sabato 12 agosto 2023

FARO DEL GIANICOLO

© Photo by Massimo Gaudio


Il Faro del Gianicolo

Sul colle del Gianicolo nel rione Trastevere, si trova un faro tutto bianco costruito nel 1911 in occasione del cinquantenario della creazione del Regno d'Italia. Si deve la sua costruzione, grazie ai fondi raccolti dagli italiani emigrati in Argentina. Con questo monumento inaugurato il 19 Settembre di quell'anno, gli italiani d'Argentina vollero rendere omaggio all'Italia unita e alla sua capitale che, originariamente situata a Torino (1861-1865), poi a Firenze (1865-1870), finalmente venne trasferita a Roma dopo un breve conflitto con lo Stato Pontificio il 20 Settembre 1870).
Autore dell'opera è l'architetto Manfredo Manfredi (1859-1927) il quale fu chiamato anche per la costruzione dell'Altare della Patria a Piazza Venezia. Il faro è alto 20 metri e alla sua sommità c'è scritto
A - ROMA - CAPITALE - GLI - ITALIANI - D'ARGENTINA - MCMXI






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Massimo

MONUMENTO A GIUSEPPE GARIBALDI AL GIANICOLO

© Photo by Massimo Gaudio


Monumento a Giuseppe Garibaldi nel 1990

Nel Rione Trastevere si trova il Gianicolo, uno dei colli di Roma che non rientra tra i sette più famosi. Il colle fu campo di battaglia contro i francesi nel 1849 durante la Repubblica Romana, così in memoria degli eroi che combatterono per la liberazione di Roma, dopo l'Unità d'Italia questo luogo divenne un parco pubblico dove si trovano moltissimi busti eretti in loro onore. Nel punto più alto di esso, da dove si gode una bellissima vista su Roma,  si trova il monumento a Giuseppe Garibaldi realizzato da Emilio Gallori e inaugurato il 20 Settembre del 1895 in occasione del 25° anniversario della presa di Roma nota anche come breccia di Porta Pia che fu l'episodio del Risorgimento che sancì l'annessione di Roma al Regno d'Italia. Il monumento bronzeo alto più di 20 metri si trova ovviamente in piazza Giuseppe Garibaldi e raffigura l'eroe sopra un cavallo che poggia su un basamento in marmo decorato con gruppi bronzei raffiguranti episodi di battaglie garibaldine e le allegorie dell'Europa e dell'America.







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Massimo



MONUMENTO A CICERUACCHIO AL GIANICOLO (1907)

© Photo by Massimo Gaudio


Monumento a Angelo Brunetti detto Ciceruacchio di Ettore Ximenes (1907)

Il Gianicolo verso la metà del XIX secolo fu terreno di battaglia tra l'esercito francese che per convenienza politica andò in aiuto di papa Pio IX e i patrioti della Repubblica Romana del 1849 che vide anche la partecipazione di Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli.
Purtroppo molti combattenti della Repubblica Romana morirono e vengono ricordati nel sacrario del Mausoleo Ossario Garibaldino che si trova proprio sul colle del Gianicolo, mentre altri dopo la capitolazione fuggirono da Roma per andare a combattere a nord contro l'esercito austriaco. Tra questi c'erano Giuseppe Garibaldi e Angelo Brunetti detto Ciceruacchio (per via del suo aspetto grassottello da bambino che in una derivazione del romano è ciruacchiotto). Brunetti fu un patriota molto conosciuto dal popolo romano dell'epoca e partecipò attivamente nella battaglia contro l'esercito assediante francese nel 1849. Da vero patriota si diresse verso Venezia che ancora resisteva contro gli Austriaci, ma alcuni abitanti del posto ai quali Brunetti chiese aiuto per arrivare a Venezia, lo denunciano agli Austriaci che fucilarono lui, i figli Lorenzo e Luigi e altre persone alla mezzanotte del 10 Agosto dello stesso anno.
Nella Passeggiata del Gianicolo tra piazza Garibaldi e Porta San Pancrazio, si trova il monumento che Roma gli ha dedicato. In un primo momento si trovava nei pressi di Ponte Margherita per poi essere collocato nella posizione attuale nel 2011 in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. L'opera in bronzo realizzata dallo scultore palermitano Ettore Ximenes, fu inaugurata il 3 novembre del 1907, mostra Ciceruacchio fiero, che guarda dritto negli occhi il nemico mostrando il petto indicando di mirare al cuore, mentre ai suoi piedi c'è il figlio Lorenzo bendato e inginocchiato. L'altro figlio, Luigi, non è stato inserito perché scomodo, in quanto pare sia stato l'artefice della morte del ministro degli Interni del Governo Pontificio Pellegrino Rossi. Di lato a destra, nella parte alta della base marmorea c'è scritto: E. XIMENES SCOLPI' IN ROMA.





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Massimo

MONUMENTO A RIGHETTO, IL BAMBINO EROE DELLA REPUBBLICA ROMANA

© Photo by Massimo Gaudio


Monumento a Righetto

La Repubblica Romana che riuscì a scacciare via papa Pio IX da Roma non ebbe lunga vita, perché l'esercito francese di Napoleone III decise di andare in aiuto del papa, che nel frattempo si era rifugiato a Gaeta, per riportare il potere del papato a Roma. 
Sul Gianicolo adesso ci sono edifici di vario genere, ma cercate di immaginare quella zona verso la metà del XIX secolo, immaginate di vedere soltanto campi, vallate e colline, terreno ideale per sferrare un attacco. I francesi che sbarcano a Civitavecchia, si diressero direttamente verso Roma e giunti dove si trova Villa Pamphili, schierarono la loro batteria di cannoni e cominciarono a bombardare. La difesa della Repubblica Romana venne affidata a Giuseppe Garibaldi che riuscì ad avere un aiuto sia dai combattenti arrivati da varie parti dell'Italia, sia da combattenti arrivati da oltre confine e sia dal popolo romano. Tra i tanti popolani che presero parte alla resistenza, c'era il trasteverino Righetto, un orfano di padre e madre che per vivere faceva il garzone per un fornaio a Trastevere. Si dice che si presentò a Garibaldi con l'intento di combattere ma vista la sua giovane età, 12 anni, gli venne negata l'opportunità, allora per niente scoraggiato si mise a raccogliere le bombe sparate dai Francesi dopo averle disattivate. Per chi faceva questo tipo di "lavoro" veniva riconosciuta dalla Repubblica Romana una ricompensa perché quelle bombe, una volta riarmate, venivano a loro volta usate contro i Francesi stessi. Righetto, che era sempre accompagnato dalla sua inseparabile cagnolina Sgrullarella, era molto bravo in questo. In pratica quando arrivava una bomba, lui con uno straccio bagnato spegneva la miccia rendendola inoffensiva, purtroppo però il 29 giugno del 1949 mentre si trovava a Ponte Sisto nei pressi dell'attuale piazza Trilussa, non riuscì nella sua impresa e la bomba che aveva una miccia troppo corta per essere spenta scoppiò uccidendolo.
La sua morte non passò inosservata tra i garibaldini diventando così un eroe e il suo nome divenne famoso sia tra il popolo romano che tra gli aristocratici, tanto che il conte Litta, commissionò in suo onore nel 1851 allo scultore Giovanni Strazza, una scultura in marmo intitolata l'Audace che si trova nello scalone d'onore a Palazzo Litta di Milano. 
Il 9 febbraio del 2005 è stato inaugurato un monumento bronzeo a Righetto, copia di quello che si trova a Milano, collocato a qualche decina di metri dal Monumento a Giuseppe Garibaldi. La scultura rivolta verso quella di Garibaldi, raffigura Righetto con il braccio sinistro alzato affiancato dalla sua fedele Sgrullarella e sulla base in travertino c'è scritto:

A RIGHETTO

 GIOVANE TRASTEVERINO
 SIMBOLO DEI RAGAZZI
 CADUTI IN DIFESA DELLA GLORIOSA
 REPUBBLICA ROMANA DEL 1849






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Massimo




LA CASA DI MASTRO TITTA, "ER BOJA DE ROMA"

© Photo by Massimo Gaudio


Vicolo Campanile, Casa del boia di Roma

Molti turisti che si recano in San Pietro sicuramente non lo sanno, ma in una traversa di via della Conciliazione e più precisamente in vicolo del Campanile 2, risiedeva Giovanni Battista Bugatti meglio conosciuto come Mastro Titta, il boia di Roma. Nacque a Senigallia e per "lavoro" si trasferì a Roma non prima di aver praticato l'arte in altri luoghi del centro Italia. Aveva cura di annotare su un taccuino tutte le esecuzioni effettuate nella sua lunga carriera durata ben 68 anni dei 90 vissuti. Eseguì ben 614 esecuzioni in vari modi diversi, sicuramente l'impiccagione era quella meno violenta, ma egli utilizzava altri modi per portare a termine quello per il quale veniva pagato dallo Stato Pontificio. Utilizzava anche la decapitazione, la mazzolatura, lo squartamento e in alcuni anche il rogo, che a Roma venivano eseguite in luoghi ampi, capaci di contenere tanta gente come Piazza del Popolo, piazza Campo de' Fiori e il Velabro che fu utilizzato anche nel film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi. In una scena del film, al termine dell'esecuzione, si vedono i genitori dare un ceffone ai figli come monito per fargli capire che se non rigano dritti durante la vita, faranno la stessa fine.
Quando non era impegnato nel ruolo di boia, Bugatti vendeva ombrelli sotto la sua abitazione nel rione Borgo, all'interno della cinta vaticana per avere una sorta di protezione verso il popolo romano che non lo vedeva di buon occhio. Ovviamente la sua fama durò per molto tempo tanto da ispirare commedie e film sulla vita popolare del XIX secolo come il Rugantino dove Mastro Titta nella versione teatrale fu interpretato da Aldo Fabrizi (lo vidi al Teatro Sistina nel '79, bellissimo!), mentre in quella cinematografica di Pasquale Festa Campanile fu interpretata da Paolo Stoppa, inoltre comparve anche nel film Nell'anno del Signore di Luigi Magni. Anche il poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli, che lo vide all'opera, volle dedicargli alcuni sonetti.




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Massimo

venerdì 11 agosto 2023

CHIESA DI SAN NICOLA A CAPO DI BOVE SU VIA APPIA ANTICA

© Photo by Massimo Gaudio


Chiesa di San Nicola a Capo di Bove

Via Appia Antica era considerata dagli antichi romani la regina viarum, ossia la regina delle strade, che collegava Roma con Brindisi per i commerci con la Grecia e l'Oriente. Dopo un chilometro dal suo inizio, di fronte al mausoleo di Cecilia Metella si trovano i ruderi di una struttura religiosa sconsacrata il cui nome è Chiesa di San Nicola a Capo di Bove. Pare che il nome capo di bove derivi da alcuni fregi a forma di testa di bue presenti sul mausoleo. Tutto parte da quest'ultimo che fu donato da Papa Bonifacio VIII alla nobile famiglia Caetani originaria della Città di Gaeta nel basso Lazio (anticamente Caieta). I Caetani all'inizio del XIV secolo fecero costruire un castello su progetto dell'architetto napoletano Masuccio II nel quale fu inglobato il mausoleo e all'interno del cortile del castello fu costruita la chiesa. 
Della struttura originale è rimasta soltanto la struttura rettangolare a navata unica con l'interno spoglio che termina con un'abside, mentre la facciata senza decorazioni è sormontata nella parte sinistra da un campanile che ospitava due campane. La chiesa non ha copertura ed è uno dei pochi esempi di architettura gotica nelle chiese di Roma.
Una curiosità che concerne la suddivisione delle zone della Capitale, sta nel fatto che la chiesa si trova nel XX quartiere, quello Ardeatino, mentre il mausoleo di Cecilia Metella si trova nel IX quartiere, quello Appio-Latino, quindi questo tratto della regina viarum è il confine tra i due quartieri.





La Chiesa di San Nicola a Capo di Bove a sinistra e il mausoleo di Santa Cecilia a destra


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Massimo

CHIESA DEL DOMINE QUO VADIS

© Photo by Massimo Gaudio


Interno della chiesa

 Nel lato dell'Appia Antica che fa parte del quartiere Appio-Latino, si trova una piccola chiesa in stile Barocco costruita nel XVII secolo che si chiama Chiesa del Domine Quo Vadis, eretta sul luogo in cui secondo un episodio tratto dagli Atti di Pietro, l'apostolo in fuga da Roma per via delle persecuzioni da parte di Nerone, incontrò Gesù. In quell'occasione Pietro gli domandò Domine Quo Vadis? (Signore dove vai?), in risposta Gesù gli disse Venio Romam iterum crucifigi (Vengo a Roma per farmi crocifiggere di nuovo). Dalla risposta Pietro capì che sarebbe dovuto tornare indietro e affrontare il suo destino. 
Al centro della navata si trova il calco in marmo delle impronte di Gesù che lasciò in quell'occasione del quale l'originale si trova nella Chiesa di San Sebastiano, sempre sulla via Appia Antica. Per il resto nella chiesa ci sono vari affreschi che ricordano quell'incontro, come quello che si trova nelle lunette sopra l'altare e quelle delle singole figure ai lati del selciato con al centro il rilievo con le impronte. Ci sono anche altri due affreschi ai lati dell'altare dove sono raffigurati Gesù e Pietro crocifissi. Sulla parete di destra vicino l'ingresso, c'è una lastra di marmo con su scritto:

"Questa chiesa è intitolata Santa Maria delle Piante è comunemente a Domine Quo Vadis. Dalle Piante è nominata per l'apparizione di Nostro Signore fatta in essa a San Pietro, quando questo glorioso apostolo persuaso, anzi violentato dalli cristiani ad uscire di prigione, e partirsi da Roma, s'incaminò per questa Via Appia, e giunto a questo luogo, s'incontrò con Nostro Signore, che s'incaminava verso Roma, alla cui presenza meravigliato gli disse: Domine Quo Vadis? ed egli rispose Venio Romam iterum crocifigi, intese di subito il mistero San Pietro, e si ricordò, che a lui ancora aveva predetto una tale morte, quando gli diede il governo della sua Chiesa, però voltando il passo, ritornò a Roma, ed il Signore sparì, e nello sparire lassò impresse le sue impronte in un selce del pavimento della strada, e da qui vi prese questa chiesa, il soprannome delle Piante, e dalle parole di San Pietro, ha il nome di Domine Quo Vadis. In mezzo di questa sta collocata la forma espressiva delle Piante di Nostro Signore cavata dal quel selce dove da lui furono impresse, che al presente si conserva nella chiesa di San Sebastiano.

Pasquale Falusca da Montasola eremita fece l'anno 1830"


Domine Quo Vadis

Venio Romam Iterum Crucifigi 

Gesù Cristo Crocifisso

San Pietro crocifisso

Selce stradale con le piante dei piedi impresse di Gesù

La lastra di marmo

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Massimo

Fontana della Botte

  © Photo by  Massimo Gaudio Pietro Lombardi, Fontana della Botte Quando si entra nella parte più antica del Rione Trastevere, si entra in u...