mercoledì 9 ottobre 2019

CANOVA. ETERNA BELLEZZA A PALAZZO BRASCHI

L'Arte di fotografare l'Arte

© Photo by Massimo Gaudio
Antonio D'Este, Busto di Antonio Canova (1832) - Musei Vaticani - Città del Vaticano
Erano mesi che attendevo il giorno del ritorno di Antonio Canova (Possagno 1757 - Roma 1822) a Roma, e finalmente quel giorno è arrivato. La mostra a lui dedicata di chiama Canova. Eterna bellezza, che da oggi e fino al 15 Marzo 2020, si può visitare al Museo di Roma a Palazzo Braschi, dov'è possibile ammirare oltre 170 opere tra marmi, gessi, disegni, dipinti ed altro ancora provenienti dall'Ermitage di San Pietroburgo, dai Musei Vaticani e da varie parti d'Italia, che hanno unito tra il settecento e l'ottocento, Canova e gli artisti a lui legati, alla Città Eterna.
Si tratta sicuramente di un evento molto importante e per il lancio di ieri mattina c'è stata una conferenza stampa che si è svolta nel cortile di Palazzo Braschi. Ad aprire le danze c'è stato un personaggio di spicco della politica romana, infatti la Sindaca Virgina Raggi ha preso per prima la parola presentando le persone sedute vicino a Lei. Alla su a destra c'era il curatore della mostra il Prof. Giuseppe Pavanello, la Sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali Maria Vittoria Marini Clarelli, mentre alla sua sinistra c'era Iole Siena che è a capo della società Artemisia e Francesco Moschini per l'Accademia Nazionale di San Luca.

Nel post di oggi metterò in risalto tre opere che meritano sicuramente di essere citate per prime, se non per il fatto che provengono da molto lontano. Sono quattro sculture provenienti dal Museo Statale Hermitage di San Pietroburgo. Brrr!!! che brividi. Già aver scritto il suo nome rende doveroso il rispetto che si deve portare ad un luogo che raccoglie moltissime opere importanti, come quelle che si trovano adesso a Roma, quindi consiglio a tutti coloro che hanno la possibilità di venire a Roma, di non perdere questa grande opportunità.
Nel percorso espositivo, la prima opera delle tre di oggi che si incontra è la Testa del Genio della Morte.





Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Roma 1822)
Titolo: Genio della Morte
Datazione: 1789
Supporto: Marmo
Misure (cm): 86 x 38 x 38

La seconda si trova nella sala adiacente ed è Amorino alato, posta su di una pedana girevole in modo da far vedere l'opera completa. Fu proprio il Canova a dire che lo spettatore non deve girare intorno all'opera, lo spettatore deve stare fermo ed è l'opera che si deve muovere, come se prendesse vita.










Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Roma 1822)
Titolo: Amorino alato
Datazione: 1794 - 1797
Supporto: Marmo
Misure (cm): 142 x 54,5 x 48

Alla fine del percorso si entra in una sala buia, dove al centro si trova la Danzatrice con le mani sui fianchi. Anche questa è posta su di una pedana rotante ed anche questa volta viene seguito il pensiero dell'artista citato poco fa, e l'effetto di vivacità viene "moltiplicato" dagli specchi che si trovano sulle pareti della sala.









Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Roma 1822)
Titolo: Danzatrice con le mani sui fianchi
Datazione: 1806 - 1812
Supporto: Marmo
Misure (cm): 179 x 76 x 67

martedì 1 ottobre 2019

Mostra: "DA TIZIANO A RUBENS CAPOLAVORI DA ANVERSA E DA ALTRE COLLEZIONI FIAMMINGHE".


A cura di Manuela Moschin

Carissimi tutti, la stagione autunnale si apre con una serie di interessanti mostre in tutto il territorio nazionale. Tra quelle più attese è in corso attualmente a Venezia l'esposizione intitolata "DA TIZIANO A RUBENS CAPOLAVORI DA ANVERSA E DA ALTRE COLLEZIONI FIAMMINGHE". La mostra è visitabile fino al 1 marzo 2020 nell'Appartamento del Doge del Palazzo Ducale ed è dedicata ad alcune opere dell'Arte Fiamminga provenienti da varie collezioni sia pubbliche che private, che solitamente non sono concesse in prestito. E' un'occasione da non perdere in quanto alcuni dipinti non sono mai stati esposti al pubblico. 
Sono presenti capolavori di Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck, Tiziano e Michiel Sweerts
"Tre icone della pittura veneziana tornano nella loro casa natale, Venezia: Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da Papa Alessandro VI di Tiziano, la pala d’altare proveniente dall’ex Chiesa di San Geminiano, definito dalla stampa internazionale “il Tintoretto di David Bowie”, e il Ritratto di una Dama e sua figlia di Tiziano (che si pensa rappresenti l’amante del pittore e la loro figlia Emilia)"  

Direzione scientifica Gabriella Belli; a cura di Ben van Beneden;  Mostra organizzata da Fondazione Musei Civici di Venezia,  in collaborazione con Flemish Community, Città di Anversa, VisitFlanders. 


Foto a cura di Manuela Moschin
Venezia - Foto a cura di Manuela Moschin 

Palazzo Ducale - Scala dei Giganti     Foto a cura di Manuela Moschin 


Palazzo Ducale Venezia Foto a cura di Manuela Moschin


Titolo della mostra: "DA TIZIANO A RUBENS CAPOLAVORI DA ANVERSA E DA ALTRE COLLEZIONI FIAMMINGHE"
Luogo: Venezia, Palazzo Ducale Appartamento del Doge
Periodo: 5 settembre 2019 – 1 marzo 2020
Orario: tutti i giorni 8:30 – 19:00 Ultimo ingresso 18.30
Buona visita!
Manuela






RITRATTI ED AUTORITRATTI D'AUTORE

© Photo by Massimo Gaudio
Gli artisti del passato ci hanno lasciato in eredità opere più o meno conosciute, e nel corso delle loro carriere hanno avuto occasioni di farsi un autoritratto oppure di farsi ritrarre. Per fortuna oggi conosciamo il volto di Caravaggio, Raffaello, Leonardo, Michelangelo, Bernini, Canova e molti altri grazie alle opere dirette o indirette, come nel caso in cui Raffaello nella Stanza della Segnatura ai Musei Vaticani e più precisamente nella Scuola di Atene, oltre ritrarre se stesso, ha ritratto Leonardo da Vinci nelle vesti di Platone.
Raffaello Sanzio, Ritratto Leonardo da Vinci nelle vesti di Platone (1509-1511) Musei vaticani, Stanza della Segnatura - Città del Vaticano



Autore: Raffaello Sanzio (Urbino 1483 - Roma 1520)
Titolo: Scuola di Atene
Datazione: 1509 - 1511
Supporto: Affresco
Misure (cm): -
Si trova: Musei Vaticani, Stanza della Segnatura
Luogo: Città del Vaticano
Daniele da Volterra, Busto di Michelangelo Buonarroti - Musei Capitolini - Roma


Autore: Daniele da Volterra (Volterra 1509 - Roma 1566) (Attr.)
Titolo: Busto di Michelangelo Buonarroti
Datazione: -
Supporto: Bronzo e Marmo
Misure (cm): 79
Si trova: Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Sala delle oche
Luogo: Roma
Antonio Canova, Autoritratto (1811-1812) - Palazzo Braschi - Roma



Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822)
Titolo: Autoritratto
Datazione: 1811 - 1812
Supporto: Modello in gesso
Misure (cm): 89
Si trova: Palazzo Braschi
Luogo: Roma

A seguire troverete ulteriori fotografie di ritratti all'interno dei musei

Giovan Battista Gaulli detto IL BACICCIO, Ritratto di Gian Lorenzo Bernini - Palazzo Barberini - Roma

Gaspare Landi, Ritratto di Antonio Canova (1806) - Galleria Borghese - Roma

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Autoritratto in veste di Bacco (1592-1595) - Galleria Borghese - Roma

Orazio Borgianni, Autoritratto - Palazzo Barberini - Roma

Pietro Tenerani, Autoritratto (1836) - Palazzo Braschi - Roma

Pompeo Batoni, Autoritratto(1774-1787) - Palazzo Braschi - Roma

Raffaello Sanzio, Autoritratto (1506) - Galleria degli Uffizi - Firenze

Riccardo Francalancia, Autoritratto (1947) - Museo di Villa Torlonia - Roma

domenica 29 settembre 2019

Leonardo. Il Romanzo di un genio ribelle e Massimo Polidoro a PordenoneLegge



Francesco Melzi "Ritratto di Leonardo Da Vinci" 1510 ca. Windsor, Royal Collection 

Recensione del Romanzo Storico "Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle" di Massimo Polidoro e Intervista all'autore

Recensione scritta per ThrillerNord - Associazione Culturale 👉 ThrillerNord 

A cura di Manuela Moschin


Allo straordinario evento “PordenoneLegge - Festa del libro con gli Autori” ha partecipato il giornalista, scrittore, docente universitario, divulgatore scientifico, segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) Massimo Polidoro che, assieme all’autore Andrea Maggi, hanno trattenuto un pubblico considerevole, attirando l’attenzione anche dei più giovani. Rispetto a quest’ultima categoria di ascoltatori ci tengo a puntualizzare che Polidoro è stato davvero trascinante, adottando una dialettica coinvolgente e un linguaggio semplice, comprensibile anche ai neofiti, raccontando curiosità ed episodi legati alle particolari doti di Leonardo Da Vinci. 

Polidoro ha dedicato una serie di libri al maestro tra i quali spicca il romanzo dal titolo “Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle” il quale rappresenta un modo piacevole per conoscere la vita e la personalità di un uomo poliedrico acclamato da tutti. 

La storia vera di Leonardo è rievocata tramite la voce narrante del suo affezionato allievo Francesco Melzi, che l’autore fa parlare in prima persona in base al misterioso ritrovamento di un manoscritto intitolato “Vita di Lionardo Da Vinci – Dalle memorie di Francescho Da Melzo”. 

Melzi è il discepolo ed erede di Leonardo che rimase al suo fianco per tredici anni fino alla sua morte e che gli dedicò il ritratto qui riportato. 

“Francesco Melzi, che aveva assistito Leonardo fino alla morte nel 1519, con amorevole cura, ne aveva coltivato la memoria per il resto della vita, conservando gelosamente nella sua villa a Vaprio d’Adda le carte del maestro, trascrivendo e ordinando i manoscritti dedicati alla pittura allo scopo di darli un giorno alle stampe”. 

La peculiarità del romanzo risiede nella capacità dell’autore di riuscire ad avvicinare con assoluta naturalità il lettore a un artista ritenuto un genio inarrivabile dalle mille virtù. In questo libro Leonardo non è il personaggio distaccato e distinto che ritroviamo solitamente in altre letture, bensì viene presentato come una persona dalla grande sensibilità, genuina e schietta, che ha vissuto una vita densa e travagliata. 

La sua perenne curiosità e la particolare attenzione a tutto ciò che lo circondava ne fece un uomo talentuoso che rimarrà un grande esempio per l’umanità. Il romanzo di Polidoro contiene un messaggio prezioso e incoraggiante per chi è amante del sapere. I talenti innati del maestro non sarebbero emersi se l’artista non avesse avuto la voglia di scoprire la natura delle cose e di imparare. 

“Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle” contiene una trama ricca di avventure e aneddoti attraverso un indimenticabile viaggio nel tempo dove ci si trova a tu per tu con grandi artisti del passato che hanno fatto parte della vita del genio. 

Diversi passaggi sono stati impreziositi tramite la descrizione delle sue più celebri opere d’arte come “L’Ultima Cena”, “La dama con l’ermellino” o “La Vergine delle rocce”: 

“Questa Vergine delle rocce, invece, deve avere lasciato sbalorditi i frati per la sua bellezza, ma forse ancora di più per la scelta inusuale di porre l’accento sulla Passione, e dunque sulla morte, più che sulla nascita di Cristo”. 

Mi è piaciuto lo stile dell’autore, una penna accurata dove la scrittura scorrevole conquista e incanta. Affascinanti dialoghi tra Leonardo Da Vinci e Francesco Melzi rendono la lettura una significativa occasione per conoscere le innumerevoli vicende avvenute nella vita del maestro. 

Il romanzo è un quadro perfetto dell’epoca in cui visse Leonardo, nel quale non si parla solo dell’artista, ma anche di letteratura, di scienza, di storia e della situazione politica caratterizzata dalla difficile convivenza di un’Italia frantumata in ducati, repubbliche e piccoli regni continuamente in lotta. 

“Il duca perse lo stato e la roba e la libertà, e nessuna sua opera si finirà per lui.” Con queste parole, che ho trovato su un’annotazione del maestro risalente al settembre del 1499, Leonardo registrava la fine del regno di Ludovico il Moro. I francesi di Luigi XII, rivendicando i propri diritti di successione ai Visconti, avevano dichiarato guerra agli Sforza.” 

Le arti e la cultura, pertanto, germogliarono in un contesto critico dove pontefici come Giulio II e Leone X sostennero artisti quali Bramante, Michelangelo e Raffaello. 

Lo scrittore rievoca in maniera realistica le esperienze vissute dall’artista che, soggiornando a Milano, Firenze, Roma, Venezia, Bologna e in Francia alla corte di Francesco I dove egli si spense il 2 maggio 1519, ebbe modo di avvicinarsi ai grandi protagonisti di un periodo storico e artistico rilevante. 

Il romanzo è arricchito, inoltre, dalla prefazione di Piero Angela che nei confronti di Leonardo tra le varie spiegazioni affascinanti egli scrive:” Di lui ci restano qualcosa come 16.000 pagine scritte, per di più piene di disegni, che rappresentano un lavoro ciclopico. Sono l’equivalente di 80 libri di 200 pagine. Se poi fossero veramente 100.000 le pagine scritte da Leonardo, come sembrerebbe se si considerano tutte quelle andate perdute, allora vorrebbe dire addirittura l’equivalente di 500 libri di 200 pagine: una pila immensa!”. 

In finale porgo i complimenti a Massimo per il suo magistrale e originale contributo alla conoscenza della storia dell’arte. 

PordenoneLegge - Massimo Polidoro e Manuela Moschin 

INTERVISTA a Massimo Polidoro presso l’evento PordenoneLegge 

A cura di Manuela Moschin

L’incipit in un romanzo è un punto di partenza fondamentale perché racchiude in sé la capacità di catturare l’attenzione del lettore sin dalle prime pagine. L’inizio del suo libro è sicuramente accattivante. Com’è nato il suo incipit? Ha qualche aneddoto da raccontare? 

Certo, nei miei libri cerco di raccontare e di coinvolgere chi legge dalla prima riga. In questo caso dico semplicemente che basta pronunciare il nome di Leonardo Da Vinci per evocare immediatamente una quantità di icone che sono diventate storiche. Tutti noi conosciamo la Gioconda, l’Ultima cena, l’Uomo Vitruviano, le invenzioni, le anatomie, tutte immagini che abbiamo nella mente anche se non abbiamo mai fatto uno studio su Leonardo, eppure sono rimaste impresse sebbene siano state create cinquecento anni fa. Quindi la domanda che io mi sono posto e da cui sono partito per scrivere questo libro è stata:” Come ha fatto un uomo, che era come noi con i suoi problemi e le sue difficoltà, e non un essere sovrannaturale come lo rappresentava Vasari e altri come lui, a lasciare un’impronta così profonda nel tempo e ad arrivare fino a noi oggi. Soprattutto quest’anno in occasione del cinquecentenario dalla sua morte tutto il mondo gli dedica tributi, convegni, mostre, libri, film e documentari. È difficile trovare una figura storica che ancora oggi sia così moderna e contemporanea e che possa dirci ancora tante cose. Al di là della bellezza dei suoi dipinti egli ci ha lasciato numerose documentazioni su cui ragionare e pensare.
Una delle qualità che apprezzo maggiormente di Leonardo è quella che lui si definiva un discepolo dell’esperienza, dicendo che non si deve credere a qualche affermazione perché la sostiene un re, un filosofo o qualche altra persona famosa, ma quello che conta davvero è l’esperienza dei fatti, quello che ci dice la natura, come funzionano le cose, quindi in finale si scopre attraverso la sperimentazione.
Questo modo di pensare anticipa di cento anni il metodo scientifico che nascerà poi con Galileo Galilei e Cartesio. Leonardo ha capito cento anni prima come funziona la scienza, praticamente si può senz’altro sostenere che è un uomo del nostro tempo. 
Grazie Massimo! E' stato straordinario ascoltarla di persona! 

PordenoneLegge - Massimo Polidoro e Andrea Maggi


Massimo Polidoro

SINOSSI 


È l'alba del XVI secolo. L'Italia è divisa in una miriade di regni litigiosi e incapaci di opporsi alle mire delle grandi potenze. Tra quelle corti soggette ai capricci della guerra si aggira un personaggio bizzarro e affascinante, che sembra uscito dalla penna di uno scrittore. È un pittore e scultore che come nessun altro riesce a catturare l'anima di ciò che raffigura. È un inventore in grado di concepire monumenti di prodigiosa bellezza, architetture così ardite da superare ogni immaginazione, macchine belliche che sembrano provenire da un futuro lontano. È uno scienziato che di ogni fenomeno dell'universo vuole indagare i meccanismi profondi: il moto dei pianeti, dell'aria e dell'acqua, il volo degli uccelli, il corpo umano. Quasi non esiste disciplina in cui non dimostri una maestria senza pari. Si chiama Leonardo da Vinci. Intorno al suo nome fioriranno leggende, miti, storie fantastiche. Eppure, sono ancora molti gli enigmi e le zone d'ombra nella sua biografia. Servirebbe una macchina del tempo o lo sguardo di un testimone oculare, per poter finalmente risolvere il rompicapo di colui che da secoli rappresenta, nell'immaginario comune dell'umanità, l'incarnazione del Rinascimento. Il libro che avete in mano è esattamente questo. Attraverso le memorie - immaginarie, ma scrupolosamente documentate - di Francesco Melzi, che del maestro fu per anni amico e allievo prediletto, Massimo Polidoro ci conduce in un incredibile viaggio nella turbolenta Europa di cinquecento anni fa. Cammineremo accanto a Leonardo, seguiremo gli stupefacenti sviluppi del suo ingegno, lo ammireremo nell'attimo irripetibile della creazione delle sue opere immortali, e ascolteremo dalla sua viva voce i pensieri e le intuizioni del più grande talento universale della storia. Prefazione di Piero Angela. 
L’autore 

Massimo Polidoro 


Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, insegna Comunicazione scientifica ai dottorandi dell’Università di Padova e in passato è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di 50 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle è il suo libro più recente. Presenza fissa a Superquark, è spesso autore e conduttore di programmi di divulgazione scientifica. Si può seguire Massimo anche su YouTube, Instagram, Facebook, Twitter, Telegram e la sua newsletter. 

Autore: Massimo Polidoro 
Prefazione: Piero Angela 
Editore: Edizioni Piemme 
Genere: Romanzo storico 
Pagine: 293 
Anno di pubblicazione: novembre 2018 

Per avere maggiori informazioni o per acquistare cliccare qui 👇



Pompeo Girolamo Batoni - 17 opere

   © Photo by Massimo Gaudio Pompeo Girolamo Batoni   (Lucca, 25 gennaio 1708 – Roma, 4 febbraio 1787) Pompeo Batoni. Autoritratto (1773-178...