mercoledì 16 agosto 2023

COLONNA DI MARCO AURELIO

© Photo by Massimo Gaudio


Piazza Colonna, Palazzo Chigi, Fontana di Giacomo della Porta e la Colonna di Marco Aurelio

Al centro dell'omonima piazza nel rione Colonna, si trova la colonna di Marco Aurelio eretta nella seconda metà del II secolo d.C. e il suo collocamento attuale è quello originale. Eretta dal figlio Commodo per celebrare le vittorie dell'imperatore durante le guerre marcomanniche, fu ispirata dalla colonna Traiana e nella sua altezza totale di circa 42 metri, ci sono bassorilievi arrotolati a spirale e sviluppati su una superficie lunga 110 metri. 
Nel 1589 papa Sisto V diede il mandato all'architetto Domenico Fontana di restaurare la colonna, ma purtroppo per la costruzione dell'attuale basamento, alcuni fregi originali andarono distrutti, inoltre la scritta posta su di un lato di esso riporta una dicitura errata perché si fa riferimento all'imperatore Antonino Pio, predecessore di Marco Aurelio. Il Fontana fece sistemare sulla sua sommità una statua bronzea di san Paolo in sostituzione di quella bronzea di Marco Aurelio andata distrutta durante il Medioevo.






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Massimo

COLONNA TRAIANA

© Photo by Massimo Gaudio


Foro di Traiano, Colonna Traiana

La Colonna Traiana si trova nell'omonimo Foro nel rione Monti. Essa era stata eretta per raccontare le vittorie dell'imperatore Traiano durante le campagne militari degli anni 101-102 e 105-106 d.C. con le quali conquistò la Dacia. Con il bottino di guerra, l'imperatore costruì il più grande tra i Fori di Roma, che fu inaugurato nel 112 d.C. Nella parte a nord del Foro come lo vediamo ora, venne costruita la basilica Ulpia che all'epoca della sua costruzione era la più grande di Roma. Fu intitolata alla sua famiglia, infatti il nome Ulpia deriva da Traiano stesso in quanto il suo nome completo era Marcus Ulpius Traianus. La colonna fu eretta al centro di un cortile che si trovava tra la basilica della quale rimangono le colonne in granito grigio e il monumentale ingresso che si trovava a nord. 
La colonna è alta 100 piedi romani che equivalgono a 30 metri che con il basamento decorato su cui poggia, raggiunge quasi 40 metri. Il fusto è composto da 17 colossali rocchi monolitici di marmo bianco di Carrara dal diametro di quasi 4 metri. Lungo questi rocchi sono stati disposti fregi animati da scene dove Traiano compare 59 volte, avvolti a spirale che coprono una lunghezza figurativa di circa 200 metri. La colonna aveva anche la funzione di monumento-mausoleo; infatti, nel basamento fu deposta l’urna d’oro con le ceneri dell’imperatore e in cima alla stessa fu collocata una statua di bronzo dorato dell'imperatore, andata persa nel Medioevo e sostituita nel 1587 da papa Sisto V con una statua bronzea di san Pietro.

Foro di Traiano





Colonna Traiana


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Massimo

OBELISCO DI MONTECITORIO E LA MERIDIANA DI AUGUSTO

© Photo by Massimo Gaudio


L'obelisco di Montecitorio nell'omonima piazza

In piazza Montecitorio che si trova nel rione Colonna, c'è un antico obelisco egizio alto trenta metri ed è stato portato a Roma dall'imperatore Augusto nel 10 a.C. insieme all'obelisco che si trova in piazza del Popolo. L'obelisco che prende il nome dalla piazza in cui si trova funge da gnomone della meridiana di Augusto che si trovava nell'antica Campo Marzio in prossimità dell'Ara Pacis. Chiamato anche Orologio di Augusto, il monumento era formato da una vasta area pavimentale rettangolare in travertino lunga circa 75 metri e larga 4, sulla quale erano tracciati listelli in bronzo, con l'indicazione dei giorni e dei segni zodiacali. Sull'apice dell'obelisco vi era una sfera di bronzo che proiettava la sua ombra sulla Linea meridiana il mezzodì, indicando la posizione del Sole sull'eclittica. Questa pavimentazione si estendeva da nord a sud in prossimità dell'antica via Flaminia e si ha certezza della sua esistenza perché nel 1979 durante dei lavori in un palazzo di via Campo Marzio, in prossimità di piazza San Lorenzo in Lucina, fu ritrovata parte di quella meridiana riportante una linea graduata e iscrizioni in greco riferibili a simboli zodiacali.
Nel Medioevo l'obelisco crollò forse durante un terremoto nel IX secolo rompendosi e rimase sotterrato fino a quando fu ritrovato agli inizi del XVI secolo. In seguito, vari pontefici cercarono di restaurare e innalzare nuovamente l'obelisco, ma soltanto nell'ultimo decennio del XVIII secolo con papa Pio XI si avviarono sotto la direzione dell'architetto Giovanni Antinori, i lavori di riparazione dell'obelisco, che venne in seguito eretto e ripristinato come orologio solare. Nel giugno del 1998 durante la risistemazione della piazza, tra i sampietrini venne posizionata una meridiana in travertino che dall'obelisco si dirige verso il portone di Palazzo Montecitorio in memoria di quella che fu la meridiana di Augusto.




La nuova medidiana


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Massimo

lunedì 14 agosto 2023

SANTUARIO DELLA SCALA SANTA

© Photo by Massimo Gaudio


Santuario della Scala Santa

La Scala Santa si trova nel rione Monti di fronte la basilica papale di San Giovanni in Laterano nell'omonima piazza. Secondo un'antica tradizione cristiana, la madre dell'imperatore Costantino I ossia Sant'Elena imperatrice, tre anni prima della sua morte avvenuta nel 329 d.C., fece trasportare a Roma dal pretorio di Pilato in Gerusalemme, la Scala che Gesù salì per raggiungere l'aula dove subì l'interrogatorio di Ponzio Pilato il giorno della sua condanna a morte.
La sua collocazione attuale si deve a papa Sisto V che nel 1589 diede il mandato per la sua realizzazione all'architetto Domenico Fontana. La Scala è formata da 28 scalini in marmo rivestiti in legno utile per la sua protezione e su di essa si sono tre fessure, all'inizio, al centro e alla fine, dove secondo la tradizione si troverebbe il sangue di Gesù perso dopo la sua flagellazione. Quando fu ricomposta nella sede attuale, la sua messa a dimora inizia dal gradino più altro fino ad arrivare a quello più basso per evitare che i muratori calpestassero con il loro piedi quella che è considerata una delle reliquie più importanti per la Chiesa, infatti al contrario delle altre scale laterali che si possono salire a piedi, questa deve essere salita soltanto in ginocchio pregando.
Oltre alla Scala Santa, nell'edificio si trova la cappella del Sancta Sanctorum che è stata da sempre un punto di riferimento per la preghiera dei papi, i quali nel corso dei secoli hanno contribuito al suo restauro e abbellimento. Nella cappella è presente l'Immagine del SS. Salvatore detta Acheropita, ovvero "non fatta da mano umana", Si ritiene che sia il più antico dipinto di Cristo, probabilmente risalente al V-VI secolo d.C. Oggi della seta incollata su tavola di noce, restano soltanto delle leggerissime tracce di un Cristo in trono con aureola crociata, nella classica posa del Maestro con il rotolo della legge nella mano sinistra mentre con la destra impartisce la benedizione. Di tutto questo si vede soltanto il suo volto e tutto intorno un rivestimento in argento sbalzato con varie raffigurazioni sacre.
Nell'edificio sono conservate altre reliquie e reliquiari in oro, in argento, in avorio, in legno pregiato, inoltre fino al XIV secolo furono conservate le teste dei SS Apostoli Pietro e Paolo che papa Urbano V fece trasferire sopra l'altare maggiore della basilica di San Giovanni in Laterano.

Piazza San Giovanni in Laterano con il Palazzo del Laterano e Scala Santa

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Massimo

PIAZZA MINCIO NEL QUARTIERE COPPEDÈ

© Photo by Massimo Gaudio


Palazzo del Ragno

In realtà il Quartiere Coppedè non è un vero e proprio quartiere, si chiama così perché l'architetto Gino Coppedè che lo ha progettato, ha voluto dargli quel nome.
Siamo nel quartiere Trieste, dove il comprensorio formato da diciotto palazzi e ventisette tra palazzine ed edifici, è incastonato tra via Tagliamento, via Arno, via Ombrone, via Serchio e via Clitunno.
Coppedè fu incaricato della sua realizzazione nel 1915, ma non vide la fine dei lavori perché morì nel 1927. Fu un altro architetto, Paolo Emilio André, a completare i lavori.
Nella parte più bella del Quartiere Coppedè, si trova piazza Mincio dove al centro è collocata la Fontana delle Rane realizzata nel 1924. La base quadrilobata all'interno di una vasca circolare, le figure che sorreggono le grandi valve di conchiglie, mascheroni, le rane e la seconda vasca più alta di circa due metri, rimandano sicuramente allo stile berniniano. Con un occhio più attento, si può notare che la fontana non è perfettamente dritta, ma pende da un lato, forse per un cedimento del terreno sottostante.
La fontana è circondata da vari edifici come ad esempio il Palazzo del Ragno, il Villino delle Fate e il Palazzo degli Ambasciatori.

Palazzo del Ragno, Particolare con il Ragno

Villino delle fate

Fontana delle Rane

Fontana delle Rane, Particolare

Fontana delle Rane, Particolare

Piazza Mincio


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Massimo

La tomba di Gian Lorenzo Bernini

© Photo by Massimo Gaudio

Giovan Battista Gaulli detto IL BACICCIO, Ritratto di Gian Lorenzo Bernini


Il 28 Novembre del 1680, morì a Roma uno dei più grandi artisti che la nostra terra abbia mai incontrato: Gian Lorenzo Bernini (Napoli 7 Dicembre 1598 - Roma 28 Novembre 1680).
Non voglio scrivere di quante bellissime opere abbia creato durante la sua lunga vita artistica, perché come scultore, pittore, architetto, urbanista e scenografo, ci ha lasciato moltissime opere racchiuse nei musei sia italiani che esteri. Ha progettato inoltre palazzi e chiese ed è stato uno dei più grandi esponenti del barocco.
Vorrei invece scrivere di un piccolo museo che si trova all'interno della basilica papale di Santa Maria Maggiore a Roma, dove sono esposte opere, cimeli e soprattutto "il libro dei morti" dove è annotata la morte dell'artista. Si tratta di un documento molto particolare, dove sono stati riportati i momenti immediatamente successivi la sua morte. Oltre al libro sono presenti nella sala il busto di papa Paolo V eseguito da lui stesso, un suo disegno di un progetto non realizzato dell'Abside e del prospetto posteriore della basilica, inoltre è conservato quello che rimane del suo spadino. Altra nota molto importante, è che nella basilica riposano le sue spoglie nella tomba di famiglia. Avrebbe potuto fare per se ed i suoi cari una tomba degna di scultori illustri come lui e suo padre, invece no, è sepolto vicino l'altare maggiore ed a ricordarlo ci sono poche parole incise su una lastra di marmo.


Tomba di Gian Lorenzo Bernini e della sua famiglia


Navata di destra, Tomba di Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Papa Paolo V (1605-1621)

Gian Lorenzo Bernini, Frammento di uno suo spadino

Gian Lorenzo Bernini, Progetto non realizzato dell'Abside e del prospetto posteriore (1667-1669)

Il libro dei morti dove viene annotata la morte di Gian Lorenzo Bernini nel 1680

Il libro dei morti dove viene annotata la morte di Gian Lorenzo Bernini nel 1680



Grazie

domenica 13 agosto 2023

MICHELANGELO BUONARROTI, MOSÈ

© Photo by Massimo Gaudio


Michelangelo Buonarroti, Tomba di papa Giulio II (1505-1545)

Nel rione Monti, a pochi passi dal Colosseo, si trova la basilica di San Pietro in Vincoli risalente al V secolo d.C., Al suo interno si trova una grandissima opera di Michelangelo Buonarroti, il quale realizzò tra il 1513 e il 1545 la tomba monumentale di papa Giulio II e fu egli stesso a incaricare Michelangelo della costruzione del proprio monumento sepolcrale nel 1505 che subì varie modifiche nel corso degli anni fino ad arrivare a quella definitiva del 1545.
La tomba si trova a destra dell'altare maggiore ed è suddivisa in due registri addossati su una parete: quello superiore dov'è collocata la statua di Giulio II disteso, mentre nel registro inferiore tra le statue di Rachele (a sinistra) e Lia (a destra), in posizione centrale si trova la statua del Mosè.
Il Mosè nella posa ricorda opere di artisti come Raffaello, Donatello fino ad arrivare a opere antiche come il Torso Belvedere. La statua raffigura il profeta seduto con la gamba destra in avanti con il piede che poggia in terra e quella sinistra sollevata all'indietro con la punta del piede che tocca in terra. Alla sua destra ci sono le tavole dei Dieci comandamenti strette tra il braccio e la mano che arriccia la lunga e folta barba. Sulla testa si possono notare le corna che sicuramente derivano da un errore di traduzione dal Libro dell'Esodo, dove la parola raggi (karan) è stata confusa con corna (karen).
Un aneddoto accompagna la statua del Mosè, infatti Michelangelo estremamente soddisfatto della perfezione della sua opera, colpendo con il martello del ginocchio esclamò "Perché non parli?"

Michelangelo Buonarroti, Tomba di papa Giulio II (1505-1545)



Michelangelo Buonarroti, Il Mosè (1505-1545)



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Massimo

Fontana della Botte

  © Photo by  Massimo Gaudio Pietro Lombardi, Fontana della Botte Quando si entra nella parte più antica del Rione Trastevere, si entra in u...