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venerdì 6 marzo 2026

Da Vienna a Roma, Le meraviglie degli Asburgo, dal Kunsthistorisches Museum

© Photo by Massimo Gaudio

Le meraviglie degli Asburgo presso Palazzo Cipolla di via del Corso a Roma, dal 6 marzo al 5 luglio 2026. Il museo ospita capolavori provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.


La mostra porta il visitatore ad ammirare l'arte attraverso le tradizioni e le culture che col dialogo, il confronto e la diffusione del patrimonio artistico si incontrano per raccontare la bellezza e i valori europei. Il museo ospita capolavori provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Si ammirano opere di artisti fiamminghi come Rubens, Van Dyck, Jan Bruegel il vecchio, sono presenti, opere cosiddette di gabinetto che celebrano le “camere delle meraviglie rinascimentali”, sono dipinti di oggetti preziosi, nature morte e paesaggi che rivelano un'estetica intima e raccolta, di cui fanno parte opere di Borch, Dou, van Ruisdael. Troviamo poi la pittura olandese del Seicento, che racconta la vita quotidiana e privata e la dimensione reale. Le opere sono di artisti come Hals, Lingelbach e Steen, capace di trasformare la scena in una opera teatrale. La pittura tedesca è presente con gli artisti Lucas Cranach, artefice di figure stilizzate, Liss e Sandrart che testimoniano il dialogo tra nord e sud Europa. Durante il percorso si incontra l’inverno di Arcimboldo e il ritratto dell'Infanta Margherita in abito blu di Velázquez. La pittura italiana occupa un posto d'onore in questa mostra con capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Cagnacci e Moroni. Infine, il visitatore può ammirare Caravaggio con l'opera straordinaria Incoronazione di spine, in questo dipinto il tema religioso si amplia e sorprende universalmente l'intera umanità.


Le sale di Palazzo Cipolla ospitano per la prima volta oltre cinquanta capolavori, tra questi ho selezionato alcune opere che di seguito vi propongo.



Nel mio personale percorso, sono stato piacevolmente accolto dall’imperatore Francesco Giuseppe I e dalla imperatrice di Baviera Elisabetta (Sissi) in abito azzurro.

Josef Horaczek, L'imperatrice Elisabetta in abito azzurro (1858) Olio su tela

L'imperatore Francesco Giuseppe I sposò Elisabetta di Baviera, Sissi 1837 1898 il 24 aprile 1854 nella Chiesa degli Agostiniani a Vienna. Sebbene il matrimonio fosse iniziato sotto i migliori auspici, Elisabetta si ritirò ben presto dalla vita di Corte. Negli anni 80 dell'Ottocento Francesco Giuseppe Donò alla moglie la "Hermesvilla", una romantica residenza di campagna, ispirata al modello delle ville borghesi. Il progetto fu affidato a Carl Hasenauer, uno dei due architetti responsabile dei nuovi Musei di Corte.

Un’altra opera che ha catturato la mia attenzione è il capolavoro di Rubens Giove e Mercurio presso Filemone e Bauci.

Peter Paul Rubens e bottega, Giove e Mercurio presso Filemene e Bauci (1620-1625)
Olio su tela

Nelle metamorfosi di Ovidio, Giove e Mercurio, travestiti da mortali, cercano ospitalità in Frigia. Solo la povera coppia di anziani Filemone e Bauci li accoglie, giungendo persino a voler sacrificare la propria oca. Gli dèi si rivelano, proteggono la coppia e annunciano un diluvio che distruggerà il vicinato ostile. Rubens raffigura l'istante della rivelazione, avvicina l'osservatore alla scena e trasporta il racconto antico in un contesto contemporaneo.

Un piccolo teschio in avorio conservato in una teca, all’interno di una stanza buia, rivela un fascino macabro.

Teschio (memento mori), Germania (prima metà del XVII sec) Avorio

Il teschio umano è da sempre simbolo della caducità della vita e della morte. In quest'opera il volto e i capelli sono intatti solo per metà, mentre la porzione, ormai ischeletrita è percorsa da vermi o serpenti. L'aggrovigliarsi dei vermi su un lato costituisce l'ironicamente eloquente contrappunto ai riccioli che ancora incorniciano l'altra metà del capo del giovane defunto. Già Aristotele aveva osservato come le cose che ci repellono nella realtà, tendono ad essere contemplate con particolare piacere quando sono riprodotte come immagini fedeli.



Un quadro che ho incontrato si trasforma in una opera teatrale nel quale i protagonisti mettono in atto una scena tanto assurda quanto ironica: Il mondo alla rovescia

Jan Steen, Il mondo alla rovescia (1663) Olio su tela, 105 x 145 cm

Uova rotte e un maiale che divora rose, un bambino che fuma una pipa. I dipinti di Steen, spesso concepiti come scene teatrali, invitano lo spettatore a decifrare gli indizi presentati con gusto giocoso. Il dipinto mette in scena una famiglia disfunzionale. Il punto di partenza è la padrona di casa assopita a sinistra del tavolo. Un cane si avventa sul pasticcio di carne precedentemente servito, uno dei bambini ruba qualcosa da un armadietto a muro, mentre il più piccolo gioca distrattamente con una collana di perle. In primo piano una donna tiene in modo allusivo un bicchiere pieno tra le gambe dell'uomo seduto accanto a lei.


Un quadro che rappresenta una natura morta di incredibile bellezza, si materializza in oggetti altrettanto straordinari custoditi in una teca al di sotto di esso.

Juriaen van Streeck, Natura morta con coppa di nautilus e coppa da zenzero (terzo quarto del XVII sec) Olio su tela

Ulrich I. Ment, Coppa di nautilus, Augusta (1624-1628) Guscio di nautilus e argento dorato

Ciotola, Cina, Dinastia Ming (seconda metà del XVI sec) Porcellana dipinta

Una Coppa di Nautilus con opulenta montatura dorata si colloca in immediata prossimità di un vaso per lo zenzero aperto. In primo piano, leggermente inclinata. Compare una ciotola “Wanli”, Conserve di zenzero, limoni, arance e nocciole erano prodotti di importazione nei Paesi Bassi e allo stesso modo il pane bianco era considerato una prelibatezza. Gli oggetti, qui raggruppati come testimonianze del commercio globale, indicano l'eccezionale importanza dei Paesi Bassi come potenza marittima.



Non me ne vogliano gli ammiratori di Caravaggio, ma questo dipinto di Liss che ritrae Giuditta e Oloferne è un meritevole capolavoro.

Johann Liss, Giuditta con la testa di Oloferne (primo terzo del XVII sec)
Olio su tela, 129 x 104 cm

Durante l'assedio della città di Betulia, Giuditta riuscì a penetrare nell'accampamento di oloferne. Portando vino, olio, fichi e pane, ella si finse inizialmente una disertrice. Nel corso di un banchetto Oloferne beve tanto vino da addormentarsi. Giuditta, rimasta sola con lui, lo decapitò con la sua stessa spada. In modo indipendente rispetto al racconto dell'Antico Testamento, l'episodio conobbe una vasta fortuna come simbolo di coraggio combattivo. Liss, che soggiornò a lungo a Roma, si ispirò stilisticamente sia a Caravaggio che a Peter Paul Rubens.



Chi non ama l’Arcimboldo? In questa mostra è piacevolmente esposto “l’inverno”

Giuseppe Arcinboldo, l'inverno (1563) Olio su tavola, 67 x 51 cm

Con la sua brillante immaginazione, Arcimboldo combina rami secchi e spezzati, muschio, foglie di edera, escrescenze e funghi del bosco, dai quali ricava i lineamenti, i capelli e la barba. Una fessura nel tronco suggerisce l'occhio; il naso è formato da un ramo spezzato privo di corteccia all'estremità. Che rivela il legno rossastro sottostante, evocando il colore di un naso colpito dal freddo invernale. Il mantello di paglia intrecciata contiene due indizi cruciali per l'interpretazione di questa singolare immagine si distingue. Una lettera "M" che si riferisce a Massimiliano, il futuro imperatore e l'acciarino, simbolo dell'Ordine del Toson d'Oro.


Uno straordinario ritratto simbolo di questa mostra rappresenta la maestria di Velázquez.

Diego Velázquez, L'infanta Margherita in abito blu (1659) Olio su tela

Questo ritratto era destinato a presentare alla Corte viennese l'infanta (1651-1673), che all'epoca aveva 8 anni come promessa sposa del figlio di Ferdinando, il futuro imperatore Leopoldo I, rendendo così evidente un nuovo successo della politica matrimoniale dinastica degli Asburgo. Sebbene Velázquez fosse vincolato dalle convenzioni tradizionali, sfruttò al massimo la libertà pittorica consentita da questo contesto. L'opera rientra tra i più alti esempi della sua spesso celebrata maestria nel dare vita alla superficie con pennellate sicure. Toni freddi, azzurro-grigi si alternano a mezze ombre rosate, rendendo luminoso l'incarnato pallido.



Il ritratto della Sacra Famiglia nella sua dimensione umana, emanata dai particolari, potrebbe rappresentare la sosta di una qualunque famiglia del Seicento.

Orazio Lomi Gentileschi, Riposo durante la fuga in Egitto (1626-1628)
Olio su tela, 137 x 216 cm

La figura di Maria conserva un'eleganza raffinata, accentuata dalla posa sofisticata della mano sinistra e dal gesto giocoso con cui copre parzialmente la nudità del Bambino mediante il panno bianco. L'atto dell'allattamento è rappresentato, ma non in modo ostentato. La tavolozza cromatica è ridotta e calibrata con precisione, i pochi accenti si integrano in un insieme dominato da tonalità fredde basate su gradazioni di grigio finemente sfumate. Una novità è il bastone da viaggio di Giuseppe, fortemente (e non del tutto logicamente) illuminato, che assume quasi il carattere di trompe-l'oeil.

Non può non sorprendere l’opera di Caravaggio Incoronazione di Spine

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Incoronazione di spine (1603)
Olio su tela, 127 x 165 cm

Michelangelo Merisi da Caravaggio è considerato uno dei principali innovatori della pittura europea intorno al 1600. Le sue opere si caratterizzano per l'attenzione al mondo visibile, per una drammatica regia della luce e per l'immediata presenza fisica dei soggetti. L'incoronazione di spine, rientra tra le raffigurazioni più intense della sofferenza di Cristo nell'opera di Caravaggio.

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Da Vienna a Roma, Le meraviglie degli Asburgo, dal Kunsthistorisches Museum

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