martedì 25 marzo 2025

miart 2025 4 - 6 April 2025

 



miart 2025: among friends 

Con 179 gallerie provenienti da 31 paesi e 5 continenti, e oltre cento anni di arte raccolti sotto lo stesso tetto, miart riafferma la propria centralità nel panorama delle fiere d’arte europee 

Significativi sia i ritorni che i nuovi ingressi di gallerie internazionali come Ben Brown Fine Arts, Sadie Coles HQ, MASSIMODECARLO, Meyer Riegger, Victoria Miro, Esther Schipper

Numerose le iniziative volte a tradurre e a dare una forma al tema dell’edizione attraverso mostre museali, nuove commissioni e talk attorno alla figura di Robert Rauschenberg 


Fiera Milano presenta la ventinovesima edizione di miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea, che si svolgerà dal 4 al 6 aprile 2025 (VIP preview giovedì 3) negli spazi di Allianz MiCo a Milano. Sotto la direzione artistica di Nicola Ricciardi, e grazie al lavoro di un rafforzato gruppo di curatori e professionisti dell’arte, miart 2025 conferma la propria centralità nel panorama europeo offrendo un bilanciamento tra specificità locale e internazionalità delle proposte, attraverso un’accurata combinazione di realtà italiane di primo piano con alcune delle più importanti gallerie provenienti da cinque continenti. Distribuiti in tre sezioni – Established, Emergent, Portal – i progetti presenti a miart sono rappresentativi di un ventaglio temporale di opere d’arte particolarmente ampio che spazia dai capolavori del Primo e del Secondo Novecento alle opere legate alla più stretta attualità, da presentazioni dedicate al design d’autore a focus sui Maestri italiani che hanno plasmato la vivacità artistica di Milano e del Paese in generale. among friends, titolo e tema dell’edizione, riflette l’obiettivo di mettere a sistema quella rete di relazioni costruita negli anni, consolidando il proprio ruolo di riferimento nel contesto fieristico e culturale internazionale.

1. GALLERIE E SEZIONI 

1.1 Established 

Tra i nuovi ingressi nella sezione Established rispetto all’edizione 2024, si segnalano importanti ritorni e significative prime volte, come ad esempio le partecipazioni di The Breeder (Atene), Ben Brown Fine Arts (Londra, Hong Kong, Venezia), Sadie Coles HQ (Londra), MASSIMODECARLO (Milano, Londra, Hong Kong, Parigi, Pechino), DOCUMENT (Chicago, Lisbona), Maxwell Graham Gallery (New York), Meyer Riegger (Berlino, Karlsruhe, Basilea, Seul), Victoria Miro (Londra, Venezia), Esther Schipper (Berlino, Parigi, Seul). Queste si aggiungono alle rilevanti conferme da parte di gallerie come 1 Mira Madrid (Madrid), APALAZZOGALLERY (Brescia), Galerie Buchholz (Colonia, Berlino, New York), Cardi Gallery (Londra, Milano), ChertLüdde (Berlino), Galleria Continua (San Gimignano, Pechino, Les Moulins, L’Avana, Roma, San Paolo, Parigi), Lodovico Corsini (Bruxelles), Raffaella Cortese (Milano, Albisola), Corvi-Mora (Londra), Monica De Cardenas (Milano, Zuoz, Lugano), EHRHARDT FLÓREZ (Madrid), Galleria Dello Scudo (Verona), greengrassi (Londra), kaufmann repetto (Milano, New York), Galerie Peter Kilchmann (Zurigo, Parigi), Galerie Lelong & Co. (Parigi), Lombardi—Kargl (Vienna), Madragoa (Lisbona), Magazzino (Roma), Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. (Bologna, Venezia, Parigi), Mai 36 Galerie (Zurigo, Madrid), Gió Marconi (Milano), Mazzoleni (Londra, Torino), Francesca Minini (Milano), Galleria Massimo Minini (Brescia), MISAKO & ROSEN (Tokyo), ML fine art (Milano), Montrasio Arte (Monza, Milano, Piacenza), P420 (Bologna), Dawid Radziszewski (Varsavia, Vienna), Repetto Gallery (Lugano), Robilant+ Voena (Milano, Londra, New York), Lia Rumma (Milano, Napoli), Richard Saltoun Gallery (Londra, Roma, New York), GIAN ENZO SPERONE (Sent), Sprovieri (Londra), Tornabuoni Arte (Firenze, Milano, Roma, Forte dei Marmi, Parigi, Crans Montana), Galerie Tschudi (Zuoz, Zurigo), VISTAMARE (Pescara, Milano), Galerie Hubert Winter (Vienna), ZERO… (Milano), solo per citarne alcune. 

All’interno della sezione Established torna inoltre, arricchito di nuove e qualificate partecipazioni, Timescape, il percorso tematico che porta all’attenzione del pubblico opere realizzate in epoche sempre più distanti nel tempo rispetto alla tradizionale offerta cronologica della fiera. Attraverso vere e proprie micro-esposizioni dedicate alla prima metà del Novecento, le gallerie partecipanti mettono in dialogo i grandi Maestri della Storia dell’Arte con opere contemporanee generando scambi ricchi di suggestioni. Ne sono un esempio lo stand di Galleria Gomiero (Montegrotto Terme), dove le opere tessili degli Anni Venti di Herta Ottolenghi Wedekind si specchiano in quelle realizzate su carta cent'anni dopo da Martìn Soto Clìment, o il solo booth di MAURIZIO NOBILE FINE ART (Bologna, Parigi, Milano), che racconta il percorso artistico di Luciano Minguzzi dagli esordi negli Anni Trenta fino al suo periodo milanese negli anni Settanta. 

ESTABLISHED_UNA_Maynou

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1.2 Emergent

Le giovani realtà e le progettualità in ascesa sono raccolte all’interno di Emergent, la sezione curata da Attilia Fattori Franchini focalizzata sulla promozione delle generazioni più recenti di artisti, che quest'anno accoglie 25 gallerie provenienti da tutto il mondo: dal Canada (Franz Kaka, Toronto) all’Australia (Daine Singer, Melbourne) passando per il Messico (N.A.S.A.L., Guayaquil, Città del Messico), senza tralasciare le milanesi più interessanti, come ArtNoble Gallery, eastcontemporary, MATTA, o zaza'. Importante anche la selezione di gallerie londinesi presenti — Brunette Coleman, Rose Easton, Ginny on Frederick, Ilenia, Nicoletti, TINA — a sottolineare il crescente interesse e movimento di artisti, curatori e collezionisti tra Italia e Regno Unito. Si segnala anche, in continuità con le ultime tre edizioni di miart, il passaggio in Established di tre gallerie che negli anni precedenti avevano partecipato a Emergent — Arcadia Missa (Londra), Sébastien Bertrand (Ginevra), UNA (Piacenza, Milano) — a sottolineare come questa sezione abbia nel tempo consolidato il proprio ruolo di palestra utile a sviluppare in forza e consapevolezza le realtà emergenti, dando valore e prospettive di crescita ai loro artisti. 


EMERGENT_Franz Kaka_Carvalho_1

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1.3 Portal 

Portal, curata per la prima volta da Alessio Antoniolli, Direttore di Triangle Network a Londra e curatore della Fondazione Memmo a Roma rafforza e definisce la sua presenza riunendo dieci gallerie per altrettanti progetti monografici che rompono i confini tra discipline, tempo e spazio ed esplorano narrazioni nascoste e nuovi campi creativi. Rifiutando categorizzazioni rigide e obsolete, gli artisti qui esposti sfidano la comune comprensione di geografie e temporalità presentando cosmologie e conoscenze indigene, riflettendo sull'intersezione culturale, materiale e tecnologica o operando come collettivo sperimentale e multidisciplinare di artisti, curatori e scrittori. Attraverso associazioni poetiche e soggettività diverse, Portal cerca così di proporre una visione più ricca e sfumata del passato e del presente per immaginare possibili scenari futuri. Tra gli stand si segnalano quello dedicato al collettivo ghanese blaxTARlines ospitato da APALAZZOGALLERY (Brescia), l’affondo sull’artista autodidatta dell'Amazzonia settentrionale Santiago Yahuarcani presentato da Crisis (Lima), il solo show dello scultore camerunense Victor Fotso Nyie per P420 (Bologna), e un inedito progetto dell’enigmatica Lucy Otter da Galleria Franco Noero (Torino), solo per citarne alcuni. 

Portal_P420_ Nyie_1

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2. PARTNERS E PREMI 

2.1 Main partner 

Si rinnova la collaborazione con il Gruppo Intesa Sanpaolo, che supporta miart in qualità di main partner. Internazionalità, eccellenza e attenzione allo sviluppo culturale del territorio sono i valori che legano miart al gruppo bancario, con l'obiettivo di consolidare la centralità di Milano nel panorama nazionale e internazionale e di offrire alla città un ulteriore volano di crescita e sviluppo economico, culturale e civile. Come da tradizione, la Banca contribuirà all'edizione 2025 attraverso contenuti originali e di alto valore artistico, quest’anno dedicati alla valorizzazione – nell’area lounge del Gruppo e nel caveau delle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala – di una selezione di capolavori di Robert Rauschenberg presenti nella Collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi parte del patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo. Tali iniziative sono state realizzate in sinergia con Robert Rauschenberg Foundation e con miart, inclusa tra gli International Partners della Fondazione in occasione del Centenario dell’artista. Sempre nell’area lounge della Banca, Intesa Sanpaolo Private Banking presenterà le proprie soluzioni innovative e complete di wealth management con particolare focalizzazione sul servizio di art advisory, dedicato a chi considera l'arte un'opportunità di crescita diversificata del proprio patrimonio. 

2.2 Premi, commissioni e fondi di acquisizione 

Si conferma anche il Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano, istituito nel 2012. Del valore di 100.000 euro, il Fondo è destinato a opere d'arte che andranno a implementare la collezione di Fondazione Fiera Milano, oggi ospitata all'interno della Palazzina degli Orafi, sede di Fondazione, e che attualmente si compone di oltre 120 lavori in rappresentanza di linguaggi artistici differenti. Tutte le opere sono visibili su https://www.fondazionefieramilano.it/it/il-patrimonio/patrimonio-artistico.html.

Festeggiano la decima partecipazione a miart sia il Premio Herno, che assegna un riconoscimento di 10.000 euro allo stand con il miglior progetto espositivo, sia il Premio LCA Studio Legale per Emergent, del valore di 4.000 euro, nato dalla collaborazione con LCA Studio Legale e destinato alla galleria con la migliore presentazione all'interno della sezione Emergent. Giungono invece alla terza edizione il Premio Orbital Cultura – Nexi Group unico riconoscimento all’interno di miart esclusivamente dedicato alla fotografia in tutte le sue declinazioni, che per la prima volta avrà un suo spazio in fiera, e il Premio Matteo Visconti di Modrone, in memoria del Presidente della Fonderia Artistica Battaglia, per un valore di 10.000 euro, assegnato ad un artista che potrà realizzare la sua opera in Fonderia Artistica Battaglia, con l’assistenza e l’esperienza degli artigiani che vi operano. Sempre nell’ambito dei premi delle commissioni si conferma poi la SZ Sugar miart commission, nata in collaborazione con SZ Sugar, casa editrice dedicata alla musica colta contemporanea nata nel 1907 con il nome Edizioni Suvini Zerboni e parte del gruppo Sugar Music guidato da Caterina Caselli e Filippo Sugar. In questa edizione, si darà la possibilità alle gallerie partecipanti di far interpretare ai propri artisti "Musica per una fine", composizione di Ennio Morricone per coro, orchestra e nastro magnetico con la registrazione di una poesia di Pier Paolo Pasolini letta dall'autore. Prima dell'inaugurazione della fiera, una giuria selezionerà la miglior interpretazione artistica, la quale verrà riprodotta ed esposta in uno spazio dedicato. Fanno il proprio ritorno anche il Premio Rotary Club Milano Brera per l’Arte Contemporanea e Giovani Artisti – istituito nel 2009 come primo riconoscimento nel contesto di miart e ora alla sua quindicesima edizione – che prevede l’acquisizione di un’opera di un artista emergente o mid-career da donare al Museo del Novecento di Milano, e il Premio Massimo Giorgetti, giunto alla sua terza edizione. Nato dalla volontà dello stilista e collezionista Massimo Giorgetti di supportare giovani artisti all'inizio della propria carriera, il riconoscimento assegna un premio del valore di 5.000 euro.

2.3 Collaborazioni e progetti speciali 

Per la ventinovesima edizione di miart si rinnovano altre partnership strategiche come, ad esempio, quella con il con il brand di moda MSGM, diretta e fondata da Massimo Giorgetti, che anche nel 2025 commissionerà ad un artista un’opera site-specific per rendere unico e speciale l'ingresso della fiera milanese. Anche Maison Ruinart conferma il suo impegno nel mondo dell'arte e della sostenibilità, presentando un inedito progetto artistico della serie Conversations with Nature all'interno della tradizionale VIP Lounge Ruinart. Per il terzo anno consecutivo, ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane sostiene la manifestazione sui mercati internazionali mettendo in luce l'eccellenza e la qualità che la contraddistinguono con l'obiettivo di ampliare la presenza di un pubblico qualificato nei giorni fiera. Inedita invece la collaborazione con la Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che partecipa per la prima volta a miart con un proprio spazio istituzionale dedicato a promuovere i diversi progetti a sostegno di artisti e creativi italiani, sia in Italia sia all’estero, e a far conoscere le pubblicazioni e le ricerche realizzate nell'ambito di questi progetti (tra cui Italian Council, Strategia Fotografia, PAC - Piano per l'Arte Contemporanea). 




3. TEMA CURATORIALE E PROGETTI ESTERNI 

3.1 Among friends 

Il titolo dell’edizione 2025 di miart, among friends, vuole essere un omaggio alla figura umana e artistica di Robert Rauschenberg (1925 – 2008), a cento anni dalla sua nascita, oltre che uno spunto per approfondire i principi alla base del suo lavoro: l’apertura al mondo, l’interdisciplinarietà, l’impegno per il dialogo e la collaborazione. L’approccio dell’artista americano viene fatto proprio dalla fiera, che per la sua ventinovesima edizione ha come obiettivo quello di mettere a sistema la rete di relazioni costruita negli anni ponendosi di fatto come motore di un ideale festival delle arti contemporanee della città di Milano che è la Milano Art Week. Questo impegno si traduce in una serie di iniziative che danno forma concreta al tema della “amicizia” in campo artistico, intesa come un paritario, reciproco e genuinamente solidale supporto tra tutti gli stakeholder del sistema dell’arte: fiera, istituzioni, gallerie, artisti, curatori, collezionisti. La prima di queste progettualità ha preso il via nel mese di novembre 2024 e si sviluppa nel corso dei mesi antecedenti alla fiera: talks among friends è infatti un palinsesto composto da cinque incontri pubblici attorno al tema della cooperazione sviluppati assieme ad altrettante istituzioni milanesi: Fondazione Prada, Museo del Novecento, PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea, Pirelli Hangar Bicocca e Triennale Milano. Il programma completo è disponibile qui. 

3.2 Museo del Novecento e Triennale Milano 

John Giorno: a labour of LOVE è il primo dei numerosi progetti pensati per dare una forma espositiva al tema di miart 2025 e inaugura il 15 marzo negli spazi di Triennale Milano, in collaborazione con l’istituzione. Curata da Nicola Ricciardi, la prima mostra in Italia dedicata all'archivio del poeta e performer americano, è stata infatti ideata per rendere visibili e tangibili tracce dell’amicizia e delle collaborazioni di Giorno con alcune delle figure più significative dell'arte, della letteratura e della musica del Novecento: da Robert Rauschenberg a William S. Burroughs, John Cage, Allen Ginsberg, Keith Haring, Allan Kaprow, Patti Smith e Andy Wharol, solo per citarne alcuni. La mostra presenta una selezione di circa 100 documenti originali e mai presentati in Italia, resi accessibili dalla Giorno Poetry Systems (GPS), un'organizzazione no-profit fondata da Giorno nel 1965 per supportare artisti, poeti e musicisti, e che oggi sovrintende anche all'eredità dell'artista e ai suoi vasti archivi. Grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, inaugura al Museo del Novecento durante i giorni della manifestazione e con la curatela di Gianfranco Maraniello e Nicola Ricciardi con Viviana Bertanzetti, Rauschenberg e il Novecento, un eccezionale progetto espositivo che costruisce per la prima volta un ponte tra le opere di questo fondamentale protagonista della storia dell’arte e alcuni dei più significativi capolavori ospitati all’interno delle collezioni del Museo, intrecciando una trama tra la visione innovativa dell’artista americano e il ricco tessuto dell'arte italiana del ventesimo secolo. La mostra metterà in dialogo otto opere realizzate tra gli Anni Settanta e Ottanta da Rauschenberg con le esperienze di artisti appartenenti ai principali movimenti che hanno scandito il Novecento italiano, dal Futurismo all’Arte Povera. Entrambe le mostre sono rese possibili anche grazie al supporto di Fiera Milano, il cui coinvolgimento — in linea con i principi raccolti nel tema di miart 2025 — sottolinea ancora una volta l’importanza di un supporto animato dalla volontà di rafforzare l’offerta e la coesione del sistema culturale della città di Milano. Con questi due progetti si concretizza l’impegno tangibile di miart e di Fiera Milano a uscire dai padiglioni fieristici per entrare nel tessuto della città, collaborando con il Comune e le istituzioni alla realizzazione della Milano Art Week. 

3.3 Milano Art Week 

Nello spirito di among friends, il legame tra miart e la città è rafforzato dalla collaborazione con il Comune di Milano in occasione della prossima edizione della Milano Art Week (1- 6 aprile), la manifestazione diffusa coordinata dall’Assessorato alla Cultura e organizzata dall’Associazione Arte Totale, che mette in rete le principali istituzioni pubbliche e fondazioni private della città dedicate all’arte moderna e contemporanea con un programma di mostre e attività. Oltre alla mostra su Robert Rauschenberg al Museo del Novecento e ai già citati progetti dedicati all’artista americano, la Milano Art Week avrà un calendario di opening, installazioni, mostre, eventi e incontri che accenderanno i riflettori sulla vivacità del sistema dell’arte milanese. Protagoniste della Milano Art Week saranno le principali istituzioni pubbliche e private tra cui PAC Padiglione d'Arte Contemporanea, Museo del Novecento, Palazzo Reale, MUDEC Museo delle Culture, musei del Castello Sforzesco, BASE Milano, Fondazione ICA Milano, Fondazione Luigi Rovati, Fondazione Prada, Fondazione Prada Osservatorio, Pirelli HangarBicocca, Triennale Milano. 

4. CAMPAGNA VISIVA 

Ispirata al titolo e al tema among friends è anche la nuova campagna visiva della fiera, che trasla in immagini concetti cari a Robert Rauschenberg come la partecipazione attiva, l’impegno per il dialogo e per la multidisciplinarietà e la capacità di intrecciare relazioni produttive. Realizzata con la direzione artistica dello studio di comunicazione visiva Cabinet Milano, la campagna rinnova la convivenza tra immagini fotografiche e video – firmati da Marton Perlaki in collaborazione con Dodi Vekony – e un impianto grafico fortemente connotato e riconoscibile. In questa nuova produzione attori eterogenei diventano i personaggi di un ideale “festival” mettendo in scena una serie di azioni collaborative il cui senso appare spesso incomprensibile, lasciando lo spettatore incerto in merito alla collocazione temporale e spaziale dei gesti performativi.


giovedì 20 marzo 2025

CARAVAGGIO AL CASINO BONCOMPAGNI LUDOVISI

 

Caravaggio: Giove, Nettuno e Plutone

Caravaggio al Casino Boncompagni Ludovisi 

Apertura straordinaria in occasione di 

CARAVAGGIO 2025 

a cura di Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi, Thomas Clement Salomon un’opportunità imperdibile di visitare il Casino Boncompagni Ludovisi con un percorso guidato alla scoperta dell’unico dipinto murale conosciuto del Merisi, ufficialmente 25° opera nel percorso della grande mostra in corso a Palazzo Barberini 

dal 29 marzo al 6 luglio 2025 l’acquisto della visita è riservato esclusivamente ai possessori del biglietto della mostra Caravaggio 2025 Casino Boncompagni Ludovisi Via Lombardia 46, Roma barberinicorsini.org 

Roma, 20 marzo 2025. 

Da sabato 29 marzo a domenica 6 luglio, la mostra CARAVAGGIO 2025 in corso a Palazzo Barberini si arricchisce di una nuova opera, la venticinquesima di questa straordinaria rassegna: Giove, Nettuno e Plutone, unica opera murale conosciuta del Merisi, realizzata all’interno del Casino Boncompagni Ludovisi (detto anche dell’Aurora Ludovisi). Gli ambienti del Casino Boncompagni Ludovisi, costruito nel 1570, custodiscono uno dei più importanti e allo stesso tempo meno accessibili capolavori di Caravaggio: Giove, Nettuno e Plutone. Si tratta di un unicum nella produzione artistica del Merisi: eseguito a olio su muro, era stato commissionato al pittore dal cardinale Francesco Maria Del Monte, il suo primo facoltoso mecenate romano, al servizio del quale Caravaggio era entrato nel 1597 e che possedette molte sue opere, tra cui i Musici, i Bari, la Buona Ventura e la Santa Caterina d’Alessandria, esposti in mostra. Il Giove, Nettuno e Plutone era destinato a un ambiente piuttosto speciale del casino, il «camerino della distilleria» (così lo definisce Giovan Pietro Bellori, tra i primi biografi dell’artista), una sorta di gabinetto alchemico, nel quale il cardinale si dilettava, essendo egli «studioso di medicamenti chimici». L’iconologia del dipinto è estremamente complessa, e, così come tutti gli altri oggetti che si trovavano nell’ambiente, è legata all’alchimia: in particolare Giove, Nettuno e Plutone sono divinità tradizionalmente associate alle tre fasi della pratica alchemica, attraverso le quali, partendo da una materia grezza, si ricava la pietra filosofale. Caravaggio, che secondo Bellori «sentendosi biasimare di non intendere né piani né prospettiva, tanto si aiutò collocando li corpi in veduta dal sotto in su che volle contrastare gli scorti più difficili», si autoritrasse, verosimilmente con l’ausilio di uno specchio, in tutte e tre le divinità. A partire dal 29 marzo, in occasione della mostra Caravaggio 2025, il pubblicò avrà l’occasione unica di ammirare non solo questo capolavoro “nascosto” del Merisi, ma anche l’Aurora, un superbo affresco realizzato dal pittore bolognese Guercino per Ludovico Ludovisi nel 1621. L’eccezionale Giove, Nettuno e Plutone va quindi virtualmente a sommarsi alle ventiquattro opere esposte in mostra, aggiungendo un tassello importante alla prima produzione romana del pittore e al suo rapporto con il cardinal Del Monte. Il dipinto del Merisi e il Casino Boncompagni Ludovisi saranno eccezionalmente visitabili il sabato e la domenica grazie a speciali visite guidate per gruppi di massimo 20 persone alla volta. 

L’accesso è consentito solo ai possessori del biglietto di visita alla mostra CARAVAGGIO 2025 previa prenotazione. INFORMAZIONI PRATICHE Casino Boncompagni Ludovisi via Lombardia 46 – 00184 Roma, Italia sabato e domenica a partire dal 29 marzo orari di visita: 10:00 - 11:00 - 12:00 - 13:00 - 15:00 - 16:00 - 17:00 La visita avviene per un gruppo di massimo 20 persone alla volta prenotazione obbligatoria al seguente link: https://ecm.coopculture.it/index.php?option=com_snapp&view=event&id=2EA953E9-F46AE640-4A6A-01958FD025AF&catalogid=0796C20E-36A8-283D-2833-0195A4D6CA49&lang=it 

Prezzo della visita: 12€ Per la struttura stessa del sito la visita non è accessibile a persone con difficoltà motoria. 

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 CARAVAGGIO 2025

Guercino

Casino Boncompagni Ludovisi


mercoledì 19 marzo 2025

CARAVAGGIO 2025: FINALE DI PARTITA

 © Photo by Massimo Gaudio

Sala Finale di Partita

Nel corso espositivo della mostra, abbiamo avuto l'occasione di vedere molte opere di Caravaggio da quando ha mosso i primi passi artistici a Roma, passando attraverso fatti oscuri che hanno interessato la vita personale dell'artista, il soggiorno napoletano fino ad arrivare in questa sala dove sono esposte le ultime opere da lui realizzate.
Caravaggio aveva una forte voglia di rientrare a Roma e per avere questa opportunità si diresse nell'estate del 1607 alta volta di Malta dove attraverso al suo valore artistico riuscì a entrare nell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, mossa utile per ottenere la grazia di papa Paolo V Borghese. Dopo essere stato coinvolto in una rissa con un altro membro dell'Ordine, egli venne incarcerato ma dopo una rocambolesca fuga si diresse verso la Sicilia per poi tornare nuovamente a Napoli dove realizzò il San Giovanni Battista Borghese e il Martirio di sant'Orsola.
Nel 1610 salpò alla volta di Palo Laziale sicuramente dopo aver ricevuto la notizia della grazia. Rilasciato dopo essere stato trattenuto per controlli, si diresse verso Porto Ercole. Provato, affaticato e malato di febbre alta, probabilmente per via di un'infezione intestinale trascurata, vi trovò la morte il 18 luglio 1610 a soli 38 anni.


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ritratto di Cavaliere di Malta (1608-1609)
Olio su tela, 118,5 x 95,5 cm, Galleria degli Uffizi, Galleria Palatina in Palazzo Pitti, Firenze

Per riuscire a rientrare a Roma e per avere la grazia di papa Paolo V, Caravaggio nel 1607 si imbarcò da Napoli per dirigersi a Malta con la speranza di entrare nell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Per l'Oratorio di San Giovanni Battista dei Cavalieri nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, l'artista dipinse la Decollazione del Battista. Grazie a questo dipinto entrò in contatto con molti membri dell'ordine e finalmente riuscì a diventare Cavaliere. 
L'identità del Cavaliere ritratto è ancora incerta; potrebbe trattarsi del Gran Maestro dell'Ordine Alof de Wignacourt, ma si è concretizzata l'ipotesi che il Cavaliere sia Antonio Martelli di Firenze che a quanto pare Caravaggio era molto legato. Alcune documentazioni avvallano le notizie che menzionano Martelli come l'artefice della fuga del Merisi dalla prigione maltese.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1609-1610)
Olio su tela, 152 x 125 cm, Galleria Borghese, Roma

Nel 1610 dopo aver saputo della grazia concessa da papa Paolo V Borghese, Caravaggio salpò da Napoli alla volta di Roma portando con sé alcuni dipinti da donare al papa e suo nipote Scipione Borghese. Uno dei dipinti era il San Giovanni Battista, anche se questa denominazione potrebbe essere stata data visto le opere pregresse sullo stesso soggetto. 
Se si guarda attentamente il giovane, non ci sono riferimenti che portano a pensare che si tratti del santo, infatti, con la mano sinistra regge una canna e non una croce fatta di canne. L'ovino potrebbe essere una pecora ritratta di spalle mentre è intenta a mangiare foglie di tralci della vite. In pratica è un semplice pastorello seminudo poggiato su un telo rosso posto su una roccia.
Caravaggio ha realizzato il dipinto da portare in dono al cardinale Scipione Borghese, Ministro della Giustizia firmatario della sua condanna a morte dopo l'omicidio di Ranuccio Tomassoni. 
La chiave di lettura del dipinto potrebbe essere più complessa rispetto alla semplice rappresentazione del santo. Sintetizzando, il pastore è Scipione Borghese che con la mano sinistra tiene la canna come fosse la penna che ha firmato la sua condanna, la mano destra la trattiene come a significare la richiesta di annullare la condanna, invece Caravaggio si è rappresentato come la pecorella che si è smarrita.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Martirio di sant'Orsola (1610)
Olio su tela, 143 x 180 cm, Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d'Italia, Napoli

L'anno è il 1610, è primavera e Caravaggio è in procinto di partire per Roma per ricevere la grazia da parte di papa Paolo V, quando il banchiere genovese Marcantonio Doria gli chiede di eseguire un dipinto su sant'Orsola, in onore della figliastra Anna Grimaldi che diventando suora, ha preso il nome di Orsola. Caravaggio ha dato il meglio di sé per ultimare il quadro in tempi brevi riuscendoci, consegnando l'opera ancora non definitivamente asciutta al procuratore della famiglia Doria, solo che, su insistenti richieste da parte del committente, prima di spedirlo il procuratore decise di farlo asciugare al sole, cosa che comportò dei danni alla tela e Caravaggio per porvi rimedio dovette intervenire nuovamente.
Il dipinto è ambientato nella tenda di Attila, le armature e i vestiti che indossano i personaggi ritratti sono seicenteschi. Attila si trova sulla sinistra ed ha appena scoccato con l'arco la freccia che ha trafitto la santa. Ella, sorretta da uno dei suoi aguzzini, si porta le mani al petto e china la testa per vedere la freccia. Rispetto agli altri personaggi, la santa ha il volto e le mani quasi bianche, come a indicare la sua imminente morte. Anche in questo dipinto Caravaggio ha voluto inserire il suo ritratto, infatti, alle spalle di lei, illuminato dalla luce, spicca il suo volto con la bocca aperta che osserva la scena, drammaticamente catturata dal martirio in atto.
In occasione della mostra Caravaggio 2025, il dipinto ha subito un restauro, dal quale sono riemerse alla luce tre figure di personaggi maschili.

Fino a oggi il Martirio di sant'Orsola rimane l'ultima opera realizzata da Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (Milano 29 settembre 1571 - Porto Ercole 18 luglio 1610)


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

lunedì 17 marzo 2025

CARAVAGGIO 2025: IL DRAMMA SACRO TRA ROMA E NAPOLI

  © Photo by Massimo Gaudio

Sala il Dramma Sacro tra Roma e Napoli

Quasi tutti i dipinti della sala sono a tema religioso, argomento al quale Caravaggio dedicò la maggior parte delle sua produzione dal 1599 in poi, ovvero dopo aver realizzato il ciclo di tre opere dedicate a san Matteo presenti nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, avviando così lo stile "tragico".
La fine della primavera del 1606, segnò profondamente Caravaggio che fuggì da Roma perché sulla sua testa pendeva una condanna alla pena capitale per aver ucciso Ranuccio Tomassoni durante una partita di pallacorda. Si rifugiò nella tenuta dei Colonna a Paliano che si trova a sud di Roma. Lì pare abbia realizzato tre delle opere presenti nella sala: La Cena in Emmaus, San Francesco in meditazione e forse David e Golia. Da Paliano si diresse a Napoli dove realizzò la Flagellazione di Cristo e l'Ecce Homo recentemente rinvenuto in Spagna.



Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1603-1606)
Olio su tela, 97 x 132 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini, Roma

Caravaggio ha dipinto un giovane San Giovanni Battista senza barba, seminudo con soltanto un mantello rosso a coprirlo, con la croce di canne appena visibile e seminascosto dal bordo del quadro su cui poggia la sua mano destra e viene raffigurato nel momento di riposo durante la vita di penitenza di Giovanni nel deserto. L'artista ha inserito i tradizionali attribuiti del santo come la ciotola con cui Giovanni versò l’acqua nel battesimo di Gesù. Dalle indagini diagnostiche si è visto che nella parte alta a sinistra, Caravaggio aveva dipinto un agnello poi cancellato e la croce di canne era nella mano destra.
Anche se per molto tempo si è dubitato sull'autografia di questo dipinto, compare menzionato per la prima volta nei beni dei Corsini nel 1784.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista nel deserto (1602-1604)
Olio su tela, 173,4 x 133,4 cm, The Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri
(Purchase: Willam Rockhill Nelson Trust) 52-25

Il dipinto era stato commissionato nel 1604 dal banchiere ligure Ottavio Costa per la chiesetta del suo feudo di Conscente che si trova vicino Albenga sulla Riviera ligure. Costa se ne innamorò tanto da non separarsene per tutta la vita e al suo posto ne inviò una copia.
San Giovanni Battista in profonda meditazione è seduto su una roccia appoggiato su una croce di canna ed è avvolto da un mantello rosso in sostituzione del mantello di pelli animali. Caravaggio non ha inserito nulla dei simboli che possano permettere la sua identificazione come figura religiosa: non c'è l'aureola e non c'è neanche l'agnello utilizzato in altre versioni.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Flagellazione di Cristo (1607)
Olio su tela, 286 x 213 cm, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli
Proprietà del Fondo Edifici di Culto, Ministero dell'Interno

La tela fu commissionata nel 1607 dal nobile di origine genovese Tommaso de' Franchis per la cappella di famiglia che si trovava nel chiostro della chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, donatagli da Ferdinando Gonzaga. Nel 1632 la famiglia de' Franchis acquistò la prima cappella posta sul lato sinistro della chiesa dove, al termine dei lavori nel 1652, venne collocato il dipinto.
L'abilità di Caravaggio è quella di trasmettere emozioni e la Flagellazione di Cristo rimane una delle opere più importanti del periodo in cui l'artista ha soggiornato a Napoli. Anche se la posizione dei personaggi potrebbe sembrare statica, in realtà la scena è in continuo movimento, infatti, il torturatore di destra spingendo il suo piede sinistro sul polpaccio destro di Cristo, provoca in lui una torsione forzata del busto costringendo il torturatore di sinistra a uno sforzo per tenerlo in piedi per poi legarlo alla colonna. Nei carnefici comunque c'è la consapevolezza di quanta brutalità e cruderltà è in atto in quel momento.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, David con la testa di Golia (1606-1609)
Olio su tela, 125 x 101 cm, Galleria Borghese, Roma

Il dipinto fu eseguito probabilmente a Paliano nel feudo Colonna nel 1606 dopo la fuga da Roma perché sulla sua testa pendeva una condanna alla pena capitale per aver ucciso Ranuccio Tomassoni. Secondo altri studiosi invece la tela fu eseguita durante il suo soggiorno a Napoli.
La scena è diretta, chiara; David dopo la vittoria sul gigante filisteo Golia, mostra in un atteggiamento non fiero la testa di quest'ultimo. L’iscrizione che compare sulla piega della spada “H.AS O S” è stata sciolta dalla critica con il motto agostiniano "Humilitas occidit superbiam" (L'Umiltà Uccide la Superbia).
C'è un aspetto parallelo che cammina di fianco ai due soggetti, ovvero la rappresentazione dello stesso Caravaggio che si personifica con la testa del gigante con la bocca spalancata, fronte corrugata e sguardo sofferente, mettendo così in risalto lo stato della propria persona che come segno di perdono si mostra pentito, chiedendo così la grazia al pontefice Paolo V. Infatti, secondo una plausibile ipotesi, il Maestro lombardo avrebbe inviato la tela al cardinale Scipione Borghese quale dono da recapitare al pontefice. La grazia fu accordata ma Caravaggio, purtroppo, morì sulla spiaggia di Porto Ercole per circostanze ancora misteriose durante il viaggio di ritorno verso Roma.


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Cena in Emmaus (1606)
Olio su tela, 141 x 175 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Il dipinto fu realizzato da Caravaggio nel 1606 in uno dei feudi dei Colonna dove si era rifugiato dopo la fuga da Roma perché sulla sua testa pendeva una condanna alla pena capitale per aver ucciso Ranuccio Tomassoni. L'opera fu messa sul mercato artistico romano dal banchiere Ottavio Costa e acquistata dal marchese Costanzo Patrizi nel 1624 e vi rimase fino agli inizi del XIX secolo.
Caravaggio aveva già realizzato in precedenza un altro quadro con lo stesso soggetto per il nobile romano Ciriaco Mattei che oggi è conservato alla National Gallery di Londra.
La scena rappresenta il celebre episodio tratto dal Vangelo di Luca, riferito alla cena che si è svolta in Emmaus dove Cristo risorto si sarebbe rivelato a due discepoli, infatti, i due lo riconoscono soltanto dopo averlo visto benedire il pane. Sulla tavola compaiono solo pochi elementi che la rendono povera: il pane, la brocca del vino, un bicchiere e due piatti.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione (1606)
Olio su tela, 123 x 92,5 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma
Proprietà del Fondo Edifici di Culto, Ministero dell'Interno

La tela quando è stata rinvenuta nel 1968 si trovava a Carpineto Romano nella chiesa di San Pietro. Durante il restauro del 2000, le indagini hanno confermato come originale quest'opera e secondo alcuni studiosi, la data di esecuzione si collocherebbe intorno al 1606, durante il soggiorno nei feudi Colonna, vicini a quelli Aldobrandini, committenti dell'opera.
In uno scenario cupo, emerge la figura di san Francesco che, stretto in una profonda meditazione, stringe tra le mani un teschio. Il santo raffigurato con l'aureola, è ginocchiato e indossa un saio grezzo lacero sulla spalla e di fronte a lui c'è una croce in legno.


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Cattura di Cristo (1602)
Olio su tela, 133,5 x 169,5 cm, Credito fotografico: National Gallery of Ireland, Dublino, Irlanda
© Fine ArtImages/Bridgeman Images

Il nobile romano Ciriaco Mattei, nel 1603 diede l'incarico a Caravaggio di realizzare il dipinto seguendo le indicazioni del fratello, il cardinale Girolamo Mattei che avrebbe dato indicazioni sia sul soggetto e sia sull'iconografia e ambientazione. 
Il dipinto mostra la fase concitata dove Gesù viene arrestato dai soldati nell'Orto degli ulivi dopo essersi raccolto in preghiera per l'ultima volta insieme ai suoi apostoli. Nella scena si vede Gesù con le mani intrecciate perché ancora in estasi. Giuda Iscariota con l'intento di indicare ai soldati la persona da arrestare, fa il gesto di baciarlo mentre alle spalle di Cristo si vede san Giovanni che fugge verso sinistra mentre grida verso gli altri apostoli che nel frattempo dormivano. Caravaggio non è nuovo nel volersi inserire all'interno dei dipinti e anche qui sembra che ci sia il suo ritratto come l'uomo a destra dietro i soldati che regge la lanterna.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ecce Homo (1606-1609)
Olio su tela, 111 x 86 cm, Collezione privata, Madrid, Crediti: Icon Trust

Nel dipinto di Caravaggio realizzato tra il 1606 e il 1609 durante il suo soggiorno a Napoli, Ponzio Pilato mostra Cristo al popolo dicendo "Ecco l'uomo che volete crocifiggere". Gesù viene presentato con una corona di spine sul capo, un mantello purpureo da re sulle spalle e uno scettro di canna tra le mani.
Nella primavera del 2021 per questo dipinto era prevista una vendita presso una casa d'aste di Madrid. Fu presentato come eseguito da un artista seguace di Jusepe de Ribera, ma su segnalazione del Museo del Prado, il Ministero della Cultura ha imposto il divieto di vendita.


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

sabato 15 marzo 2025

CARAVAGGIO 2025: INGAGLIARDIRE GLI OSCURI

 © Photo by Massimo Gaudio

Sala Ingagliardire gli oscuri

La seconda sala del percorso espositivo della mostra si intitola INGAGLIARDIRE GLI OSCURI, che deriva da una descrizione di Giovanni Pietro Bellori su Caravaggio tratta da Le vite de' pittori scultori e architetti moderni del 1672, frase che campeggia su un pannello che posto prima di entrare nella sala che recita: 

"Ma il Caravaggio, che così egli già veniva da tutti col nome della patria chiamato, 
facevasi ogni giorno più noto per lo colorito ch'egli andava introducendo, 
non come prima dolce e con poche tinte, ma tutto risentito di oscuri gagliardi, 
servendosi assai del nero per dar rilievo alli corpi"

Delle molte notizie giunte da fonti archivistiche e a stampa, la produzione ritrattistica di Caravaggio dovette essere piuttosto nutrita, purtroppo di tutte le sue opere è giunto a noi molto poco. Uno di questi è il ritratto di Maffeo Barberini presente in sala. Merisi durante il suo periodo artistico è riuscito a dare l'immortalità a molti modelli appartenenti a un ceto sociale basso, utilizzandoli anche per motivi a tema religioso. Una delle modelle utilizzate per svariati dipinti, è forse identificabile con la bellissima cortigiana Fillide Melandroni, che ritroviamo nei panni di Giuditta, Maria Maddalena e di Santa Caterina d'Alessandria. Secondo Allori, riferendosi alla Santa Caterina, da questo dipinto ha preso avvio l'ingagliardire gli oscuri.


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giuditta decapita Oloferne (1599-1600 ca)
Olio su tela, 145 x 195 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Se possiamo ammirare un'opera così straordinaria, lo dobbiamo in primo luogo a Caravaggio e poi al ricco banchiere ligure Ottaviano Costa che gliela commissionò. Egli era talmente affezionato a quest'opera che nel testamento inserì il vincolo di inalienabilità.
L'intensità della scena si svolge di notte, una giovane e ricca vedova ebrea di nome Giuditta, taglia la testa a un generale di Nabucodonosor re degli Assiri di nome Oloferne che assediava la sua città. Lei sicuramente bella, ha uno sguardo impassibile mentre compie l'atto, invece lui rimane lì inerme senza poter fare nulla. Da notare il terrore puro che traspare dal viso e dallo sguardo. Altra figura non meno importante, è quella della vecchia serva di Giuditta che tiene tra le mani un drappo che dovrà contenere la testa di Oloferne da portare con sé nella propria città come incoraggiamento nel combattere il nemico.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Marta e Maria Maddalena (1598-1599 ca)
Olio su tela, 100 x 134,5 cm, Detroit Insitute of Art, Detroit, Michigan

L'opera è stata realizzata nel periodo in cui era ospite del cardinale Francesco Maria Del Monte e probabilmente commissionata da Olimpia Aldobrandini. La donna che impersona Maria Maddalena è Fillide Melandroni, frequentatrice del palazzo del cardinale e forse anche amante di Caravaggio.
Nella scena si vede sulla sinistra Marta con il volto leggermente in ombra e poggiata con il gomito sul tavolo, mentre cerca in modo severo di riportare sulla retta via la sorella dedita a una vita di peccato e sregolatezza. Maria è rappresentata nel momento della conversione attraverso i simboli matrimoniali come il fiore d'arancio che rotea tra le dita e l'anello d'oro che indossa sulla mano sinistra che poggia su uno specchio convesso simbolo di vanità. 

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Santa Caterina d'Alessandria (1598-1599)
Olio su tela, 173 x 133 cm, Museo Nacional Tyssen-Bornemisza, Madrid

Questo dipinto ha segnato, secondo Giovanni Pietro Bellori, il momento in cui Caravaggio iniziò a dipingere utilizzando uno sfondo scuro per mettere in risalto le figure rappresentate. La tecnica si perfeziona successivamente con le tele presenti nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi. Anche quest'opera fu realizzata su commissione del cardinale Del Monte mentre l'artista era ospite del prelato a Palazzo Madama. Come per i Bari e Suonatore di liuto, anche questa opera venne acquistata da Antonio Barberini per la sua collezione.
La modella pare sia sempre la stessa, ovvero la cortigiana di origini senesi Fillide Melandroni, vestita con abiti lussuosi su un cuscino damascato rosso dove poggia sia la palma del martirio che la spada insanguinata che la santa tiene tra le mani utilizzata per la sua decapitazione. Pare che Caravaggio fosse presente durante il supplizio di Beatrice Cenci nel 1599 e proprio da quell'evento prese spunto per l'inserimento della ruota dentata però spezzata, seguendo la leggenda secondo la quale la ruota della tortura si ruppe poco prima del suo utilizzo.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ritratto di Maffeo Barberini (1598-1599 ca)
Olio su tela, 124 x 90 cm, Collezione privata

Nel periodo di soggiorno a Roma, Caravaggio ha eseguito molti ritratti particolarmente richiesti dalla Curia e dagli amici, ritratti che per la maggiore sono andati persi o distrutti. Questa continua richiesta di ritratti, ha portato Caravaggio ad affinare la tecnica per velocizzare il ritratto in presenza, il che però lo ha portato a una loro realizzazione "senza similitudine" ovvero senza l'obbligo della accurata somiglianza, anche se di splendida raffinatezza.
Merisi per la realizzazione di questo ritratto, ha inserito l'ecclesiastico ripreso di tre quarti seduto su una poltrona posta di sbieco all'interno di uno sfondo scuro e illuminato da un fascio di luce. Analizzando meglio la scena, sono ridotti al minimo gli attributi che ne descrivono il ruolo: L'abito talare completo di berretta, la poltrona, il rotolo di documento a essa poggiati e la lettera che stringe nella mano sinistra. È a questo punto che entra in gioco il genio di Caravaggio, che rende vivo il ritratto mostrando Maffeo mentre guarda fuori dalla scena con la bocca appena aperta e con l'indice della mano destra che, anche se fermo, sembra muoversi come se si rivolgesse a qualcuno presente in quella istantanea ma solo come spettatore. Solo il rotolo di documenti chiuso da un cordone aiuta a capire meglio l'identificazione del personaggio.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini come protonotario apostolico (1595 ca) attr., Olio su tela, 122 x 95 cm, Collezione privata, Firenze

Il dipinto, la cui attribuzione a Caravaggio è da sempre motivo di discussione tra gli studiosi, arriva direttamente dalla collezione Barberini.
Un giovane Merisi ritrae nella tela l'altrettanto giovane Maffeo Barberini agli inizi della sua promettente carriera ecclesiastica. Il dipinto venne eseguito poco dopo il 1593, anno in cui il giovane prelato ottenne la carica di protonotario apostolico. Indossa, infatti, l'abito dei prelati di mantelletta, cosiddetti per la veste scura foderata di rosso portata sul rocchetto bianco. L'immagine acquisisce un carattere informale grazie ai libri presenti sul tavolo e alla caraffa con i fiori, un augurio rivelatosi fortunato.


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 14 marzo 2025

CARAVAGGIO 2025: DEBUTTO ROMANO (pt.2)

© Photo by Massimo Gaudio

Sala Debutto romano

Il 1600 ha segnato una tappa importante per Caravaggio, infatti, in quell'anno con le tre tele presenti nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, arrivò la sua prima commissione pubblica che si sviluppò successivamente con l'incarico di realizzare due dipinti per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo raffiguranti la Crocifissione di san Pietro e La Conversione di Saulo. Di quest'ultima esistono due versioni: quella presente nella cappella e quella esposta nella mostra. 

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Concerto (1597 ca)
Olio su tela, 92,1 x 118 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York, Rogers Fund 1952

Palazzo Madama, attuale sede del Senato della Repubblica Italiana, si trova a poche centinaia di metri dalla casa di Caravaggio. Pare che nel Palazzo si tenessero spesso rappresentazioni musicali e forse in una di queste il pittore ebbe occasione di assistere. Questa esperienza fu la base per riproporre in chiave allegorica quelle rappresentazioni. Fu pensata e realizzata probabilmente nel 1597 per il cardinale Francesco Maria del Monte, uno dei maggiori cultori di musica e canto in Europa, diventando la prima opera entrata a far parte della sua collezione. Sullo sfondo del dipinto c'è il suo autoritratto, mentre lo spartito presente, da studi effettuati pare sia riconducibile a una melodia composta dal musicista napoletano Pompeo Stabile. Alla morte del prelato questa, insieme a I Bari e Santa Caterina d'Alessandria entrarono a far parte della collezione Barberini.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco d'Assisi in estasi (1597-1598)
Olio su tela, 94 x 129,5 cm, Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, Connecticut
The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund

Il ricco banchiere ligure Ottavio Costa fu il primo proprietario del dipinto che raffigura San Francesco d'Assisi in estasi mentre viene sostenuto da un angelo dopo aver ricevuto le stimmate. Anche se la figura del santo e dell'angelo sono ben illuminate, il resto del dipinto è buio e alle loro spalle si intravedono tra la vegetazione Frate Leone e un gruppo di pastori illuminati da una flebile luce di un fuoco. Questo dipinto rappresenta due fasi importanti della produzione del Maestro lombardo: È la sua prima opera sacra conosciuta ed è tra le prime dove il pittore si cimenta nelle ombre.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Narciso (1597-1599 ca) attr.
Olio su tela, 113,3 x 97 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Il fatto di attribuire il Narciso a Caravaggio significa che manca la certezza documentata per poter dare la paternità dell'opera al Maestro lombardo. Probabilmente lo stile ha indotto lo studioso Roberto Longhi prima, a seguire altri studiosi poi, ad attribuire l'opera al Merisi, anche se altri studiosi non essendo dello stesso avviso ne negano la paternità proponendo una serie di autori come Bartolomeo Manfredi, Orazio Gentileschi e quella più accreditata a Giovanni Antonio Galli detto Spadarino. 
A complicare il problema, c'è anche la straordinaria originalità interpretativa da parte dell'autore che trae dalla Metamorfosi di Ovidio, una scena dove lo sguardo di Narciso incontra il suo riflesso nell'acqua che come una calamita lo attrae fatalmente verso l'ammirazione di se stesso.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Conversione di Saulo (1600-1601 ca)
Olio su tavola, 237 x 189 cm, Collezione Nicoletta Odescalchi, Roma


Nell'autunno del 1600, dopo aver ricevuto l'incarico per la realizzazione delle tre tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, ricevette anche l'incarico da parte di Tiberio Cerasi di dipingere due quadri per la sua cappella in Santa Maria del Popolo. Per l'occasione Caravaggio realizzò La Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo utilizzando due preziose tavole di cipresso di grandi dimensioni (237 x 189 cm). Siccome al momento della commissione la cappella non era stata ancora costruita, al termine dei lavori ci si rese conto che le due tavole non potevano essere collocate, Caravaggio si rimise a lavoro realizzando due nuove tele di dimensioni ridotte rispetto alle prime, le stesse che si trovano ancora oggi nella cappella.

Le due tavole restarono nelle mani di Tiberio Cerasi; purtroppo la Crocifissione di San Pietro andò distrutta, mentre la Conversione di Saulo esposta nella mostra fu immediatamente acquistata dalla famiglia Sennesio.



Vi ringrazio.

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Massimo

mercoledì 12 marzo 2025

CARAVAGGIO 2025: DEBUTTO ROMANO (pt.1)

© Photo by Massimo Gaudio

Sala Debutto romano

La prima sala del percorso espositivo della mostra è riferita al DEBUTTO ROMANO avvenuto intorno al 1595. Agli inizi del suo soggiorno, Caravaggio non se la cavava molto bene, infatti, per vivere vendeva i suoi quadri per pochi soldi. Nel giro di un paio di anni raggiunse il successo grazie a incontri a lui favorevoli come il cardinale Francesco Maria del Monte, il banchiere Ottavio Costa e pittori come Prospero Orsi che lo ospitò nella sua dimora e Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino, dal quale venne impegnato nella sua bottega a dipingere fiori e frutta.
Nella sala sono esposte otto opere dell'artista. In questo articolo vengono trattate quattro di esse risalenti al primo periodo romano.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO
Autoritratto in veste di Bacco (Bacchino malato)  (1595-1596 ca)
Olio su tela, 67 x 53 cm, Galleria Borghese, Roma

La tela è entrata a far parte della collezione del cardinale Scipione Borghese a seguito del sequestro di una grande quantità di opere a danno del Cavalier d'Arpino avvenuta nel 1607. Il soggetto dell'opera è lo stesso Caravaggio nei panni di Bacco che attraverso il suo autoritratto ha voluto raffigurare il momento di malattia che lo aveva interessato proprio nel periodo in cui lavorava nella bottega di Giuseppe Cesari e che, a suo dire, non gli aveva prestato aiuto. Da quel momento il poi Caravaggio decise di "provare a stare da se stesso" realizzando appunto questo dipinto che fu eseguito probabilmente per il mercato e grazie al suo amico e collega Prospero Orsi, fu collocato nella bottega di un rivenditore nei pressi della chiesa di San Luigi dei Francesi che oggi ospita tre delle sue tele.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO
Ragazzo che sbuccia un frutto (Mondafrutto) (1595-1596 ca)
Olio su tela, 63 x 53 cm, Prestito di Sua Maestà Re Carlo III

Secondo il biografo e collezionista d'arte Giulio Mancini vissuto tra il Cinquecento e Seicento, Caravaggio dipinse il Mondafrutto nel suo primissimo periodo romano durante la permanenza presso monsignor Pandolfo Pucci. Del Ragazzo che sbuccia un frutto sono state realizzate svariate copie e sebbene siano state avanzate diverse ipotesi sulla provenienza su quest'opera, la sua prima attestazione certa si ha nel 1688 quando compare nell'inventario dei beni di Giacomo II d'Inghilterra.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, I Bari (1596-1597 ca)
Olio su tela, 94,2 x 130,9 cm, Kimbell Art Museum, Fort Worth, Texas

Nell'estate del 1597 Caravaggio entrò in contatto con il cardinale Francesco Maria del Monte, eclettico e raffinato prelato che in seguito diventò il suo più importante mecenate. Alla morte del cardinale, I Bari o Il giuoco, come viene definito secondo antiche fonti, insieme al Concerto e Santa Caterina d'Alessandria, furono acquistati dal cardinale Antonio Barberini quindi, in qualche modo c'è un ritorno a casa. Il tema trattato era inconsueto in quel periodo a Roma e cela un indubbio significato morale, ovvero l'inganno dei vizi nei confronti dei giovani inesperti e ingenui. Quella esposta è ovviamente l'originale, ma visto il grande successo avuto, ne sono state realizzate una ragguardevole quantità di copie.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, La Buona Ventura (1596-1597 ca)
Olio su tela, 115 x 150 cm, Musei Capitolini - Pinacoteca Capitolina, Roma

Anche La Buona Ventura fu acquistato dal cardinale Francesco Maria del Monte e successivamente acquistato dal cardinale Carlo Emanuele Pio insieme al San Giovanni Battista, altro dipinto di Caravaggio presente nella collezione Capitolina. 
Sembra che l'artista per la realizzazione del dipinto abbia utilizzato una vera zingara che vide passare davanti il suo studio. La camicia ricamata bianca, il turbante avvolto sulla testa, il sorriso, il suo modo aggraziato di presentarsi all'incauto giovane, attraggono l'attenzione di quest'ultimo che non si accorge dell'imminente furto dell'anello che sta subendo. Le unghie sporche della zingara entrano in contrasto con il suo modo curato di vestire, forse per sottolineare lo sporco che può celarsi dietro la bella apparenza. Il tema è stato talmente apprezzato che molti altri pittori caravaggeschi lo hanno seguito, lo stesso Caravaggio ne eseguì una seconda versione che oggi si trova al Louvre.


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Filippo Gagliardi - 3 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Filippo Gagliardi  (Roma, 1606/1608 – 1659) Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello per l'ingresso di Cr...