venerdì 31 luglio 2020

Antonio Canova, Morte di Priamo

L'Arte di fotografare l'Arte

© Photo by Massimo Gaudio

Antonio Canova, Morte di Priamo - Musei di Villa Torlonia - Roma
Il rilievo Torlonia descrive l’ultimo atto della vita del re troiano Priamo, e riprende solo la scena centrale del rilievo originario, che aveva ai lati diversi personaggi. Il gesto crudele di Pirro, figlio di Achille, intento a colpire il vegliardo dopo averlo afferrato per i capelli, costituisce il punto focale della scena e viene sottolineato da linee verticali ed oblique, sbilanciate verso sinistra, che accentuano lo smarrimento provocato da una violenza così efferata. Da un punto di vista stilistico si nota un collegamento con la scultura del ‘400 e con la pittura di Gavino Hamilton e dei vasi greci. (testo tratto dal sito Musei di Villa Torlonia)
Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822)
Titolo: Morte di Priamo
Supporto: Gesso
Anno: -
Misure (cm.): -
Posizione: Musei di Villa Torlonia
Località: Roma

giovedì 30 luglio 2020

Antonio Canova, Danza dei Feaci

Antonio Canova, Danza dei Feaci - Musei di Villa Torlonia - Roma
Il tema di questo bassorilievo Torlonia è quasi contrapposto, nella sua espressione di gioia, all’angoscia delle altre due composizioni precedenti. Si ispira all’ottavo libro dell’Odissea, in cui Hallo e Laudamante, figli di Alcinoo, re dei Feaci, danzano davanti ad Ulisse. Il ritmo che avvolge i corpi dei due giovani è come un’onda melodiosa sottolineata dalla circolarità del drappo che viene fatto volteggiare con grazia. La palla, che resta sospesa ai loro piedi, sta a rappresentare il mito greco della perfezione dell’universo. Il gesso Torlonia è stato strutturato in funzione della sua sistemazione in una sala della Villa e quindi è stato riprodotto solo l’episodio centrale, eliminando le figure che assistono alla danza come nelle altre serie a noi note. La composizione sembra rispondente alle scelte tematiche dei Torlonia, dai quali la danza era particolarmente apprezzata. Ne è testimonianza la copia che possedevano della danzatrice di Canova, (eseguita dal Bienaimè, allievo di Thorvaldsen, forse presente nel Palazzo Torlonia di Piazza Venezia) (testo tratto dal sito Musei di Villa Torlonia)
Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822)
Titolo: Danza dei Feaci
Supporto: Gesso
Anno: -
Misure (cm.): -
Posizione: Musei di Villa Torlonia
Località: Roma

mercoledì 29 luglio 2020

Jan Brueghel il Vecchio, Paesaggio con mulini a vento

Photo by Massimo Gaudio
Jan Brueghel il Vecchio, Paesaggio con mulini a vento (1607) Galleria Spada - Roma
Firmato dal pittore e datato 1607 in basso a sinistra, il dipinto è ricordato dagli inventari secenteschi tra quelli appartenenti al cardinal Bernardino Spada. Piccolo capolavoro che riassume il mondo visivo e spirituale di Brueghel il Vecchio, il dipinto si mette in relazione con un disegno conservato al Metropolitan Museum di New York, nonchè con svariate repliche, copie e versioni successive da esso dipendenti. La qualità della pittura è ancora quella della tradizione fiamminga, minuziosa, perfetta e lenticolare, mentre pienamente moderno è lo sguardo di Brueghel, che presenta, in una prospettiva a volo d'uccello che spazia verso un orizzonte infinito, la sintesi del mondo rurale e del suo "fare" quotidiano con l'eternità del paesaggio e della luce nordica. Un colore brillante e vario è usato per la descrizione dei lavori delle donne in primo piano, per i mugnai e i carrettieri che attendono alle proprie occupazioni; l'azzurro più terso e splendente è quello che definisce, invece, l'immensa piana sullo sfondo; contro un cielo estivo limpido, solcato dal volo degli stormi, si stagliano infine, come simbolo della civiltà commerciale delle Fiandre, i due grandi mulini a vento. (testo tratto dal sito Gebart) 
Autore: Jan Brueghel il Vecchio (Bruxelles 1568 - Anversa 1625) 
Titolo: Paesaggio con mulini a vento
Supporto: Tempera su tavola
Anno: 1607
Misure (cm.): 30,3 x 47,4
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

martedì 28 luglio 2020

Statua di Aristotele

Photo by Massimo Gaudio
Statua di Aristotele (I sec. a.C.)
La statua, in marmo bianco e di arte romana (I sec. a.C. - I sec. d.C.), è tratta da un originale bronzeo. Per una iscrizione mutila sul lato sinistro della base, si è creduto di riconoscervi Aristotele. Attualmente prevale l'identificazione con Aristippo, il celebre filosofo edonista di Cirene. La statua poggia su un piedistallo ligneo dipinto a finto marmo, con base modanata del sec. XVII. (testo tratto dal sito Gebart)

Autore: -
Titolo: Statua di Aristotele
Supporto: Marmo
Anno: I sec. a.C.
Misure (cm.): -
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

lunedì 27 luglio 2020

Giovan Battista Barbieri detto GUERCINO, La morte di Didone

 © Photo by Massimo Gaudio
Giovan Battista Barbieri detto GUERCINO, La morte di Didone (1631) Galleria Spada - Roma
Organizzata come un'imponente e nobile messa in scena teatrale, questo capolavoro del Guercino illustra il momento cruciale del suicidio della regina Didone, ormai abbandonata da Enea (Virgilio, Eneide, libro IV). Mentre le navi dell'eroe si allontanano sullo sfondo, nel primo piano si consuma un dramma di cui sono attoniti testimoni la sorella Anna, le ancelle e svariati personaggi che commentano la scena e le conseguenze della partenza di Enea, così come quelle dell'abbandono alla passione a scapito della ragione.
Opera "parlante", secondo lo stile del pittore, che narra delle vicende di una sovrana, la Morte di Didone era davvero un quadro degno di una destinazione reale, essendo inizialmente stato commissionato dal Cardinal Bernardino Spada per Maria de' Medici, regina di Francia. A seguito del rovescio di fortuna di Maria, fuggita in Belgio, fu Bernardino stesso a saldare il quadro al pittore nel 1631, per la cifra di 400 scudi: esso costituisce, assieme ad un importante ritratto a mezzo busto del cardinal Spada -che pure si conserva nella collezione- non solo una testimonianza dei vertici raggiunti dalla pittura del Guercino, ma anche la prova della predilezione del cardinal Bernardino per i massimi rappresentanti del Seicento emiliano. 
(testo tratto dal sito Gebart)

Autore: Francesco Barbieri detto IL GUERCINO (Cento 1591 - Bologna 1666)
Titolo: La morte di Didone
Supporto: Olio su tela
Anno: 1631
Misure (cm.): 287 x 335 Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

domenica 26 luglio 2020

GALLERIA PROSPETTICA di FRANCESCO BORROMINI

FRANCESCO BORROMINI, Galleria Prospettica (1652-1653) Galleria Spada - Roma
Percorrendo il cortile del Palazzo dall'ingresso principale, si scorge sul lato sinistro, attraverso l'apertura centrale con cancello di noce, la celebre galleria prospettica, che si spinge al di là del giardino piccolo dei melangoli, restituita alla sua immagine originaria da un recente e laborioso intervento di restauro.
La sensazione di stupore che si prova al primo sguardo. è suscitata dalla profondità illusoria che essa suggerisce, di circa 35 metri, ben diversa da quella reale che è di 8,82 metri. L'effetto ingannevole si basa sulla convergenza dei piani del colonnato che anziché procedere parallelamente confluiscono verso un unico punto di fuga, degradando dall'alto in basso e rimpicciolendosi al fondo, mentre il pavimento in mosaico sale.
Prima ancora che il Principe Clemente Spada (1778-1866) nel 1861, collocasse nella parete di fondo la statuetta del guerriero di epoca romana, ora sostituita da un calco, il senso prospettico veniva ulteriormente accentuato proprio dal fondale dipinto a finta vegetazione.
Realizzata nell'arco di un solo anno, dal 1652 al 1653, dal Borromini, coadiuvato dal Padre agostiniano Giovanni Maria di Bitonto, la galleria testimonia gli interessi che il committente, il cardinale Bernardino Spada, riservava per i giochi prospettici, suggeritori di spazi illimitati inesistenti, e di cui aveva già dato ampia dimostrazione nel 1635, facendo decorare dai quadraturisti bolognesi Agostino Mitelli e Michelangelo Colonna, all'interno del Palazzo, le pareti del salone di Pompeo con prospettive illusionistiche. Del resto, anche la galleria prospettica venne eseguita ad affresco in una prima versione.
Nel 1642 il Cardinale fece dipingere dal pittore Giovanni Battista Magni (Modena, 1592 - Roma, 1674) una veduta prospettica sulla stessa fronte del muro di cinta del giardino segreto ove poi il Borromini aprì quella vera. Frammenti consistenti rinvenuti durante l'ultimo restauro, mostrano colonne dal capitello dorico, le stesse adottate nella costruzione dall'architetto.
La ripresa di un siffatto colonnato, fu suggerita a Bernardino dalla visione di uno scenografico apparato liturgico disegnato dal Borromini per la celebrazione delle Quarantore nella cappella Paolina in Vaticano, e a cui aveva fatto pure riferimento Virgilio Spada nella realizzazione del tabernacolo prospettico nella Basilica di San Paolo Maggiore a Bologna, eseguito non a caso, da Padre Giovanni Maria da Bitonto. Le circostanze favorevoli che indussero Bernardino a convertire la prospettiva ad affresco in una prospettiva reale e a sfondare quindi il prospetto murario, fu la concessione nel 1652 di una striscia di terreno di proprietà della famigli Massari, confinante con il suo giardino.
Il cardinale poteva così mettere in atto uno dei più ingegnosi artifici dell'arte barocca, attribuendogli forse il significato morale dell'inganno dei sensi e dell'illusorietà delle grandezze terrene. (testo tratto dal sito Gebart)





Grazie

sabato 25 luglio 2020

TIZIANO Vecellio, Ritratto di violinista

Photo by Massimo Gaudio
TIZIANO Vecellio, Ritratto di violinista (1512-1513) Galleria Spada - Roma
Probabilmente eseguito intorno al 1512-13, il Ritratto di musico è un capolavoro giovanile di Tiziano Vecellio, che sfruttò qui in modo magistrale tutte le possibilità espressive delle tonalità dei neri, dei grigi e dei bruni. Originalissima è la ripresa del personaggio – un suonatore di violone di cui non conosciamo l'identità – fissato dal pittore mentre si volta verso lo spettatore, trattenendo con la mano guantata un lungo cartiglio che sporge oltre una balaustra.
L'atteggiamento profondamente naturale e dinamico della figura, non priva di una qualità leggermente enigmatica, è accentuato dall'acutezza dello sguardo, acceso dal tono luminoso dell'incarnato. La maestria di Tiziano nell'uso di un colore vivo, che dà sostanza alle cose senza definirle con il disegno, è evidente nei minimi dettagli: nel lembo di camicia che spunta dal giubbone si avverte, senza toccarla, lo spessore della stoffa, mentre lo sfondo -solo accennato- dell'opera evoca gli ampi spazi delle architetture rinascimentali. 
(testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576)
Titolo: Ritratto di violinista
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610 - 1611
Misure (cm.): 99 x 81,8
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

Paolo Caliari detto IL VERONESE - 6 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Paolo Caliari detto IL VERONESE (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588) Paolo Caliari detto IL VERONESE,  Vision...