sabato 5 agosto 2023

BASILICA PAPALE DI SAN PAOLO FUORI LE MURA

© Photo by Massimo Gaudio


Ingresso Fronte del transetto della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura - Roma
La Basilica Papale di San Paolo fuori le mura si trova nel quartiere Ostiense di Roma. Racchiude in se una bellezza unica che crea una sorta di religioso rispetto non appena si varca la soglia della basilica. Non ci sono tante opere di artisti conosciuti, ma una volta entrati, si viene avvolti da una sensazione di infinito perché la grande navata centrale sembra non finire più, se non fosse per l'arco trionfale posto proprio sopra il sepolcro di San Paolo. Le foto di questa prima parte dell'articolo, riguardano il Quadriportico con all'interno il giardino e al centro di esso la statua di San Paolo scolpita da Giuseppe Obici nel XIX secolo.

Il Quadriportico
Quadriportico, Facciata

Quadriportico, Facciata

Quadriportico, Facciata, Agnus Dei

Quadriportico, Facciata, Cristo benedicante con i santi Pietro e Paolo

Quadriportico, Facciata, Profeta Daniele

Quadriportico, Facciata, Profeta Ezechiele

Quadriportico, Facciata, Profeta Geremia

Quadriportico, Facciata, Profeta Isaia

Quadriportico, Giardino e facciata

Quadriportico di  Giuseppe Obici e statua di San Paolo

Le navate
La basilica di San Paolo fuori le Mura presenta una pianta a croce latina. L'aula è divisa in cinque navate, separate da quattro file di 20 colonne. Il rivestimento delle pareti, come quello del pavimento, è in marmi policromi che compongono motivi geometrici. Nella fascia immediatamente sopra gli archi che dividono le navate, vi è la serie dei tondi contenenti i ritratti di tutti i pontefici, da San Pietro fino a Papa Francesco. Realizzati con la tecnica del mosaico e su sfondo oro, furono iniziati nell'anno 1847, durante il pontificato di Pio IX. L'idea di questa serie di tondi ha le radici nell'antica basilica, poiché erano presenti anche in quest'ultima. Nella navata centrale, in corrispondenza dell'arco trionfale, vi sono due statue che raffigurano San Pietro di Salvatore Revelli, e San Paolo di Ignazio Jacometti.
Navata centrale verso il transetto
Navata centrale verso l'ingresso
Navata centrale verso l'ingresso, Il soffitto a cassettoni
Navata centrale, Soffitto a cassettoni
Navata centrale, Soffitto a cassettoni

Navata destra esterna
Navata sinistra esterna

Navata destra, Ritratto dei papi Francesco. Benedetto XVI e Giovanni Paolo II

Navata destra, Ritratto di papa Francesco

Navata centrale, Salvatore Ravelli, Statua di San Paolo
Navata centrale, Ignazio Jacometti, Statua di San Pietro

Arco di Galla Placidia
L'arco trionfale, ovvero l'arco che separa il transetto dalla navata centrale, è detto di Galla Placidia dal nome della committente dell'opera, che fece realizzare la decorazione musiva, che lo ricopre tuttora, durante il pontificato di Leone I. In alto sono due iscrizioni: la prima a sinistra recita «Teodosio iniziò, Onorio compì mentre l'altra l'aula consacrata al corpo di Paolo dottore del mondo» Al centro, al disopra dell'arco, è raffigurato Cristo Pantocratore iscritto dentro una circonferenza da cui fuoriescono dei raggi. Più in basso, ai due lati dell'arco, sono raffigurate le figure di San Paolo (a sinistra) e di San Pietro (a destra).
Arco trionfale detto di Galla Placidia
Arco trionfale detto di Galla Placidia
Arco trionfale detto di Galla Placidia, Cristo Pantocratore
Arco trionfale detto di Galla Placidia
Arco trionfale detto di Galla Placidia

Transetto
Le pareti sono decorate con marmi policromi mentre nella parte superiore continuano gli affreschi sulla vita di San Paolo e i tondi con i volti dei papi. Alle due testate vi sono due altari gemelli, realizzati con la malachite donata dallo zar di Russia Nicola I in stile neoclassico. Essi sono dedicati: quello di destra rispetto all'abside, alla Madonna, con pala raffigurante l'Incoronazione della Vergine, mentre quello di sinistra a San Paolo con la pala raffigurante la Conversione di San Paolo. Sempre rispetto l'abside, si affacciano sul transetto due cappelle a destra e due a sinistra. Partendo da sinistra troviamo: La Cappella di Santo Stefano, la Cappella del Santissimo Sacramento, la Cappella di San Lorenzo e la Cappella di San Benedetto.
Transetto
Transetto di destra
Transetto di sinistra
Transetto di sinistra, Altare della Conversione
Transetto di sinistra, Altare della Conversione
Transetto di destra, Altare dell'Assunta
Cappella del Santissimo Sacramento con il Crocifisso di Pietro Cavallini
Cappella di san Benedetto con la statua di Pietro Tenerani
Cappella di san Lorenzo con dipinti di Giuseppe Ghezzi

Cappella di santo Stefano con la statua di Rinaldo Rinaldi
Affresco
Affresco
Ritratto di papa san Pietro

Abside e Catino Absidale
Al centro del transetto si trova l'ampia abside semicircolare e al centro di essa vi è l'imponente cattedra papale, sopra la quale siede il papa quando celebra nella basilica. Il catino absidale è completamente decorato con il pregevole mosaico opera realizzata durante il pontificato di Onorio III all'inizio del XIII secolo. Nella raffigurazione si vede Cristo Benedicente sul trono con il Vangelo in mano. Vicino a lui sono stati raffigurati (da sinistra) San Luca, San Paolo, San Pietro e Sant'Andrea. Ai piedi del Redentore è stato raffigurato papa Onorio III. Nella fascia sottostante sono stati raffigurati i rimanenti apostoli e due angeli al fianco della croce centrale.
Abside col catino absidale
Abside con l'Altare maggiore
Altare maggiore
Trono papale
Catino absidale
Catino absidale con il Redentore in trono e con i santi Pietro, Paolo, Andrea e Luca
Redentore assiso in trono con il libro dei Vangeli incorniciato nel Ciborio



Il Ciborio
Il Ciborio della fine de XIII secolo, sormonta l'altare miracolosamente scampato all'incendio del 1823. È opera di Arnolfo di Cambio e sorretto da quattro colonne in porfido rosso, è a coronamento della tomba di San Paolo. Ai quattro angoli dell'edicola, ci sono nicchie sormontate da cuspidi triangolari, dove si trovano statue di San Paolo, San Pietro, San Benedetto e San Timoteo. L'opera risulta una sintesi di tre arti, ovvero architettura, scultura e pittura che fuse tra loro creano un'opera unica.
Ciborio di Arnolfo di Cambio 

Confessione
Vorrei riallacciarmi al Ciborio di Arnolfo di Cambio. Durante le ispezioni archeologiche eseguite tra il 2002 d il 2003 nell'area della Confessione sottostante al Ciborio, hanno permesso di riportare alla luce il sarcofago marmoreo di San Paolo che si trova tutt'ora in posizione originale sotto l'Altare maggiore e che poggia sul piano del calpestio della Basilica realizzata dall'imperatore Teodosio. È stato necessario il taglio del muro di mattoni rossi per poter riuscire a vedere il fianco del sarcofago. Presso la Confessione arde una fiamma perenne, l'unica sempre accesa in tutta la Basilica ed è alimentata a olio. Vicino alla lampada a olio, è posta una teca in bronzo e cristallo, dove al suo interno è custodita la catena che secondo la secolare tradizione, ha segnato la condizione di San Paolo come prigioniero di Roma.

Confessione con il Sepolcro di San Paolo
Tomba col sarcofago di San Paolo
Tomba col sarcofago di San Paolo
Reliquiario della catena della prigionia di San Paolo
Reliquiario della catena della prigionia di San Paolo
Fiamma Paolina perenne

Candelabro del Cero Pasquale
Il Candelabro di San Paolo, presenta una decorazione sull'intera superficie ed è suddiviso in otto settori: un basamento con figure simboliche costituite da bestie mostruose e da figure femminili alludenti alla Grande Babilonia; un registro con motivi vegetali ed animali; scene della Passione di Cristo; la Resurrezione e l'Ascensione; un registro con intrecci vegetali, figure di leoni ed aquile; una coppa reggi cero che porta la luce di Cristo. L'opera è attribuita a Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto appartenenti a due delle famiglie di marmorari più note a Roma dei secoli XII e XIII d.C.

Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.)
Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.)
Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.) - Particolare

Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.) - Particolare
Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.) - Particolare
Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.) - Particolare
Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.) - Particolare
Candelabro del cero Pasquale di Nicola D'Angelo e Pietro Vassalletto (XII-XIII sec.) - Particolare
Porta Bizantina
La Porta Bizantina rappresenta una delle più raffinate testimonianze artistiche dell'inizio del secondo millennio. Dalle varie iscrizioni sia in latino che greco, si riesce a capire che la Porta è stata forgiata a Costantinopoli nel 1070. Fu donata dal Console Pantaleone di Amalfi all'Abate Ildebrando di Soana, diventato poi Papa Gregorio VII. In origine fu posta come varco principale della vecchia Basilica, ma poi a seguito dell'incendio del 1823, fu restaurata e posta in controfacciata alla Porta Santa. La cornice è in bronzo dorato e le 54 formelle in gemina d'argento illustrano le 12 scene evangeliche, 12 apostoli e le 12 rappresentazioni del loro martirio, 12 profeti, 2 aquile, 2 croci e 4 riquadri cin iscrizioni dedicatorie.

Porta Bizantina (1070)

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo


venerdì 4 agosto 2023

MUSEO PIETRO CANONICA

© Photo by Massimo Gaudio


Museo Pietro Canonica

Il Museo Pietro Canonica si trova all'interno del Parco di Villa Borghese nel quartiere Pinciano.
Esternamente si presenta con un fortino la cui costruzione venne attribuita ad Antonio Asprucci, con davanti due statue bronzee che sono un tributo a due "eroi" della Grande Guerra: l'Alpino e il mulo. In realtà questo edificio nel Seicento non era altro che un "Gallinaro", ovvero un luogo dove venivano allevati pavoni, struzzi e anatre utilizzati in occasione delle battute di caccia della famiglia Borghese.
L'edificio fu utilizzato come uffici amministrativi dal Comune di Roma fino al 1919, quando un incendio ne compromise l'utilizzo e fu abbandonato, ma nel 1926 la stessa amministrazione lo cedette allo scultore che provvide alla sua risistemazione e trasformò le stalle in quello che è diventata la sala per l'esposizione. Canonica visse in quella casa-studio fino al 1959, anno della sua morte. La moglie continuò a vivere nella casa fino al giorno della sua morte avvenuta nel 1987, ma prima volle donare al Comune di Roma quella che è diventata la casa-museo che porta il nome dello scultore, insieme alla raccolta delle opere del marito e gli arredi di pregio dell'appartamento.

L'ingresso è libero

Studio

Studio


Le comunicande (1901)

Monumento funerario a Laura Vigo (1908)

Cappella funeraria della famiglia reale di Romania (1925)

Donna Francesca Florio (1904)

Pudore o sorpresa

Autoritratto


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

sabato 1 luglio 2023

RAFFAELLO, LA STANZA DELL'INCENDIO DI BORGO AI MUSEI VATICANI

 © Photo by Massimo Gaudio


Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Incendio di Borgo (1514-1517) - Musei Vaticani

Ai Musei Vaticani, optando per il percorso più lungo per arrivare alla Cappella Sistina, si passa attraverso quattro Sale chiamate Stanze di Raffaello. In queste Stanze si trovano vari affreschi realizzati principalmente da Raffaello Sanzio (Urbino 6 Aprile 1483 - Roma 6 Aprile 1520) e i suoi aiuti a partire dal 1508 e terminati dagli aiuti nel 1524 dopo la morte del Maestro. Costituiscono parte dell'appartamento pontificio, decorato principalmente durante il pontificato di papa Giulio II (1503-1513) e di papa Leone X (1513-1521) e utilizzato dai loro successori fino a papa Gregorio XIII (1572-1585). La Stanza a cui si riferisce questo articolo, è l'ultima che s'incontra lungo il percorso e prende il nome da uno degli affreschi nei lunettoni, ossia Stanza dell'Incendio di Borgo, commissionata da papa Giulio II a Pietro Vannucci detto il Perugino nel 1508, il quale però dipinse soltanto la volta. Le pareti invece furono dipinte da Raffaello tra il 1514 e il 1517, in pieno pontificato di papa Leone X, il quale volle imprimere negli affreschi la sua politica e anche il suo volto, riconoscibile in tutte e quattro le scene raffigurate.
Iniziamo proprio dalla scena intitolata Incendio di Borgo, dove viene raffigurato l'incendio divampato nell'anno 847 nel quartiere antistante la vecchia Basilica di San Pietro chiamato appunto Borgo. Nella rievocazione del terribile incendio, sono state raffigurate varie scene. Partendo da sinistra si vede un palazzo in fiamme da dove un uomo tenta di scappare lasciandosi cadere dal tetto, di fianco a lui una donna cerca di mettere in salvo un bambino ancora in fasce lanciandolo verso un uomo che dal piano strada è pronto a prenderlo. In basso a sinistra c'è la scena di un giovane uomo che porta in salvo un anziano sulle proprie spalle e di fianco loro si trova un bambino. Questa scena rievoca la fuga da Troia da parte di Enea che porta sulle spalle il padre Anchise e il figlio Ascanio. Nella parte centrale del dipinto, sono raccolte in ginocchio alcune donne con i propri figli che si disperano, una di loro con le braccia alzate verso la Chiesa sembra chiedere un aiuto. Il papa (con il volto di leone X) dal canto suo, affacciato dalla loggia delle benedizioni, impartendo una benedizione solenne, estinse miracolosamente il fuoco salvando la chiesa e il popolo. Nella parte destra dell'affresco si vedono uomini e donne che corrono portando acqua per spegnere il fuoco.











A destra dell'affresco sull'incendio di Borgo, si trova un altro affresco dove viene raffigurata l'incoronazione di Carlo Magno nella vecchia Basilica di San Pietro da parte di papa Leone III la notte di Natale dell'800, costituendo così la fondazione del Sacro Romano Impero. Anche in questa scena, il volto del papa non è quello di Leone III, ma di Leone X e quello di Carlo Magno, molto probabilmente è stato sostituito con quello di Francesco I, alludendo così al concordato tra la Santa Sede e il regno di Francia stipulato nel 1515. La scena totale si svolge molto semplicemente, ci sono i cardinali, i vescovi, i preti che assistono all'incoronazione. Nella parte sinistra, sopra la finestra, si vedono dei cantori che assistono anche loro all'incoronazione, mentre nella parte centrale, si trova un soldato con l'armatura in ginocchio che invita gli inservienti vestiti con vesti umili che richiamano l'antica Roma, a fare il loro lavoro con il dovuto silenzio visto il momento solenne.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Incoronazione di Carlo Magno (1514-1517) - Musei Vaticani



Nella parete a destra, troviamo un nuovo affresco che riguarda sempre un evento importante avvenuto nella vecchia Basilica di San Pietro. Anche qui, la scena è molto semplice e riguarda il giuramento di papa Leone III avvenuto il 23 Dicembre dell'800, il giorno prima dell'incoronazione di Carlo Magno. Questo fatto scatenò le ire dei nipoti del suo predecessore Adriano I, ma in risposta Leone III affermò che il vicario di Cristo è responsabile soltanto davanti a Dio. Come negli altri affreschi della sala, anche qui il volto del papa è di Leone X e la scena del giuramento si rifà all'affresco della Messa di Bolsena presente nella Stanza di Eliodoro, una delle stanze precedenti del percorso. Tra i cardinali, i vescovi, nobili e guardie alla difesa del papa, è stato raffigurato anche Carlo Magno.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Giuramento di Leone III (1514-1517) - Musei Vaticani

La quarta parete ospita la Battaglia di Ostia. Nella rappresentazione pittorica, è stato raffigurato il momento in cui nel 849, le truppe al servizio di Leone IV, fronteggiarono e sconfissero i Saraceni che volevano saccheggiare Roma risalendo il fiume Tevere. Nella scena ancora una volta il volto di Leone IV è stato sostituito con quello di Leone X, il quale volle rappresentare con questo affresco, un incoraggiamento verso le crociate contro gli infedeli, che in questo affresco sono ritratti mentre vengono sottomessi dalle truppe papali. Nel resto della scena, sullo sfondo si vede la Rocca di Ostia, sita nel territorio dell'attuale Ostia Antica, poco prima della foce del Tevere. Oltre la Rocca, si vedono le navi (molte) dei Saraceni mentre vengono attaccate da quelle papali e in una di esse si vedono i soldati che impugnano gli scudi crociati.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Battaglia di Ostia (1514-1517) - Musei Vaticani



Tutti e quattro gli affreschi di Raffaello, sono uniti nella volta della sala da altrettanti tondi affrescati da Pietro Vannucci detto Il Perugino (Città della Pieve 1448 - Fontignano 1523). Nei tondi sono rappresentati (partendo da quello sopra e poi in senso orario) Il Creatore in trono tra gli angeli e cherubini, Cristo come Sol Iustitiae e Cristo tentato dal demonio, la Santissima Trinità e infine Cristo tra la Misericordia e la Giustizia. La stanza, sotto Giulio II fu utilizzata per riunire il più alto tribunale della Santa Sede, la Segnatura Gratiae e Iustitiae, presieduto dallo stesso pontefice, successivamente sotto il papato di Leone X divenne la camera da pranzo ordinaria e collegata ad essa si trovavano le cucine.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Volta dipinta dal Perugino (1508) - Musei Vaticani

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 29 giugno 2023

DOMINIKOS THEOTOKOPOULOS DETTO EL GRECO, SAN PIETRO E SAN PAOLO

 © Photo by Massimo Gaudio

Domínikos Theotokópoulos detto EL GRECO, San Pietro e San Paolo (1587-1592) - Ermitage - San Pietroburgo (RU)

L'opera dell'artista greco Domínikos Theotokópoulos detto EL GRECO (Candia 1541-Toledo 1614) esposta al Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, si intitola San Pietro e San Paolo realizzato tra il 1587 ed il 1592, molto probabilmente durante il soggiorno dell'artista a Toledo in Spagna. In quei tempi, l'isola di Creta era sotto il dominio della Repubblica di Venezia e proprio dalla città veneta l'artista incominciò il suo percorso artistico che lo portò prima a Roma e poi definitivamente in Spagna. Ebbe così modo di rielaborare gli stili artistici dei grandi pittori italiani come il Parmigianino, Tintoretto, Tiziano, Correggio, Raffaello, che lo portarono ad improntare uno stile tutto suo, anticipando così di qualche secolo quello che artisti come per esempio Picasso, Giacometti o Matisse hanno fatto loro.
I due apostoli sono rappresentati con la propria tradizionale iconografia: Pietro con le chiavi della Porta del Paradiso e Paolo con un libro aperto a significare le sue lettere alle comunità cristiane.



Autore: Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO (Candia 1541 - Toledo 1614) Titolo: San Pietro e San Paolo Supporto: Olio su tela Anno: 1587 - 1592 Misure (cm.): 1121 x105 Posizione: Ermitage, Foto realizzata durante mostra presso Galleria Fendi Località: San Pietroburgo (RU)
Foto realizzata durante la mostra presso Galleria d’arte Rhinoceros Gallery, la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Valentin de Boulogne - 11 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Jean Valentin detto VALENTIN DE BOULOGNE  (Coulommiers, 3 gennaio 1591 – Roma, 19 agosto 1632) Valentin de Boulog...