venerdì 18 agosto 2023

MUSEO DI ROMA - PALAZZO BRASCHI, CORTEI E CERIMONIE A ROMA A CAVALLO TRA IL SEICENTO E SETTECENTO

© Photo by Massimo Gaudio


Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello a Palazzo Barberini in onore di Cristina di Svezia ne carnevale del 1656 (1656-1659)

Oggigiorno siamo abituati a vedere un gran dispiegamento delle forze dell'ordine per la protezione e sicurezza dei Capi di Stato che vengono in visita nel nostro Paese. Chi non vive a Roma forse non immagina quello che significa trovare strade e piazze chiuse, carovane di mezzi blindati, percorsi alternativi e tutto quello che viene introdotto per la sicurezza. Questo succede anche per le alte cariche dello Stato quindi anche per il nostro Capo di Stato. Visto quello che succede oggi, viene da domandarsi: ma era così anche una volta? La risposta ce la danno i dipinti di artisti dell'epoca, i quali hanno immortalato nelle loro tele le varie fasi di ciò che accadeva in quelle occasioni, comprese le cerimonie in loro onore. Tutti i dipinti sono esposti nel Museo di Roma di Palazzo Braschi.

Artista attivo a Roma, Ingresso a Roma da Porta del Poplo dell'ambasciatore veneto Nicolò Duodo (1714)

Artista attivo a Roma, L'arrivo al Quirinale dell'ambasciatore veneto Nicolò Duodo (1714)

Filippo Gagliardi, Visita di Innocenzo X alla Fontane dei Fiumi a Piazza Navona, attr. (1651)

Pier Leone Ghezzi, Clemente XI Albani conferisce il cappello cardinalizio a Giulio Alberoni, attr. (1724)

Pier Leone Ghezzi, Innocente X Panphilj conferisce il cappello cardinalizio a Fabio Chigi, attr. (1724)


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Massimo

CARAVAGGIO e LA CAPPELLA CONTARELLI NELLA CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI

© Photo by Massimo Gaudio


Cappella Contarelli

Nel rione Sant'Eustachio tra piazza Navona e il Pantheon, si trova nell'omonima piazza la chiesa di San Luigi dei Francesi, dove al suo interno c'è la cappella Contarelli. Questa piccola cappella, che è l'ultima della navata di sinistra, ha la particolarità di avere collocati sulle tre pareti, altrettanti dipinti di Michelangelo Merisi detto Caravaggio
Il cardinale Mathieu Conitrel acquistò nel 1565 la cappella che prende il nome dell'italianizzazione del suo nome, trasformato in Matteo Contarelli. Questo passaggio è importante per capire perché all'interno di essa si trovino tre tele dedicate a San Matteo. Nei successivi vent'anni il cardinale cercò di impreziosire la cappella commissionando i lavori al pittore Girolamo Muziano al quale si susseguirono altri artisti come il pittore Giuseppe Cesari detto Il Cavalier d'Arpino al quale gli eredi del cardinale, i Crescenzi, commissionarono i lavori di decorazione. In un primo momento il Cesari ricevette la commissione per il ciclo pittorico dal cardinale Francesco Maria del Monte che aveva a suo servizio anche il pittore lombardo e forse è questo il motivo che la commissione passò successivamente a Caravaggio, il quale dovette realizzare la Vocazione di San Matteo (nella parete di sinistra) e il Martirio di San Matteo (in quella di destra) in tempo per l'inizio dell'Anno Santo del 1600. Due anni dopo fu chiamato a concludere il ciclo pittorico con la realizzazione della pala sull'altare che doveva sostituire un gruppo scultoreo rifiutato da Francesco Contarelli, nipote del cardinale. Della pala d'altare intitolata San Matteo e l'angelo, Caravaggio ne fece due versioni: la prima andò distrutta in un incendio al Flakturm Friedrichshain di Berlino durante la Seconda guerra mondiale, mentre la seconda è quella che possiamo ammirare in tutta la sua bellezza.



Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Martirio di san Matteo (1600-1602)

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Matteo evangelista e l'angelo (1600-1602

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Vocazione di san Matteo (1600-1602)

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Martirio di san Matteo (1600-1602) 


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Massimo


MUSEO NAZIONALE DEL PALAZZO DI VENEZIA, LE MAIOLICHE

© Photo by Massimo Gaudio


Maiolica di Urbino (1550)

All'interno del museo di Palazzo Venezia a Roma, ci sono due sale nelle quali sono esposte tipi diversi di maioliche provenienti da varie regioni dell'Italia centrale, databili dal XV al XVII secolo. Nella prima le maioliche provengono dal territorio urbinate, dalla farmacia dell'ospedale Santo Spirito a Roma e altre dalla collezione Orsini-Colonna. Nella seconda sala sono esposte maioliche provenienti dal corredo della farmacia del monastero femminile di San Pietro a Montefiascone nel viterbese, realizzate nel Seicento a Bagnoregio sempre in provincia di Viterbo.

Maiolica di Urbino (inizio XVI sec.)

Maiolica di Urbino (inizio XVI sec.)

Maiolica di Urbino, Stazione di Via Crucis (1565)

Maiolica policroma di Montelupo, Orciolo da farmacista (1591)



Sala espositiva

Sala espositiva


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Massimo

giovedì 17 agosto 2023

MUSEO NAZIONALE ROMANO - PALAZZO ALTEMPS, TEATRO GOLDONI

© Photo by Massimo Gaudio


Teatro Goldoni

Roma, all'interno del suo scrigno grande venticinque secoli, custodisce tanti tesori conosciuti da moltissime persone e tanti altri di cui si conosce poco. Uno di questi si trova all'interno di Palazzo Altemps che si trova vicino a Piazza Navona e che fa parte del circuito del Museo Nazionale Romano dei Beni Culturali, diventati proprietari dell'immobile dal 1982. Il gioiellino a cui mi riferisco è il Teatro Goldoni, una piccola sala che si trova al piano seminterrato del palazzo. Sono andato varie volte a far visita al museo, però non l'ho trovato sempre aperto al pubblico. Le foto di questo articolo, si riferiscono a qualche anno fa, quando in occasione della celebrazione del ventennale dell’apertura al pubblico, il Museo di Palazzo Altemps ha ospitato la mostra Citazioni pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps. In quell'occasione fu allestito il teatro con dei manichini vestiti con costumi d'epoca, alcune sedie e un pianoforte con decori in tema Fornasetti.
Il palazzo fu costruito nel 1477 grazie a Girolamo Riario che diede il mandato alla sua costruzione a Melozzo da Forlì. Ci furono altri architetti come Baldassarre Peruzzi e Antonio da Sangallo il Vecchio che diedero il loro contributo all'ampliazione del palazzo. Cambiò nel corso dei secoli varie destinazioni e proprietari. Una dei proprietari del passato fu la Famiglia Altemps e uno di loro, Giovanni Angelo Altemps, fece costruire il teatro verso la fine del XVII secolo. Dalla sua costruzione a oggi, è stato un punto di ritrovo per l'alta società, dove venivano organizzati ricevimenti e rappresentazioni teatrali. Anche Carlo Goldoni nel '700 ebbe modo di rappresentare le proprie opere. Calcò il palcoscenico anche Metastasio e vi suonò anche Mozart durante un suo soggiorno romano. Il teatro fu un grande richiamo verso la fine dell'800 per le proiezioni con la lanterna magica e, nel 1911, per le proiezioni delle primissime pellicole del film muto.
Ma arriviamo ora ai giorni nostri. Quando c'è la possibilità di poterlo visitare, si passa attraverso un grande portone a vetri situato al piano terra sotto il portico dall'altra parte del piazzale rispetto l'ingresso al museo. Dal portone a vetri si accede a una bellissima scala marmorea doppia rotondeggiante e dopo aver sceso pochi scalini si giunge subito al foyer e, pochi metri dopo, si può finalmente accedere alla sala che può contenere circa ottanta posti. Subito a sinistra si può vedere il bellissimo palco, mentre a destra ci sono le sedie e la galleria costruita in ferro, legno e muratura nell'ultima decade del XIX secolo. Sulla parte bassa della volta ci sono dei bellissimi stucchi, che accompagnano lo sguardo verso la volta affrescata con le personificazioni della tragedia e della commedia. Forse le foto non rendono l'idea della bellezza di questo luogo, ma vi assicuro che si rimane a bocca aperta nell'ammirare questo gioiellino di architettura.







Vi ringrazio.

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Massimo

IL MITO DI MITRA

© Photo by Massimo Gaudio


Statua di Mitra e altari con dedica (fine II sec. d.C.), Terme di Diocleziano, Roma

Mitra, è una divinità adottata da varie religioni antiche, risalente già dall'antica Persia e adottata anche dai popoli ellenici e romani. La divinità viene raffigurata nell'atto in cui uccide un toro e insieme ai due soggetti, vengono raffigurati anche un serpente e un cane che bevono il sangue che fuoriesce dalla ferita del toro e uno scorpione che attacca i testicoli dello stesso. In Italia ci sono molti Mitrei sparsi in tutta la penisola, luoghi di culto in cui i seguaci si riunivano per venerare il loro Dio. Al Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano proprio di fronte alla Stazione Termini, si trova una stanza dove sono esposti vari reperti, tra cui quelli che interessano il culto di Mitra che vanno dal II al IV secolo d.C. Molto interessante sono una statua e due are dedicate a Mitra. La statua è un'offerta votiva e consiste nella pietra in cui nacque Mitra. Il dedicante è Aurelius Bassinus il quale era responsabile della gestione principale del Mitreo. La dedica fu posta quando il cavaliere A. Caedicius Priscianus ricopriva la carica di sommo sacerdote con il grado di iniziatico di pater. Le iscrizioni dei due altari sono quasi identiche, attestano che le due are furono offerte come ex voto da Aurelius Sabinus e da Bebus Quintianus.

Museo Pio Clementino, Sala degli Animali, Mitra, Musei Vaticani

Rilievo Mitriaco (fine III sec. d.C.), Terme di Diocleziano, Roma

Rilievo Mitriaco, Terme di Diocleziano, Roma

Testa di Mitra (fine II sec. d.C.), Terme di Diocleziano, Roma

Statua di Mitra (IV sec. d.C.), Terme di Diocleziano, Roma


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Massimo

mercoledì 16 agosto 2023

VENERE E AFRODITE NEI MUSEI ROMANI

© Photo by Massimo Gaudio


Il Tempio di Venere e il Colosseo

Quando si parla di bellezza maschile, si pensa subito ad Adone; invece quando si parla di quella femminile si pensa subito a Venere. È stata considerata dall'antico popolo romano, e prima ancora dai greci sotto il nome di Afrodite, la dea della bellezza, dell'amore, della fecondità e della natura primaverile. A Lei sono stati dedicati moltissimi luoghi di culto, a partire dai santuari laziali vicino all'attuale Pomezia sulla costa a sud di Roma, dove attraccò Enea dopo la fuga da Troia. Quel che resta di uno dei templi più imponenti si trova a Roma, proprio di fronte al Colosseo. Ma ora dedichiamoci a chi con la loro arte, sia antica che moderna, ha contribuito al mito di Venere. Una delle più belle e conosciute, sculture che celebrano la sua bellezza è senz'altro la Venere Capitolina, anche se molte altre versioni che si trovano nei musei romani, affascinano per la loro bellezza.

Statua di Afrodite accovacciata, Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps

Afrodite al bagno (Copia romana del II secolo d.C.), Marmo, Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps

Statua di Afrodite Cnidia, Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps 

Statua di Afrodite, Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps

Menophantos, Statua di Afrodite (I sec. a.C.), Marmo, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

Statua di Afrodite al bagno accovacciata (117-138 d.C.), Marmo, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

Statua di Afrodite al bagno accovacciata (metà II sec. d.C.), Marmo, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

Gruppo Marte e Venere (170 d.C.) - Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano

Statua di Afrodite (II sec. d.C.),  Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano

Statua di Afrodite del tipo capitolino - Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano

Venere Capitolina (Da originale di Prassitele del IV secolo a.C), Marmo,Musei Capitolini

Venere Esquilina (prima età imperiale), Marmo, Musei Capitolini

Luigi Bienaimé, Venere (1844), Marmo, Galleria Nazionale D'Arte Moderna e Contemporanea

c.d. Venere Felice (II sec. d.C.), Marmo, Musei Vaticani, Museo Pio Clementino

Afrodite con testa moderna (I sec. d.C.), Marmo, Galleria Borghese

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Massimo

CAPPELLA STROZZI NELLA BASILICA DI SANT'ANDREA DELLA VALLE

© Photo by Massimo Gaudio


Cappella Strozzi, Giorgio de Rubeis, Pietà, Rachele e Lia (1616)

Il rione Sant'Eustachio si trova nel cuore di Roma, stretto tra il Pantheon e piazza Navona e anche se è uno tra i più piccoli rioni della Capitale, vanta edifici e chiese di altissimo livello, basti pensare a Palazzo Madama e Palazzo Giustiniani, sedi del Senato della Repubblica italiana, la Chiesa di San Luigi dei Francesi che conserva ben tre opere di Caravaggio, la Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza realizzata dal Borromini e infine la Basilica di Sant'Andrea della Valle dove si trovano opere di artisti di rilievo come Mattia Preti, il Domenichino, il Pomarancio e il Passignano, tanto per citarne alcuni. Io vorrei soffermarmi però sulla Cappella Strozzi, eretta verso il 1616 su probabili disegni del Buonarroti, il quale aveva ottimi rapporti di amicizia con Roberto Strozzi.
Le pareti laterali della cappella recano quattro colonne di “lumachella” su piedistalli marmorei pieni che sorreggono magnifici capitelli corinzi di bronzo dorato, le stessi che ritroviamo sull'altare, ma con l'aggiunta di un timpano triangolare sopra la parte centrale della trabeazione. Tra esse è situata la statua in bronzo della Pietà, copia della Pietà di Michelangelo che si trova nella Basilica papale di San Pietro in Vaticano, affiancata da due statue sempre in bronzo raffiguranti Rachele e Lia, anch'esse copie di quelle di Michelangelo che fiancheggiano il Mosè del mausoleo di Giulio II nella Basilica di San Pietro in Vincoli. Furono fuse dal romano Gregorio De Rubeis o De Rossi nell’anno 1616.

Cappella Strozzi

Giorgio de Rubeis, Pietà (1616)

Michelangelo Buonarroti, Tomba di papa Giulio II (1505-1545)
Chiesa di San Pietro in Vincoli, Roma


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Massimo

Charles Mellin - 4 opere

  © Photo by  Massimo Gaudio Charles Mellin (Nancy, 1597 circa – Roma, 21 settembre 1649) Charles Mellin, Santa Maria Maddalena penitente (1...