mercoledì 25 maggio 2022

LORENZO LOTTO, MATRIMONIO MIOSTICO DI SANTA CATERINA CON I SANTI GIROLAMO, GIORGIO, SEBASTIANO, ANTONIO ABATE E NICOLA DI BARI

© Photo by Massimo Gaudio

Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari (1524), Olio su tela, cm. 98 x 115

Nella sala 13 al primo piano di Palazzo Barberini trova spazio soltanto un'opera pittorica esposta ed è quella dall'artista veneziano Lorenzo Lotto dal titolo Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari realizzata nel 1524 su commissione dei novelli sposi Marsilio e Faustina Cassotti per essere collocata nella loro camera.
Le nozze sono presiedute da Maria che guardando verso lo spettatore, indica le due strade per il Signore: quella faticosa intrapresa da san Girolamo e quella di amorevole carità di santa Caterina; il Bambino nell'offrire una rosa alla santa ricorda che la passione per Cristo non è senza spine.
Questo dipinto, oltre ad avere un forte significato religioso ha un risvolto meno nobile dettato da un aspetto più venale, infatti seguendo un calcolo per definire il costo, l'artista stabilì che per la sua realizzazione ci volevano 10 ducati per santa Caterina, 8 ducati per san Girolamo e ben 15 ducati per la Madonna e il Bambino.


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 17 maggio 2022

PEDRO FERNANDEZ DA MURCIA, LA VISIONE DEL BEATO AMEDEO MENEZ DE SYLVA (1513-1514)

 © Photo by Massimo Gaudio

Pedro Fernandez da Murcia, La visione del beato Amedeo Menez de Sylva (1513-1514) Olio su tavola, cm. 277 x 320


Palazzo Barberini in Roma nelle scorse settimane ha riaperto dopo un nuovo allestimento, undici sale espositive del piano terra che raccolgono opere che vanno dal Medioevo fino agli inizi del '500. Una di queste, la sala 8 per la precisione, ne contiene soltanto due tra le quali una è di grandi dimensioni. L'opera è dello spagnolo Pedro Fernandez da Murcia (Murcia 1480 ca. - dopo 1521) dal titolo La visione del beato Amedeo Menez de Sylva realizzato tra il 1513 e il 1514.
Dalla natia Spagna l'artista si trasferì in Italia ed ebbe i suoi primi contatti stretti con la cultura lombarda tanto che le sue opere in un primo tempo venivano scambiate per quelle di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino e da qui gli venne dato l'appellativo di Pseudo-Bramantino. Fernandez viaggiò molto in Italia, passando anche per Roma e soprattutto a Napoli.
Nella rappresentazione pittorica, risalta al centro la figura dell'Arcangelo Gabriele intento a indicare al frate francescano la corte celeste dove al centro seduti nella parte più alta si trovano la Vergine e Gesù attorniati da una schiera di sette angeli. Sotto di loro sono rappresentati i personaggi dell'Antico Testamento nella parte di destra, quelli del Nuovo Testamento in quella di sinistra e tra loro si trovano seduti san Giuseppe e san Giovanni Battista. Il frate in ginocchio e orante, è il beato Amedeo Menez da Sylva originario della penisola Iberica. Fu il fondatore della congregazione degli Amadeiti, molto più rigida rispetto ai canoni francescani. Pare che le visioni del teologo siano avvenute sul Gianicolo a Roma in quella che era la roccaforte della congregazione nella chiesa di san Pietro in Montorio.




La Sala 8

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

sabato 23 aprile 2022

I mosaici delle Collezioni Capitoline - Centrale Montemartini

© Photo by Massimo Gaudio

Emblema policromo con leone e amorini (I sec. d.C.) - Centrale Montemartini

I Musei Capitolini hanno la capacità di avere a disposizione una grande quantità di opere provenienti dall'antica Roma, come ad esempio manufatti, statue sia marmoree sia bronzee e una importante collezione di mosaici oggi visibile grazie ai ritrovamenti durante la creazione di infrastrutture nella Città di Roma verso la fine dell'Ottocento adatte per il ruolo che la Città avrebbe avuto come Capitale d'Italia.
Alla Centrale Montemartini sulla via Ostiense, che è parte integrante dei Musei Capitolini, fino al 15 giugno 2022 sarà possibile ammirare una serie di mosaici dell'antica Roma del periodo che va dal I sec.a.C. fino al IV sec. d.C.
Molte delle opere presenti nelle varie sale provengono dall'Antiquarium, altri dai Musei Capitolini ed altri ancora non si sono mossi dalla Centrale perché sono parte integrante dell'esposizione permanente del Museo che, oltre a quelli presenti nella mostra, ne ha esposti degli altri al piano superiore. Oltre al tema principe della mostra, è possibile ammirare manufatti, statue affreschi che costituivano l'arredo degli edifici di quei tempi. L’esposizione si articola in quattro sezioni tematiche, all’interno delle quali il percorso segue un ordine cronologico.

Nella prima sezione viene introdotta l'arte del mosaico presso i romani attraverso il racconto sulla storia e la raffinata tecnica che si è evoluta nel corso dei secoli, che prevedeva l'uso di marmi preziosi, di basalto e di porfido rosso, utili per un efficace contrasto cromatico.

Cornice con mosaico parietale con conchilgie (metà del I sec. d.C.) - Antiquarium

Mosaico policromo con motivo a nastro ondulato (III sec. d.C.) - Antiquarium

Mosaico policromo con Oreste e Ifigenia (fine II-inizio III d.C.) - Musei Capitolini

Mosaico policromo pavimentale con motivo a scacchiera (117-138 d.C.) - Antiquarium

Mosaico policromo pavimentale con trama di sinusoidi (fine II-inizio III d.C.) - Antiquarium


Nella seconda sezione viene messo in risalto lo spaccato della società romana in un ampio periodo compreso tra il I secolo a.C. e il IV d.C. attraverso i ritrovamenti nelle dimore di lusso, come quella rinvenuta durante la costruzione di via Nazionale nei pressi del Colle del Quirinale appartenuta ad un ricco commerciante di nome Claudius Claudianus della cui domus è esposta un'architrave con il suo nome scolpito. Si pensa che commerciasse grano dall'Egitto grazie anche al bellissimo mosaico (che si trova sotto l'architrave) dove si vede una nave nel porto di Alessandria d'Egitto riconoscibile dal suo faro, una delle sette meraviglie del mondo. Oltre a questi splendidi reperti, sono in mostra opere ornamentali, affreschi staccati, statue, mosaici pavimentali e policromi, a conferma del lusso all'interno delle antiche dimore.


Architrave con iscrizione (fine del I-Inizio del II sec. d.C.) - Parco Archeologico del Celio

Mosaico policromo parietale con nave e faro (Fine del I-inizio del II sec. d.C.) - Parco Archeologico del Celio

Mosaico con scena nilotica (seconda metà del I sec. a.C.) - Centrale Montemartini

Mosaico policromo a cassettoni (metà del I sec. a.C.) - Antiquarium

Mosaici policromi con fondale marino (primo quarto del I sec. a.C.) e  Mosaico con bordura a girali di acanto e animali (fine II-inizio I sec. a.C.) - Centrale Montemartini

La terza sezione è dedicata al sacro attraverso alcuni reperti provenienti dalla basilica Hilariana rinvenuta tra il 1889 ed il 1890 durante la costruzione dell'ospedale militare del Celio che si trova appunto sull'omonimo Colle. In quella fase fu tutto documentato ed uno di quei disegni si trova in questo articolo dove è raffigurata la pianta della basilica, fatta costruire da Manius Poblicius Hilarius che era un ricco mercante di perle. Della basilica che prende il nome dal suo benefattore, nella sala sono visibili il suo ritratto, la base della sua statua e parte della pavimentazione. Da notare che i mosaici arrivati fino a noi sono in spledido stato di conservazione e si distinguono uno dall'altro ma che poi hanno uno scopo benaugurante; la prima è una iscrizione che recita “A chi entra qui, e alla Basilica Hilariana, siano gli dèi propizi”, mentre nell'altro è raffigurato il malocchio (un occhio trafitto da una lancia con sopra una civetta) accerchiato principalmente da animali che lo tengono a bada.

Mosaico bianco e nero con scene di malocchio (metà del II sec. d.C.) - Antiquarium

Testa ritratto di M(anius) Poblicius Hilarius (130-170 d.C.) - Antiquarium

Basilica Hilariana, sezione e pianta (1890), Acquarello su carta - Archivio storico

La quarta ed ultima sezione della mostra, è dedicata ai mosaici degli edifici funerari delle necropoli rinvenuti durante gli scavi in varie aree suburbane della città. Tra tutti spicca il mosaico ottagonale con pavoni rinvenuto durante gli scavi per l'abbassamento di una via nei pressi di porta san Sebastiano. Questo mosaico che raffigura due pavoni, simbolo della rinascita, si trovava al centro della pavimentazione di una stanza del mausoleo di una ricca famiglia romana.

Mosaico policromo ottagonale con pavoni (II sec. d.C.) - Antiquarium

Mosaico bianco e nero con Erma di Dioniso (inizio III sec. d.C.) - Antiquarium

domenica 3 aprile 2022

PIETRO DA CORTONA, RITRATTO DEL CARDINALE GIULIO MAZZARINO (1644 ca)

 © Photo by Massimo Gaudio

Pietro da Cortona, Ritratto del cardinale Giulio Mazzarino (1644 ca.)

All'interno di una mostra alla Galleria Corsini di qualche anno fa dedicata a Plautilla Bricci, è stato esposto il dipinto "Ritratto del cardinale Giulio Mazzarino" realizzato da Pietro da Cortona nel 1644, per celebrare l'ascesa alla porpora del "Cardinale di Francia" avvenuta a distanza nel dicembre del 1641 (perchè Mazzarino si trovava in Francia) per volere di papa Urbano VIII Barberini. L'artista, che con questa opera rappresenta l'espressione ritrattistica romana di età barocca, aveva già lavorato presso la famiglia Barberini all'abbellimento del loro palazzo. Fu individuato probabilmente dall'abate Elpidio Benedetti, fedele servitore del cardinale, che per lui sbrigò ogni negozio: dai vini pregiati italiani fino ad arrivare alle faccende politiche e diplomatiche. Il collegamento tra questo ritratto e la mostra è la collaborazione che avrebbe avuto luogo tra Pietro da Cortona e Plautilla Bricci vent'anni più tardi in occasione delle pitture della Villa Benedetta fuori Porta San Pancrazio, alle pendici del Gianicolo, paragonata nel settecento a un vascello sopra uno scoglio, della quale la Bricci era l'architettrice.





Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

domenica 27 marzo 2022

Una statua di Canova e la sbalorditiva scoperta

Antonio Canova "Maddalena giacente" 1819-1822, marmo.

A cura di Manuela Moschin della pagina Facebook https://www.facebook.com/librarte.blog e blog www.librarte.eu

Il sensazionale ritrovamento di un’opera di Antonio Canova ha destato in questi giorni lo stupore generale. La storia ebbe inizio nel 1959, quando si ebbero perse le tracce della meravigliosa statua neoclassica della Maddalena giacente, il cui gesso è conservato nel Museo Gypsotheca di Possagno in provincia di Treviso. Una coppia di inglesi, ignari che fosse un’opera canoviana, vent’anni fa l’acquistarono per il loro giardino pagando 5.200 sterline (6 mila euro). Maddalena in stato di estasi fu commissionata nel 1819 da Robert Banks Jenkinson, Lord Liverpool, primo ministro inglese dal 1812 al 1827. Dopo varie peripezie, nel 2002 fu venduta in un’asta di statue, dove venne comprata dai due inglesi a un prezzo irrisorio. Mario Guderzo, che è stato il direttore della Fondazione Canova - Museo e Gypsoteca Canova ha affermato:
“È un miracolo che l’eccezionale capolavoro di Antonio Canova, a lungo perduto, la Maddalena giacente sia stato ritrovato 200 anni dopo il suo completamento. Quest’opera è stata cercata dagli studiosi per decenni, quindi la scoperta è di fondamentale importanza per la storia del collezionismo e la storia dell’arte. Testimonia l’intenso processo creativo dell’opera dello scultore italiano che fu un testimone fondamentale del suo tempo: fedele a Papa Pio VII, ricercato da Napoleone, amato dal sovrano inglese Giorgio IV, stimato dal mondo del collezionismo europeo e di importanza critica per la restituzione delle opere d’arte sequestrate sotto Napoleone. La riscoperta della ‘Maddalena giacente’ porta a conclusione una storia molto particolare degna di un romanzo, di un marmo di significativo valore storico e di grande bellezza estetica prodotto da Canova negli ultimi anni della sua attività artistica”.
La riscoperta storica è stata annunciata dalla casa d’aste inglese Christiès, che offrirà la “Maddalena giacente” il prossimo 7 luglio a Londra con una stima di partenza di 5-8 milioni di sterline, vale a dire 6-9,5 milioni di euro.
Antonio Canova "Maddalena giacente" Gesso conservato nella Gypsotheca di Possagno (Treviso)


mercoledì 2 marzo 2022

L'Alzaia di Telemaco Signorini

                                           Telemaco Signorini "L'Alzaia" 1864, olio su tela, cm 54x173,2. Collezione privata.
A cura di Manuela Moschin del blog e pagina Facebook LibrArte.eu
Telemaco Signorini (Firenze, 1835-1901) è il pittore macchiaiolo che dipinse nel 1864 “L’Alzaia”, dove raffigurò cinque braccianti che procedono a fatica, trascinando un’imbarcazione lungo la sponda del fiume. Si tratta di una denuncia sociale contro lo sfruttamento dei lavoratori da parte della borghesia. Con gli abiti sciupati e la testa china, appaiono stremati per lo sforzo che stanno compiendo. I poveri uomini sono degli alzaioli, addetti all'alzaia, in cui avevano il compito di tirare la fune. Sul lato sinistro un signore con una bambina dell’alta società creano un contrasto penoso. I colori dello sfondo sono chiari e luminosi, mentre i vestiti presentano tonalità cupe. Signorini nel 1892 descrisse l’opera in questo modo al presidente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze:
“Nel 1864 feci un quadro dei miei più grandi con molte figure quasi al vero che tirano una barca contro la corrente dell’Arno, L’Alzaia”.

Il Ritratto di Hena Rigotti di Felice Casorati

Felice Casorati “Ritratto di Hena Rigotti”, 1924, Tempera su tavola, cm 60x77. Galleria d’Arte Moderna, Torino.
Felice Casorati “Ritratto di Hena Rigotti”, 1924, Tempera su tavola, cm 60x77. Galleria d’Arte Moderna, Torino.

A cura di Manuela Moschin del blog LibrArte.euIl 1 marzo del 1963 morì il pittore Felice Casorati, (Novara, 1883 - Torino, 1963) i cui temi trattati nelle opere riguardano soprattutto la figura umana, scene di vita quotidiana e il nudo femminile. Nel “Ritratto di Hena Rigotti” la donna appare con il busto orientato verso sinistra, in cui nella parte bassa, sul lato sinistro, si trova una ciotola di frutta, dove i colori sono brillanti e lucidi. In generale la composizione è nitida e precisa. Vi è un netto contrasto tra l’abito nero della protagonista e la tinta chiara della tovaglia. Lei emerge assorta nei suoi pensieri, tendenzialmente con un'espressione che oscilla tra il sereno e il malinconico. Casorati fu uno degli artisti rappresentanti del cosiddetto “Realismo magico”, una corrente pittorica sorta nella prima metà del ‘900, in cui si manifestò la necessità di ritornare all’ordine a seguito delle angosce causate dalla guerra. Vi fu il desiderio di cercare la classicità, raffigurando scenari immobili e silenziosi, immersi in una dimensione misteriosa. L’opera fu esposta nella sala dedicata a Casorati presso la XIV Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1924. L’opera è conservata nella Galleria d’Arte Moderna di Torino.

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Valentin de Boulogne - 11 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Jean Valentin detto VALENTIN DE BOULOGNE  (Coulommiers, 3 gennaio 1591 – Roma, 19 agosto 1632) Valentin de Boulog...