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Danzatrice con il dito al mento

#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio
Il prototipo di questa statua, priva di testa, braccia e piedi, può essere sicuramente considerato la “Danzatrice con il dito al mento” o “Danzatrice Manzoni” dal nome di Domenico Manzoni che la commissionò ad Antonio Canova nel 1811 per 4.400 scudi. Ne esistono molte riproduzioni e nella Gipsoteca di Possagno si può ancora vedere il modello in gesso, realizzato da Canova nel 1809, da cui derivarono varie sculture. Di sicuro sappiamo che Alessandro Torlonia fece eseguire da Luigi Bienaimé (1795-1878), della scuola di Thorvaldsen, una copia della “Danzatrice” del Canova, che ora si trova nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. L’esemplare esposto rivela una lavorazione accurata e di buona qualità, con un effetto di non finito, dovuto probabilmente ai danni atmosferici provocati dall’esposizione all’aria. (testo tratto dal sito Musei di Villa Torlonia) Autore: Anonimo
Titolo: Danzatrice con il dito al mento Supporto…

Jacopo da Ponte detto BASSANO, Adorazione dei pastori


Jacopo da Ponte detto BASSANO, Adorazione dei pastori (1562) - Galleria Corsini - Roma

L’episodio dell’adorazione dei pastori, accorsi a Betlemme dopo l’annuncio degli angeli, è narrato nel Vangelo di Luca. Bassano affronta il tema da un lato rispettando la tradizione, dall’altro introducendo innovazioni. Fanno da quinta scenica delle rovine archeologiche, elemento frequente nell’iconografia italiana della Natività. Qui si vede una fila di colonne spezzate su un alto piedistallo, sul modello dei templi greci, cui è addossata una capanna. L’insolita struttura architettonica simboleggia il superamento del paganesimo e la costruzione della chiesa cristiana, di cui la nascita di Gesù è il primo atto di fondazione. La tela risale agli anni ’60 del Cinquecento, periodo in cui Bassano comincia a scurire le tinte. Le vesti della Madonna, di Giuseppe e dei pastori hanno tonalità smaltate, ma il paesaggio ha un’atmosfera notturna. Ciò che più colpisce è l’umiltà quasi irrispettosa dei pastori, in linea, del resto, con lo spirito del racconto evangelico, che vuole gli ultimi nella gerarchia sociale come primi adoratori del Messia. I pastori occupano il centro della scena, e se non ci fosse il lato sinistro del quadro, potrebbe sembrare una scena di genere a carattere agreste. Il pastore di spalle è inginocchiato, mostra i piedi nudi, a ricordare la sua estrema umiltà, e trattiene un agnello, animale sacrificale per eccellenza, riferimento alla futura Passione di Cristo. All’estrema destra, un curioso inserto: un ragazzino accovacciato che soffia su un tizzone ardente, nell’inutile sforzo di ravvivare una fiammella, ormai debole di fronte alla potente luce della rivelazione divina. La figura avrà in seguito larga diffusione come autonoma scena di genere. (dal sito Galleria Corsini)


Autore: Jacopo da Conte detto BASSANO (Bassano del Grappa 1515 ca. - 1592)
Titolo: Adorazione dei pastori
Supporto: Olio su tela
Anno: 1562
Misure (cm.): 105 x 157
Posizione: Galleria Corsini

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