© Photo by Massimo Gaudio
![]() |
| Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano (1617) Marmo, 98 x 42 cm Collezione privata in prestito al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid |
Dopo lo straordinario successo di Caravaggio 2025, da oggi 12 febbraio al 14 giugno 2026 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano, nelle sale di Palazzo Barberini, la grande mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, un’indagine sul rapporto speciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e decisivo committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.
L’esposizione propone per la prima volta una ricostruzione visiva e critica del rapporto personale, intellettuale e politico che fu all’origine di una delle più radicali trasformazioni della storia dell’arte europea. Una vera e propria mirabil congiuntura, per usare le parole di Galileo Galilei, da cui prese forma il Barocco come linguaggio universale della Roma post-tridentina. La mostra è realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, e si colloca in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana. Il progetto espositivo ruota attorno alla figura di Maffeo Barberini, riconosciuto dalla storiografia da Cesare D’Onofrio a Francis Haskell e Irving Lavin come il vero scopritore e promotore del genio di Gian Lorenzo Bernini.
Ben prima dell’elezione al soglio pontificio, Barberini intuì le potenzialità rivoluzionarie del giovane scultore, favorendone l’emancipazione dalla bottega paterna e accompagnandone la trasformazione da prodigio tecnico ad artista universale. La mostra dimostra come l’affermazione del Barocco non sia il risultato di una generica evoluzione stilistica, ma l’esito concreto di un rapporto privilegiato tra artista e committente, capace di orientare scelte formali, iconografiche e politiche. In un dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco tra chi ne individua l’inizio intorno al 1600 con Carracci e Caravaggio e chi lo colloca negli anni Trenta del Seicento, Bernini e i Barberini propone una lettura centrata sulla responsabilità storica di Urbano VIII come vero artefice della svolta.
Articolata in sei sezioni, la mostra Bernini e i Barberini segue la parabola creativa di Gian Lorenzo Bernini, dagli esordi nella bottega paterna alla piena maturità, mettendo in luce il ruolo decisivo svolto da Maffeo Barberini nella definizione di un linguaggio artistico nuovo, destinato a imporsi come paradigma del Barocco europeo.
La prima sezione «Appropriòsselo tutto come suo»: Maffeo ‘scopritore’ di Bernini ricostruisce il momento fondativo del rapporto tra Maffeo e il giovane artista, quando il futuro Urbano VIII intuì le potenzialità rivoluzionarie dell’enfant prodige, favorendone l’emancipazione dalla bottega paterna. Accanto a opere di Pietro Bernini, come Adamo, Eva e il serpente (Musée de Tessé, Le Mans), la sezione presenta lavori realizzati in collaborazione tra padre e figlio, tra cui i prestiti eccezionali delle Quattro Stagioni (collezione Aldobrandini) e del Putto con drago (J. Paul Getty Museum, LosAngeles), mettendoli a confronto con capolavori autografi di Gian Lorenzo, come il San Lorenzo (Gallerie degli Uffizi, Firenze) e il monumentale San Sebastiano (Chiesa di San Martino, Jouy-en-Josas, Yvelines) oggi in Francia, presentato eccezionalmente in dialogo col San Sebastiano Barberini (collezione privata). Proprio quest’ultimo, pagato da Maffeo Barberini nel 1617, segna uno spartiacque decisivo: la posa naturale, la resa sensuale del marmo e il coinvolgimento diretto dello spettatore anticipano una concezione nuova della scultura, fondata sull’immediatezza emotiva e sulla vitalità della forma. In queste opere si delinea, con sorprendente anticipo, il linguaggio barocco in scultura, prima ancora che in architettura e pittura.
La seconda sezione «Non plus ultra»: la nuova San Pietro è dedicata al cantiere di San Pietro, il luogo simbolico in cui si manifesta con maggiore evidenza l’alleanza tra Urbano VIII e Bernini. Alla conclusione della nuova basilica, avvenuta nel 1626, spetta infatti al pontefice e al suo artista prediletto il compito di reinventarne l’interno. Il fulcro della sezione è il Baldacchino di San Pietro, commissionato a un Bernini poco più che venticinquenne: un’opera senza precedenti, capace di fondere architettura, scultura e decorazione in un’unica macchina scenica. Disegni, modelli e incisioni documentano la genesi dell’opera, accanto a studi per il San Longino, scolpito direttamente da Bernini per uno dei piloni della crociera. La sezione illustra inoltre il dialogo visivo e simbolico tra il Baldacchino, le Logge delle Reliquie e la futura Cattedra di San Pietro, chiarendo come Bernini abbia trasformato lo spazio sacro in un racconto unitario, un “bel composto” capace di coinvolgere emotivamente il fedele e di celebrare altempo stesso l’universalità della Chiesa e il potere del papato barberiniano.
La terza sezione ripercorre l’attività di Bernini come ritrattista pontificio, a partire dai primi busti di Paolo V Borghese tra cui anche il busto marmoreo proveniente dal J. Paul Getty Museum di LosAngeles e Gregorio XV Ludovisi, affiancati da ritratti in bronzo di entrambi i pontefici che testimoniano l’assimilazione da parte del giovane Bernini dei modelli della ritrattistica antica.
Accanto a questi anche la straordinaria serie di ritratti dedicata a Urbano VIII, un nucleo eccezionale di busti in marmo e bronzo, provenienti da musei e collezioni internazionali, mai presentati insieme. Il confronto tra le diverse tipologie dal pontefice a capo scoperto con piviale, ai busti con mozzetta e camauro, consente di seguire l’evoluzione di una formula ritrattistica destinata a diventare canonica. Qui il volto di Urbano VIII si trasforma inimmagine assoluta del potere spirituale e temporale, con una resa psicologica di straordinaria intensità.
La quarta sezione Palazzo Barberini: un capolavoro corale è dedicata a Palazzo Barberini, luogo simbolico della Roma barberiniana e sede della mostra. Disegni, modelli e opere raccontano la genesi di un edificio che rappresenta uno dei primi e più riusciti esempi di architettura barocca “corale”. Bernini, Borromini e Pietro da Cortona collaborano e competono alla definizione di uno spazio che fonde la tipologia del palazzo urbano con quella della villa suburbana. La sezione documenta il ruolo di Bernini non solo come scultore, ma come ideatore di elementi architettonici, arredi e apparati decorativi. Completano la sezione alcuni capolavori provenienti dall’antica collezione Barberini, tracui dipinti di Guido Reni, il pittore più amato dalla famiglia e profondamente stimato da Bernini.
«Apes Urbanae»: volti della Roma barberiniana presenta una vera e propria antologia di busti della Roma di Urbano VIII: cardinali, intellettuali, cortigiani e figure eccentriche che ruotavano intorno al pontefice. Accanto ai ritratti di Bernini, sono esposti capolavori di Alessandro Algardi, François Duquesnoy e Giuliano Finelli, in un confronto serrato tra stili diversi. Spicca il virtuosistico Busto di Michelangelo Buonarroti il Giovane di Finelli, manifesto di una ritrattistica iper-analitica e competitiva. Di straordinaria suggestione anche il Busto di Michel Magnan, nano del duca di Crequy di Duquesnoy, opera unica nel suo genere, che restituisce la complessità umana e sociale della corte barberiniana, lontana dagli stereotipi del ritratto ufficiale.
L’ultima sezione La libertà di Bernini, il potere di Urbano VIII indaga il terreno più intimo e problematico del rapporto tra Bernini e Urbano VIII: quello della libertà creativa dell’artista. Qui trovano spazio busti raramente esposti come quello di Thomas Baker (Victoria and Albert Museum,Londra) e dipinti attribuiti a Bernini, che testimoniano un’attività svolta per diletto e sperimentazione, lontana dai vincoli della grande committenza pubblica. Fulcro emotivo della sezione, il celebre busto di Costanza Bonarelli (Museo Nazionale del Bargello, Firenze), unico ritratto scultoreo realizzato dall’artista senza committente: un’opera che restituisce tutta l’intensità di una relazione personale segnando uno dei vertici della ritrattistica barocca. A chiudere, un ritratto pittorico di Urbano VIII attribuito a Bernini, immagine meno ufficiale e più intima, che suggella un rapporto fatto di protezione, controllo, complicità e tensione: il nodo umano e politico da cui nacque il Barocco.
Le opere esposte sono visibili grazie ai singoli prestatori che hanno reso possibile la mostra e i musei pubblici e privati tra cui: Accademia Carrara (Bergamo), Albertina Museum (Vienna), Fabbrica di San Pietro in Vaticano (Cittàdel Vaticano), Gallerie degli Uffizi (Firenze), J. Paul Getty Museum (Los Angeles), Musée du Louvre (Parigi), Musée Jacquemart-André (Parigi), Museo Diocesano (Spoleto), Museo Nazionale del Bargello (Firenze), Museo Thyssen-Bornemisza (Madrid), Musée de Tessé (Le Mans), MuseiVaticani (Città del Vaticano), National Gallery (Londra), National Gallery (Washington), Statens Museum for Kunst (Copenhagen), The Morgan Library (New York), Victoria and Albert Museum (Londra).

Nessun commento:
Posta un commento