martedì 7 gennaio 2020

Il sogno di Costantino di Piero della Francesca

e la Recensione del Romanzo "La Flagellazione di Piero" di Mariagrazia Pecci


Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco

Recensione del Romanzo "La Flagellazione di Piero" di Mariagrazia Pecci

A cura di Manuela Moschin
Da appassionata d'arte quando ricevetti il libro rimasi attratta dal titolo piuttosto accattivante.
"La Flagellazione di Piero" di Mariagrazia Pecci invero allude chiaramente al celebre dipinto di Piero della Francesca del 1453 e conservato nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.
Ci tengo a sottolineare che il romanzo ha soddisfatto le mie aspettative perché si tratta di una narrazione ricca di informazioni ben documentate e descrizioni molto affascinanti.
Per rendere l'idea della sua struttura ho riportato nell’articolo alcune citazioni tratte dal libro, evidenziando che è un romanzo interessante anche sotto il profilo storico-artistico.
Mariagrazia Pecci ha reso ancora più incantevole la figura dell’artista Piero della Francesca, raccontando una vicenda legata a un mistero toscano.
Avvincente fin dalle prime pagine, il libro si sviluppa alternando tre epoche differenti attraverso alcuni salti temporali risalenti al 1482 ai tempi del pittore Piero della Francesca, al 1988 a Sansepolcro e al 2012 rispettivamente a Firenze e ad Arezzo. Tra un capitolo e l'altro l’autrice accompagna il lettore nel passato e nel presente entro un intreccio intessuto con maestria.
La blogger e giornalista Lisa Giovinelli è la protagonista che scrive articoli inerenti ai misteri della Toscana e che si trova alle prese con un singolare enigma relativo a due giovani studenti del liceo artistico di Sansepolcro che sono scomparsi, dei quali ha ricevuto stranamente delle foto sul blog. Al fine della risoluzione del caso Lisa si avvale dell’aiuto da parte del suo amico questore Verroni.
Ma il capitolo che mi ha catturata maggiormente è relativo al racconto della Leggenda della Vera Croce nel quale la scrittrice si sofferma in modo meticoloso.
A tal proposito ho dedicato l’articolo a uno degli affreschi di Piero della Francesca che lo rappresenta ossia "Il sogno di Costantino".
Grazie a Mariagrazia ho avuto l'opportunità di dedicarmi a un artista noto per la tecnica pittorica e per gli studi geometrico prospettici alquanto rigorosi, conferendo alle opere un'atmosfera luminosa, il senso della profondità dei volumi e la plasticità dei corpi.
Concludo esprimendo i complimenti a Mariagrazia per aver creato una storia davvero intensa.
L'articolo prosegue parlando del dipinto di Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" 👇
Piero della Francesca e la Leggenda della Vera Croce (1452-1466) affresco, tempera a olio. Arezzo, basilica di San Francesco, cappella maggiore, coro. Piero della Francesca e la Leggenda della Vera Croce (1452-1466) affresco, tempera a olio. Arezzo, basilica di San Francesco, cappella maggiore, coro.

Piero della Francesca e la Leggenda della Vera Croce (1452-1466) affresco, tempera a olio. Arezzo, basilica di San Francesco, cappella maggiore, coro.

Facciamo un salto indietro nel tempo per arrivare esattamente al 1452 quando la famiglia Bacci incaricò Piero della Francesca di continuare gli affreschi relativi le Storie della Croce che Bicci di Lorenzo (1373-1452) aveva iniziato e che non potè terminare a causa della sua morte.
Piero della Francesca per rappresentare la storia del legno della Croce seguì non solo i Vangeli Apocrifi ma anche la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.
Gli affreschi sono stati suddivisi in dieci scene distribuite in due lunette e otto riquadri su tre registri, oltre a due figure di profeti.
L'opera è ricca di connotazioni politico religiose. Il ciclo si colloca nel clima della conquista turca di Costantinopoli (cade nel 1453) per la quale l'Europa temeva una possibile avanzata da parte del sultano Mehmed II.
Ma cosa racconta la Leggenda della Vera Croce? Sentiamo cosa riferisce l'autrice Pecci:
"Adamo prossimo a morire, ordinò al figlio Set di andare alle porte del Paradiso per chiedere aiuto a Dio un olio miracoloso che permettesse una morte serena. L'Arcangelo Gabriele, invece, gli diede un germoglio dell'albero della Conoscenza da collocare nella bocca di Adamo al momento della sua dipartita... La leggenda continuava col germoglio che crebbe e divenne albero. Re Salomone decise di impiegarlo nella costruzione del Tempio di Gerusalemme. Gli operai però non riuscirono a utilizzare quel legno. Malgrado i loro sforzi, risultava sempre troppo lungo o troppo corto rispetto all'occorrente e allora decisero di servirsene come passerella sul fiume Silce. Quando la Regina di Saba, trovandosi ad attraversare quel ponte, riconobbe il legno, profetizzò che un giorno sarebbe stato utilizzato per fabbricare una croce che avrebbe segnato il predominio del popolo ebraico. Re Salomone, messo a conoscenza della profezia, ordinò che la trave fosse sepolta nelle viscere della terra."

Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco 


Tra gli affreschi presenti nella basilica di San Francesco ad Arezzo si trova "Il sogno di Costantino" che è collocato nella porzione inferiore della parete dietro l'altare. L'opera è considerata il primo notturno della pittura italiana.
Mentre sta dormendo in una tenda cilindrica a Costantino gli compare un angelo in volo la notte che precede la battaglia contro i barbari di Massenzio. L'angelo tiene nelle braccia una croce luminosa che illumina la tenda per annunciare la vittoria dell'imperatore nel caso in cui avesse rappresentato la croce di Cristo sugli scudi dei soldati.
Una luce divina soprannaturale si diffonde armoniosamente, accendendo le tonalità dei gialli e dei rosa e creando un effetto di controluce sui militi.
Le loro armature riflettono attraverso un gioco di luci e ombre. L'atmosfera che si percepisce è quella di quiete malgrado la situazione tragica che si sarebbe verificata l'indomani. Quell'abbaglio luminoso proviene dalle piume dell'angelo che è giunto per rischiarare le tenebre e per rammentare all'uomo che non è solo. Le stelle non sono state inserite casualmente ma corrispondono alla loro vera posizione. Il momento rappresentato corrisponde all'alba poiché si riferisce alla cultura classica nella quale i sogni fatti all'alba erano considerati premonitori e veritieri.

Racconta Mariagrazia Pecci nel romanzo "La Flagellazione di Piero":
"L'imperatore Costantino sognò la sua vittoria contro l'usurpatore Massenzio solo se avesse utilizzato il simbolo della Croce. Piero rappresentò la scena del sogno attraverso l'imperatore Costantino che dormiva tranquillo sotto la tenda del suo accampamento, vegliato dalle guardie del corpo e da due soldati, mentre dall'alto si avvicinava un angelo che recava in mano una piccola croce. Seduta accanto al letto di Costantino inserì una figura che guardava trasognata fuori dal dipinto con un'espressione di impotenza:" 
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Vi ringrazio per avermi letta.
Manuela

mercoledì 25 dicembre 2019

LA NATIVITA' NEI MUSEI E NELLE CHIESE DI ROMA


Photo by Massimo Gaudio
Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo Romano, Natività e i santi Andrea e Lorenzo - Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini - Roma
La Città Eterna offre molto in termini artistici sia all'interno di musei che all'interno delle chiese. Vista la festività di oggi, il tema di questo articolo è ovviamente la Natività e per l'occasione ho voluto inserire fotografie inerenti due interpretazioni diverse della nascita di Gesù.
La prima è riferita ad un dipinto di Antoniazzo Romano (Roma 1435 ca. - 1508) intitolato Natività e i santi Andrea e Lorenzo, presente alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.






La seconda interpretazione di questa ricorrenza ci viene data dallo scultore toscano Arnolfo di Cambio (Colle Val d'Elsa 1240 - Firenze 1310) con il suo Presepe custodito nel museo della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Eseguito nell'ultima decade del XIII secolo, è una delle più antiche rappresentazioni esistenti commissionato da Papa Niccolò IV in occasione del restauro della Basilica.
Arnolfo di Cambio, Presepe (1290-1291) - Basilica di Santa maria Maggiore - Museo - Roma



lunedì 23 dicembre 2019

"Natalia Goncharova Una donna e le avanguardie, tra Gauguin, Matisse e Picasso" visitabile fino al 12 gennaio 2020 nel Palazzo Strozzi.


Natal'ja Gončarova "Autoritratto con gigli gialli" 1907-1908 Mosca, Galleria Statale Tretyakov Olio su tela (Fig.1)
A cura di Manuela Moschin

Desidero parlarvi dell'artista russa Natal'ja Gončarova (1881-1962) (Fig.1) e delle sue opere profondamente originali. 
Se in questi giorni vi trovate a Firenze la potete ammirare nella mostra intitolata "Natalia Goncharova Una donna e le avanguardie, tra Gauguin, Matisse e Picasso" visitabile fino al 12 gennaio 2020 nel Palazzo Strozzi. 
Gončarova non fu soltanto pittrice, ma anche costumista, grafica, scenografa e attrice cinematografica tanto da essere definita poliedrica.  Il suo anticonformismo contribuì a renderla originale nel suo genere.
La storica dell'arte Ludovica Sebregondi l'ha definita "Un'amazzone dell'avanguardia" scrivendo su Artedossier:
"Uno spirito anticonformista, tanto da essere stata, in Russia, oltre che la prima donna a esporre nudi, a essere censurata per aver presentato opere non tradizionali di tema religioso, a esibirsi nei cabaret, a mostrarsi nei luoghi più eleganti di Mosca con il volto dipinto per scandalizzare i benpensanti". 
Per l'artista fu fondamentale l'unione con il compagno pittore futurista appartenente all'Avanguardia Russa Michail Larionov (1881-1964) (Fig. 2 "Autoritratto") che incitandola a dipingere le disse:"Hai occhio per il colore, ma ti impegni sulla forma. Apri gli occhi ai tuoi stessi occhi". 
Insieme dettero inizio a un forte legame oltre che sentimentale anche artistico. 
C'è un dipinto che è stato significativo nella carriera artistica della pittrice Gončarova poiché tramite quest'opera fu accusata di offesa alla morale pubblica e di pornografia. Il dipinto in questione si intitola "Modella (su sfondo blu)" 1909-1910 (Fig.3) con il quale fu la prima pittrice donna a esporre nudi.
Michail Larionov "Autoritratto" 1910 (Fig.2)
Natal'ja Gončarova "Modella (su sfondo blu)" 1909-1910 (Fig.3) 

La pittrice ebbe modo di conoscere Matisse, Picasso, Marinetti, Depero e Balla  i quali furono fondamentali per la sua formazione artistica attraverso un'originale rielaborazione nello stile. 
Ci tengo inoltre a sottolineare che le foto dei dipinti "Autoritratto con gigli gialli" (Fig.1) "Inverno raccogliendo legna da ardere" (Fig.4) presenti in questo articolo sono state gentilmente offerte da Sabrina Carletti (membro gruppo Facebook L'arte raccontata nei libri  ) che ha avuto modo di visitare di recente la mostra nel Palazzo Strozzi a Firenze. Grazie Sabrina. 

Natal'ja Gončarova  "Inverno raccogliendo legna da ardere", 1911Mosca, Galleria Statale Tretyakov Olio su tela (Fig.4) 

Vi ringrazio per avermi letta.
Un caro saluto Manuela 

giovedì 28 novembre 2019

Ricordo di un dolore di Giuseppe Pellizza da Volpedo


Giuseppe Pellizza da Volpedo  "Ricordo di un dolore" (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107x79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC



Giuseppe Pellizza da Volpedo  "Ricordo di un dolore" (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107x79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC

Giuseppe Pellizza da Volpedo  "Ricordo di un dolore" (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107x79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC

A cura di Manuela Moschin

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868- 1907) nacque a Volpedo in provincia di Alessandria. L'artista è celebre soprattutto per aver dipinto "Il Quarto Stato" che realizzò nel 1901 ed è conservato nel Museo del Novecento a Milano. Il dipinto raffigura un gruppo di lavoratori che sta marciando in segno di protesta.  
Sfogliando, invece, il catalogo della mostra “ Da Canova a Modigliani - il volto dell’Ottocento” che visitai nel 2010 nel Palazzo Zabarella a Padova mi soffermo a osservare un'opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo intitolata “Ricordo di un Dolore” (ritratto di Santina Negri) 1889. 
Tra le straordinarie opere esposte ricordo che rimasi affascinata da questo ritratto di Giuseppe Pellizza per la capacità di rappresentare la sofferenza.
C'è un motivo particolare che indusse l'artista a realizzare quest'opera. Risulta, infatti, che a causa della perdita della sorella Antonietta dipinse il volto di una giovane donna (Santina Negri) evidenziandone l’espressione triste e pensierosa. Possiamo notare che introdusse nel dipinto una viola, comunemente detta del pensiero, allo scopo di dare maggiore enfasi al momento tragico. 
L'immagine esprime nel suo insieme una drammaticità straziante che si percepisce dallo sguardo assente, dal volto pallido e dalla postura del corpo che si trova in una condizione di completo abbandono. Il bianco contrapposto al nero crea un'atmosfera lugubre in relazione con la morte. 
Quel vuoto incolmabile per la perdita di una persona cara traspare in modo lancinante ed evidente. 
Dedico il dipinto a tutte le persone che hanno sperimentato questa situazione dolorosa. 
Un abbraccio forte 💔












martedì 5 novembre 2019

VideoBlog Leonardo Da Vinci e il Cenacolo



Leonardo da Vinci "Il Cenacolo Vinciano" (Ultima Cena) 1495-1498, tempera e olio su due strati di preparazione gessosa stesi su intonaco -  cm. 460×880 
Refettorio - Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano.

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martedì 22 ottobre 2019

Recensione del libro "Capolavori rubati" di Luca Nannipieri - Skira Editore


Recensione del libro "Capolavori rubati" di Luca Nannipieri - Skira Editore

A cura di Manuela Moschin

Furti, saccheggi, requisizioni, spoliazioni, mercato nero, ritrovamenti, sequestri: il grande teatro dell'illecito e del concesso attorno all'arte. E' cosi che viene introdotta la questione dal critico d'arte e saggista Luca Nannipieri nel libro "Capolavori rubati" edito da Skira. 

Leggendo semplicemente il titolo e osservando la celebre Saliera di Benvenuto Cellini che emerge sulla copertina è facile intuire l'argomento principe, ossia i furti delle opere d'arte. 
L'originale volume di Nannipieri è alquanto interessante perché in ogni capitolo vengono analizzati nei dettagli i casi di depravazione più eclatanti della storia, ripercorrendo in modo approfondito un'indagine storica e artistica. 

Ecco allora che vengono a galla verità nascoste da tempo e soprattutto sconosciute dalle persone più profane.

Basandosi sulla rubrica "Caffè" di Rai Uno tenuta dall'autore è stata creata un'opera davvero esaustiva, realizzata attraverso la ricostruzione anche giudiziaria dei furti, parlando di contrabbando internazionale di antichità, di traumi storici dei saccheggi, delle spoliazioni napoleoniche e naziste.

Il tanto discusso furto risalente al 1969 del dipinto di Caravaggio avvenuto a Palermo, del quale tra l'altro quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario, è stato raccontato con dovizia di particolari, secondo le varie versioni che sono emerse negli anni. 

Nannipieri continua parlando di tantissimi altri episodi che si sono verificati e che sono stati oggetto di analisi, come i due Van Gogh di Amsterdam, L'urlo di Munch, la Gioconda di Leonardo da Vinci e molti altri. 

Un libro che chiarisce in modo magistrale quali sono state le dinamiche legate alla sparizione e,  nel caso in cui si fosse verificato, al ritrovamento delle opere d'arte. Lo scrittore ne offre una spiegazione minuziosa, inducendo il lettore a riflettere e a porsi dei quesiti in merito. 
Personalmente lo ritengo anche un monito affinché in futuro non si verifichino più ulteriori vicende sconcertanti ai danni della cultura. 

A proposito dell'Urlo di Munch, un dipinto che apprezzo particolarmente, desidero concludere con una citazione tratta dal libro di Nannipieri:  

L'urlo di Munch è tremendamente moderno perché non c'è nessuno che lo salva, non c'è Dio. L'uomo che da solo urla, urla senza scampo, il suo dolore è muto. E poi a chi urla? A nessuno, nessuno lo ascolta...".
Edvard Munch "L'urlo", 1893, tempera e matite colorate su cartone non preparato cm. 91x73,5 Oslo Galleria Nazionale

Caravaggio "Natività con i santi Lorenzo e Francesco" 1600 olio su tela cm. 268 x 197 trafugata nel 1969 a Palermo e non ancora ritrovata


Chi è Luca Nannipieri?

Luca Nannipieri, critico d’arte, cura la rubrica “Capolavori rubati” al “Caffè” di Rai Uno, dopo aver condotto “SOS Patrimonio artistico” sempre nella stessa trasmissione, da cui è stato tratto il libro Bellissima Italia pubblicato da Rai Eri-Rubbettino. Scrive su settimanali e quotidiani nazionali. Dirige Casa Nannipieri Arte, con la quale cura mostre e conferenze di arte moderna e contemporanea, da Giacomo Balla a Keith Haring.
Il critico d'arte e saggista Luca Nannipieri 

Sinossi "Capolavori rubati" 

“Crocifissi, pale d’altare, ostensori, candelabri, turiboli, arredi funerari, urne cinerarie, statuette votive, bassorilievi, statue bronzee, mosaici, gioielli preziosi, stendardi, papiri, tele d’artista, così come i monumenta, sono stati ripetutamente oggetto di contese, guerre legali, diplomatiche, spoliazioni, saccheggi, violente dispersioni. Attorno a questi particolarissimi manufatti, che sono le opere d’arte, e a questi particolarissimi luoghi pubblici, che sono i monumenti, non sono gravitati soltanto cure, attenzioni, premure, dedizioni, meticolosi riguardi verso la loro preservazione, ma anche e spesso avidità, ingordigie, accanimenti, speculazioni.”
C’è sempre stata lotta attorno all’arte. Omicidi, furti, razzie, corruzioni, contrabbandi, soprusi, roghi, devastazioni, confische hanno contraddistinto la vita di molti capolavori. Da Caravaggio a Picasso, da de Chirico a Munch, da Renoir a Klimt, fino alle statue della classicità, sono molti gli episodi, alcuni celeberrimi, altri poco conosciuti, alcuni risolti, molti altri ancora sotto indagine, che ci portano nel cuore dell’illegalità, della criminalità, del mercato nero, della cupidigia, della volontà di potenza, che si nasconde dietro ogni ladrocinio.
Partendo dalla rubrica che l’autore Luca Nannipieri tiene al “Caffè” di Rai Uno, vengono illustrati i casi più clamorosi di furti di opere d’arte, affrontando anche i traumi storici di saccheggi e spoliazioni coloniali e imperialiste.
Attraverso la narrazione e la ricostruzione giudiziaria dei furti, il commento sullo stile artistico delle opere rubate, l’inquadramento storico, la disamina museografica sulla sicurezza e sulla protezione dei capolavori, il libro affronta il grande tema dell’arte nel suo rapporto con la complessità del male.

Titolo: Capolavori rubati
Autore: Luca Nannipieri
Collana StorieSkira
Editore:Skira
Argomento:Bestseller, StorieSkira
Lingua:italiano
Anno:2019
ISBN:885724140
Dimensioni:14 x 21 cm
Pagine:192
Rilegatura:Brossura
Per avere maggiori informazioni o per acquistare cliccare qui 👇

sabato 12 ottobre 2019

Mostra "Peggy Guggenheim - L'ultima dogaressa" Venezia

René Magritte "L'impero della luce" (1953-1954) Olio su tela, Peggy Guggenheim Collection Venezia  (Foto a cura di Manuela Moschin)

In relazione a questo dipinto magico in cui si uniscono il giorno e la notte Magritte usa le parole "sorpresa" e "incanto", a cui si aggiunge quel senso di sospensione che emana da una strada deserta dove si scorgono una roccia poliedrica vagamente sinistra e una casa con le persiane chiuse e senza porta, in cui, tuttavia, due finestre sono illuminate. Nonostante questa sensazione di dramma imminente pervada la scena, niente, ovviamente, accade. Tra il 1948 e il 1964 Magritte dipinge almeno diciotto versioni de "L'impero della luce", e questa è tra le più grandi (Didascalia - Peggy Guggenheim Collection, Venezia) 

Segnalazione della mostra "Peggy Guggenheim - L'Ultima dogaressa" 1949: quando l'arte moderna trovò casa a Venezia

“Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Venire a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro”.
Peggy Guggenheim, autobiografia "Una vita per l’arte". 
La mostra è incentrata sulla collezione Peggy Guggenheim del periodo che va dal 1948 al 1979. Il museo ha  reso omaggio ai settant'anni dal trasferimento a Palazzo Venier dei Leoni di Peggy e dalla prima esposizione qui realizzata, oltre a celebrare i quarant'anni dalla sua scomparsa. Fino al 27 gennaio 2020 potremo ammirare sessanta opere circa tra le quali "L'impero della luce" di René Magritte e "Studio per scimpanzè" di Francis Bacon. 
Nella collezione permanente sono presenti artisti come Jackson Pollock, Joan Mirò, Pablo Picasso, Max Ernst, Giacomo Balla, Francis Picabia, Giorgio De Chirico, Marc Chagall, Juan Gris, Lucio Fontana, Alberto Giacometti, Vasily Kandinsky. 
La Collezione Peggy Guggenheim è di proprietà della Fondazione Solomon R Guggenheim che la gestisce insieme al Museo Solomon R. Guggenheim di New York e al Guggenheim Museum Bilbao.

Palazzo Venier dei Leoni - Dorsoduro Venezia 


(Foto a cura di Manuela Moschin) 

Peggy Guggenheim Collection Venezia (Foto a cura di Manuela Moschin) 

Grazie Buona Visita Manuela!







Pompeo Girolamo Batoni - 17 opere

   © Photo by Massimo Gaudio Pompeo Girolamo Batoni   (Lucca, 25 gennaio 1708 – Roma, 4 febbraio 1787) Pompeo Batoni. Autoritratto (1773-178...