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La fuga di Enea da Troia di Federico Barocci

    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Federico Barocci detto il FIORI, La fuga di Enea da Troia (1598) L’opera, firmata e datata, è documentata come replica del dipinto per Rodolfo II d’Asburgo, purtroppo perduto. La rappresentazione di questo episodio della storia di Enea costituisce un unicum nella produzione del pittore urbinate, costantemente impegnato su temi religiosi o ritratti. Non è chiaro come la tela sia giunta in Collezione, ma si ipotizza che sia stato lo stesso committente, Giuliano della Rovere, a donarla al cardinal Scipione. Nella tela si riconoscono riferimenti a due famosi artisti urbinati: Raffaello, per la ripresa dell’affresco con l’Incendio di Borgo in Vaticano, e Donato Bramante, per la presenza sullo sfondo del tempietto di S.Pietro in Montorio al Gianicolo.  (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Federico Barocci detto il Fiori   (Urbino 1535 -1612) Titolo: La fuga di Enea da Troia Datazione: 1598

Giovan Battista Barbieri detto GUERCINO, La morte di Didone

Photo by Massimo Gaudio
Giovan Battista Barbieri detto GUERCINO, La morte di Didone (1631) Galleria Spada - Roma
Organizzata come un'imponente e nobile messa in scena teatrale, questo capolavoro del Guercino illustra il momento cruciale del suicidio della regina Didone, ormai abbandonata da Enea (Virgilio, Eneide, libro IV). Mentre le navi dell'eroe si allontanano sullo sfondo, nel primo piano si consuma un dramma di cui sono attoniti testimoni la sorella Anna, le ancelle e svariati personaggi che commentano la scena e le conseguenze della partenza di Enea, così come quelle dell'abbandono alla passione a scapito della ragione.
Opera "parlante", secondo lo stile del pittore, che narra delle vicende di una sovrana, la Morte di Didone era davvero un quadro degno di una destinazione reale, essendo inizialmente stato commissionato dal Cardinal Bernardino Spada per Maria de' Medici, regina di Francia. A seguito del rovescio di fortuna di Maria, fuggita in Belgio, fu Bernardino stesso a saldare il quadro al pittore nel 1631, per la cifra di 400 scudi: esso costituisce, assieme ad un importante ritratto a mezzo busto del cardinal Spada -che pure si conserva nella collezione- non solo una testimonianza dei vertici raggiunti dalla pittura del Guercino, ma anche la prova della predilezione del cardinal Bernardino per i massimi rappresentanti del Seicento emiliano. 
(testo tratto dal sito Gebart)

Autore: Francesco barbieri detto IL GUERCINO (Cento 1591 - Bologna 1666)
Titolo: La morte di Didone
Supporto: Olio su tela
Anno: 1631
Misure (cm.): 287 x 335
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

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