domenica 19 gennaio 2025

ALESSANDRO ALGARDI, Battesimo di Cristo. La Versione Maltese

 © Photo by Massimo Gaudio

da Alessandro Algardi, Battesimo di Cristo, la Versione Maltese


Alessandro Algardi è stato un grande scultore bolognese del XVII secolo che nella sua città si formò frequentando l'Accademia di Ludovico Carracci. Dopo aver lavorato anche come orafo a Mantova, si trasferì a Roma dove durante la sua onorata carriera, fu nominato anche principe dell'Accademia di San Luca nel 1640. Tra le tante opere realizzate dall'artista, ce ne sono varie realizzate per vari papi come la Tomba di Leone XI che si trova nella Basilica di San Pietro e la statua bronzea di Innocenzo X che si trova presso il Palazzo dei Conservatori nei Musei Capitolini a Roma realizzata tra il 1649 e il 1650. 

Qualche anno prima, precisamente nel 1646, Algardi portò in dono proprio a Innocenzo X, una statuetta in argento raffigurante il Battesimo di Cristo. Purtroppo di questa statuetta si sono perse le tracce, ma grazie a due copie in terracotta da lui realizzate che si trovano al Museo di Palazzo Venezia a Roma e ai Musei Vaticani, è stato possibile ricavarne varie copie. Una di queste realizzata in bronzo tra il 1644 e il 1654, si trova presso la Galleria Corsini a Roma, acquistata nel Settecento dal cardinale Neri Maria Corsini. Un'altra versione in bronzo dorato si trova presso la Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina di Zejtun a Malta, realizzata nella seconda metà del XVII secolo.

Fino al 24 gennaio, grazie all'Ambasciata di Malta in Italia e Le Gallerie Nazionali d'Arte Antica, è possibile ammirarle una accanto all'altra per la prima volta proprio presso la Galleria Corsini.




da Alessandro Algardi, Battesimo di Cristo, la Versione Corsini




Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 13 gennaio 2025

MARC CHAGALL, Crocifissione bianca (1938)

 © Photo by Massimo Gaudio

Marc Chagall, Crocifissione bianca (1938) Olio su tela, 155 x 140 cm

Roma ha già vissuto lo scorso anno un evento del genere con la mostra dedicata alla Croce di Cristo attraverso l'opera di Salvador Dalì dal titolo Cristo di San Giovanni della Croce. Come allora, anche questa volta è stata improntata una mostra per un'unica opera il cui tema è la Croce. Questa volta l'opera è di Marc Chagall dal titolo Crocifissione bianca. È conservata presso l' Art Institute of Chicago, ma in questi giorni è in prestito al Museo del Corso, Palazzo Cipolla di Roma, dove sarà visibile gratuitamente fino al 27 gennaio.
Marc Chagall è stato un pittore russo naturalizzato francese di origini ebraiche, dipinse la Crocifissione bianca subito dopo quella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938 chiamata “Notte dei cristalli”, episodio saliente e programmatico della escalation di terrore e violenza nazista antisemita. Potrebbe sembrare un controsenso che un artista ebreo abbia preso come simbolo Cristo sulla Croce mantenendo gli elementi dell'iconografia cristiana tradizionale, che non diventa però una raffigurazione storica, ma diventa una visione mistica. In Cristo l’artista vide l’uomo giusto in cui si rispecchiano tutte le persecuzioni subite dal popolo ebraico. Il dipinto è affollato da citazioni storiche e simboliche nonché di scene di distruzione, morte e violenza che circondano la Croce;
In alto sopra la Croce ci sono 3 uomini e una donna che fluttuano nell’aria. Risultano disperati: un paio stanno piangendo portandosi le mani sul volto, mentre gli altri due, in preghiera, chiedono che la violenza finisca al più presto. A sinistra, un gruppo di soldati avanza armato mentre sventolano bandiere rosse. Questi soldati simboleggiano gli uomini che hanno preso parte alle pogrom, le terribili violenze antisemite che tra 1881 e 1921 hanno colpito gli ebrei in Russia. Strettamente con la scena soprastante del gruppo di soldati, l’artista raffigura case che bruciano. Oltre il fuoco, la distruzione si percepisce negli elementi disordinati che appaiono in questa scena e dalla raffigurazione delle case sottosopra. In aggiunta, sono raffigurati tre vittime dei pogrom, inginocchiati e afflitti. Chagall ha inserito una barca ricolma di profughi ebrei che stanno cercando di gettare l’ancora per salvarsi e attraccare su terra sicura.

Artista:

Marc Chagall

Titolo:

Crocifissione bianca

Datazione:

1938

Tecnica:

Olio su tela

Misure cm:

155 x 140

Si trova:

Art Institute of Chicago

Luogo:

Chicago (USA) Lo scatto è stato effettuato durante la mostra dedicata presso il Museo del Corso a Roma


Vi ringrazio.

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Massimo




giovedì 2 gennaio 2025

CARLO MARATTI E IL RITRATTO, Papi e principi del Barocco Romano

 © Photo by Massimo Gaudio

Sala espositiva

A quattrocento anni dalla nascita del Maestro marchigiano Carlo Maratti (Camerano 1625 – Roma 1713), le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano nelle sale di Palazzo Barberini la mostra dal titolo CARLO MARATTI E IL RITRATTO, PAPI E PRINCIPI DEL BAROCCO ROMANO che mette in risalto la sua produzione ritrattistica.
Dell'artista si conosce soprattutto il suo lavoro in ambito ecclesiastico con numerose opere con soggetti sacri e decorazioni nelle chiese e poco si conosce della sua bravura indiscussa in ambito ritrattistico che lo ha reso una figura centrale della pittura romana e italiana della seconda metà del Seicento ed è stato anche molto apprezzato in Europa. Aveva la capacità di coniugare la definizione dei tratti fisionomici e di inserire con maestria oggetti scelti appositamente per svelarne il rango, la professione e il gusto.
Tra i capolavori esposti nella sala, spiccano i ritratti di Clemente IX Rospigliosi eseguiti quasi contemporaneamente sia da Carlo Maratti, proveniente dalla Pinacoteca dei Musei Vaticani, che da Giovan Battista Gaulli e collocati uno accanto all'altro come suggellare l'incontro tra il classicismo (Maratti) e il barocco (Gaulli).
Tra i tanti ritratti di Maratti presenti, ce ne sono di vari membri della famiglia Barberini esposti qui al pubblico per la prima volta. Il Maestro non immortalò soltanto ecclesiastici e nobili, ma anche professionisti, amici, parenti e anche le "belle" romane, dando il via a una serie di ritratti rivolti alle fascinose "dame" dell'Urbe, continuata dal pittore Fiammingo Jacob Ferdinand Voet di cui una sua "bella" è esposta nella sala proveniente da Palazzo Chigi di Ariccia, che fa parte di una nutrita serie di ritratti molti dei quali si trovano a Palazzo Altieri di Oriolo Romano.
Un ritratto eseguito da Maratti di particolare interesse è quello del suo intimo amico Giovan Pietro Bellori, autore di una raccolta di biografie di artisti che segue il modello del Vasari, dove l'artista veniva esaltato come primo pittore di Roma. Interessante anche il ritratto della figlia Faustina da lui eseguito e quello di Francesca Gommi, terza moglie e madre di Faustina, eseguito da Andrea Procaccini, uno dei principali seguaci del maestro.

La mostra sarà visibile fino al 16 febbraio 2025


Carlo Maratti, Ritratto di Clemente IX Rospigliosi (1669) Olio su tela

Giovan Battista Gaulli detto IL BACICCIA, Ritratto di papa Clemente IX Rospigliosi (1667-1669) Olio su tela

Carlo Maratti, Ritratto del cardinale Antonio Barberini a figura intera (1682-1683) Olio su tela

Carlo Maratti, Ritratto del cardinale Antonio Barberini a mezzo busto (1670) Olio su tela

Carlo Maratti, Ritratto del frate Luke Wadding (1655) Olio su tela

Carlo Maratti, Ritratto del principe Maffeo Barberini (1670-1671) Olio su tela

Carlo Maratti, Ritratto della figlia Faustina come Allegoria della Pittura (1689) olio su tela

Carlo Maratti, Ritratto di Giovan Pietro Bellori (1672-1673) Olio su tela

Carlo Maratti, Ritratto di Maria Maddalena Rospigliosi Panciatichi (1664)  Olio su tela

Jacob Ferdinand Voet, Ritratto di Anna Caffarelli Minutoli de Quiñones (1672-1673) Olio su tela

Vi ringrazio.

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Massimo


martedì 17 dicembre 2024

MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini (1599-1604 ca)

© Photo by Massimo Gaudio

MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini

Nel marzo dello scorso anno in occasione di una bellissima mostra sulla famiglia Barberini tenutasi proprio a Palazzo Barberini in Roma, fui inaspettatamente folgorato dalla bellezza di un dipinto di Caravaggio che mostrava il ritratto di Maffeo Barberini proveniente da una collezione privata di Firenze (ultima fotografia in basso). 
Il luogo è lo stesso, l'autore è lo stesso come è la stessa la persona ritratta, anche le dimensioni sono simili, raccontano però due periodi diversi anche se ravvicinati di Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. Il primo è stato realizzato nel 1595 subito dopo aver ottenuto la carica di protonotario apostolico, mentre quello attualmente in esposizione è stato commissionato a seguito della nomina del monsignor Maffeo a chierico della Camera Apostolica avvenuta nel marzo del 1598.
L'anno preciso dell'opera non è certa. La maggior parte degli studiosi ritiene che sia stato realizzato nel 1599, mentre secondo altri è stato realizzato nel 1603 basandosi su alcuni ordini di pagamento a favore di Caravaggio eseguiti tra il 1603 e 1604, questo perché in quegli anni papa Clemente VIII inviò il monsignore come nunzio pontificio a Parigi alla corte del re di Francia Enrico IV.
Nel periodo di soggiorno a Roma, Caravaggio ha eseguito molti ritratti particolarmente richiesti dalla Curia e dagli amici, ritratti che per la maggiore sono andati persi o distrutti. Questa continua richiesta di ritratti, ha portato Caravaggio ad affinare la tecnica per velocizzare il ritratto in presenza, il che però lo ha portato a una loro realizzazione "senza similitudine" ovvero senza l'obbligo della accurata somiglianza, anche se di splendida raffinatezza.
Merisi per la realizzazione di questo ritratto, ha inserito l'ecclesiastico ripreso di tre quarti seduto su una poltrona posta di sbieco all'interno di uno sfondo scuro e illuminato da un fascio di luce. Analizzando meglio la scena, sono ridotti al minimo gli attributi che ne descrivono il ruolo: L'abito talare completo di berretta, la poltrona, il rotolo di documento a essa poggiati e la lettera che stringe nella mano sinistra. È a questo punto che entra in gioco il genio di Caravaggio, che rende vivo il ritratto mostrando Maffeo mentre guarda fuori dalla scena con la bocca appena aperta e con l'indice della mano destra che, anche se fermo, sembra muoversi come se si rivolgesse a qualcuno presente in quella istantanea ma solo come spettatore. Solo il rotolo di documenti chiuso da un cordone aiuta a capire meglio l'identificazione del personaggio.
La mostra CARAVAGGIO, IL RITRATTO RITROVATO, sarà visibile fino al 23 febbraio 2025 presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini. La sala che ospita in via esclusiva l'opera, si trova al piano nobile del Palazzo di fianco al magnifico Salone Pietro da Cortona e prima di arrivare ci sarà la possibilità di vedere, tra le altre bellissime opere, anche ben quattro tele di Caravaggio. 
Questo dipinto fa parte di una collezione privata ed è la prima volta che viene esposto al pubblico quindi, vi consiglio di non perdere questa occasione per poterlo ammirare, dopo... Chissà!









La sala espositiva

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini, 1595 ca. olio su tela, 122 x 95 cm


Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 5 dicembre 2024

Cardinali Mazzarino a confronto


a sinistra il card. Alessandro Michele Mazzarino, a destra il card. Giulio Raimondo Mazzarino

Ho avuto il piacere di pubblicare qualche anno fa, un articolo su un dipinto realizzato verso il 1644 da Pietro da Cortona inerente un ritratto del cardinale Giulio Mazzarino presentato durante una mostra dedicata a Plautilla Bricci presso la Galleria Corsini di Roma. Fin qui tutto bene.
Sono stato contattato pochi giorni fa dal Presidente Direttivo della Casa Museo Giulio Raimondo Mazzarino dottor Franco Francesco Zazzara, il quale ha portato alla mia attenzione il fatto che la persona ritratta nella fotografia di sinistra, non è il cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, bensì il fratello minore Alessandro Michele Mazzarino anch'egli cardinale. 
Secondo il dottor Zazzara riferendosi all'opera realizzata da Pietro da Cortona, "Si tratta di un ritratto in cui per secoli e ancora oggi viene individuato erroneamente il cardinale Giulio Raimondo Mazzarino. Confronti con la litografia dell'araldica vaticana con la dicitura Michele Mazzarino cardinale, dimostrano d'acchito nel viso del quadro la somiglianza nel ritratto di Pietro da Cortona con Alessandro Michele e non con il più famoso fratello Giulio Raimondo".
Ringrazio il dottor Zazzara per avermi fatto partecipe di questa notizia.


Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 25 novembre 2024

DUILIO CAMBELLOTTI e VIRGILIO RETROSI e le ceramiche dedicate ai Rioni storici di Roma (1925-1926)

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Duilio Cambellotti, Disegni preparatori serie 14 Rioni di Roma (1925-1926) Grafite su carta da lucido, coll. Fulvia e Jacopo Vizioli Roma

La serie completa in ceramica di quattordici piatti raffiguranti altrettanti Rioni storici di Roma, sono stati riuniti ed esposti fino a poco tempo fa per la prima volta presso la Casina delle Civette dei Musei di Villa Torlonia a Roma. Virgilio Retrosi li ideò e li realizzò per esporre nel 1926 al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione del XCIII Mostra degli Amatori e Cultori delle Belle Arti.
Retrosi è stato prima allievo e successivamente collaboratore di Duilio Cambellotti che in questa occasione realizzò i disegni preparatori. In alcuni casi, per riportare il disegno preparatorio sul piatto, è stato necessario riportare il segno con la grafite sul retro della carta da lucido che in questo modo veniva utilizzato come carta copiativa, per questo alcuni dei disegni preparatori raffigurati di seguito sono al contrario.
Nel pannello di sopra che raccoglie tutti i disegni preparatori realizzati in grafite su carta da lucido c'è un extra, infatti, si tratta della rappresentazione dell'Isola Tiberina che in realtà non è un Rione storico.

Duilio Cambellotti e Virgilio Retrosi, Piatti e disegni preparatori serie 14 Rioni di Roma (1925-1926)


















Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 11 novembre 2024

ANTONIO CANOVA E L'APPIA ANTICA

© Photo by Massimo Gaudio

Sepolcro di Marco Servilio Quarto

Ci sono dei luoghi nella Città Eterna che raccontano di un popolo che in passato ha fatto grande Roma. Uno di questi è la Regina delle Vie.
L'Appia Antica nasceva vicino al Circo Massimo e con il tempo è arrivata fino in Puglia. Purtroppo oggi non c'è traccia della parte iniziale, però c'è un tratto dove si può trovare quella magia capace di riportare il pensiero indietro nel tempo. È il tratto che va dalla Villa di Massenzio fino a Casal Rotondo, dove c'è la più alta concentrazione di edifici sepolcrali di varie tipologie che si susseguono ininterrottamente su entrambe i lati realizzati dall'età Repubblicana fino a quella tarda imperiale. Un vero e proprio Museo a cielo aperto, dove si respira aria pulita e dove non c'è il fastidio delle automobili, insomma, una vera e propria passeggiata all'interno della storia.
Come al solito, se oggi abbiamo la possibilità di vedere tantissime opere provenienti anche dal passato, lo dobbiamo ad Antonio Canova che agli inizi del XIX secolo fu nominato Ispettore delle Belle Arti dello Stato Pontificio.
Egli autorizza il restauro di vari sepolcri che si trovano su via Appia Antica e due di questi si trovano sul lato sinistro guardando verso sud al limite del IV Miglio. La prima tomba a essere restaurata è quella del liberto Marco Servilio Quarto inglobando i frammenti in una quinta scenografica in laterizio. Un frammento marmoreo riporta una frase che collega il nome dello schiavo diventato libero che recita

M. SERVILIUS QUARTUS
DE SUA PECUNIA FECIT

M. SERVILIUS QUARTUS
LO HA FATTO CON I SUOI SOLDI


Nella parte centrale è stata inserita una targa marmorea che riporta la data del restauro e la dedica a Pio XII da parte di Canova.

FRAGMENTA
AD SEPULC. HOC AN. MDCCCVIII
A CANOVA REPERTA AC DONATA
PIUS VII P. M.
ITA IN PERPET. SERVANDA
CONSULUIT





A poca distanza dalla Tomba di Marco Servilio Quarto, Antonio Canova fece restaurare un sepolcro in ricordo di Seneca che proprio nelle vicinanze del Quarto Miglio possedeva una villa dove, caduto in disgrazia, si suicidò su ordine di Nerone. Oggi il sepolcro è ridotto a un semplice pilastro in laterizio dove incastonata si vede la testa di un leone, l'unico decoro rimasto anche se Canova ne fece inserire molti di frammenti sia architettonici che decorativi.

Sepolcro di Seneca



Vi ringrazio.

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Massimo

Jusepe De Ribera - 5 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Jusepe De Ribera (Xàtiva, 17 febbraio 1591 – Napoli, 2 settembre 1652) Jusepe de Ribera detto LO SPAGNOLETTO, La ...