venerdì 19 luglio 2024

GIOVANNI PAOLO PANINI, CAPRICCIO ROMANO (1734)

 © Photo by Massimo Gaudio

Giovanni Paolo Pannini, Capriccio con i più celebri monumenti e sculture dell'antichità di Roma (1734)

Nel museo di Palazzo Barberini a Roma si trova la sala dedicata alla veduta romana. Ci sono molti dipinti del pittore olandese Gaspar Van Wittel celebre per i suoi paesaggi romani conosciuto con il nome italianizzato Gaspare Vanvitelli. Nella sala c'è soltanto un dipinto non suo ed è stato eseguito dal pittore piacentino Giovanni Paolo Pannini (1691-1765) che si intitola Capriccio con i più celebri monumenti e sculture dell'antichtà di Roma del 1734. L'olio su tela che misura 98 x 135 cm, racchiude attraverso un fantasioso gioco architettonico di cui il pittore era un affermato interprete, vari monumenti e sculture dell'antichità romana. Si notano tra il Pantheon, il Tempio di Vesta, quello di Minerva e di Marte, la Colonna Antonina, la statua equestre di Marco Aurelio esposta ai Musei Capitolini insieme al Leone che azzanna il Cavallo e il Vaso Medici esposto agli Uffizi. Nel dipinto sono inoltre raffigurate alcune figure che conversano ai loro piedi con accanto bassorilievi e colonne.








Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 18 luglio 2024

LA PRIMAVERA DI CHINI AL MUSEO BONCOMPAGNI-LUDOVISI

© Photo by Massimo Gaudio

Galileo Chini, La Primavera che perennemente si rinnova (1914)

Nel Museo Boncompagni-Ludovisi per le arti decorative, il costume e la moda del XIX e XX secolo di Roma, si può ammirare un dipinto del pittore e scultore fiorentino Galileo Chini (Firenze 1873 - 1956) eseguito per la biennale di Venezia nel 1914. L’opera si intitola La Primavera che perennemente si rinnova. Nella stessa stanza, sono esposti sulle pareti altri pannelli che fanno sempre parte della Primavera. Sempre nella stessa stanza è stata esposta un’altra opera d’arte però di genere diverso, ma comunque di grande bellezza. Si tratta di un abito da sera dello stilista Valentino della collezione Autunno-Inverno 1992. Galileo Chini per la creazione della sua opera, è stato sicuramente influenzato dallo stile di Klimt, stile ripreso dallo stilista per le applicazioni sull'abito. Penso che la scelta di metterli vicini non sia stata soltanto casuale, perché si ha la sensazione che l’abito entri a far parte del dipinto.




Vi ringrazio.

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Massimo

martedì 16 luglio 2024

TRITTICI E POLITTICO ALLA GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA IN ROMA

  © Photo by Massimo Gaudio

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Grande, è anche bello? Nei musei sono esposte opere di varie forme e grandezze. Personalmente ritengo che le dimensioni non influiscono sulla bellezza di un'opera, alcune volte però le grandi dimensioni di un dipinto permettono di vedere meglio i dettagli che l'artista ha voluto inserire nell'opera, oppure di capire meglio la tecnica usata. Nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea in Roma, ci sono molte sale espositive di grandi dimensioni, che permettono di poter esporre opere che richiedono grandi pareti. Tra le tante tele presenti ne ho scelte tre e a ognuna di esse sarà presente una foto con delle persone vicino per dare il senso della grandezza, perché vedendo un'opera sul PC o sullo smartphone non sempre si ha la percezione delle dimensioni, anche quando si sanno le misure.

Giuseppe De Nittis, Le corse al Bois de Boulogne (1881)




Autore: Giuseppe De Nittis (Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884)
Titolo: Le corse al Bois de Boulogne
Datazione: 1881
Supporto : Pastello su tela
Misure (cm): 200 x 395
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Luogo: Roma

Giacomo Balla, Villa Borghese- Parco dei daini (1910)



Autore: Giacomo Balla (Torino 1871 - Roma 1958)
Titolo: Villa Borghese- Parco dei daini
Datazione: 1910
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): -
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Luogo: Roma

Gaetano Previati, La caduta degli ancgeli (1913 ca)


Autore: Gaetano Previati (Ferrara 1852 - Lavagna 1920)
Titolo: La caduta degli angeli
Datazione: 1913
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): -
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Luogo: Roma

Vi ringrazio.

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Massimo

domenica 14 luglio 2024

IL MOAI DI VITORCHIANO

 © Photo by Massimo Gaudio

Il Moai di Vitorchiano

Quando si pensa a un MOAI subito il pensiero viaggia verso l'Isola di Pasqua, quindi vedendo le fotografie di questo articolo si potrebbe pensare a una statua creata per un parco giochi a tema. Invece no.
Ci troviamo a Vitorchiano, uno dei borghi più belli d'Italia a pochi chilometri da Viterbo. Nella collina di fronte alla cittadina dove c'è un belvedere da dove si può ammirare il borgo in tutta la sua bellezza, è stato collocato un vero e proprio MOAI. Si tratta di una gigantesca statua in peperino, alta sei metri, che riproduce i monoliti antropomorfi dell’Isola di Pasqua o Rapa Nui chiamati appunto MOAI.
Nel 1990 venne fatta arrivare da Rapa Nui la famiglia Atan composta da 19 persone che con la forza delle proprie braccia costruì un originale Moai identico a quelli di Rapa Nui utilizzando le stesse tecniche di realizzazione con asce e pietre, facendola diventare l'unico esemplare in pietra di dimensioni originali fuori dall'Isola di Pasqua.
Si è giunti alla sua realizzazione grazie alla trasmissione RAI "Alla ricerca dell'Arca" del giornalista Mino d'Amato che con lo scopo di promuovere il restauro dei Moai sull'isola. Venne individuato Vitorchiano il luogo adatto per la sua realizzazione, grazie anche alle cave di peperino, pietra di origine vulcanica simile alla pietra con cui sono stati realizzati i Moai.
Il monolite scolpito dagli Atan, presenta il volto squadrato, allungato e con lunghe orecchie ben definite. Il busto è appena scolpito e si notano le lunghe braccia aderenti al corpo che arrivano fin dove iniziano le grandi mani anch'esse aderenti all'addome con lunghe dita affusolate e dai grandi pollici che arrivano quasi a toccare il grande ombelico che pare toccandolo porti fortuna. Il copricapo è composto da due blocchi di Peperino più scuro rispetto al busto che si chiama Pukapo.
In sintesi è a tutti gli effetti una riproduzione fedele degli originali presenti sull'Isola di Pasqua.

Il Moai e sullo sfondo il borgo di Vitorchiano







Vi ringrazio.

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Massimo

venerdì 12 luglio 2024

IL MISTERO DELLA SALA 22 DI PALAZZO BARBERINI

  © Photo by Massimo Gaudio

Annibale (o Lodovico) Carracci, Tabernacolo portatile con la Pietà, scene di santi e martiri (1603)



La sala 22 delle Gallerie Nazionali d'Arte Antica - Palazzo Barberini in Roma è bellissima ed è ricca di marmi e decorazioni che dalle pareti salgono su fino alla volta. Non conosco la sua destinazione iniziale, ma le decorazioni non hanno riferimenti religiosi quindi non credo che fosse una cappella privata. La sala è dedicata a una sola singola opera esposta all'interno di una teca che la protegge. L'opera è di un pittore bolognese della famiglia Carracci che si intitola Tabernacolo portatile con la Pietà, scene di santi e martiri realizzata intorno al 1603 ed è un olio su tavola, rame, ebano e oro che misura cm 43,8 x 31,2 chiuso.
La descrizione del museo dell'opera recita così: 
    "L’altarolo, prezioso oggetto di devozione privata, ha una forma a trittico, con le ante laterali richiudibili e dipinte su entrambi i lati. Nello scomparto centrale è raffigurata una scena di Compianto, con i personaggi disposti a ventaglio: in piedi, ammantata di rosso, la Maddalena, alla quale segue Giovanni, chinatosi a sorreggere Maria, ormai priva di sensi; infine, il corpo di Gesù, armonioso seppur esanime, la cui forma serpentinata è ricorrente nelle numerose Pietà dipinte da Annibale Carracci. Il pathos è intenso: Maria non è seduta, come di consueto, ma distesa guancia a guancia accanto al figlio. Gli angioletti, tristi e inconsolabili, esprimono al fedele tutta la sofferenza della scena: uno di loro indica la corona di spine, per sollecitare la meditazione sulla Passione di Gesù. Negli scomparti laterali interni, si trovano santa Cecilia (a sinistra, con iscrizione ANGELO.AMATORE(?) BEATISSIMA VIRGO), sant’Ermenegildo (a destra, corredato dalla frase REX REGEM REGUM COLUIT); in basso, scene del loro martirio. Sulle facce esterne, invece, san Michele Arcangelo e l’angelo custode, sormontati rispettivamente da Cristo e Dio Padre. L’altarolo venne commissionato dal cardinale Odoardo Farnese, che con le grandi imprese decorative di Palazzo Farnese, prime fra tutte la Galleria, aveva inaugurato la fortuna della scuola bolognese a Roma."
Fin qui tutto normale, il museo quindi afferma che l'opera è di Annibale Carracci, soltanto che, avendo ora la possibilità di vedere anche il retro (nella vecchia collocazione in un'altra sala non era possibile), mi sono accorto che nelle etichette applicate nella parte posteriore dell'opera non risulta Annibale come autore, bensì il fratello Ludovico.
Chissà chi è il Carracci autore dell'opera Annibale oppure Ludovico?








Autore: Annibale o Ludovico Carracci 
Titolo: Tabernacolo portatile con la Pietà, scene di santi e martiri
Supporto: Olio su tavola e rame, ebano, oro
Anno: 1603
Misure (cm.): 43,8 x 31,2 (chiuso)
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 11 luglio 2024

JOHANN WENZEL PETER, ADAMO ED EVA NEL PARADISO TERRESTRE (1800-1829)

 © Photo by Massimo Gaudio


Johann Wenzel Peter, Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre

Alla fine del percorso all'interno della Pinacoteca dei Musei Vaticani, sono esposti alcuni dipinti del pittore austriaco Johann Wenzel Peter attivo tra il '700 e '800. Nato nella città di Karlsbad l'8 settembre del 1745, egli divenne medaglista presso la corte imperiale di Vienna, questo gli valse una certa esperienza nel ritrarre soggetti in modo minuzioso e una volta arrivato a Roma grazie all'ambasciatore austriaco presso la Santa Sede, si mise a studiare pittura. Divenne un bravissimo anatomista tanto da diventare egli stesso nel 1812 professore presso l'Accademia di San Luca. Morì a Roma il 28 dicembre del 1829.
Nella pinacoteca tra quadri di Zebre, Tigri e Leoni si trova un dipinto di grandi dimensioni (336 x 247 cm) intitolato Adamo ed Eva nel paradiso terrestre. L'anno della sua morte è essenziale per poter datare l'opera perché non c'è una data certa, infatti, il periodo va dall'inizio dell'Ottocento fino al 1829. Oltre ai due personaggi biblici, sono raffigurati circa duecento animali provenienti da tutto il mondo i quali sono stati riprodotti con molta fedeltà quindi l'artista era un grande conoscitore del mondo animale. Ho voluto inserire in questo post un suo autoritratto del 1813. Penso sia interessante conoscere l'artista oltre che per i lavori svolti, anche per il proprio aspetto.




Johann Wenzel Peter, Autoritratto (1813)

Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 8 luglio 2024

MARCO BENEFIAL E IL SETTECENTO ROMANO A PALAZZO BARBERINI

 © Photo by Massimo Gaudio

Sala Roma 1670-1750 - Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma

La scena delle arti figurative a Roma a cavallo tra il '600 e '700, è caratterizzata da svariati modi di intendere l'arte. Lo stile barocco portato avanti da Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680), pian piano lasciano spazio ai nuovi stili proposti da vari artisti del momento. Dalla primavera scorsa, alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, sono state aperte al primo piano, dieci nuove sale espositive. In una di queste si trovano svariate opere di artisti che, anche se non nati a Roma, vi hanno vissuto e lavorato portando avanti a testa alta l'Arte italiana, tra cui Marco Benefial (Roma 1684 - 1764). In questo articolo, troverete tutte le opere dell'artista romano presenti nella sala. Ho inserito inoltre altre due opere dell'artista che in passato ho avuto il modo di ammirare mentre erano presenti nelle sale espositive del secondo piano e che credo si trovino ora nei depositi del museo.

Marco Benefial, Ritratto della famiglia Quarantotti (la famiglia del Missionario) (1756)
Nel dipinto di grandi dimensioni posto sulla parete di fronte rispetto all'ingresso nella sala, l'artista ha ritratto la famiglia Quarantotti attorno al giovane chierico Giovan Battista mentre si accinge in esercizio oratorio con la croce in una mano e l'indice verso il cielo. È curioso notare il vestiario esotico per l'epoca indossato dai partecipanti alla scena i quali sembrano però che siano più affascinati dalla presenza del pittore che dal sermone.
Ritratto della famiglia Quarantotti, Olio su tela 245x335cm. del 1756

Marco Benefial, Piramo e Tisbe (1735/1740)

Nel dipinto, Marco Benefial racconta l'ultimo atto di una storia d'amore raccontata da Ovidio. Tisbe e Piramo non riescono a incontrarsi di persona perché ostacolati dalle rispettive famiglie, quindi decidono di incontrarsi in un luogo prestabilito in corrispondenza di un albero di gelso. La prima ad arrivare è Tisbe che poco dopo nota una leonessa con la faccia sporca di sangue che si avvicina a una fonte per dissetarsi. Lei per paura scappa via ma le cade un velo in terra. La leonessa dopo essersi dissetata vede il velo e lo straccia con le fauci ancora insanguinate e poi se ne va. Piramo che arriva in un secondo momento, vede il velo strappato e insanguinato, lo riconosce e pensando che la sua amata fosse rimasta vittima della belva, prende il suo pugnale e si trafigge. Poco dopo arriva Tisbe e visto il corpo dell'amato in terra esanime, prende lo stesso pugnale e si trafigge per seguire la sua stessa sorte. Nella scena raccontata attraverso il pennello del pittore, si vede proprio l'ultima scena appena raccontata, aggiungendo due amorini che appaiono come veri macchinatori della scena. Quello in basso alza il velo che ha tratto in inganno Piramo, mentre l'altro seduto su un ramo del gelso, simbolicamente spegne la fiamma che simboleggia la vita dei due amanti.
Piramo e Tisbe, Olio su tela 218 x 135cm del 1735/1740

Marco Benefial, Ercole e Onfale (1735/1740)

Come Piramo e Tisbe, anche il dipinto di Ercole e Onfale faceva parte della collezione di Niccolò Soderini, e anche qui il pittore si misura con la favola antica. Ercole è raffigurato mentre viene costretto per punizione a fare lo schiavo della regina Onfale di Lidia. Lo costringe a fare lavori femminili come filare la lana, mentre lei si appropria degli attributi virili di Ercole come la clava e la sua pelle del leone nemeo che indossa. Alle spalle del semidio si trovano due amorini che istigano la passione dell'eroe che per compiacere la sua "regina", si lascia mettere in ridicolo.
Ercole e Onfale, Olio su tela 218x135cm del 1735/1740

Marco Benefial, Santa Maria da Cortona ritrova il cadavere dell'Amante (1728-1732)

La tela qui sopra, è il bozzetto per la tela preparatoria per uno dei quadri della cappella di Boccapaduli nella chiesa romana dell'Aracoeli in occasione della canonizzazione di Santa Margherita da Cortona. Nel dipinto viene narrato un momento cruciale della sua storia durante il ritrovamento del corpo nudo in un bosco dell'amante. La donna affranta dal dolore viene guidata dal cane del defunto e indossa ancora le vesti mondane. Da quel momento Margherita decide di cambiare vita scegliendo di conformarsi a un modello francescano.

Santa Maria da Cortona ritrova il cadavere dell'Amante, Olio su tela 120x145cm del 1728/1732


Marco Benefial, Il peccato originale

Marco Benefial, La cacciata dal Paradiso terrestre

Vi ringrazio.

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Massimo

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...