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Antonello da Messina - 8 opere

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© Photo by Massimo Gaudio Antonello da Messina (Messina, fra 1425 e 1435 – Messina, febbraio 1479) Antonello da Messina è una figura centrale del Rinascimento italiano, fondamentale per capire il passaggio tra la pittura del Quattrocento e la modernità. Attivo fino alla sua morte prematura nel 1479, Antonello ha avuto un percorso formativo unico. Siciliano di origine ma aperto alle influenze europee, è riuscito a fondere due mondi apparentemente distanti: la solidità prospettica e monumentale della scuola italiana e la precisione luministica della pittura fiamminga. Il suo contributo più rilevante è tecnico e linguistico allo stesso tempo. È stato tra i primi in Italia a padroneggiare pienamente la pittura a olio, superando la tempera. Questo gli ha permesso di ottenere una resa della luce, della materia e dei dettagli impensabile prima: gli incarnati traslucidi, i riflessi, la profondità del colore nero e la nitidezza quasi fotografica dei particolari. Il suo linguaggio è essenziale ...

Gli Ecce Homo di Antonello da Messina a Confronto

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© Photo by  Massimo Gaudio 1 - Antonello da Messina, Ecce Homo - recto (1465 ca) Tempera e olio su tavola, 20,3 x 14,9 cm, Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila Il dipinto costituisce il più antico esempio noto del tema dell' Ecce Homo di Antonello da Messina (fig. 1), soggetto destinato a godere di ampia fortuna devozionale. Tra le cinque versioni note, si tratta dell'unica dipinta su entrambi i lati e che riporta sul parapetto, invece del cartiglio, l'iscrizione "INRI", motivo che compare anche nell'opera giovanile Madonna col Bambino del Museo Regionale di Messina. Eseguite sia a tempera sia a olio, le opere presentano variazioni nella composizione, nello stile e nei dettagli iconografici. Come nella tavola conservata ai Musei Nazionali di Genova - Palazzo Spinola (fig. 2), emerge il rapporto diretto con l'osservatore, che intensifica il cionvolgimento emotivo e personale nella contemplazione dell'immagine sacra, in linea con la sensibilità ...

GIAN LORENZO BERNINI: I busti in mostra a Palazzo Barberini

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© Photo by  Massimo Gaudio Gian Lorenzo Bernini, Busto di Costanza Piccolomini Bonarelli (1636-1637) Marmo, 74 x 64 cm, Museo Nazionale del Bargello, Firenze Fino all'inizio del 600 e in realtà ancora per grande parte di quel secolo, i busti ritratto in marmo, con l'eccezione di quelli papali, erano quasi sempre commissionati per i monumenti funebri, avendo una funzione commemorativa (Il bianco marmo li rendeva eterni, privi della vividezza di quelli dipinti) di conseguenza erano destinate alle chiese. I busti scolpiti dal giovane Bernini non facevano eccezione in questo senso, ma la straordinaria capacità delle dell’artista di conferire naturalezza e verosimiglianza ai suoi ritratti marmorei - Di rivaleggiare, insomma, con la pittura - Sollecitò Francesco Barberini a fare una scelta del tutto inedita. Il Cardinale, nipote di Urbano VIII, verosimilmente di concetto con lo zio, intorno al 1627 maturò infatti il progetto di mettere insieme una serie di busti commemorativi di Barb...