venerdì 11 agosto 2023

FONTANA E OBELISCO LATERANENSE

© Photo by Massimo Gaudio 

Piazza san Giovanni in Laterano


Via Merulana si trova nel rione Monti ed ha la particolarità di collegare due basiliche papali romane. Parte dalla basilica di Santa Maria Maggiore e arriva in quella di San Giovanni in Laterano dove incontra l'omonima piazza che ospita al suo interno la Fontana e l'Obelisco Lateranense. 
La fontana che si trova ai piedi dell'obelisco è dedicata a San Giovanni Evangelista e dai documenti ritrovati pare che i lavori iniziarono in occasione del Giubileo del 1600 e che terminarono nel 1607. I materiali utilizzati per la sua realizzazione sono marmo e travertino ed è alimentata attraverso l'acquedotto Felice. La fontana è formata da una vasca sormontata da due delfini che sorreggono una valva di una conchiglia, nella quale arrivano i zampilli d'acqua provenienti da due draghi e un'aquila, simboli della famiglia Borghese della quale papa Paolo V faceva parte. Nonostante ciò, i lavori per la sua costruzione si devono a papa Sisto V, il quale nel 1588 diede il mandato all'architetto Domenico Fontana per la sistemazione della piazza e il restauro dell'obelisco.
L'Obelisco Lateranense fu rinvenuto in tre pezzi nel 1587 lungo la spina del Circo Massimo. Forte dei suoi 3600 anni (XV sec. a.C.), fu realizzato sotto i faraoni Tutmosis III e Tutmosis IV e fu portato a Roma per volere dell'imperatore Costanzo II nel 357 d.C. Oltre a essere il più antico obelisco a Roma, con i suoi 32 metri è il secondo monolite più alto del mondo.

La fontana

La fontana


L'obelisco visto da via Merulana

L'obelisco visto dalla basilica


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Massimo

FONTANA DELL'ACQUA VERGINE AL PINCIO

© Photo by Massimo Gaudio


Fontana Mostra dell'Acqua Vergine

Cos'è quella cosa che accomuna la Fontana di Trevi, la Fontana della Barcaccia, la Fontana di piazza della Rotonda (Pantheon), la Fontana dei Leoni in Piazza del Popolo e la Fontana dei Quattro Fiumi? Semplice, l'acqua!
Roma è famosa per le fontane e per gli acquedotti che le riforniscono. Uno di questi si chiama Aqua Virgo ossia Acqua Vergine, che di per sé non è il più lungo tra gli acquedotti, in effetti è lungo poco più di 20 chilometri, ma è il più antico tra quelli funzionanti. Fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa, porta acqua alla Capitale proveniente dalle falde che si trovano nei pressi di via di Salone a sud di Roma, ininterrottamente dal 9 giugno del 19 a.C., giorno della sua inaugurazione. 
Sulla collina del Pincio, termina in una piscina limaria il percorso sotterraneo dell'acquedotto e da lì una sua diramazione giunge poco distante in quella che è la Fontana Mostra dell'Acqua Vergine. 
È la fontana più grande e scenografica di tutto il complesso di fontane di piazza del Popolo.
Il progetto fu affidato a Giuseppe Valadier, il quale ultimò il lavori della monumentale loggia panoramica del Pincio nel 1834.
Negli anni Trenta del Novecento, in vista del nuovo ampliamento urbano nelle zone di Prati e Flaminio, si decise di attingere l'acqua dall'Acquedotto dell'Acqua Vergine, così l'architetto Raffaele De Vico fece dapprima rimuovere nel 1936 la statua equestre di Vittorio Emanuele II collocata nel 1878 nell'arcata centrale della loggia e poi trasformò la stessa come mostra del Nuovo Acquedotto Vergine. 
La mostra è costruita in due piani: in quello inferiore sono collocate tre nicchie con alla base altrettante vasche. La parte superiore della loggia è formata da tre grandi arcate dove in evidenza sono collocate quattro colonne corinzie, mentre al centro di ciascuna arcata, sgorga l'acqua in altrettanti ampi zampilli.

La Fontana Mostra dell'Acqua Vergine vista da piazza del Popolo

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Massimo

giovedì 10 agosto 2023

FONTANILE DI CLEMENTE XII A PORTA FURBA

© Photo by Massimo Gaudio

Fontanile di Clemente XII

Roma si sa, è la città delle fontane e per poterle far funzionare c'è bisogno di acqua, quella che viene portata dagli svariati acquedotti che riforniscono la Capitale. Uno di questi è l'Acquedotto Felice realizzato dal pontefice Sisto V tra il 1585 e il 1587 ed è ancora funzionante. Lungo il suo cammino nel punto in cui attraversa via Tuscolana in zona Porta Furba, trova la sua prima mostra (l'altra è la Fontana del Mosè) fatta costruire da papa Clemente XII Corsini molto probabilmente su progetto di Luigi Vanvitelli. La fontana edificata nel 1733 prende il nome dal committente, anche se è nota con il nome di Fontana Bella. È stata costruita in quello che una volta era un abbeveratoio voluto da Sisto V a pochi metri dell'arco monumentale chiamato Porta Furba, dove incrociano via Tuscolana e via del Mandrione.
L'opera fonde lo stile neoclassico con quello barocco evidenziato in particolar modo attraverso il mascherone alato, dal quale fuoriesce l'acqua che viene raccolta in una valva di conchiglia e successivamente in una vasca sottostante alla quale si arriva dopo aver salito cinque scalini inseriti però verso la fine del XIX secolo. Al centro della fontana risalta l'iscrizione dedicatoria, sovrastata dallo stemma dei Corsini. Fu restaurata per la prima volta nel 1897 e successivamente nel 1993.






Il Fontanile di Clemente XII visto attraverso Porta Furba

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Massimo

FONTANA DELLE TARTARUGHE

© Photo by Massimo Gaudio


Fontana delle Tartarughe (1581)

Piazza Mattei si trova nel Rione Sant'Angelo, a due passi da Largo Argentina e al centro di essa, c'è una fontana molto bella il cui nome è Fontana delle Tartarughe. È stata costruita nel 1581 forse su progetto dello scultore e architetto Giacomo Della Porta, portato avanti dallo scultore Taddeo Landini. La fontana in marmo africano e bronzo, ha la vasca di forma ottagonale e al suo interno c'è un basamento con quattro conchiglie, un piedistallo a forma di anfora centrale che sorregge un bacino rotondo sul quale bordo poggiano quattro tartarughe, mentre sotto di essa si trovano quattro efebi e sotto il loro piede la testa di un delfino.








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Massimo

LE QUATTRO FONTANE

© Photo by Massimo Gaudio


Diana

C'è un incrocio tra due strade che unisce tre rioni romani al centro di Roma: Castro Pretorio, Monti e Trevi (il rione Castro pretorio solo per l'affaccio dei palazzi). Sono percorsi dalla strada che da piazza Barberini arriva fino a via Nazionale. È via delle Quattro Fontane che quando incrocia via XX Settembre dà vita a un'opera unica: il Complesso delle Quattro Fontane, o più semplicemente Le Quattro Fontane. Se per ipotesi si riuscisse a fermare il traffico, ponendosi al suo centro di esse potremmo vedere Porta Pia, il Quirinale, Santa Maria Maggiore e Trinità dei Monti. Fantastico!.
Le Quattro Fontane, sono state costruite nell'ultimo ventennio del '500 e rappresentano due divinità dell'antica Roma e due fiumi italiani. Esse sono (in ordine di fotografia): Diana e Giunone fanno parte del rione Trevi, il fiume Arno di Castro Pretorio e il fiume Tevere fa parte del rione Monti. Quest'ultima è stata inserita in una nicchia dove si trova un capolavoro di architettura barocca, la chiesa di San Carlo alle quattro fontane, opera di Francesco Borromini.

Diana

Giunone

Giunone

Fiume Arno

Fiume Arno

Fiume Tevere

Fiume Tevere

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Massimo

CHIESA DI SANT'IVO ALLA SAPIENZA

© Photo by Massimo Gaudio


Chiesa di Sant'Ivo alla sapienza

C'è un rione di Roma di piccole dimensioni, lungo e stretto, l'unico tra tutti che confina con ben sette di essi. È il rione Sant'Eustachio e al suo interno ci sono i Palazzi storici come quelli che ospitano il Senato della Repubblica, chiese di importanza storica e culturale con opere di artisti del calibro di Caravaggio. Tra queste ultime ce n'è una che è considerata una delle massime espressioni di architettura Barocca nella Capitale: La chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, opera dell'architetto Francesco Borromini, il quale la realizzò nel ventennio che va dal 1642 al 1662, anno della sua consacrazione. Prima di accedere alla chiesa si passa per un lungo cortile dove attualmente c'è la sede romana dell'Archivio di Stato.
Una volta entrati si ha l'impressione di una chiesa vuota con i muri bianchi, non ci sono marmi policromi, stucchi dorati, nelle nicchie non ci sono statue o dipinti, tranne che per quella dell'altare dove è collocata una pala con Sant'Ivo patrono degli avvocati di Pietro da Cortona. Forse la mancanza degli "accessori" è un bene perché il punto forte della chiesa è l'architettura Barocca ricca di valori artistici, tecnici e simbolici che ne fanno un capolavoro, un punto di riferimento per l'architettura in generale. La cupola con la sua particolare forma di per sé ha vari simboli tra cui quelli che richiamano la Trinità con un triangolo che combinato con un altro triangolo rovesciato e con parti di cerchio concave e convesse, forma la figura stilizzata di tre api. Le tre api hanno sempre rappresentato la famiglia Barberini di cui Papa Urbano VIII Barberini della chiesa fu il committente.
Un'altra particolarità che interessa la cupola è la lanterna che trova ispirazione sia nella torre di Babele che nel faro di Alessandria. Vista dall'interno della chiesa si nota soltanto una sua forma circolare, ma vista dall'esterno si notano sei finestre all'interno di sei parti concave con doppie colonne che terminano in pinnacoli altissimi, mentre la spirale che sale verso l'alto termina con la rappresentazione di fiamme che, come la luce di un faro, devono illuminare i fedeli.







La cupola

L'ape stilizzata

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Massimo

CHIESA DI SAN CARLINO ALLE QUATTRO FONTANE

© Photo by Massimo Gaudio

Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane

Nel rione Monti, al confine tra quelli di Trevi e Castro Pretorio, si trova la chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane, realizzata grazie all'estro dell'architetto Francesco Borromini. La chiesa consacrata nel 1640, è dedicata a San Carlo Borromeo ma il diminutivo nella denominazione "Carlino", si deve al fatto che la chiesa è molto piccola.
I frati dell'ordine dei Trinitari lo incaricarono della realizzazione del convento con annessa chiesa e visto che non erano in possesso di tante disponibilità economiche, Borromini fece vari progetti per adattare al meglio le richieste dei frati. Arrivò comunque un aiuto economico da parte del Cardinale Francesco Barberini, nipote di Papa Urbano VIII, il cui palazzo fu realizzato poco distante da Carlo Maderno con l'aiuto del Borromini. La chiesa  è considerata come uno dei capolavori dell'architettura barocca, ma l'architetto non ebbe la possibilità di terminare i lavori perché morì nel 1667. Suo nipote Bernardo Borromini sulla scorta dei disegni del maestro continuò i lavori fino al completamento avvenuto nel 1680. Il campanile venne abbattuto per la sistemazione del corpo convesso della chiesa sull'angolo delle Quattro Fontane (quello dove si trova la Fontana del Tevere) e ne venne costruito un altro nel 1670.
La sua pianta rimanda alla forma ellittica della cupola ma costruita geometricamente a partire dalla forma di due triangoli equilateri con la base comune sull'asse trasversale dell'edificio, sulle quali punte si trovano absidi semicircolari contenenti gli altari e il portone d'ingresso. La facciata è un tripudio di dinamicità dovuta dal gioco di forme concave e convesse e con le fantasiose decorazioni concepite dal Borromini che però riuscì a completare soltanto la parte inferiore dove si possono vedere nicchie contenenti statue tra cui quella di San Carlo Borromini realizzata da Antonio Raggi tra il 1675 e il 1680 posta sul portale d'ingresso.
Nella chiesa si trova una cripta alla sinistra dell'altare maggiore dove riposa Beata Elisabetta Canori Mora, madre di famiglia e terziaria dell'Ordine della Santissima Trinità beatificata da Papa Giovanni Paolo II nel 1994.

Navata

Navata e altare maggiore

San Carlo Borromeo con i fondatori dell'Ordine adorante la Trinità di Pierre Mignard (XVII sec.)

L'Estasi di san Giovanni Battista della Concezione di Prospero Mallerini (1819)

L'Estasi di san Michele e i santi di Amalia de Angelis (1847)

Cripta dove riposa Beata Elisabetta Canori Mora

Cripta dove riposa Beata Elisabetta Canori Mora

Cupola

Lanterna della cupola


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Massimo

Fontana della Botte

  © Photo by  Massimo Gaudio Pietro Lombardi, Fontana della Botte Quando si entra nella parte più antica del Rione Trastevere, si entra in u...