giovedì 29 giugno 2023

DOMINIKOS THEOTOKOPOULOS DETTO EL GRECO, SAN PIETRO E SAN PAOLO

 © Photo by Massimo Gaudio

Domínikos Theotokópoulos detto EL GRECO, San Pietro e San Paolo (1587-1592) - Ermitage - San Pietroburgo (RU)

L'opera dell'artista greco Domínikos Theotokópoulos detto EL GRECO (Candia 1541-Toledo 1614) esposta al Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, si intitola San Pietro e San Paolo realizzato tra il 1587 ed il 1592, molto probabilmente durante il soggiorno dell'artista a Toledo in Spagna. In quei tempi, l'isola di Creta era sotto il dominio della Repubblica di Venezia e proprio dalla città veneta l'artista incominciò il suo percorso artistico che lo portò prima a Roma e poi definitivamente in Spagna. Ebbe così modo di rielaborare gli stili artistici dei grandi pittori italiani come il Parmigianino, Tintoretto, Tiziano, Correggio, Raffaello, che lo portarono ad improntare uno stile tutto suo, anticipando così di qualche secolo quello che artisti come per esempio Picasso, Giacometti o Matisse hanno fatto loro.
I due apostoli sono rappresentati con la propria tradizionale iconografia: Pietro con le chiavi della Porta del Paradiso e Paolo con un libro aperto a significare le sue lettere alle comunità cristiane.



Autore: Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO (Candia 1541 - Toledo 1614) Titolo: San Pietro e San Paolo Supporto: Olio su tela Anno: 1587 - 1592 Misure (cm.): 1121 x105 Posizione: Ermitage, Foto realizzata durante mostra presso Galleria Fendi Località: San Pietroburgo (RU)
Foto realizzata durante la mostra presso Galleria d’arte Rhinoceros Gallery, la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

lunedì 20 marzo 2023

L’IMMAGINE SOVRANA. URBANO VIII E I BARBERINI a Palazzo Barberini

#artiebellezzeitaliane


Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Urbano VIII, 1632, Marmo, cm. 83

Avrei potuto iniziare questo articolo in molti modi vista la grandiosità della mostra iniziata ufficialmente il 18 marzo scorso in occasione del quarto centenario della elezione al soglio pontificio di Maffeo Barberini col nome di Urbano VIII il 6 agosto 1623. Dicevo che avrei potuto iniziare in molti modi diversi, ma quello che più mi viene naturale è quello di dire che non si tratta di una mostra all'interno di uno dei più importanti musei d'Italia, perché è lo stesso museo ad essere "la mostra". Tutto Palazzo Barberini è interessato ad ospitare questo evento intitolato L’IMMAGINE SOVRANA. URBANO VIII E I BARBERINI, che in un percorso espositivo articolato in dodici sezioni, ha inizio dallo Spazio Mostre situato al pianterreno per poi proseguire alle sale monumentali e quelle normalmente utilizzate dalla collezione permanente situate al piano nobile. Lo stesso "contenitore" è di per se un'opera d'arte grazie ad artisti come Bernini, Borromini (i due scaloni per salire e scendere dai vari piani sono una loro creazione) oppure Pietro da Cortona con la volta nel Salone che porta il suo nome, sono soltanto alcuni esempi.
La mostra ospita più di 80 opere che fanno già parte delle collezioni del museo ed altre 40 tra opere provenienti da musei e collezioni private sia italiane che internazionali. Questo è il frutto di un lavoro durato tre anni che prevedeva di far ritornare a Palazzo le opere della collezione Barberini che nel corso dei secoli è stata smembrata per essere conservata nei principali musei sparsi per il mondo, in modo da mostrare il percorso di idee dominanti e di progetti ambiziosi che grazie sia a Urbano VIII sia anche a personaggi di elevata importanza artistica che hanno trasformato Roma nella culla della cultura barocca adottata in seguito anche in Europa.
Le sale dello Spazio Mostra sono illuminate in modo da rendere gradevole la visione delle opere e questa ambientazione favorisce sicuramente la prima opera che attrae lo sguardo: è il Sacrificio di Isacco di Caravaggio accompagnato nella stessa sala da un altro dipinto dello stesso artista il Ritratto di Maffeo Barberini. Questo è solo l'inizio, perché la mostra ha tanto da offrire attraverso le opere di grandi artisti come Gian Lorenzo Bernini, Raffaello Sanzio, Simon Vouet, Valentin de Boulogne, Pietro da Cortona, Francesco da Sangallo, Andrea Sacchi e molti altri ancora. L'Immagine Sovrana di Urbano VIII è rappresentata anche da svariati libri, disegni, tessuti e arazzi come quelli che si trovano nel Salone Pietro da Cortona con accanto i cartoni originali. Nella quarta sala è esposta l'Arpa Barberini, la stessa utilizzata da Giovanni Lanfranco per il dipinto dal titolo Venere che suona l'arpa e tra i tanti altri oggetti è esposto anche un chiodo in bronzo proveniente dalla trabeazione del portico del Pantheon.
In questo articolo, per ovvi motivi, ho inserito una piccolissima parte delle opere esposte, per vedere le altre vi consiglio di andare a Palazzo Barberini entro il 30 luglio prossimo e di prendervi del tempo per godervi a meglio l'intera mostra che, ripeto ancora una volta, interessa TUTTO Palazzo Barberini, mura comprese.


#ExpoBarberini  #UrbanoVIII


Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Sacrificio di Isacco, 1603, olio su tela, 104 x 135 cm

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini, 1595 ca. olio su tela, 122 x 95 cm

Ludovico Carracci, San Sebastiano nella cloaca Maxima, 1612, olio su tela, 167 x 233 cm

da Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano, (1616-1617, RIPRODUZIONE IN SCALA 11 resina dipinta, 98 x 42 cm

Andrea Sacchi, Ritratto di Taddeo Barberini come prefetto di Roma, 1631, olio su tela, 250 x 150 cm

Francesco Mochi, Ritratto equestre di Carlo Barberini, circa 1630, bronzo, h 57 cm - base in legno h 36 cm

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Urbano VIII, 1658, Bronzo, cm. 101,5

Giovanni Gonnelli detto Cieco da Gambassi, Busto di Urbano VIII, terracotta 80 x 40 x 50 cm

Giovan Battista Muti e Charles Mellin, Apoteosi di Sant'Urbano, 1630 ca. olio su tela, 280 x 190 cm

Francesco da Sangallo, attr., Pan disteso, circa 1535, marmo, 63,5 x 134 x 59,1 cm

Valentin de Boulogne, Sansone, 1631, olio su tela, 135,6 x 102,8 cm

Girolamo Acciari (costruttore), Giovanni Tubi (intagliatore), Arpa Barberini, 1633, Legno sagomato, intagliato, dorato, h 180 cm
Dietro: Venere che suona l'arpa di Giovanni Lanfranco. L'arpa è la stessa del dipinto

Raffaello Sanzio, La Fornarina, 1520 circa, olio su tavola, 87 x 63 cm

SEZIONE 4 – Hic Dominus

Jacomo della Riviera, da Francesco Mignucci, Hic Domus. Stemma Barberini con veduta di Palestrina, 1627-1630, Lana e seta, 315 x 220 cm

Gian Lorenzo Bernini e Giuliano Finelli, Ritratto di Antonio Barberini, 1626-1627, Marmo, cm. 65

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Papa Urbano VIII, 1631-1632, Olio su tela, cm. 70 x 65

SEZIONE 8 – Tessere la Trama

Giuliano Finelli, Ritratto di Francesco Bracciolini, 1630-1631, 71 x 63 x 39 cm

Charles Mellin, Ritratto di Galileo Galilei, olio su tela, 66x49 cm

Jean de Saillant, Veduta idealizzata della Biblioteca Barberina, Stampa

Gian Lorenzo Bernini, Busto del cardinale Richelieu, 1640-1641, marmo, 82 x 65 x 33 cm

Simon Vouet, Angelo con la tunica e i dadi, 1626-1627, olio su tela, 102 x 78 cm

Grazie

venerdì 17 marzo 2023

ORAZIO GENTILESCHI E L’IMMAGINE DI SAN FRANCESCO. LA NASCITA DEL CARAVAGGISMO A ROMA a PALAZZO BARBERINI

#artiebellezzeitaliane


Orazio Gentileschi, San Francesco in estasi, 1602-1605 ca., Olio su tela


Gli affreschi di Giotto con le storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi raccontano la rinuncia del santo nei confronti delle ricchezze. Il tema fu ripreso agli inizi del XVII secolo dalla corrente pittorica che seguiva le orme artistiche di Caravaggio. Uno dei caravaggisti più illustri di quegli anni era sicuramente Orazio Gentileschi. La mostra è incentrata su un dipinto del Gentileschi esposto per la prima volta e realizzato seguendo le tecniche apprese qualche anno prima direttamente dal Merisi. Il dipinto si intitola San Francesco in estasi, eseguito dal naturale con un modello in posa molto probabilmente nel 1603 nel mentre si svolgeva il celebre processo intentato da Giovanni Baglione contro lo stesso Gentileschi, Caravaggio, Onorio Longhi e Filippo Trisegni. Nel corso del processo Gentileschi aveva dichiarato di aver prestato a Caravaggio «una veste da cappuccino» e un «par d’ale». Molto probabilmente il saio è quello a punta che si vede nell'opera esposta. Della dichiarazione si ha certezza in quanto nella sala espositiva è presente una teca con all'interno gli atti originali del processo. 
Il dipinto principe della mostra è affiancato da altri due dipinti dello stesso artista intitolati il primo San Francesco sorretto da un angelo proveniente dal Museo del Prado mentre l'altro San Francesco sorretto dall'angelo è già presente nel Palazzo. Altri due dipinti accompagnano le opere già citate, ovvero di Lodovico Cardi detto CIGOLI il San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso e di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO il San Francesco in meditazione.
All'interno di una vetrina allestita nella sala espositiva si trova un Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, cucito con lane diverse grezze e lacere per rievocare lo stesso saio che il santo si confezionò per tenere lontano tutte le seduzioni del demonio. A completare la mostra, sempre rimanendo all'interno del tema dei frati cappuccini, è esposta una grande fotografia realizzata da Massimo Listri che ritrae Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione di Roma che si trova in Via Veneto a pochi passi dal museo. 
La mostra terminerà il prossimo 10 aprile.

#PalazzoBarberini #OrazioGentileschi #SanFrancesco

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto dall'angelo, 1612-1613, Olio su tela, cm. 133 x 98

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto da un angelo, 1602-1605 ca., Olio su tela, (Museo Nacional del Prado, Madrid)

Lodovico Cardi detto CIGOLI, San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione, 1606, Olio su tela, cm. 128,2 x 97,4 1

Atti del processo intentato da Giovanni Baglione dei confronti di Gentileschi, Caravaggio, Longhi e Trisegni

Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, 1595-1610

Massimo Listri, Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione

Sala espositiva

Grazie

lunedì 6 febbraio 2023

ANNIBALE CARRACCI, Gli affreschi della cappella Herrera

#artiebellezzeitaliane


Francesco Albani, Gli apostoli attorno al sepolcro vuoto della Vergine (1604-1605) Affresco staccato e trasferito su tela

Domenica 5 febbraio 2023, si è concluso il tour che si è svolto tra Spagna ed Italia durato circa undici mesi che ha interessato gli affreschi della cappella Herrera che si trovava all'interno della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli in piazza Navona a Roma. La mostra aveva lo scopo di riunire gli affreschi e la pala d'Altare dislocati tra il Museo Nazionale del Prado di Madrid, il Museo Nazionale d'Arte della Catalogna di Barcellona e la chiesa di Santa Maria in Monserrato a Roma. Con la collaborazione tra i due musei spagnoli e la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma, è stato possibile allestire la mostra grazie anche ai recenti restauri delle opere che in alcuni casi erano state lasciate in uno stato precario di conservazione.
Tra il XV ed il XVII secolo, la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli è stato uno dei punti di riferimento per la nazione spagnola a Roma tanto che il banchiere castigliano Juan Enrìquez de Herrera che risiedeva nell'Urbe, nel 1602 diede mandato ad Annibale Carracci di curare le decorazioni della cappella funeraria fatta costruire all'interno della chiesa, per se e i suoi eredi, intitolandola al santo al quale attribuiva la miracolosa guarigione del figlio Diego. Il santo che visse nel XV secolo si chiamava Diego di Alcalà ed era un francescano descritto come un uomo semplice dalla vita priva di eventi clamorosi e fu canonizzato nel 1588.
L'artista che a quei tempi era molto noto ed aveva appena terminato di affrescare la Galleria di Palazzo Farnese, ideò l'insieme delle decorazioni e preparò i cartoni per gli affreschi con la collaborazione di Francesco Albani suo stretto collaboratore. I due iniziarono l'opera, ma purtroppo Carracci tra il 1604 ed il 1605 fu colpito da una grave malattia che gli impedì di procedere con i lavori che però furono portati a termine da Albani, sempre però sotto la supervisione del Carracci.
La chiesa per vari secoli si è mantenuta grazie alle offerte e lasciti da parte di spagnoli di Roma, ma gli stessi preferirono con il tempo l'altra chiesa a loro cara, quella di Santa Maria in Monserrato dove trasferirono anche la tomba del santo e gli arredi, Anche gli affreschi del Carracci tra il 1833 e il 1836 furono lì trasferiti e successivamente gli stessi furono divisi tra Barcellona e Madrid, mentre la pala dell'altare rimase a Roma.
La collaborazione tra i due Musei spagnoli e quello italiano, hanno fatto sì che le opere ritornassero al loro meritato splendore dopo un accurato studio, restauro e la conseguente rivalutazione delle stesse. Questo ha portato alla realizzazione del progetto di riunione della maggior parte degli affreschi dando vita al tour iniziato a Madrid, proseguito a Barcellona e terminato a Roma nelle sale di Palazzo Barberini dove a differenza delle precedenti esposizioni, è stato ricostruito il volume della cappella Herrera, in modo di avere la sensazione di entrare in quella che una volta li conteneva.
La mostra ha interessato due sale di Palazzo Barberini. Nella prima c'erano gli studi per la realizzazione degli affreschi, i progetti di Fernando Fuga per la realizzazione delle facciate della chiesa ed un dipinto riguardante piazza Navona di Gaspar van Wittel dove si vede la facciata della chiesa. Nella seconda sala è stata ricreata l'atmosfera adatta a contenere la cappella Herrera dove dapprima si viene accolti da due splendidi affreschi che come in origine si trovavano esterni alla cappella.
E' stata una bella esperienza.

Francesco Albani, Studio per il Padre Eterno (1604-1605) Penna e acquarello marrone

Francesco Albani, Studio per san Diego riceve l'elemosina (1604-1605) Penna e acquarello marrone

Francesco Albani, Studio per il ristoro miracoloso (1604-1605) Penna e acquarello marrone

Annibale Carracci (attr,), Studio di figura inginocchiata (inizio XVII sec.) Carboncino e gessetto bianco su carta azzurra

Francesco Albani (?), Studio per san Paolo (XVII sec.) Matita rossa su carta

Ferdinando Fuga, Chiesa di san Giacomo degli Spagnoli, facciata su piazza Navona (1746) Penna inchiostro nero e bruno


Gaspar van Wittel, Veduta di Roma con Piazza Navona (1688-1721) Olio su tela


sopra: Annibale Carracci e Francesco Albani, Assunzione della Vergine (1604-1605)
sotto: Francesco Albani, Gli apostoli attorno al sepolcro vuoto della Vergine (1604-1605) Affreschi staccati e trasferiti su tela

La cappella Herrera verso l'altare maggiore

Il lato sinistro della cappella

Il lato destro della cappella

La volta

la volta

al centro: Annibale Carracci e bottega, San Diego intercede per Diego Enrìquez de Herrera (1606) Olio su tela
ai lati: Francesco Albani (o Giovanni Lanfranco) San Pietro e San Paolo (1604-1605) Affreschi staccati e trasferiti su tela

Filippo Gagliardi - 3 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Filippo Gagliardi  (Roma, 1606/1608 – 1659) Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello per l'ingresso di Cr...