Jacopo Robusti detto TINTORETTO, Giuditta e Oloferne

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid Proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid, in questi giorni si trova presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini e vi rimarrà fino al 27 marzo 2022 nell'ambito della mostra Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta .  Realizzato dal Tintoretto e dalla sua bottega, si caratterizza per la scelta di una composizione ampia, che permette l'inserimento di un gran numero di tettagli. La scena della storia biblica non si è ancora conlusa: l'elegante Giuditta compie il gesto di nascondere con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la sua ancella non ha ancora terminato di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della bisaccia. Tintoretto inserisce all'interno del dipinto molti particolari con l'intento di coinvolgere l'osservato

Paolo Caliari detto Paolo Veronese alla Galleria Borghese

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Photo by Massimo Gaudio


Paolo Caliari detto VERONESE, La predica del Battista (1562)

Come il dipinto raffigurante la Predica di S. Antonio da Padova (inv.101 ), la tela venne inviata nel 1607 come dono del patriarca di Aquileia al cardinale Scipione Borghese. La composizione della tela si mostra estremamente innovativa, sia per la figura del Battista – posto significativamente al centro della composizione – sia per il taglio prospettico articolato su tre piani successivi. L’effetto ‘in controluce’ sulla figura del predicatore evidenzia la tecnica del ‘cromatismo’ veronesiano, espressa dalla novità delle ‘ombre colorate’, ottenute mediante l’accostamento di colori puri e i contrasti tra tinte calde e fredde, secondo un principio individuato da Leonardo e ripreso dalla pittura moderna. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)



Paolo Caliari detto VERONESE,  La predica di Sant'Antonio da padova(1580)


Anche questo dipinto, come la Predica del Battista (inv.137), giunge in Collezione nel 1607 come dono da parte del patriarca di Aquileia, Francesco Barbaro. Il quadro Borghese si differenzia da altri dipinti del Veronese per una maggiore semplicità nella composizione, dominata dai toni bruni dell’atmosfera quasi opprimente, interrotta dal verde plumbeo del cielo e dal manto rosso del personaggio orientale raffigurato di spalle in primo piano. Al centro il Santo è descritto in atteggiamento vivacemente oratorio, mentre addita agli astanti increduli i pesci guizzanti accorsi ad ascoltarlo. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)














 

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