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Danzatrice con il dito al mento

#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio
Il prototipo di questa statua, priva di testa, braccia e piedi, può essere sicuramente considerato la “Danzatrice con il dito al mento” o “Danzatrice Manzoni” dal nome di Domenico Manzoni che la commissionò ad Antonio Canova nel 1811 per 4.400 scudi. Ne esistono molte riproduzioni e nella Gipsoteca di Possagno si può ancora vedere il modello in gesso, realizzato da Canova nel 1809, da cui derivarono varie sculture. Di sicuro sappiamo che Alessandro Torlonia fece eseguire da Luigi Bienaimé (1795-1878), della scuola di Thorvaldsen, una copia della “Danzatrice” del Canova, che ora si trova nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. L’esemplare esposto rivela una lavorazione accurata e di buona qualità, con un effetto di non finito, dovuto probabilmente ai danni atmosferici provocati dall’esposizione all’aria. (testo tratto dal sito Musei di Villa Torlonia) Autore: Anonimo
Titolo: Danzatrice con il dito al mento Supporto…

Malinconia di Francesco Hayez

Malinconia di Francesco Hayez

Francesco Hayez "Malinconia" 1840-41, olio su tela, cm.138,6×104, Pinacoteca di Brera, Milano

A cura di Manuela Moschin del Blog www.librarte.eu e pagina Facebook

Benvenuti cari amici, oggi vi propongo di osservare con me questo meraviglioso dipinto di Francesco Hayez (Venezia,1791-Milano 1882), intitolato Malinconia (1840-41), conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Cosa vi colpisce? Vi invito a scrivere nei commenti. Sarà un piacere condividere con voi le sensazioni che provate immergendovi nell'opera.

L'insieme della composizione contiene una serie di simboli, che ci suggeriscono la presenza di uno stato d'animo triste. L'aspetto scomposto della ragazza è evidenziato dalla veste, che è calata sulla spalla.

Lo sguardo è triste e magnetico. Sembra quasi che ci voglia parlare dei suoi sentimenti.

Dal suo volto traspare proprio la malinconia. I suoi occhi sono rossi e gonfi, probabilmente causati da un lungo pianto. Le mani sono intrecciate.

I fiori, che perdono i petali, danno l'idea della caducità e della scomparsa della gioia.

Tutto diventa serio. La fanciulla ha il viso levigato e pallido.

La preziosa veste di seta possiede riflessi lucenti provenienti da una fonte esterna, che la rende alquanto realistica. La gradazione di tonalità deriva dalla predilezione dell’artista per la scuola rinascimentale veneta di Giorgione e Tiziano.

Hayez nacque, infatti, a Venezia dove compì la sua prima formazione. In seguito visse a Roma dove, nel 1809, vinse il Premio Roma. Successivamente si stabilì a Milano diventando, nel 1850, titolare dell’Accademia di Brera, ottenendo, altresì, la cattedra di pittura.

Nell’Accademia sono conservati una grande quantità di disegni, che testimoniano il suo costante studio e la sua prolificità.

È interessante sapere che Hayez dettò la sua autobiografia intitolata “Le Mie Memorie” alla Contessa Giuseppina Negroni Prati Morosini. A tal proposito, lo scrittore e giornalista Raffaello Barbiera (1851-1934), redattore del Corriere della Sera scrisse:

« La contessa Giuseppina lo eccitava a scrivere le sue memorie; ma l'autore del Bacio, aveva, si sa, più facile il pennello che la penna. Un bel giorno, l'amica sua si risolse a scriverle lei quelle ricordanze d'arte e di vita, facendosele dettare a poco a poco dal pittore. E così fu: il vecchissimo artista dalla immacolata canizie, seduto su un seggiolone parlava e la contessa scriveva».

Hayez descrisse nella sua autobiografia il dipinto Malinconia:

«La Malinconia era rappresentata da una giovane donna del Medioevo, che presa da un sentimento d'amore, sta in una posa abbandonata, che nonostante la passione per i fiori, da essa raccolti in un vaso, tenendone uno in mano che forse le ricorda la persona a lei cara, tiene alquanto china la testa, per meglio nutrire il pensiero che la domina, non curante tutto quello che le sta intorno, e gli abiti stessi che le cadono da una spalla, lasciando vedere parte del petto. L'abito è di raso celeste carico ch'io credetti adatto al soggetto, anche perché contrapposto alle tinte vive dei diversi fiori, ch'io presi tutti dal vero con cura coscienziosa».


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