© Photo by Massimo Gaudio
| La Statua di Pasquino |
Le cosiddette "Pasquinate", altro non erano che satire in versi, caratteristiche del periodo che andava dal XVI al XIX secolo, dirette a pungere i personaggi pubblici più importanti presi di mira dalla gente comune, primi fra tutti i papi. Tra le tante pasquinate, è rimasta famosa la frase indirizzata a papa Urbano VIII Barberini ed ai membri della sua famiglia per gli scempi edilizi di cui si resero responsabili nel '600: quello che non hanno fatto i Barbari, lo hanno fatto i Barberini. Il nome deriva da una statua chiamata appunto Pasquino.
Situata nell'omonima piazza che si trova a pochi passi da piazza Navona addossata alle mura di Palazzo Braschi. Essa fu ritrovata nel 1501 durante la costruzione dell'allora Palazzo Orsini (ora Palazzo Braschi) nello stesso luogo dove si trova ora. Si tratta di un corroso e mutilo gruppo marmoreo, copia di un originale ellenistico pergameno del III secolo a.C. raffigurante probabilmente Menelao, simile all'altra copia che si trova nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze. Pasquino è la più famosa statua parlante di Roma, chiamate così perché parlava al posto della gente comune che di notte lasciava messaggi anonimi appesi al collo della statua. Ogni mattina le guardie rimuovevano i fogli ma ormai quando accadeva la gente li aveva già letti e la cosa irritava molto i potenti, tanto da far emanare da papa Benedetto XIII un editto dove si prevedeva la pena di morte. L'usanza delle pasquinate cessò con l'annessione di Roma al Regno d'Italia durante il Risorgimento. Ma non andò del tutto persa la voglia della gente di esprimere i propri pensieri, infatti ancora oggi è possibile lasciare le pasquinate non più attaccandole alla statua, ma in una apposita bacheca posta ai piedi di Pasquino.
Vi ringrazio.
Arrivederci al prossimo articolo.
Massimo