 1533), la figlia di un nobile milanese, colta, bella, raffinata e amante, all’età di sedici anni, del duca Ludovico Sforza detto il Moro. In seguito, quando il duca prese in moglie Beatrice D’Este, Cecilia sposò il conte Bergamini di Cremona. Su richiesta di Ludovico il Moro, Cecilia  posò per Leonardo da Vinci allo scopo di realizzare il celebre dipinto “La Dama con l’Ermellino” (Fig.10) (1488).
L’ermellino, in greco galè, allude al cognome di Cecilia, oltre ad essere un simbolo sforzesco che richiama l’ordine di San Michele detto dell’Armellino al quale Ludovico Sforza ambiva appartenere.  Una massima onorificenza concessa dal re di Napoli solo a personalità altolocate.
Nel 1488 fu conferita l’investitura a Ludovico che, a seguito dei contrasti con gli Aragonesi, vi rinunciò nel 1490.
Leonardo con questo dipinto, contribuì ad apportare un rinnovamento alla tradizione ritrattistica quattrocentesca, sperimentando la teoria “dei moti dell’animo”, relativa allo studio dei fenomeni ottici, prospettici e sull’uso del colore. Si tratta del tipico esempio del cosiddetto “Ritratto di spalla” dove la concezione innovativa del ritratto è qui rappresentata dalla torsione del busto, rivolto a sinistra e la testa a destra. In questo modo la mezza figura non venne più impostata di profilo come si usava fare sino ad allora. Una metodologia adottata dall’artista a seguito di alcuni approfonditi studi sulla dinamica del corpo umano. Nella figura n. 11 troviamo uno dei tanti schizzi dedicati al busto di donna che l’artista ha realizzato in numerose pose. 
Sul piano iconologico, l’ermellino ha subito negli anni diverse interpretazioni, alcune delle quali alludono alla castità, alla purezza, alla nobiltà d’animo, dei sentimenti e intellettuale.
La vivacità manifestata negli occhi della dama è la stessa espressa nello sguardo dell’ermellino e la figura longilinea di Cecilia è in armonia con il corpo dell’animale raffigurato con particolare minuziosità.
Il poeta di corte Bernardo Bellincioni nel 1493 in un sonetto sul ritratto di Cecilia Gallerani scrisse:«La fa che par che ascolti e non favella» e ancora:«Tutto hermelino è ben se un nome ha nero». 
Leonardo Da Vinci "Foglio di studi con numerose teste femminili" ca. 1478-1480  Punta d'argento su carta preparata rossastra, 232x190 mm Castello di Windsor, Royal Library  (RL 1251 3r) (Fig.11)

Sinossi del thriller storico "La Musica del Male"

La storia mai raccontata dello strumento perfetto costruito da Leonardo e della musica che ha cambiato il destino di Milano.

1482. Quando Leonardo da Vinci arriva alla corte di Ludovico il Moro, in veste di ambasciatore a Milano per conto del Magnifico Lorenzo, porta con sé in dono una lira d’argento a forma di teschio di cavallo, che ha progettato e realizzato personalmente. Artista già noto a Firenze, Leonardo è anche un grande musico, ed è venuto alla corte sforzesca con due seguaci: il giovane allievo Atalante Migliorotti e Tommaso Masino, esperto nel leggere i moti degli astri e affascinato della magia, che si fa chiamare Zoroastro. Ben presto, però, lo strumento pensato da Leonardo rivela delle proprietà che sfuggono all’intelligenza del suo inventore: già alla prima esibizione pubblica, infatti, il maestro intuisce che la lira è dotata di volontà propria, e che le melodie che ne scaturiscono sono uniche e potenti, capaci di mettere in profonda connessione l’anima di chi la suona e di chi la ascolta. Qualità, queste, che Leonardo non riesce a spiegarsi razionalmente, ma che pure mette a frutto per realizzare il ritratto di Cecilia Gallerani, amante del Moro. Mentre diventa il protagonista della scena artistica di Milano, il genio toscano si mette in casa altri apprendisti, tra cui Salaì, un bimbo vivace e furbo proprio come il Saladino del Pulci.E quando all’improvviso la lira scompare nel nulla, sarà lui il primo indiziato, mentre Leonardo dovrà fare i conti con forze oscure e irrazionali che si rifiutano di sottostare alle amate leggi della scienza...

L'autrice e storica dell'arte Daniela Piazza e lo storico dell'arte Maxi Sabbion al Chronicae, il Festival Internazionale del Romanzo Storico - Piove di Sacco (PD) 13.04.2019 (Fig.12)

Termino l'articolo con una bellissima citazione tratta dal thriller storico:

«Improvvisamente, ai dolci liuti si sostituì la musica drammatica della lira di Atalante, la luminosità aumentò, si sprigionò una grande nuvola di vapore e dai fumi, al centro della conca, emerse una figura grandiosa. Era il sommo Giove. Quando questi iniziò a cantare, sembrò di sentir tuonare la voce del padre degli dèi.»

Arrivederci in Arte
Manuela 
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