lunedì 7 agosto 2023

MUSEO NAZIONALE DELL'ALTO MEDIOEVO

© Photo by Massimo Gaudio


Ingresso al Museo Nazionale dell'Alto Medioevo

Nel quartiere EUR ci sono svariati musei, la maggior parte situati nella parte a est di piazza Guglielmo Marconi, infatti in nel giro di poche decine di metri se ne contano addirittura cinque che fanno tutti parte del complesso museale chiamato Il Museo della Civiltà, sorto nel Giugno del 2016 a seguito del riassetto da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC). Uno dei cinque è il Museo Nazionale dell'Alto Medioevo intitolato dal Novembre 2017 ad Alessandra Vaccaro, già direttrice nel 1974 e curatrice del restauro e dell'attuale allestimento.
Il Museo fu inaugurato nel 1967 all'interno del Palazzo della Scienza Universale all'EUR, con lo scopo di creare a Roma un museo archeologico capace raccogliere materiali databili nel periodo che va dal IV al X secolo, provenienti per la maggior parte da Roma e dall'Italia centrale. Il Museo ospita otto sale espositive nelle quali sono raccolti materiali del periodo tardo-antico come ritratti di imperatori e imperatrici bizantine, oggetti in oro tra i quali la fibula aurea a balestra dal Palatino. La civiltà longobarda è stata messa in evidenza occupando ben due sale con oggetti provenienti da necropoli umbre e marchigiane, grazie al lavoro e agli studi effettuati da Alessandra Vaccaro. Sono presenti nelle sale oggetti di vita comune, come bottiglie e calici in vetro, ceramiche e bronzi, rilievi marmorei provenienti da chiese, pozzi e addirittura una collezione di abiti e arredi liturgici decorati con motivi ispirati alla mitologia greco-romana. Il pezzo forte di tutto il Museo è sicuramente la sala nella quale è stata ricomposta integralmente l'aula della domus che si trovava a Ostia Antica: la Opus Sectile di Porta Marina.

Arredo liturgico decorato con motivi ispirati alla mitologia greco-romana

Bacile in bronzo fuso

Bottiglia in vetro di tradizione romana

Calice in vetro di tradizione romana

Terrecotte

Collana con ciondoli d'oro

Corno Potorio

Corredi funebri del sepolcreto Longobardo di Castel Trosino

Fibula ad arco secondo stile animalistico

Fibula aurea a balestra dal Palatino (seconda metà V sec. d.C.)

Fibula aurea di Montecassino

Guarnizione aurea di cintura molteplice da corredo funebre Longobardo, necropoli di Nocera Umbra

Imperatrice bizantina (seconda metà V sec. d.C.)

Lastra di transetto con uccelli, motivi vegetali e intrecci entro maglie rettangolari (IX sec.)

Opus Sectile di Porta Marina di Ostia (383-388 d.C.)

Orecchini a cestello in oro

Ornamenti Aurei di sella

Pisside d'avorio con il sacrificio di Isacco e Daniele nella fossa dei leoni, Arte Bizantina (VI sec.)

Rilievo frammentario col mito dell'ascensione al cielo di Alessandro Magno (metà IX sec.)

Vera di pozzo decorata con alberelli sotto arcate (metà IX sec.)


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

PARCO DEGLI ACQUEDOTTI

© Photo by Massimo Gaudio


L'Acquedotto Claudio nel Parco degli Acquedotti (i pini nella fotografia tracciano il percorso di via Appio Claudio)

Il Parco degli Acquedotti è tra i più grandi e suggestivi parchi di Roma. Fa parte del Parco dell'Appia Antica e si trova nel territorio del VII Municipio di Roma nel quadrante Sud-Est della capitale. Ha un'estensione molto ampia e tocca varie zone di Roma: Appio Claudio, Osteria del Curato, Lucrezia Romana, Capannelle, Statuario e Tor fiscale. È una vera e propria area archeologica che testimonianza la grandezza di Roma Antica ricca di resti storici, oltre a 6 acquedotti romani e uno rinascimentale. C'è la testimonia in diversi tratti del tracciato dell’antica Via Latina, presenza di Sepolcri e resti di Ville Romane di epoca imperiale. 
Io ne parlo con enfasi perché sono nato e cresciuto in questa zona, quindi sento molto forte la sua presenza. Da piccolo ho avuto la fortuna di andare in diverse scuole che si trovano proprio all'interno del territorio interessato dal parco e avere l'occasione di poter ammirare gli acquedotti dalle loro finestre e camminare vicino i ruderi dell'antica Villa delle Vignacce non ha eguali. Forse inconsciamente proprio da lì è partita la passione per l'Antica Roma.

 Acquedotto Claudio
Il Parco degli Acquedotti ospita al suo interno i resti del sistema di 6 degli 11 acquedotti che resero celebre la città di Roma. Uno di questi è l'Acquedotto Claudio che in questo Parco mostra il meglio di sé con la parte meglio conservata dell’intero percorso e che costituisce ormai l’iconografia classica della campagna romana, ripresa anche nei dipinti dei paesaggisti più conosciuti dei secoli scorsi.
La costruzione dell’acquedotto fu iniziata nel 38 d.C. da Caligola e fu terminata da Claudio quattordici anni dopo. È lungo circa 68,7 Km ed ha origini non tanto distanti da Arsoli dai piccoli laghi formati da due sorgenti denominate Curzia e Cerulea situate nell'alta valle dell'Aniene. Nel tratto che interessa il Parco, l'acquedotto Claudio ha subito una sovrapposizione di un altro acquedotto, Anio Novus, che raccoglie le acque direttamente dal fiume Aniene circa 6 km più a monte delle sorgenti dell’ Aqua Claudia, nei pressi del comune di Subiaco e con i suoi 86,9 Km, era considerato il più lungo acquedotto dell'epoca. L’altezza dell’acquedotto, compresa la sovrapposizione del condotto dell’Anio Novus, varia da un minimo di 17 m fino a un massimo di 27,4 m. e in corrispondenza dei numerosi tratti crollati sono visibili i due condotti. Dell'intera lunghezza dell'acquedotto Claudio, circa 16 km sono in viadotto di superficie, di cui circa 11 km su arcuazioni e circa 5 km su ponti.

L'Acquedotto Claudio






Acquedotto Felice
L'Acquedotto Felice prende il nome da papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, il quale per portare l'acqua ai colli Esquilino, Viminale e Quirinale, nel 1585 diede il mandato alla sua costruzione all'architetto Matteo Bartolani da Castello, sostituito poi da Giovanni Fontana che terminò i lavori nel 1587 dopo aver corretto gli errori di progettazione del suo predecessore.
Lungo 35,6 Km., fu il primo acquedotto costruito a Roma dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente e per l'occasione vennero riutilizzati gli acquedotti già esistenti provenienti dalle varie epoche romane. Parte da Pantano dei Grifi a sud della via Prenestina dove vengono riutilizzate le sorgenti dell'antico acquedotto Alessandrino del III secolo d.C. Il suo percorso non è lineare data la differente posizione dei vari acquedotti utilizzati, infatti inizialmente il percorso è sotterraneo per poi venire sopraelevato tramite arcate nel quartiere Appio Claudio. Da questo punto l'Acquedotto Felice è ben visibile e arriva fino alla fontana di Mostra, meglio conosciuta come Fontana del Mosè che si trova in piazza san Bernardo nei pressi della chiesa di Santa Maria della Vittoria dove termina il suo percorso.

Acquedotto Felice (sovrapposto allo Iulia e Tepula)

Marcia, Tepula, Iulia, Claudio e Anio Novus (sovrapposti)

Acquedotto Felice

Acquedotto Felice (sovrapposto allo Iulia e Tepula)

Accesso all'acquedotto

Laghetto artificiale derivante dall'acquedotto


Acquedotto Felice

Acquedotto Felice e la chiesa di san Policarpo

L'acquedotto e la Cisterna di Villa delle Vignacce

L'incrocio tra l'Acquedotto Claudio (sinistra) e l'Acquedotto Felice (destra)

L'acquedotto in zona Tor Fiscale



Via Latina Antica
Durante gli ultimi interventi di miglioramento del Parco degli Acquedotti, è stato rinvenuto un tratto di Via Latina Antica che si trovava nel letto della marrana dell'Acqua Mariana, un fosso artificiale fatto costruire da papa Callisto II nel 1122 per garantire l'approvvigionamento idrico alla città di Roma, in particolar modo per irrigare gli orti e far funzionare i mulini all'interno delle proprietà della basilica di San Giovanni in Laterano che tra l'altro conserva le sue spoglie. 
Via Latina Antica partiva da Porta Capena, in pratica da dove parte via Appia Antica (costruita tra il IV e III secolo a.C.) e si estende in direzione sud est per 240 Km fino a raggiungere l'attuale città di Benevento. A differenza della maggior parte delle antiche strade romane che prendono il nome dal loro costruttore, il suo nome porta a pensare che la strada venisse utilizzata già da tempi preistorici e dagli Etruschi per colonizzare i popoli dell'attuale Campania tra l'VIII e VI secolo a.C.
Nel 338 i Romani sottomisero Capua (ora Santa Maria Capua Vetere) e Velitrae (ora Velletri) e per velocizzare i movimenti delle truppe in occasione delle guerre sannitiche (343-290 a.C.), sistemarono l'antico tracciato lastricando la sede con massi poligonali in selce.
Papa Callisto II per la creazione del fosso, sfruttò la sede di Via Latina Antica e l'acqua che una volta passava dentro gli acquedotti Tepula e Iulia, diventati nel frattempo fatiscenti e dei quali sono visibili alcuni ruderi che si trovano a pochi metri parallelamente al corso della marrana. Per permettere di riportare alla luce l'antica strada, il corso della marrana è stato deviato verso il Fosso del Calice, quindi per un breve tratto il suo letto e asciutto, ma dopo poche centinaia di metri riprende vigore grazie alla confluenza dell'acqua che fuoriesce dall'Acquedotto Felice. Nel corso del '900 l’acqua del fosso è stata deviata nel Fosso del Calicetto, che confluisce successivamente nell’Almone, il terzo fiume di Roma.
Quante volte fin da piccolo ho visto scorrere l'acqua in quel fosso. Mai avrei immaginato che nascondesse in realtà un tratto di strada così antico. Infatti Via Latina Antica risale all'ottavo secolo a.C. ed era già utilizzata dagli Etruschi, i Volsci, gli Equi e i Sanniti, ancor prima dei Romani.

Via Latina Antica 

Via Latina Antica e l'Acquedotto Claudio

Via Latina Antica


Il tratto asciutto della marrana dell'Acqua Mariana poco prima del suo arrivo nel laghetto artificiale

Laghetto artificiale creato dall'Acquedotto Felice

La marrana dell'Acqua Mariana dopo il laghetto artificiale


Villa e Cisterna delle Vignacce

Nel Parco degli Acquedotti ho trascorso bei momenti della mia infanzia. Quando ero piccolo il primo dei cinque anni delle elementari l'ho trascorso nella scuola Salvo D'Acquisto (poi sono andato alla Don Filippo Rinaldi che si trova all'interno del parco) e ogni giorno durante il tragitto avevo la possibilità di passare vicino ai ruderi di quella che in tempi antichi si chiamava Villa delle Vignacce. 
Nel lato nord del parco ha inizio Via Lemonia che costeggia quasi tutto il complesso archeologico. Qui è possibile ammirare i resti una delle più estese ville del suburbio dell’Antica Roma. Le indagini archeologiche hanno evidenziato ben cinque periodi di vita della villa, dal I al VI sec d.C.; realizzata in opera mista di reticolato laterizio e in opera listata, è appartenuta a Quinto Servilio Pudente legato alla famiglia imperiale e noto costruttore. Di tutta la Villa, i resti visibili sono quelli della struttura termale formata da una vasta aula coperta a pianta circolare ed intorno a essa ci sono i resti di altri piccoli ambienti absidati. La Villa veniva rifornita di acqua attraverso una cisterna di forma trapezoidale realizzata riprendendo l'opera mista di reticolato e laterizio. Il serbatoio di due piani è caratterizzato da due file di nicchie semicircolari e attingeva l'acqua dall'Acquedotto Marcio del quale nella zona non vi sono più tracce, perché al suo posto è stato costruito nel XVI secolo da papa Sisto V l'Acquedotto Felice.
Nel corso di indagini archeologiche da parte della Sovrintendenza Capitolina, nel luglio del 2009 presso la Villa è stata rinvenuta la statua in marmo dalle venature rosso-violacee di Marzia, attualmente esposta nella Centrale Montemartini.








La Cisterna e dietro l'Acquedotto Felice


La statua di Marzia - Centrale Montemartini

Torre del Fiscale

Il Parco Regionale dell'Appia Antica è l'area protetta più grande d'Europa. Istituita nel 1988, al suo interno si trovano vari parchi situati nei comuni di Roma, Ciampino e Marino (Santa Maria delle Mole), ovvero lungo il tragitto che compie l'Appia Antica da Roma verso sud. Nel territorio della Capitale, nel quartiere Tuscolano, si trova il Parco Torre del Fiscale che prende il nome dall'omonima Torre.
Fu costruita nel XIII secolo a sorveglianza di via Latina Antica e del Fosso dell'Acqua Mariana dove si incrociano due acquedotti, il Marcio (attuale acquedotto Felice) e il Claudio. Il terreno dove sorge la Torre, fu acquistato dai baroni Annibaldi il quel periodo, dove una volta erano presenti le vigne di Arcus Tiburtinus. Nel XVII secolo fu acquistata da Filippo Foppi che era il tesoriere del papa "il fiscale", da qui l'attuale nome della Torre. La sua struttura è a base quadrata con un'altezza di 30 metri, costruita con blocchi di tufo e con una impostazione tipicamente militare, capace di resistere a eventuali attacchi e con l'ingresso sopraelevato accessibile tramite una scala retrattile. Nella parte superiore si trova una terrazza utile per il controllo dei raccolti e a protezione degli attrezzi agricoli custoditi nei vicini casali della tenuta.




Acquedotto Claudio




Acquedotto Felice


Ippolito Caffi, Acquedotto di Claudio (1857) - Palazzo Braschi

Ippolito Caffi, Acquedotto di Claudio (1857) - Particolare dove incrociano in due acquedotti: Marcio e Claudio

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

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