lunedì 20 marzo 2023

L’IMMAGINE SOVRANA. URBANO VIII E I BARBERINI a Palazzo Barberini

#artiebellezzeitaliane


Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Urbano VIII, 1632, Marmo, cm. 83

Avrei potuto iniziare questo articolo in molti modi vista la grandiosità della mostra iniziata ufficialmente il 18 marzo scorso in occasione del quarto centenario della elezione al soglio pontificio di Maffeo Barberini col nome di Urbano VIII il 6 agosto 1623. Dicevo che avrei potuto iniziare in molti modi diversi, ma quello che più mi viene naturale è quello di dire che non si tratta di una mostra all'interno di uno dei più importanti musei d'Italia, perché è lo stesso museo ad essere "la mostra". Tutto Palazzo Barberini è interessato ad ospitare questo evento intitolato L’IMMAGINE SOVRANA. URBANO VIII E I BARBERINI, che in un percorso espositivo articolato in dodici sezioni, ha inizio dallo Spazio Mostre situato al pianterreno per poi proseguire alle sale monumentali e quelle normalmente utilizzate dalla collezione permanente situate al piano nobile. Lo stesso "contenitore" è di per se un'opera d'arte grazie ad artisti come Bernini, Borromini (i due scaloni per salire e scendere dai vari piani sono una loro creazione) oppure Pietro da Cortona con la volta nel Salone che porta il suo nome, sono soltanto alcuni esempi.
La mostra ospita più di 80 opere che fanno già parte delle collezioni del museo ed altre 40 tra opere provenienti da musei e collezioni private sia italiane che internazionali. Questo è il frutto di un lavoro durato tre anni che prevedeva di far ritornare a Palazzo le opere della collezione Barberini che nel corso dei secoli è stata smembrata per essere conservata nei principali musei sparsi per il mondo, in modo da mostrare il percorso di idee dominanti e di progetti ambiziosi che grazie sia a Urbano VIII sia anche a personaggi di elevata importanza artistica che hanno trasformato Roma nella culla della cultura barocca adottata in seguito anche in Europa.
Le sale dello Spazio Mostra sono illuminate in modo da rendere gradevole la visione delle opere e questa ambientazione favorisce sicuramente la prima opera che attrae lo sguardo: è il Sacrificio di Isacco di Caravaggio accompagnato nella stessa sala da un altro dipinto dello stesso artista il Ritratto di Maffeo Barberini. Questo è solo l'inizio, perché la mostra ha tanto da offrire attraverso le opere di grandi artisti come Gian Lorenzo Bernini, Raffaello Sanzio, Simon Vouet, Valentin de Boulogne, Pietro da Cortona, Francesco da Sangallo, Andrea Sacchi e molti altri ancora. L'Immagine Sovrana di Urbano VIII è rappresentata anche da svariati libri, disegni, tessuti e arazzi come quelli che si trovano nel Salone Pietro da Cortona con accanto i cartoni originali. Nella quarta sala è esposta l'Arpa Barberini, la stessa utilizzata da Giovanni Lanfranco per il dipinto dal titolo Venere che suona l'arpa e tra i tanti altri oggetti è esposto anche un chiodo in bronzo proveniente dalla trabeazione del portico del Pantheon.
In questo articolo, per ovvi motivi, ho inserito una piccolissima parte delle opere esposte, per vedere le altre vi consiglio di andare a Palazzo Barberini entro il 30 luglio prossimo e di prendervi del tempo per godervi a meglio l'intera mostra che, ripeto ancora una volta, interessa TUTTO Palazzo Barberini, mura comprese.


#ExpoBarberini  #UrbanoVIII


Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Sacrificio di Isacco, 1603, olio su tela, 104 x 135 cm

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini, 1595 ca. olio su tela, 122 x 95 cm

Ludovico Carracci, San Sebastiano nella cloaca Maxima, 1612, olio su tela, 167 x 233 cm

da Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano, (1616-1617, RIPRODUZIONE IN SCALA 11 resina dipinta, 98 x 42 cm

Andrea Sacchi, Ritratto di Taddeo Barberini come prefetto di Roma, 1631, olio su tela, 250 x 150 cm

Francesco Mochi, Ritratto equestre di Carlo Barberini, circa 1630, bronzo, h 57 cm - base in legno h 36 cm

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Urbano VIII, 1658, Bronzo, cm. 101,5

Giovanni Gonnelli detto Cieco da Gambassi, Busto di Urbano VIII, terracotta 80 x 40 x 50 cm

Giovan Battista Muti e Charles Mellin, Apoteosi di Sant'Urbano, 1630 ca. olio su tela, 280 x 190 cm

Francesco da Sangallo, attr., Pan disteso, circa 1535, marmo, 63,5 x 134 x 59,1 cm

Valentin de Boulogne, Sansone, 1631, olio su tela, 135,6 x 102,8 cm

Girolamo Acciari (costruttore), Giovanni Tubi (intagliatore), Arpa Barberini, 1633, Legno sagomato, intagliato, dorato, h 180 cm
Dietro: Venere che suona l'arpa di Giovanni Lanfranco. L'arpa è la stessa del dipinto

Raffaello Sanzio, La Fornarina, 1520 circa, olio su tavola, 87 x 63 cm

SEZIONE 4 – Hic Dominus

Jacomo della Riviera, da Francesco Mignucci, Hic Domus. Stemma Barberini con veduta di Palestrina, 1627-1630, Lana e seta, 315 x 220 cm

Gian Lorenzo Bernini e Giuliano Finelli, Ritratto di Antonio Barberini, 1626-1627, Marmo, cm. 65

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Papa Urbano VIII, 1631-1632, Olio su tela, cm. 70 x 65

SEZIONE 8 – Tessere la Trama

Giuliano Finelli, Ritratto di Francesco Bracciolini, 1630-1631, 71 x 63 x 39 cm

Charles Mellin, Ritratto di Galileo Galilei, olio su tela, 66x49 cm

Jean de Saillant, Veduta idealizzata della Biblioteca Barberina, Stampa

Gian Lorenzo Bernini, Busto del cardinale Richelieu, 1640-1641, marmo, 82 x 65 x 33 cm

Simon Vouet, Angelo con la tunica e i dadi, 1626-1627, olio su tela, 102 x 78 cm

Grazie

venerdì 17 marzo 2023

ORAZIO GENTILESCHI E L’IMMAGINE DI SAN FRANCESCO. LA NASCITA DEL CARAVAGGISMO A ROMA a PALAZZO BARBERINI

#artiebellezzeitaliane


Orazio Gentileschi, San Francesco in estasi, 1602-1605 ca., Olio su tela


Gli affreschi di Giotto con le storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi raccontano la rinuncia del santo nei confronti delle ricchezze. Il tema fu ripreso agli inizi del XVII secolo dalla corrente pittorica che seguiva le orme artistiche di Caravaggio. Uno dei caravaggisti più illustri di quegli anni era sicuramente Orazio Gentileschi. La mostra è incentrata su un dipinto del Gentileschi esposto per la prima volta e realizzato seguendo le tecniche apprese qualche anno prima direttamente dal Merisi. Il dipinto si intitola San Francesco in estasi, eseguito dal naturale con un modello in posa molto probabilmente nel 1603 nel mentre si svolgeva il celebre processo intentato da Giovanni Baglione contro lo stesso Gentileschi, Caravaggio, Onorio Longhi e Filippo Trisegni. Nel corso del processo Gentileschi aveva dichiarato di aver prestato a Caravaggio «una veste da cappuccino» e un «par d’ale». Molto probabilmente il saio è quello a punta che si vede nell'opera esposta. Della dichiarazione si ha certezza in quanto nella sala espositiva è presente una teca con all'interno gli atti originali del processo. 
Il dipinto principe della mostra è affiancato da altri due dipinti dello stesso artista intitolati il primo San Francesco sorretto da un angelo proveniente dal Museo del Prado mentre l'altro San Francesco sorretto dall'angelo è già presente nel Palazzo. Altri due dipinti accompagnano le opere già citate, ovvero di Lodovico Cardi detto CIGOLI il San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso e di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO il San Francesco in meditazione.
All'interno di una vetrina allestita nella sala espositiva si trova un Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, cucito con lane diverse grezze e lacere per rievocare lo stesso saio che il santo si confezionò per tenere lontano tutte le seduzioni del demonio. A completare la mostra, sempre rimanendo all'interno del tema dei frati cappuccini, è esposta una grande fotografia realizzata da Massimo Listri che ritrae Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione di Roma che si trova in Via Veneto a pochi passi dal museo. 
La mostra terminerà il prossimo 10 aprile.

#PalazzoBarberini #OrazioGentileschi #SanFrancesco

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto dall'angelo, 1612-1613, Olio su tela, cm. 133 x 98

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto da un angelo, 1602-1605 ca., Olio su tela, (Museo Nacional del Prado, Madrid)

Lodovico Cardi detto CIGOLI, San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione, 1606, Olio su tela, cm. 128,2 x 97,4 1

Atti del processo intentato da Giovanni Baglione dei confronti di Gentileschi, Caravaggio, Longhi e Trisegni

Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, 1595-1610

Massimo Listri, Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione

Sala espositiva

Grazie

lunedì 6 febbraio 2023

ANNIBALE CARRACCI, Gli affreschi della cappella Herrera

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Francesco Albani, Gli apostoli attorno al sepolcro vuoto della Vergine (1604-1605) Affresco staccato e trasferito su tela

Domenica 5 febbraio 2023, si è concluso il tour che si è svolto tra Spagna ed Italia durato circa undici mesi che ha interessato gli affreschi della cappella Herrera che si trovava all'interno della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli in piazza Navona a Roma. La mostra aveva lo scopo di riunire gli affreschi e la pala d'Altare dislocati tra il Museo Nazionale del Prado di Madrid, il Museo Nazionale d'Arte della Catalogna di Barcellona e la chiesa di Santa Maria in Monserrato a Roma. Con la collaborazione tra i due musei spagnoli e la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma, è stato possibile allestire la mostra grazie anche ai recenti restauri delle opere che in alcuni casi erano state lasciate in uno stato precario di conservazione.
Tra il XV ed il XVII secolo, la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli è stato uno dei punti di riferimento per la nazione spagnola a Roma tanto che il banchiere castigliano Juan Enrìquez de Herrera che risiedeva nell'Urbe, nel 1602 diede mandato ad Annibale Carracci di curare le decorazioni della cappella funeraria fatta costruire all'interno della chiesa, per se e i suoi eredi, intitolandola al santo al quale attribuiva la miracolosa guarigione del figlio Diego. Il santo che visse nel XV secolo si chiamava Diego di Alcalà ed era un francescano descritto come un uomo semplice dalla vita priva di eventi clamorosi e fu canonizzato nel 1588.
L'artista che a quei tempi era molto noto ed aveva appena terminato di affrescare la Galleria di Palazzo Farnese, ideò l'insieme delle decorazioni e preparò i cartoni per gli affreschi con la collaborazione di Francesco Albani suo stretto collaboratore. I due iniziarono l'opera, ma purtroppo Carracci tra il 1604 ed il 1605 fu colpito da una grave malattia che gli impedì di procedere con i lavori che però furono portati a termine da Albani, sempre però sotto la supervisione del Carracci.
La chiesa per vari secoli si è mantenuta grazie alle offerte e lasciti da parte di spagnoli di Roma, ma gli stessi preferirono con il tempo l'altra chiesa a loro cara, quella di Santa Maria in Monserrato dove trasferirono anche la tomba del santo e gli arredi, Anche gli affreschi del Carracci tra il 1833 e il 1836 furono lì trasferiti e successivamente gli stessi furono divisi tra Barcellona e Madrid, mentre la pala dell'altare rimase a Roma.
La collaborazione tra i due Musei spagnoli e quello italiano, hanno fatto sì che le opere ritornassero al loro meritato splendore dopo un accurato studio, restauro e la conseguente rivalutazione delle stesse. Questo ha portato alla realizzazione del progetto di riunione della maggior parte degli affreschi dando vita al tour iniziato a Madrid, proseguito a Barcellona e terminato a Roma nelle sale di Palazzo Barberini dove a differenza delle precedenti esposizioni, è stato ricostruito il volume della cappella Herrera, in modo di avere la sensazione di entrare in quella che una volta li conteneva.
La mostra ha interessato due sale di Palazzo Barberini. Nella prima c'erano gli studi per la realizzazione degli affreschi, i progetti di Fernando Fuga per la realizzazione delle facciate della chiesa ed un dipinto riguardante piazza Navona di Gaspar van Wittel dove si vede la facciata della chiesa. Nella seconda sala è stata ricreata l'atmosfera adatta a contenere la cappella Herrera dove dapprima si viene accolti da due splendidi affreschi che come in origine si trovavano esterni alla cappella.
E' stata una bella esperienza.

Francesco Albani, Studio per il Padre Eterno (1604-1605) Penna e acquarello marrone

Francesco Albani, Studio per san Diego riceve l'elemosina (1604-1605) Penna e acquarello marrone

Francesco Albani, Studio per il ristoro miracoloso (1604-1605) Penna e acquarello marrone

Annibale Carracci (attr,), Studio di figura inginocchiata (inizio XVII sec.) Carboncino e gessetto bianco su carta azzurra

Francesco Albani (?), Studio per san Paolo (XVII sec.) Matita rossa su carta

Ferdinando Fuga, Chiesa di san Giacomo degli Spagnoli, facciata su piazza Navona (1746) Penna inchiostro nero e bruno


Gaspar van Wittel, Veduta di Roma con Piazza Navona (1688-1721) Olio su tela


sopra: Annibale Carracci e Francesco Albani, Assunzione della Vergine (1604-1605)
sotto: Francesco Albani, Gli apostoli attorno al sepolcro vuoto della Vergine (1604-1605) Affreschi staccati e trasferiti su tela

La cappella Herrera verso l'altare maggiore

Il lato sinistro della cappella

Il lato destro della cappella

La volta

la volta

al centro: Annibale Carracci e bottega, San Diego intercede per Diego Enrìquez de Herrera (1606) Olio su tela
ai lati: Francesco Albani (o Giovanni Lanfranco) San Pietro e San Paolo (1604-1605) Affreschi staccati e trasferiti su tela

lunedì 30 gennaio 2023

GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA - PALAZZO BARBERINI, ARTE MANUFATTURIERA VENEZIANA: I CALCAGNINI

© Photo by Massimo Gaudio

Manifattura veneziana, Calcagnini (inizio XVII sec.) - Palazzo Barberini - Roma
Si parla continuamente della magnifica arte manifatturiera italiana e per sottolineare la sua importanza voglio scrivere di un tipo di calzatura in voga sin dal tardo rinascimento nata dalle mani esperte degli artigiani veneziani. Mi riferisco ai CALCAGNINI o SOPEI come venivano chiamati a Venezia. Si tratta di un tipo di scarpa con la zeppa che veniva utilizzato da cortigiane e nobildonne le quali, dopo averle calzate, dovevano stare molto attente e fare piccoli passi perché la probabilità di cadere o addirittura rompersi le caviglie era molto presente. La moda del "tacco alto" era talmente di moda tra il XVI e XVII secolo che le altezze arrivavano fino a 50 cm. Quelle che ho fotografato all'interno di una teca situata nella sala 34 al primo piano della nuova Ala sud di Palazzo Barberini a Roma, sono alte 27 cm mentre la base misura 21 x 21 cm., sono in legno e cuoio finemente decorate in oro e sono state prodotte nel XVII secolo.




Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

FRANCESCO TREVISANI, I QUATTRO CONTINENTI

© Photo by Massimo Gaudio

Cupola della Cappella del Battesimo - Basilica papale di San Pietro - Città del Vaticano

Un giorno, durante la visita in un Museo, rimani colpito da quattro dipinti che raffigurano i quattro continenti conosciuti al momento della loro realizzazione. Qualche giorno dopo, durante la visita alla Basilica papale di San Pietro, camminando con il naso all'insù ammirando le cupole delle navate laterali, te li trovi lì e quasi non ci credi perché sono ancora più belli degli originali. In una delle sale della nuova Ala sud della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini a Roma e più precisamente la 37, per intenderci quella dedicata alla pittura a Roma tra il 1670-1750, sono esposte quattro tele del pittore Francesco Trevisani (1656-1746) dove vengono raffigurati altrettanti continenti: Europa, Africa, Asia e le Americhe. Sono dei bozzetti per questo non sono perfetti, sono tutti olio su tela che misurano 74 x 57,5 cm e sono stati esegui nel 1709 su commissione di papa Clemente XI Albani (1649-1721) per il progetto di decorazione a mosaico dei pennacchi della cappella del Battistero in san Pietro. Le Quattro Parti del Mondo, sono raffigurate da altrettante donne, circondate da attributi identificativi dei tratti distintivi, naturali e culturali.

Francesco Trevisani, Africa (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, America (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, Asia (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, Europa (1709 ca.) Olio su tela

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 27 maggio 2022

MARCO BIGIO, LE TRE PARCHE (1530-1540)

© Photo by Massimo Gaudio


Marco Bigio, Le tre Parche (1530-1540) Olio su tela, cm. 200 x 212

Un grande dipinto si fa notare all'interno della Sala 15 dedicata alla pittura senese a Palazzo Barberini. Si tratta di un'opera di Marco Bigio dal titolo Le tre Parche realizzato nel periodo che va da 1530 al 1540. Nel dipinto l'artista raffigura le figlie di Giove e Temi che rappresentano il destino degli uomini. 
A rappresentare la nascita, a destra è stata raffigurata Cloto con un rocchetto di filo bianco: ovvero è colei che fa iniziare la vita. A sinistra di trova Lachesi che stabilisce la sorte e il destino intenta ad avvolgere un filo rosso, mentre al centro c'è Atropo che ha in mano una forbice pronta a tagliare il filo della vita, ma per farlo guarda i due amorini ai suoi piedi che estraggono a sorte il nome ci colui che deve morire inciso su delle medaglie di vari materiali, perché la natura umana è varia.
Alle loro spalle ci sono vari personaggi tra i quali c'è la morte e la natura che assistono Atropo intenta a compiere l'atto fatale, mentre a sinistra sono raffigurati due cigni che raccolgono dalle acque le medaglie delle anime elette da apporre sulla colonna dell'immortalità che si eleva tra le rovine.


Autore: Marco Bigio (Siena 1500 - 1550 ca.)
Titolo: Le tre Parche
Datazione: 1530 - 1540
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 200 x 212
Si trova: Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini
Luogo: Roma

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Valentin de Boulogne - 11 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Jean Valentin detto VALENTIN DE BOULOGNE  (Coulommiers, 3 gennaio 1591 – Roma, 19 agosto 1632) Valentin de Boulog...