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Jacopo Robusti detto TINTORETTO, Giuditta e Oloferne

   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid Proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid, in questi giorni si trova presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini e vi rimarrà fino al 27 marzo 2022 nell'ambito della mostra Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta .  Realizzato dal Tintoretto e dalla sua bottega, si caratterizza per la scelta di una composizione ampia, che permette l'inserimento di un gran numero di tettagli. La scena della storia biblica non si è ancora conlusa: l'elegante Giuditta compie il gesto di nascondere con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la sua ancella non ha ancora terminato di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della bisaccia. Tintoretto inserisce all'interno del dipinto molti particolari con l'intento di coinvolgere l'osservato

Giovan Battista Barbieri detto GUERCINO, La morte di Didone

Photo by Massimo Gaudio
Giovan Battista Barbieri detto GUERCINO, La morte di Didone (1631) Galleria Spada - Roma
Organizzata come un'imponente e nobile messa in scena teatrale, questo capolavoro del Guercino illustra il momento cruciale del suicidio della regina Didone, ormai abbandonata da Enea (Virgilio, Eneide, libro IV). Mentre le navi dell'eroe si allontanano sullo sfondo, nel primo piano si consuma un dramma di cui sono attoniti testimoni la sorella Anna, le ancelle e svariati personaggi che commentano la scena e le conseguenze della partenza di Enea, così come quelle dell'abbandono alla passione a scapito della ragione.
Opera "parlante", secondo lo stile del pittore, che narra delle vicende di una sovrana, la Morte di Didone era davvero un quadro degno di una destinazione reale, essendo inizialmente stato commissionato dal Cardinal Bernardino Spada per Maria de' Medici, regina di Francia. A seguito del rovescio di fortuna di Maria, fuggita in Belgio, fu Bernardino stesso a saldare il quadro al pittore nel 1631, per la cifra di 400 scudi: esso costituisce, assieme ad un importante ritratto a mezzo busto del cardinal Spada -che pure si conserva nella collezione- non solo una testimonianza dei vertici raggiunti dalla pittura del Guercino, ma anche la prova della predilezione del cardinal Bernardino per i massimi rappresentanti del Seicento emiliano. 
(testo tratto dal sito Gebart)

Autore: Francesco barbieri detto IL GUERCINO (Cento 1591 - Bologna 1666)
Titolo: La morte di Didone
Supporto: Olio su tela
Anno: 1631
Misure (cm.): 287 x 335
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

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