mercoledì 31 marzo 2021

Lorenzo Lotto alla Galleria Borghese

#artiebellezzeitaliane

Photo by Massimo Gaudio

Lorenzo Lotto, Madonna col Bambino e i santi Ignazio di Antiochia e Onofrio (1508)


Il dipinto firmato e datato risulta in collezione dal 1613. Nella tavola, con cornice originale, sono evidenti riferimenti a pittori veneti (Giovanni Bellini e Cima da Conegliano) così come forte è la ripresa di Dürer, attivo a Venezia nel 1506. Nulla si conosce sulla provenienza del dipinto, forse eseguito durante il soggiorno a Recanati (1506-08), oppure nel corso di quello romano iniziato alla fine del 1508, quando Lotto è attivo nelle Stanze Vaticane. La presenza dei due religiosi Onofrio e Ignazio di Antiochia è stata avvicinata alle idee riformatrici del tempo, che li proponevano come modelli di imitazione. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Lorenzo Lotto (Venezia 1480 - Loreto 1557)
Titolo: Madonna col Bambino e i santi Ignazio di Antiochia e Onofrio
Datazione: 1508
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 53 x 67
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma


Lorenzo Lotto, Ritratto di Mercurio Bua (1535)

Il personaggio, a lungo ritenuto un autoritratto dell’artista, è raffigurato all’interno di un ambiente chiuso, la cui parete di fondo è interrotta da una finestra aperta su un paesaggio dove si distinguono il profilo di una città e una scena cavalleresca. Il gentiluomo, dalla cui espressione emana un sentimento di struggente malinconia, veste un abito nero sul quale assumono particolare risalto le mani: l’una, recante al mignolo due verette nuziali, è tenuta al fianco; l’altra, ornata al pollice da un anello con uno stemma cruciforme in campo azzurro, si appoggia su una simbolica natura morta composta da un mucchietto di petali di rosa e gelsomini fra i quali spicca un piccolo teschio. Un accurato studio ha permesso di identificare nel personaggio il conte Mercurio Bua, di origine greca, divenuto condottiero della Serenissima e trasferitosi con il suo seguito a Treviso, città della quale è possibile scorgere il profilo sullo sfondo del paesaggio. La rappresentazione di S. Giorgio, raffigurato con il drago nel paesaggio, è legata all’origine greca del condottiero, devoto al Santo cavaliere. La situazione di lutto, richiamata dalle due fedi nuziali, dagli abiti neri e dal copritavolo verde, colore all’epoca adottato in tali circostanze, trova pieno riscontro nelle vicende della sua vita, segnata dalla scomparsa delle sue due mogli e di due figlioli, di cui uno, al quale forse allude il piccolo teschio, generato dalla prima, amatissima consorte e perduto ancora in fasce. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Lorenzo Lotto (Venezia 1480 - Loreto 1557)
Titolo: Ritratto di Mercurio Bua
Datazione: 1535
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 118 x 105
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

lunedì 7 dicembre 2020

Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio alla Galleria Borghese

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Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio, Sacra Conversazione con le sante Barbara e Cristina e due devoti (1510-1520)

Il dipinto è sicuramente rintracciabile negli inventari solo a partire dal fidecommisso del 1833. Il soggetto della tela, comunemente definito ‘Sacra conversazione’, sarà particolarmente gradito alla committenza privata, tanto da avere uno straordinario successo nel secolo XVI. Ai lati della Vergine, assisa su un trono dal basamento scolpito, sono inginocchiati i due committenti del quadro, rispettivamente presentati a sinistra da santa Barbara, identificabile per l’attributo della torre, e a destra da santa Cristina, che reca sotto il braccio la pietra da macina del martirio. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio (Serina 1480 - Venezia 1528)
Titolo: Sacra Conversazione con le sante Barbara e Cristina e due devoti
Datazione: 1510 - 1520
Supporto : olio su tela
Misure (cm): 137,5 x 195,5
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio, Lucrezia (1515)

Il dipinto è documentato come opera del cardinale Scipione Borghese.Il soggetto, che diviene un tema iconografico di grande fortuna nel corso dei secoli XVI e XVII, è tratto dal leggendario episodio della storia romana di cui è protagonista Lucrezia, moglie virtuosa di Collatino. Oltraggiata dal figlio di Tarquinio il Superbo, la nobildonna preferisce uccidersi, causando così l’insurrezione dei Romani e la cacciata dei tiranni. Nell’opera, di cui si conoscono altre versioni, l’artista aggiorna attraverso lo straordinario cromatismo di Tiziano la sua formazione pittorica desunta dai modelli di Bellini e Giorgione. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio (Serina 1480 - Venezia 1528)
Titolo: Lucrezia
Datazione: 1515
Supporto : olio su tavola
Misure (cm): 71,5 x 59
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio, Ritratto di giovane (1510)

Il ritratto, che raffigura un giovane gentiluomo, è l’opera cronologicamente più antica del pittore. Allo stile di Palma sono riferibili il profilo della testa, le tonalità fredde e la bocca dal contorno non precisamente delineato. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio (Serina 1480 - Venezia 1528)
Titolo: Ritratto di giovane
Datazione: 1510
Supporto : olio su tavola
Misure (cm): 31,5 x 23,5
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

venerdì 4 dicembre 2020

Marco Basaiti, Adamo ed Eva alla Galleria Borghese

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Photo by Massimo Gaudio

Marco Basaiti, Adamo (1504)

La tavola è pendant dell’altra con Eva (inv.131). In occasione del riordinamento del 1925, le tavole sono state riferite a un allievo di Bellini, Marco Basaiti: attribuzione in seguito accolta dalla critica. Evidenti sono i richiami all’incisione, ai disegni e ai dipinti raffiguranti i medesimi personaggi eseguiti dal grande artista tedesco Albrecht Dürer prima, durante e subito dopo il secondo soggiorno veneziano (1505-1507). All’incisore tedesco rimandano il bue e i conigli, desunti dal una stampa del 1504: i due animali simboleggiano rispettivamente l’indolenza flemmatica e la sensualità sanguigna, che avrebbero avvinto l’uomo dopo il peccato. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Basaiti Marco (Venezia 1470 ca. - post 1530)
Titolo: Adamo
Datazione: 1504
Supporto : olio su tavola
Misure (cm): 152 x 86
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma


Marco Basaiti, Eva (1504)

La tavola, pendant dell’ Adamo (inv.129), faceva parte della collezione di Scipione Borghese. Alcune lettere frammentarie, riportate nel cartiglio sul tronco accanto alla figura di Eva – oggi non più visibili – hanno indotto a leggervi il nome di “Zambellin”, diminutivo del celebre pittore Giovanni Bellini. Tuttavia, in occasione del riordinamento del 1925, le tavole sono state riferite a un allievo di Bellini, Marco Basaiti: attribuzione in seguito accolta dalla critica. Evidenti i richiami all’incisione, ai disegni e ai dipinti raffiguranti i medesimi personaggi eseguiti dal grande artista tedesco Albrecht Dürer prima, durante e subito dopo il secondo soggiorno veneziano (1505-1507). (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Basaiti Marco (Venezia 1470 ca. - post 1530)
Titolo: Eva
Datazione: 1504
Supporto : olio su tavola
Misure (cm): 152 x 84
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

mercoledì 2 dicembre 2020

Tiziano Vecellio, San Domenico

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Photo by Massimo Gaudio


Tiziano Vecellio, San Domenico (1565)

Questa opera di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576), è esposta nella Sala di Psiche della Galleria Borghese in Roma.
La notizia certa sull'ingresso nella Collezione Borghese del San Domenico, è il suo lascito da parte del cardinale Girolamo Bernerio del 1611 a favore del cardinale Scipione Borghese. Questa opera fa parte dell'ultimo periodo stilistico dell'artista (1565). Nell'olio su tela che misura 97 x 80 cm, Tiziano ha raffigurato il santo che emerge dallo sfondo scuro, ma non nero, dove viene evidenziata la sua figura nel cosueto abito dei frati predicatori formato da una tonaca bianca ed un mantello con cappuccio nero. Un raggio di luce proveniente di lato, oltre l'abito illumina il suo volto e la mano che ha l'indice rivolto verso l'alto.

Tiziano Vecellio, Cristo flegellato


Tiziano Vecellio, Cristo flegellato (1560)

Questa opera di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576), è esposta nella Sala di Psiche della Galleria Borghese in Roma.
Il Cristo flagellato risale all'ultimo periodo artistico di Tiziano (1560). Nell'olio su tela che misura 87 x 62,5 cm, l'artista enfatizza la drammaticità espressiva del Cristo legato alla colonna con toni scuri ed in alcuni punti i tratti risultano poco delineati. La luce che corre su parte del corpo martoriato e sofferente tanto da preannunciare l'inevitabile epilogo, porta lo sguardo sul volto che risalta sullo sfondo scuro in modo chiaro e ben definito rispetto al resto del dipinto, dove lo sguardo è rivolto verso l'alto come volesse comunicare con colui che lo avrebbe accolto a breve. 
Com'è successo per le altre opere di Tiziano esposte nella Sala, anche di questa non si hanno notizie certe del suo ingresso all'interno della Collezione, di sicuro è citato nell'invertario del cardinale Scipione Borghese del 1615-1630.

Giovanni Bellini, Madonna col Bambino


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Photo by Massimo Gaudio


Giovanni Bellini, Madonna col Bambino (1510 ca.)

La tavola, firmata sul cartiglio, è databile al 1510 circa, cioè nell’ultima fase dell’attività di Bellini, scomparso nel 1516. La totale paternità dell’artista è data poi dalla particolare relazione, compositiva e simbolica, che si crea tra i due personaggi in primo piano e lo sfondo. Quest’ultimo è costituito dalla cortina posta alle spalle della Vergine, tenuta aperta sul paesaggio caratterizzato in lontananza da montagne, da colline con castelli e da un sentiero percorso da due viandanti che termina, fisicamente e idealmente, nel punto dove si erge un pioppo tremulo, prossimo alla Madonna e al Bambino. Il pioppo è un noto simbolo della Passione di Cristo che, preannunciata anche dalle espressioni tristemente pensose della Vergine e del Bambino, conferisce a questo quadro di devozione privata un chiaro significato salvifico. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)

Autore: Giovanni Bellini
Titolo: Madonna con Bambino
Datazione: 1510 ca.
Supporto : olio su tavola
Misure (cm): 49,5 x 40,5
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

venerdì 30 ottobre 2020

Paolo Caliari detto Paolo Veronese alla Galleria Borghese

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Photo by Massimo Gaudio


Paolo Caliari detto VERONESE, La predica del Battista (1562)

Come il dipinto raffigurante la Predica di S. Antonio da Padova (inv.101 ), la tela venne inviata nel 1607 come dono del patriarca di Aquileia al cardinale Scipione Borghese. La composizione della tela si mostra estremamente innovativa, sia per la figura del Battista – posto significativamente al centro della composizione – sia per il taglio prospettico articolato su tre piani successivi. L’effetto ‘in controluce’ sulla figura del predicatore evidenzia la tecnica del ‘cromatismo’ veronesiano, espressa dalla novità delle ‘ombre colorate’, ottenute mediante l’accostamento di colori puri e i contrasti tra tinte calde e fredde, secondo un principio individuato da Leonardo e ripreso dalla pittura moderna. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)



Paolo Caliari detto VERONESE,  La predica di Sant'Antonio da padova(1580)


Anche questo dipinto, come la Predica del Battista (inv.137), giunge in Collezione nel 1607 come dono da parte del patriarca di Aquileia, Francesco Barbaro. Il quadro Borghese si differenzia da altri dipinti del Veronese per una maggiore semplicità nella composizione, dominata dai toni bruni dell’atmosfera quasi opprimente, interrotta dal verde plumbeo del cielo e dal manto rosso del personaggio orientale raffigurato di spalle in primo piano. Al centro il Santo è descritto in atteggiamento vivacemente oratorio, mentre addita agli astanti increduli i pesci guizzanti accorsi ad ascoltarlo. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)














 

Paolo Caliari detto IL VERONESE - 6 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Paolo Caliari detto IL VERONESE (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588) Paolo Caliari detto IL VERONESE,  Vision...