mercoledì 14 gennaio 2026

MARIO CEROLI: CEROLI TOTALE

© Photo by Massimo Gaudio

Mario Ceroli, La Cina (1966) 100 figure di legno di pino di Russia e graffette metalliche
Collezione Banca Ifis

Pochi giorni fa si è conclusa la mostra CEROLI TOTALE presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea in Roma. In questo articolo ho inserito una raccolta di varie (non tutte) le opere esposte. Di questa mostra l'artista dichiarava «Questa mostra l’ho concepita secca e semplice, con un sapore attuale, seria, fatta con la testa ma anche con il cuore, culturalmente sana. Le opere che si succedono di sala in sala mi fanno sentire lo slancio e l’entusiasmo di quando da ragazzo, a diciassette anni, realizzai il tronco inchiodato oggi esposto dal titolo “Composizione”, di proprietà della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Quando ho terminato l’allestimento mi è sembrato di trovarmi in una grande piazza, quella di piazza del Popolo, del Caffè Rosati, quando Roma era l’avanguardia, con le gallerie dell’epoca, La Tartaruga, La Salita, L’Attico, e la nuova generazione della scuola romana».

Mario Ceroli nasce a Castel Frentano (Chieti) nel 1938. Durante gli anni cinquanta frequenta l’Istituto d’Arte di Roma e inizia a lavorare negli studi di artisti quali Leoncillo Leonardi, Ettore Colla e Pericle Fazzini. Le sue prime opere sono sculture realizzate in ceramica. Nel 1956 sceglie il legno come materiale prediletto: è una svolta che segnerà profondamente la sua ricerca artistica. Nel 1960 Cesare Brandi gli assegna un premio del Ministero della Pubblica Istruzione per uno dei suoi tronchi infissi di chiodi. Nel 1964 espone per la prima volta alla Galleria La Tartaruga di Roma, dove gli verranno dedicate due personali nei due anni successivi. Nel 1966 vince con l’opera Cassa Sistina il Premio Gollin alla XXXIII Biennale di Venezia. Nel biennio seguente soggiorna a New York, esponendo alla Bonino Gallery. Al rientro in Italia, partecipa con il gruppo dell’Arte Povera alle mostre del 1967 Fuoco, immagine, acqua, terra, presso l’Attico di Roma, e Arte povera – Im-Spazio, a Genova. Nel 1968, realizzando le scenografie per il Riccardo III di Luca Ronconi, inizia a creare allestimenti scenici per il teatro, il cinema e la televisione: Orgia di Pier Paolo Pasolini; Norma con la direzione di Mauro Bolognini; Omaggio a Martin Luther King, musica di Goffredo Petrassi; Aida diretta da Giuseppe Sinopoli, solo per citarne alcuni. Partecipa alle rassegne romane Teatro delle mostre (1968) alla Galleria La Tartaruga e Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 (1970) al Palazzo delle Esposizioni. Tra i progetti antologici a lui dedicati, si annoverano quelli al Salone delle Scuderie della Pilotta di Parma, nel 1969, e al Forte Belvedere di Firenze, nel 1983. È invitato a sei Biennali di Venezia e a quattro Quadriennali d’arte di Roma. Nel 2007, in occasione della riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma, gli viene dedicata una grande retrospettiva. Esegue l’allestimento artistico delle chiese di San Lorenzo a Porto Rotondo (1971-1975), di Santa Maria Madre del Redentore nel quartiere Tor Bella Monaca a Roma (1987), di San Carlo Borromeo (1990) nel Centro direzionale di Napoli, della Cappella e del Sacrario dell’Istituto Superiore di Polizia (2004). A Milano, nel dicembre del 2024, Palazzo Citterio apre al pubblico inaugurando la Grande Brera con la mostra Mario Ceroli. La forza di sognare ancora nella Sala Stirling.

Mario Ceroli, La grande quercia (Ex Venezia e La mia vita) (2025) Legno
 Collezione dell'artista

Mario Ceroli, Balcone (1968) Legno di pino di Russia
 Collezione Banca Ifis

Mario Ceroli, Le chiacchere (1989) Pino di Russia, 2351 lettere
dietro Mangiafuoco (1990) Pino di Russia, tempere policrome e grafite
Collezione Banca Ifis


Mario Ceroli, Noi Europa, figlia del libro (2006) Legno di pino di Russia, piombo
Collezione Banca Ifis

Mario Ceroli, Primavera (1968) Legno di pino di Russia
 Collezione Banca Ifis

Mario Ceroli, Progetto per la pace (1969) 372 bandiere, legno e cotone
 Collezione Banca Ifis

Mario Ceroli, Sesto senso (1999) Legno di pino di Russia colorato
 Collezione Banca Ifis

Mario Ceroli, Un nuovo sole (2025) Paglia, metallo
 Collezione dell'artista

Mario Ceroli, Noi Europa, figlia del libro (1978) Legno di pino di Russia, stoffe policrome
 Collezione Banca Ifis

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 2 gennaio 2026

GIBELLINA – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 - PORTAMI IL FUTURO

 


Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

Portami il futuro

 

Artistic director: Andrea Cusumano

 

Apertura: 15 e 16 gennaio 2026

 

 

Una città rinata dalle macerie di un terremoto grazie all’arte, è la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea: un laboratorio di rigenerazione e costruzione di comunità, guidato da un programma collettivo che nasce da una ferita e ora guarda avanti . 

Portami il futuro riprende la visione utopica di Ludovico Corrao e ne rinnova il progetto: arte, spazio pubblico e partecipazione collettiva si trasformano in pratiche condivise tra artisti, cittadini e istituzioni, per ridefinire il significato stesso di “capitale ”.



Portami il futuro è il titolo scelto dal Comune di Gibellina (TP) per il programma ufficiale di Gibellina – Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026 , iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali .


Patrocinato da Regione Sicilia, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e Fondazione Orestiadi, l’evento è curato dal Direttore Artistico Andrea Cusumano.


Il programma si avvale anche del contributo dei co-curatori Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, del coordinatore del progetto Antonio Leone, del Comitato curatoriale di supporto - composto da Antonella Corrao, Arianna Catania, Alfio Scuderi e Giuseppe Maiorana - e del comitato scientifico, formato da Antonia Alampi, Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Michele Cometa, Hedwig Fijen, Claudio Gulli, Teresa Macrì e Maurizio Oddo.

 

La cerimonia ufficiale di inaugurazione avrà luogo giovedì 15 gennaio 2026 : una data simbolica che coincide con l'anniversario del terremoto del 1968 che devastò Gibellina e la Valle del Belìce.

 

Per tutto il 2026 la città sarà animata da un calendario variegato di mostre, residenze, eventi, progetti e attività incentrati sul valore sociale dell’arte e della cultura come strumento di rigenerazione e bene comune .

 

Il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea , assegnato per la prima volta in Italia, assume una valenza strategica nel panorama artistico nazionale: a Gibellina l’arte è stata motore di sviluppo , catalizzatore di coesione sociale e strumento di memoria collettiva. La scelta della città come prima capitale dell’arte contemporanea rappresenta quindi non solo un’occasione per dare nuovo impulso civico e culturale al Belìce e alla Sicilia occidentale, ma anche uno stimolo per avviare una riflessione nazionale sul ruolo dell’arte contemporanea come fondamento della vita civile e comunitaria.

 

Portami il futuro nasce come un'iniziativa congiunta , sviluppata in rete con i comuni della Valle del Belìce , numerosi centri della provincia di Trapani e un'ampia partnership nazionale e internazionale , con l'obiettivo di attrarre sul territorio artisti, operatori culturali e visitatori dall'Italia e dal mondo.

 

Gibellina è un unicum in Italia e una storia di successo internazionale: una città rinata dalle sue macerie, frutto di un pionieristico e visionario processo di rigenerazione culturale e artistica promosso dal Senatore Ludovico Corrao , inizialmente come sindaco di Gibellina e successivamente come presidente della Fondazione Orestiadi. Oggi si è evoluto in un progetto simbolo per l'intero Paese, capace di immaginare nuove forme di trasformazione sociale attraverso il dialogo con gli artisti . 

 

Con Portami il futuro la città assume anche il ruolo di epicentro di una rinnovata cultura mediterranea , fondata sul valore dell'individuo e della comunità, e sul principio che l'arte e la cultura sono un diritto partecipativo e un bene intrinseco . 

 

Il progetto mira a generare processi virtuosi di progettazione integrata e partecipata, in cui sarà centrale il coinvolgimento diretto dei cittadini, chiamati a svolgere un ruolo di primo piano sia nel rapporto con gli artisti ospiti sia nella definizione condivisa del futuro della città .

 

La manifestazione è organizzata in cinque aree di attività: Mostre; Residenze; ​​Arti performative; Formazione e partecipazione; Simposi, convegni e giornate di studio - le attività della manifestazione si articolano in un ampio ventaglio di iniziative: mostre, workshop, corsi partecipativi e residenze, nuove produzioni e podcast , programmi dedicati alle arti performative e al cinema, simposi, convegni e giornate di studio, offrendo una visione del futuro basata sulla bellezza come valore condiviso , capace di generare comunità . 

 

Un programma ricco e articolato che non si limita a un calendario fisso di mostre e attività programmate, ma vuole definirsi come un processo generativo, capace di evolversi e ampliarsi nel tempo grazie allo scambio di idee, alla partecipazione e ai processi innescati dal dialogo costante tra artisti e comunità.



Alberto Burri, Grande Cretto (1984) Gibellina (TP) SIAE 2025

Ludovico Quaroni. Chiesa Madre (1985-2005) Gibellina, Ph. Andrea Repetto Courtesy Fondazione Orestiadi

Franco PurinieLaura Thermes, Sistema delle Piazze (1990) Gibellina

Mimmo Paladino, Montagna di Sale (1992) Gibellina (TP) SIAE 2025

Mimmo Di Cesare, Tempio del Sole (1989) Gibellina

Salvatore Cuschera, Scultura Sdraiata (1992) Gibellina

Pietro Consagra, Ingresso al Belìce,Stella (1981) Gibellina (TP) SIAE 2025





venerdì 19 dicembre 2025

DIEGO GUALANDRIS, Alma tutti i giorni (2025)

© Photo by Massimo Gaudio

Diego Gualandris, Alma tutti i giorni (2025) Olio su tela, legno e ferro



Diego Gualandris ricorre ad una pittura esplosa che parte da soggetti realistici per poi stratificare colori, immagini e tecniche, fino a far scomparire le forme. Alma tutti i giorni è il risultato di questo processo pittorico. In dialogo con il Pentimentografo, dispositivo ideato dall'artista che è possibile far girare manualmente per assistere alla metamorfosi del quadro, sono svelati i pentimenti e le trasformazioni che hanno generato l'opera, visibile fino al 6 aprile 2026 al MACRO di Roma.



Il dipinto e il Pentimentografo

Una delle diapositive che è possibile ammirare attraverso il Pentimentografo


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Filippo Gagliardi - 3 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Filippo Gagliardi  (Roma, 1606/1608 – 1659) Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello per l'ingresso di Cr...