venerdì 7 marzo 2025

CARAVAGGIO 2025: 24 (+1) opere del Maestro lombardo in un colpo solo

Caravaggio, Santa Caterina d'Alessandria (dettaglio) 

Dal 7 marzo al 6 luglio 2025 le Gallerie Nazionali di Arte Antica, in collaborazione con Galleria Borghese, con il supporto della Direzione Generale Musei – Ministero della Cultura e con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo, presentano a Palazzo Barberini CARAVAGGIO 2025, a cura di Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi e Thomas Clement Salomon. 

CARAVAGGIO 2025 è uno dei progetti più ambiziosi mai dedicati alla pittura di Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1571-1610): con ventiquattro dipinti provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali la mostra di Palazzo Barberini offre un percorso tra opere difficilmente visibili e nuovi accostamenti, in uno dei luoghi simbolo della connessione tra l’artista e i suoi mecenati. Riunendo alcuni dei dipinti più celebri, CARAVAGGIO 2025 propone una nuova e approfondita riflessione sulla rivoluzione artistica e culturale operata dal Maestro lombardo, esplorando, in un contesto senza precedenti per ampiezza e straordinarietà, l'innovazione che introdusse nel panorama artistico, religioso e sociale del suo tempo. L’esposizione rappresenta un’opportunità unica per riscoprire l'arte di Caravaggio in chiave nuova, in un percorso espositivo che integra scoperte, riflessioni critiche e un confronto ravvicinato tra i suoi capolavori: non solo un tributo al genio dell’artista, ma una vera occasione di indagine sulla profonda influenza che ha esercitato sull'arte coeva e successiva e sull’immaginario collettivo contemporaneo. Tra le opere in esposizione un posto speciale è senz’altro occupato dal Ritratto di Maffeo Barberini, pubblicato da Roberto Longhi nel 1963 e mai esposto al pubblico fino a pochi mesi fa, dall’Ecce Homo recentemente riscoperto (2021), che torna in Italia dopo quattro secoli, e dalla prima versione della Conversione di Saulo della cappella Cerasi, difficilmente accessibile poiché conservata in una dimora privata. Accanto al San Francesco in meditazione, al San Giovanni Battista, alla Giuditta e Oloferne e al Narciso, parte della collezione permanente delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, troviamo alcuni capolavori che “tornano a casa”: i Bari, i Musici e la Santa Caterina d’Alessandria, che Antonio Barberini acquistò nel 1628 dalla collezione del cardinal del Monte. Il percorso, articolato in quattro sezioni, guida il pubblico alla scoperta dell’intera parabola artistica del Merisi, coprendo un arco cronologico di circa quindici anni, dall’arrivo a Roma intorno al 1595 alla morte a Porto Ercole nel 1610. 

Nella prima parte, dedicata al DEBUTTO ROMANO, l’esposizione affronta gli anni dell’arrivo a Roma, verosimilmente nel 1595, e i primi passi in città, tutt’altro che semplici. Nonostante fosse un pittore già formato – cresciuto nella bottega milanese di Simone Peterzano, allievo di Tiziano – i biografi concordano nell’affermare che Caravaggio fu inizialmente costretto a vivere di espedienti, realizzando quadri per pochi soldi. Verosimilmente a partire dall’estate dello stesso anno transitò anche nella bottega del noto e ammirato pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino, dal quale venne impiegato per dipingere fiori e frutti. Nonostante il rapporto tra i due si chiuda bruscamente nel giro di otto mesi, la produzione di Naturalia lascerà tracce importanti e profonde nella prima produzione caravaggesca, come è evidente nelle bellissime nature morte del Mondafrutto e del Bacchino malato, per la prima volta esposte insieme. Alcuni fortunati incontri – con il pittore Prospero Orsi, esperto di Grottesche, e con Costantino Spada, rigattiere e mercante dei suoi primi dipinti – permisero a Caravaggio di entrare, intorno all’estate del 1597, in contatto con il suo più prestigioso committente: il raffinato ed eclettico cardinale, cultore di musica e canto, Francesco Maria del Monte, cui appartennero i Musici, la Buona Ventura e i Bari, capolavori di quella “pittura comica” che caratterizza la fase giovanile di Caravaggio, contraddistinta da un uso della luce ancora lontano dai possenti chiaroscuri della maturità. Parallelamente, Caravaggio avviò anche il rapporto con il banchiere Ottavio Costa, proprietario del bellissimo San Francesco in estasi, primo esempio di opera sacra eseguita dall’artista a Roma. A suggellare il successo di Caravaggio nell’Urbe, nel 1600 – a un anno dalla prima commissione pubblica per la chiesa di San Luigi dei Francesi – fu l’incarico di dipingere due tavole per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo: la Crocifissione di san Pietro e la Conversione di Saulo, di cui viene ora esposta ora eccezionalmente a Palazzo Barberini la prima redazione, e che si differenzia dalla versione finale per il supporto utilizzato, una tavola di legno cipresso di grandi dimensioni (237×189 cm), molto più preziosa della tela. 

Nella sezione intitolata INGAGLIARDIRE GLI OSCURI, la mostra introduce la rara produzione ritrattistica di Caravaggio, che, come dimostrano le fonti archivistiche e le stampe, dovette essere molto vasta e stimata, anche se pochissime sono le testimonianze arrivate fino a noi. L’esposizione offre tuttavia l’occasione unica di vedere accostate per la prima volta due versioni del ritratto di Maffeo Barberini, provenienti entrambe da collezioni private. Come attesta Giulio Mancini, il pittore ha ritratto Maffeo Barberini in più di un'occasione: qui abbiamo la nota versione “Corsini”, attribuita a Caravaggio da Lionello Venturi (1912), Gianni Papi e Keith Christiansen (2010), esposta accanto a quella recentemente presentata al pubblico a oltre sessant’anni dalla sua riscoperta e attribuzione di Roberto Longhi (1963) unanimemente condivisa da tutti gli studiosi. In quest’ultimo dipinto è evidente il rivoluzionario naturalismo della pittura del Merisi, nel cui ambito il ritratto sembra aver svolto un ruolo molto importante, nonostante fosse ritenuto un genere minore. L’artista non si limitò a ritrarre nobili prelati o illustri personaggi, ma usò, anche per i dipinti a soggetto religioso, persone appartenenti ai ceti sociali più umili, eternandone per sempre la memoria. È il caso della bellissima modella che presta la sua immagine per Marta e Maria Maddalena, Giuditta che decapita Oloferne e Santa Caterina d’Alessandria, forse identificabile con la celebre cortigiana Fillide Melandroni. Tra questi dipinti la Santa Caterina riveste un ruolo particolarmente importante poiché a partire da esso, secondo il Bellori, biografo dell’artista, prende avvio quel modo di «ingagliardire gli oscuri» che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione successiva, giungendo a piena maturazione nelle imponenti tele per la cappella Contarelli ancora oggi visibili nella chiesa di San Luigi dei Francesi.

La sezione espositiva IL DRAMMA SACRO TRA ROMA E NAPOLI parte idealmente dalla prima commissione pubblica, ottenuta da Caravaggio nel 1599 grazie all’intermediazione del cardinal del Monte: le tele della cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Il ciclo dedicato a San Matteo rappresenta una vera sfida per il Merisi, che per la prima volta si confronta con quadri di historia, e costituisce anche uno spartiacque nella sua produzione, perché da questo momento si dedicherà quasi esclusivamente a temi sacri, dando avvio a quello stile tragico caratteristico della sua produzione. In questa sezione sono esposte alcune tra le opere religiose più emblematiche del Merisi maturo all’apice del successo, che annoverava tra i suoi committenti personaggi di spicco come Ciriaco Mattei e Ottavio Costa, per i quali realizzò rispettivamente La cattura di Cristo e il San Giovanni Battista dalla collezione del The Nelson-Atkins Museum of Art (Kansas City – Missouri), quest’ultimo affiancato al dipinto con lo stesso soggetto conservato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica. Nella tarda primavera del 1606, tuttavia, la vita del pittore subì una svolta drammatica quando, durante una partita di pallacorda, uccise Ranuccio Tomassoni. Il Merisi fu costretto a fuggire da una condanna alla pena capitale, rifugiandosi prima nei feudi laziali della famiglia Colonna, dove realizzò la Cena in Emmaus e – forse – il San Francesco in meditazione. Secondo alcuni studiosi a questi anni potrebbe risalire anche il David e Golia della Galleria Borghese, dipinto in cui, raffigurando sé stesso nei panni di Golia, l’artista mette in luce la sua esigenza di espiazione. Pochi mesi dopo il pittore era a Napoli, città dove fu molto apprezzato e dipinse opere mirabili come l’Ecce Homo, recentemente rinvenuto in Spagna, e uno dei suoi capolavori, la Flagellazione, realizzata per la cappella di San Domenico Maggiore. 

L’ultima parte della mostra, raccolta sotto il titolo FINALE DI PARTITA, affronta la fase finale della vita dell’artista: animato dal costante desiderio di tornare a Roma, sua patria d’elezione, Caravaggio lasciò Napoli e nell’estate del 1607 partì per Malta, con la speranza di entrare nell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, provando così a ottenere il perdono di Papa Paolo V Borghese. Grazie a opere come il Ritratto di cavaliere di Malta, il Merisi riuscì a ottenere il cavalierato ma, coinvolto in una rissa con un altro membro dell’Ordine, venne incarcerato. Fuggito in modo rocambolesco, Caravaggio si diresse prima in Sicilia, a Siracusa e Messina, e poi nuovamente a Napoli, dove realizzò le ultime opere, tra le quali il San Giovanni Battista della Galleria Borghese e il Martirio di Sant’Orsola, dipinto per Marcantonio Doria pochi giorni prima del suo ultimo tragico viaggio. Nel 1610 il Merisi salpò per Roma, probabilmente dopo aver ricevuto la notizia del perdono del papa, portando con sé, su una feluca, alcuni dipinti da donare al cardinal nepote Scipione Borghese, tra cui proprio il San Giovanni Battista. Purtroppo, Caravaggio non riuscì a coronare il suo sogno di tornare, e sebbene i suoi ultimi giorni siano avvolti nel mistero, è probabile che, sbarcato a Palo, sia stato trattenuto per alcuni controlli o arrestato. Una volta rilasciato, morì sulla via di Porto Ercole, a soli trentanove anni.

*Venticinquesima opera della mostra – extra moenia ma eccezionalmente visitabile in occasione della mostra – è il Giove, Nettuno e Plutone, l’unico dipinto murale eseguito da Caravaggio nel 1597 (ca) all’interno del Casino dell’Aurora, a Villa Ludovisi (Porta Pinciana) su commissione del cardinale del Monte per il soffitto del camerino in cui quest’ultimo si dilettava nell'alchimia. L’opera, raramente accessibile, raffigura infatti un’allegoria della triade alchemica di Paracelso: Giove, personificazione dello zolfo e dell'aria, Nettuno del mercurio e dell'acqua, e Plutone del sale e della terra. 

* Sarà probabilmente visitabile da fine marzo in poi. Vi consiglio di tenervi ben stretto il biglietto d'ingresso perché sarà utile per accedere all'interno del Casino dell'Aurora.

Caravaggio, Martirio di Sant’Orsola (1610)

#palazzobarberini #caravaggio

lunedì 3 marzo 2025

STATUA DI ARTEMIDE EFESINA

 © Photo by Massimo Gaudio

Statua di Artemide Efesina

La statua di Artemide Efesina si trova nella Sala delle Aquile al primo piano del Palazzo dei Conservatori nei Musei Capitolini in Roma. È una piccola statua in marmo e bronzo che riproduce in dimensioni ridotte di appena 115 cm la statua di culto ellenistica del tempio di Artemide ad Efeso, adorna di simboli di fertilità e teste di animali. Copia romana da un originale del II secolo a.C., sul busto propendono una serie di quelle che sembrano essere "mammelle" che però potrebbero anche raffigurare gli scroti di toro offerti alla dea a seguito della loro castrazione e sacrificio. Questo era considerato di buon auspicio per la fertilità degli uomini.






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Massimo


venerdì 28 febbraio 2025

DOMENICO ZAMPIERI detto DOMENICHINO, Sant'Agnese (1605-1606)

 © Photo by Massimo Gaudio

Domenico Zampieri detto DOMENICHINO, Sant'Agnese (1605-1606)

Le Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Palazzo Barberini non smettono mai di stupire.
Nella sala dedicata a Guido Reni e gli Emiliani situata al piano nobile del palazzo, è possibile ammirare un'opera realizzata tra il 1605 e 1606 da Domenico Zampieri detto Domenichino. Si tratta di un olio su tela che misura 143 x 101 cm raffigurante sant'Agnese. 
L'artista in questo dipinto ha reinterpretato un affresco dal titolo Dama con liocorno presente alla Galleria Carracci di Palazzo Farnese in Roma, realizzato intorno al 1605 proprio da Antonio Carracci. In pratica la scena, il paesaggio, la posa della donna è la stessa, però Domenichino ha trasformato la figura della dama (forse Giulia Farnese) in quella della santa con il nimbo dorato e ha sostituito il liocorno con l'agnello. 
C'è un altro affresco che lega la famiglia Farnese alla figura della vergine con il liocorno. Si trova sulla volta del salotto dell'Appartamento invernale di Palazzo Farnese a Caprarola (VT) ed è stato realizzato circa quarant'anni prima da Federico Zuccari (ultima foto). Forse Antonio Carracci per il suo affresco si è ispirato proprio a quest'ultima opera.





Sala 28 - Reni e gli Emiliani

Federico Zuccari e aiuti, Vergine con liocorno (1567-1569)


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Massimo


lunedì 24 febbraio 2025

STATUA DELLA VENERE CAPITOLINA

© Photo by Massimo Gaudio

Statua della Venere Capitolina, Marmo, 193 cm

La Venere Capitolina è sicuramente una delle statue marmoree più rappresentative e importanti della collezione presente nei Musei Capitolini di Roma. Si tratta di una variante della statua di Afrodite (la Venere per gli antichi Greci) creata da Prassitele nel IV secolo a.C. per il santuario della dea nell'antica Cnido nell'attuale Turchia.
La statua è stata realizzata con dimensioni leggermente maggiori rispetto al vero e rappresenta la dea nuda nell'atto di compiere un gesto pudico per celare le sue armoniose forme del corpo. I vari oggetti che si trovano ai suoi piedi come l'anfora con sopra un panno, la particolare pettinatura con i capelli raccolti a mo' di fiocco e la nudità, mostrano la dea intenta a un bagno lustrale della divinità.
Il suo ritrovamento è avvenuto tra il 1667 e il 1670 all'interno della chiesa di San Vitale che si trova tra il Quirinale e il Viminale, nel 1752 è stata donata ai Musei Capitolini da papa Benedetto XIV. Il grande valore artistico attribuito, è stato documentato anche dal suo ritrovamento dietro un muro, riposta lì dal suo antico proprietario per difenderla da un imminente pericolo e non aveva tutti perché, infatti, nel 1797 Napoleone Bonaparte la portò a Parigi insieme a tantissime altre opere nel contesto delle spoliazioni napoleoniche. Per nostra fortuna il grande Antonio Canova nel 1815 con il ruolo di Ispettore delle Belle Arti la fece ritornare a Roma. Si trova al centro della piccola sala poligonale situata al primo piano di Palazzo Nuovo realizzata proprio nei primi decenni del XIX secolo.






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Massimo



lunedì 10 febbraio 2025

FILIPPO GAGLIARDI (attr.), Visita di Innocenzo X alla Fontana dei Fiumi (1651 ca)

  © Photo by Massimo Gaudio


Filippo Gagliardi, Visita di Innocenzo X alla Fontana dei Fiumi, attr. (1651)
Olio su tela, 285 x 187 cm

Filippo Gagliardi è stato un pittore e architetto del periodo barocco che ha svolto nel Settecento i suoi lavori principalmente a Roma ed è famoso per le sue prospettive pittoriche. Questo ci porta a pensare che le sue pitture siano fedeli alla realtà. 
Nel Museo di Roma all'interno di Palazzo Braschi che si affaccia su piazza Navona, è conservata nella prima sala del secondo piano la grande tela attribuita al pittore romano che come soggetto ha la visita
alla Fontana dei Quattro Fiumi portata a termine da Gian Lorenzo Bernini nel 1651.
Vi è rappresentata la visita alla FontaNa da parte di papa Innocenzo X svolta in forma non ufficiale. 
La scena è stata ripresa dal lato nord della piazza la mattina presto perché le ombre degli edifici a sinistra sono fortemente in ombra, anche la parte destra dell'obelisco presenta una forte ombra, un po' come la fotografia qui sotto che ho realizzato una domenica mattina.
Come accennato poco fa, Gagliardi era considerato un maestro delle prospettive, però in questo dipinto c'è qualcosa che non va nella posizione della fontana, infatti, risulta ruotata in senso antiorario di 45 gradi circa rispetto alla posizione che tutti conosciamo. 
La domanda che mi sono fatto è quella relativa alla posizione originale, ovvero, in origine la fontana era posizionata come è stata dipinta dal Galiardi e successivamente posizionata come si trova oggi, oppure l'artista ha voluto realizzare il dipinto modificando la posizione, magari per mettere in rilievo due dei quattro lati dell'obelisco proveniente dalla Spina del Circo Massimo che altrimenti sarebbe risultato piatto?
L'ultima foto è di un dipinto di piazza Navona realizzato da un artista romano prima della costruzione della Chiesa di Sant'Agnese da parte del Borromini e della realizzazione della fontana dei Quattro Fiumi del Bernini. È interessante notare che è già presente la Fontana del Moro realizzata su progetto di Gian Lorenzo Bernini con la collaborazione di Giacomo Della Porta, Giovanni Antonio Mari e Luigi Amici.

Fontana dei Quattro Fiumi

Artista attivo a Roma, Piazza Navona con il mercato (1625-1644)
Olio su tela, 101 x 135 cm


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Massimo

lunedì 3 febbraio 2025

GIORGIO DE CHIRICO, Mistero e malinconia di una strada, fanciulla con cerchio (anni Sessanta)

 © Photo by Massimo Gaudio

Giorgio de Chirico, Mistero e malinconia di una strada, fanciulla con cerchio (anni Sessanta)
Olio su tela, 74,9 x 59,1 cm

C'è un luogo al centro di Roma dove poter passare del tempo in tranquillità immersi nel verde e lontano dal caos cittadino. Questo luogo è Villa Borghese che con il suo splendido parco dove c'è all'interno un laghetto artificiale, è una delle ville più belle di città. Ad impreziosire ancor di più sono ben tre musei al suo interno: Galleria Borghese, Museo Pietro Canonica e Museo Carlo Bilotti e proprio in quest'ultimo c'è una mostra permanente di 22 opere tra dipinti, sculture e disegni molte delle quali, ben 18, sono di Giorgio de Chirico.
Sono tutte molto interessanti, ma una ha attirato la mia attenzione. Come sempre quello che non si vede è quello che mette in risalto un'opera e in questo caso sono le sagome di due persone che sono state cancellate ma delle quali è rimasta l'ombra seppur meno evidente rispetto alle altre. 
Riprendendo il titolo dell'opera potrebbe sembrare un "Mistero" il fatto della cancellazione delle due persone (foto in basso). In realtà questo mistero è subito risolto, perché de Chirico ha realizzato questa opera prendendo spunto da un originale realizzato dallo stesso nel 1914. Oltre alla versione originale che si trova presso una collezione privata e quella presente nel Museo Carlo Bilotti, ne esiste un'altra che si interpone tra le due, infatti in questa terza versione le figure dei due uomini sono evidenti.
Molti sono gli elementi in comune tra la versione originale e le varie versioni dell'artista. In quella presente nel Museo Bilotti, l'orizzonte è più largo e di conseguenza l'edificio di sinistra è più corto, la ragazza ha i capelli più corti, l'ombra della statua (credo che si tratti di una statua equestre) che si trova dietro il palazzo di destra è semplice, senza il braccio sollevato e la carrozza per il trasporto merci è senza le ruote. Ci sono altri piccoli particolari diversi, ma comunque tutte le scene seguono la stessa impostazione, con le ombre accentuate dal sole nel tardo pomeriggio, con il cielo che comincia a scurirsi ma con gli edifici ben distinti: quello di sinistra ben illuminato mentre quello di destra in ombra. La fanciulla in controluce rende movimentata la scena correndo e spingendo con un bastone il cerchio lungo una strada deserta tra i due edifici e alla sua destra, fuori dal carrozzone con le ante aperte, si vedono alcuni involucri lasciati in terra dagli operai intenti ad effettuare un trasloco.
Il Museo Carlo Bilotti si trova all'interno di quella che una volta era l'Aranciera di Villa Borghese. L'ingresso è libero.



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Massimo

mercoledì 22 gennaio 2025

GALLERIA CARAVAGGIO (aspettando CARAVAGGIO 2025)

© Photo by Massimo Gaudio

Era già da tempo che si parlava di una nuova mostra a Roma su Caravaggio e finalmente si hanno notizie certe sulla data dell'inizio di una delle più importanti rassegne sull'artista lombardo.
Dal 7 marzo fino al 6 luglio 2025, si terrà presso le sale espositive del piano terra delle Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Palazzo Barberini, una mostra dedicata a Caravaggio realizzata in occasione del Giubileo 2025, dove verranno esposti i capolavori più importanti dell'artista affiancati da opere inedite, provenienti da musei e collezioni nazionali e internazionali.
Nel frattempo possiamo godere di alcune delle sue opere in attesa della mostra CARAVAGGIO 2025.

Collezione
GALLERIE NAZIONALI D'ARTE ANTICA
PALAZZO BARBERINI E GALLERIA CORSINI
Roma

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giuditta e Oloferne (1600 ca) Olio su tela, cm. 145 x 195

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1603-1606) Olio su tela, cm. 97 x 133

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione (1606)
Olio su tela, cm. 128,2 x 97,4

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (?), Narciso (1597-1598)
Olio su tela, cm. 113 x 97

Collezione
GALLERIA BORGHESE
Roma

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Autoritratto in veste di Bacco (Bacchino malato) (1595 ca)
Olio su tela, cm. 67 x 53

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, David con la testa di Golia (1609-1610)
Olio su tela, cm. 125 x 101

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giovane con canestro di frutta (1593-1595)
Olio su tela, cm. 74 x 78

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Madonna dei Palafrenieri (1605)
Olio su tela, cm. 292 x 211

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Gerolamo (1606 ca)
Olio su tela, cm. 116 x 153

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1609-1610)
Olio su tela, cm. 152 x 125



Collezione
MUSEI CAPITOLINI
Roma

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, La Buona Ventura (1593-1595)
Olio su tela, cm. 115 x 150

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1602)
Olio su tela, cm. 129 x 9
4



Collezione
GALLERIA DEGLI UFFIZI
Firenze

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Sacrificio di Isacco (1603)
Olio su tela, cm. 104 x 135

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Medusa (1598 ca)
Olio su tela, cm. 55 (diametro)


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Bacco (1598 ca)
Olio su tela, cm. 95 x 85



Collezioni private

Firenze


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ritratto di Maffeo Barberini (1595 ca)
Olio su tela, cm. 122 x 95

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini (1599-1604 ca)
Olio su tela, cm. 124 x 90


Collezione

MUSEI VATICANI

Città del Vaticano


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Deposizione (1600-1604 ca)
Olio su tela, cm. 300 x 203



CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI

Roma


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Vocazione di San Matteo (1600-1602)
Olio su tela, cm. 322 x 340

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Matteo evangelista e l'angelo (1600-1602)
Olio su tela, cm. 295 x 195

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Martirio di San Matteo (1599-1600)
Olio su tela, cm. 323 x 343




BASILICA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA DEL POPOLO

Roma


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Crocifissione di san Pietro (1600-1601)
Olio su tela, cm. 230 x 175

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Conversione di san Paolo (1600-1601)
Olio su tela, cm. 230 x 175


BASILICA DI SANT'AGOSTINO IN CAMPO MARZIO

Roma


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Madonna dei Pellegrini o di Loreto (1604-1606)
Olio su tela, cm. 260 x 150


Vero (ma andato perduto) e Presunto

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ritratto di Fillide Melandroni (1601-1605)
Olio su tela, cm. 66 x 53

Ritratto di giovane donna (La ragazza col ciuffo)
Olio su tela, cm. 80 × 65
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Massimo

Jusepe De Ribera - 5 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Jusepe De Ribera (Xàtiva, 17 febbraio 1591 – Napoli, 2 settembre 1652) Jusepe de Ribera detto LO SPAGNOLETTO, La ...