lunedì 8 giugno 2020

Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO, Adorazione dei pastori

Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO, Adorazione dei pastori (1596-1597) - Palazzo Barberini - Roma
L’Adorazione dei pastori e il Battesimo di Cristo sono stati messi in relazione con un’importante commissione che El Greco ricevette nel 1596, un retablo – una pala d’altare di grandi dimensioni composta da più dipinti – per la chiesa dell’Incarnazione del Colegio de Doña Maria de Aragón a Madrid. Il retablo venne smembrato durante l’età napoleonica e l’ipotesi di ricostruzione più accreditata prevede l’originaria presenza di sei maestose tele, alte fino a 3,5 metri; cinque di queste si trovano al Museo del Prado, mentre l’Adorazione dei pastori è conservata presso il Museu de Artà di Bucarest. I recenti studi e l’ultimo restauro (2009), condotto sulle piccole tele di palazzo Barberini, ne hanno dimostrato l’autografia: si pensa, quindi, che potessero essere dei bozzetti preparatori per il retablo o delle copie successive eseguite dallo stesso El Greco. I due dipinti furono acquistati da una collezione siciliana nel 1908 dall’allora direttore della Galleria Nazionale, Federico Hermanin. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO (Candia 1541 - Toledo 1614)
Titolo: Adorazione dei pastori
Supporto: Olio su tela
Anno: 1596 - 1597
Misure (cm.): 111 x 47
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

domenica 7 giugno 2020

Giovanni Baronzio, Storie della Passione di Cristo

Giovanni Baronzio, Storie della Passione di Cristo (1330-1335) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto di Giovanni Baronzio illustra sei episodi tratti dalla Passione di Cristo, inseriti in scomparti quadrati e leggibili in senso antiorario, partendo in alto a sinistra: DeposizioneCompiantoResurrezioneDiscesa al LimboAscensione e Pentecoste. In un articolo di Federico Zeri (1958), l’opera per la prima volta fu messa in relazione con un dipinto analogo conservato presso il Museo della Città di Rimini: i due dipinti – insieme ad altri attualmente non rinvenuti – costituivano il dossale di un altare del convento francescano di Villa Verucchio. Nell’opera esposta a palazzo Barberini, si trovano le scene della Passione successive alla morte di Cristo, in quella riminese le scene precedenti: in entrambe, manca, però, l’episodio della Crocifissione, che doveva, quindi, essere raffigurato in un altro scomparto, posto al di sopra o in mezzo alle due tavole. L’impaginazione narrativa delle scene, la gamma cromatica, la ricerca di verosimiglianza nella resa dei corpi e dello spazio rendono evidente l’importanza della presenza di Giotto a Rimini per gli sviluppi della trecentesca scuola locale. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Giovanni Baronzio (Rimini inizio XIV sec. - 1362)
Titolo: Storie della Passione di Cristo
Supporto: Tempera su tavola
Anno: 1330 - 1335
Misure (cm.): 71,5 x 112
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

sabato 6 giugno 2020

Canaletto e le splendide vedute

Antonio Canal detto il Canaletto “Il ritorno del Bucintoro al molo, nel giorno dell’Ascensione”, cm 182 x 259 - 1729 circa. Milano collezione Aldo Crespi.

A cura di Manuela Moschin della pagina Facebook e blog www.librarte.eu 

Ciao carissimi, oggi vi invito a immergervi nelle opere di un pittore veneziano che, nel Settecento, fu uno degli artisti maggiormente influenti sul piano innovativo. Mi riferisco ad Antonio Canal detto il Canaletto (Venezia, 1697- Venezia, 1768), che realizzò quello che lo storico dell’arte Roberto Longhi definì “certezza illuministica di verità assoluta”.
Venezia nel Settecento, dal punto di vista artistico, fu un’epoca di rinnovamento. I pittori veneziani venivano richiesti in tutta Europa e fu così che, viaggiando molto, ebbero l’opportunità di sperimentare tecniche e generi nuovi. Canaletto si trasferì dapprima a Roma e poi a Londra, dove ricevette numerose commissioni inglesi attraverso l'amico mecenate e collezionista d'arte Joseph Smith (1682-1770).
Canaletto è noto per essere stato il pittore del vedutismo, ossia un genere pittorico nato nel ‘700, caratterizzato dalla rappresentazione di vedute prospettiche di città e paesaggi, che venivano realizzate mediante precise condizione di luce. Ne conseguiva una raffigurazione piuttosto realistica, simile a una fotografia. I dipinti appaiono come cartoline illustrate. Il suo maestro fu proprio il padre con il quale collaborava nell'allestimento di teatri veneziani, dipingendo scenografie teatrali. L’artista, per realizzare le sue famose vedute, possedeva una tecnica particolare, che applicava avvalendosi della camera ottica o camera oscura. Era uno strumento simile alla macchina fotografica, utilizzato per definire lo spazio e rendere il dipinto qualitativamente realistico e particolareggiato. L'immagine del paesaggio era proiettata su un foglio o direttamente sulla tela e di seguito veniva ricalcata.
Tra i numerosi capolavori eseguiti dall’artista cito il dipinto intitolato“Il Ritorno del bucintoro al Molo, nel giorno dell’Ascensione” . Si tratta di una celebre veduta di Venezia ricca di colori e caratterizzata da una forte dinamicità. La scena sembra balzare fuori dalla tela e le figure si muovono vivacemente in un'atmosfera realista. Osservandola si ha persino l'impressione di aver viaggiato nel tempo. Canaletto nei dipinti rappresentò molto spesso la festa dell’Ascensione, una solennità molto sentita a Venezia. Il Doge, ogni anno, gettava un anello in acqua per rinnovare lo “Sposalizio del Mare”, come simbolo del legame della città con il mare. La rievocazione si svolgeva su una galea a remi, chiamata Bucintoro, che veniva fastosamente impreziosita con decori rossi e bassorilievi ricoperti d'oro. È interessante ammirare i personaggi, che animano la scena, le imbarcazioni in movimento, che creano piccole increspature e riflessi sulla laguna, le due colonne di San Teodoro e San Marco, la ricca decorazione del Palazzo Ducale con i marmi bianchi e rosa, l’imponente Basilica di San Marco, l’altissimo campanile che, assieme ai colori accesi, concorrono a rendere l'opera una magnifica rappresentazione scenografica.

Spero che questa piccola presentazione vi sia piaciuta e vi invito a iscrivervi nel blog www.librarte.eu per essere sempre aggiornati sulla pubblicazione degli articoli.
Vi abbraccio con affetto Manuela.






Pietro Vannucci detto PERUGINO, San Filippo Benizi

Pietro Vannucci detto PERUGINO, San Filippo Benizi (1505-1507) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto raffigura san Filippo Benizi, uno dei sette fondatori dell’ordine dei Servi di Maria, a lungo identificato con san Nicola da Tolentino. Entrata a far parte della collezione grazie alla donazione Torlonia del 1892, l’opera fu attribuita a Perugino da Federico Zeri (1953), che la indicò come parte del complesso altare commissionato per la chiesa della Santissima Annunziata di Firenze. Nel 1546, per rinnovare il polittico, la tavola fu spostata e recisa nella parte inferiore, ma rimase nella chiesa fino allo smontaggio definitivo della struttura, avvenuto nel 1654. La scelta di inserire nella composizione Filippo Benizi – non ancora santo, dato che sarà infatti canonizzato soltanto nel 1671 – faceva parte del più esteso programma di promozione dei beati dell’ordine, avviato dai Serviti a partire dalla seconda metà del Quattrocento. In quest’opera si riconoscono gli aspetti tipici dello stile del pittore umbro: le figure sono caratterizzate da lineamenti delicati, volti regolari, occhi socchiusi e toni nitidi e cristallini, che conferiscono all’intera opera una grande luminosità. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Pietro Vannucci detto Perugino (Città della Pieve 1445 - Fontignano 1523)
Titolo: San Filippo Benizi
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1540 - 1545
Misure (cm.): 79 x 62
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

venerdì 5 giugno 2020

Domenico Beccafumi, Madonna col Bambino e san Giovannino


Domenico Beccafumi, Madonna col Bambino e san Giovannino (1540-1545) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto raffigura una Madonna con il seno scoperto, che sta per allattare il Bambino disteso sulle sue gambe, mentre un piccolo San Giovanni fa capolino in alto a sinistra. Le ridotte dimensioni dell’opera suggeriscono che sia stata realizzata per finalità di devozione privata. In questa piccola tavola, Beccafumi sembra aver riflettuto sulle caratteristiche della pittura di Michelangelo e Leonardo: l’accentuata muscolatura del Bambino e le pennellate sfumate richiamano rispettivamente la lezione dei due maestri fiorentini. L’opera è uno dei pochi capolavori della collezione della famiglia Barberini ancora conservati nel palazzo: acquistata dallo Stato nel 1959, è entrata subito a far parte delle collezioni della Galleria Nazionale d’arte Antica. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Domenico Beccafumi (Montaperti 1486 - Siena 1551)
Titolo: Madonna cl Bambino e san Giovannino
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1540 - 1545
Misure (cm.): 90 x 65
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

giovedì 4 giugno 2020

Piero di Cosimo, Santa Maria Maddalena che legge


Piero di Lorenzo detto PIERO DI COSIMO, Santa Maria Maddalena che legge (1490-1495) - Palazzo Barberini - Roma
Santa Maria Maddalena è riconoscibile dal profilo segnato dall’aureola, dai lunghi capelli e dal vaso di unguenti. Quest’ultimo fa riferimento alla visita della Maddalena e delle pie donne al sepolcro nella mattina di Pasqua: giunte sul luogo per imbalsamare il corpo di Gesù con oli profumati, trovarono il sepolcro vuoto, testimoniando per prime la Resurrezione. I lunghi capelli con cui solitamente viene raffigurata la Maddalena derivano invece da un’erronea interpretazione del Vangelo, che ha portato a confondere la Maddalena con l’ignota prostituta che, pentendosi dei peccati commessi, pianse sui piedi di Gesù e li asciugò con i propri capelli. Nel dipinto di Piero di Cosimo vi sono tuttavia degli elementi che vanno oltre la tradizionale rappresentazione della santa e rimandano invece alla contemporaneità dell’artista: la foggia dell’abito, il libro aperto e la posa della donna, oltre all’architettura che la incornicia, hanno riferimenti diretti con la ritrattistica quattrocentesca. Non è infatti da escludere che il dipinto sia stato commissionato da o per una donna di nome Maddalena, che volle essere ritratta come la santa di cui portava il nome. Degna di nota è la raffinatissima esecuzione dell’opera, che colpisce per qualità della superficie pittorica e definizione dei dettagli. Riguardo questi aspetti, Piero di Cosimo ha inoltre dimostrato di apprezzare e di comprendere fino in fondo i valori formali della pittura fiamminga. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Piero di Lorenzo detto PIERO DI COSIMO (Firenze 1462 - 1522)
Titolo: Santa Maria Maddalena che legge
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1490 - 1495
Misure (cm.): 72 x 53
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

lunedì 1 giugno 2020

Caravaggio, San Francesco in meditazione


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione (1606-1607) - Palazzo Barberini . Roma
In uno scenario tenebroso e arido, San Francesco stringe tra le mani un teschio: sta meditando sulla morte, intesa in termini di redenzione dalla vita terrena. Ogni dettaglio reca il marchio dell’umiltà e della penitenza, come il saio strappato sulla spalla, il tronco spezzato e la croce di legno grezzo, chiaro rimando alla passione di Cristo. Teschio e croce mediano il dialogo intimo e profondo di Francesco col divino, in una variante iconografica molto diffusa in periodo controriformistico. Non a caso il santo, famoso per aver abbracciato un ideale di vita basato sulla povertà, durante uno dei suoi ultimi ritiri in preghiera, avrebbe ricevuto le stimmate, rivivendo i segni fisici della crocifissione. É rappresentato in ginocchio, mostrando solo una parte del volto, illuminato strategicamente tra la guancia destra e le rughe della fronte, e ne intuiamo l’espressione assorta e sofferente. La tela è stata rinvenuta nel 1968 nella chiesa di San Pietro a Carpineto Romano e nel 2000 è stata oggetto di un importante restauro, condotto contemporaneamente a quello di un’altra versione del dipinto, quasi identica, conservata nella chiesa di Santa Maria della Concezione, in via Veneto. Le indagini hanno confermato l’autografia per la tela Barberini e la sua precedenza cronologica, a giudicare dai numerosi pentimenti, tipici non di una copia, ma di una prima redazione. Secondo alcuni studiosi, la data di esecuzione si collocherebbe intorno al 1606, quando Caravaggio, in fuga da Roma dopo l’assassinio di Ranuccio Tommasoni, si rifugia presso i feudi Colonna, vicini a quelli degli Aldobrandini, committenti dell’opera. (dal sito Palazzo Barberini)


Autore: Michelantelo Meridi detto CARAVAGGIO (Milano 1571 - Porto Ercole 1610)
Titolo: San Francesco in meditazione
Supporto: Olio su tela
Anno: 1606 - 1607
Misure (cm.): 123 x 92,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

Paolo Caliari detto IL VERONESE - 6 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Paolo Caliari detto IL VERONESE (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588) Paolo Caliari detto IL VERONESE,  Vision...