lunedì 4 agosto 2025

Le fiabe sono vere... Storia popolare italiana al MUCIV-Museo delle Civiltà

 © Photo by Massimo Gaudio

Ex Voto


Fino al 1° marzo 2026 il MUCIV-Museo delle Civiltà presenta la mostra Le fiabe sono vere... Storia popolare italiana: un percorso che si configura come un racconto sulle tradizioni popolari italiane in cui si intrecciano memoria e attualità, singoli e comunità, cultura e natura e in cui una pluralità di supporti e linguaggi accessibili si propone di diffonderne la conoscenza e accresce la consapevolezza del ruolo che esse possono rivestire anche nella società contemporanea.

Organizzata dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Culturae curata da Massimo Osanna (Direttore Generale Musei) e Andrea Viliani (DirettoreMUCIV), insieme a un’équipe multidisciplinare composta da Funzionarie e Funzionari della Direzione Generale Musei, del MUCIV-Museo delle Civiltà e dell’ICPI-Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, la mostra–realizzata con la collaborazione di Cristiana Perrella e progetto di allestimento di Forma fantasma con la co-progettazione dell’Arch. Maria Rosaria Lo Muzio,  si configura come un vero e proprio manifesto di cultura pubblica che ridefinisce il ruolo del museo come spazio-tempo accessibile alla molteplicità dei pubblici contemporanei.

Le fiabe sono vere... Stora popolare italiana intende ripensare il museo come esperienza inclusiva e plurale, laboratorio di incontro e confronto, trasformazione e partecipazione. Un percorso tra oltre 500 opere, tradipinti e disegni, abiti e maschere, amuleti e ex voto, attrezzi agricoli e veicoli di trasporto, strumenti musicali, giocattoli, fotografie, stampe e filmati, ispirato dalla struttura simbolica della fiaba così come definita da Italo Calvino nella prefazione all’antologia Fiabe italiane (1956). Un percorso che segue macroaree tematiche come la selva, il mare, la campagna, il paese, la dinamica fra lavoro e festa, il gioco, la magia e il viaggio, per provare a capire il mondo che cicirconda e a rintracciare le molteplici connessioni fra il nostro passato e il nostro presente. A guidare i visitatori sarà una fiaba, scritta appositamente per la mostra dalla narratologa Elena Zagaglia, che attraverso le avventure del protagonista Elio percorre tutte le 12 sezioni della mostra.

La mostra vuole essere, soprattutto, un esperimento museologico in cui antropologia, design,  pedagogia e tutela del patrimonio dialogano coni criteri dell’accessibilità e della partecipazione pubblica. Per questo nel progetto è stato sviluppato un articolato sistema di strumenti per l’accessibilità fisica, sensoriale, cognitiva, relazionale e simbolica, progettati in collaborazione con enti, associazioni di riferimento e professionisti cone senza disabilità, coordinati da Miriam Mandosi, per interpretare i contenuti della mostra da prospettive diverse e con l'obiettivo di delineare un caso-studio per la museologia italiana da testare e migliorare infuturo.

Le fiabe sono vere... Storia popolare italiana invita inoltre all’interazione del pubblico, invitato a completarela mostra con le proprie favole, oggetti, ricordi e storie, ovvero le proprie “tradizioni viventi”, da proporre al museo scrivendo a muciv.tradizioniviventi@cultura.gov.it. L’ingresso e la fine del percorso collocati in un’area al piano terra, evoca la "piazza di un paese” che per tutta la durata della mostra verrà animata e trasformata in uno spazio di eventi vivo, permeabile e condiviso, un’area di co-progettazione per scuole, famiglie, comunità patrimoniali e realtà associative.

A seguire ho inserito fotografie di soltanto alcuni degli oggetti presenti nella grande sala che ospita la mostra suddivisa in varie tipologie, ognuna dedicata a un settore lavorativo e di vita comune, mostra ampliata più nel dettaglio attraverso la collezione permanente presente nel museo iniziata agli inizi del XX secolo da Lamberto Loria (ultima fotografia).

La mostra si svolge presso il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari in piazza Guglielmo Marconi 8, Roma EUR


Carretto siciliano, Catania XIX-XX sec, Legno e ferro

Vari cesti provenienti dal territorio nazionale

Sicilia, Tela con scene di lavoro (XIX-XX sec) Tempera su tela

Odoardo Ferretti, Ritratto di Lamberto Loria (1939) Olio su tela


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

venerdì 18 luglio 2025

CARAVAGGIO: A CONFRONTO LE DUE CONVERSIONI DI SAULO A PALAZZO BARBERINI

© Photo by Massimo Gaudio

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO
Conversione di Saulo (1600-1601 ca)
Collezione di Nicoletta Odescalchi

Sulla scia del grande successo della mostra Caravaggio 2025, le Gallerie Nazionali di Arte Antica annunciano che la Conversione di Saulo – uno dei vertici della produzione del Merisi, noto come Pala Odescalchi – resterà straordinariamente esposta nelle sale di Palazzo Barberini fino all’autunno. Dal 24 luglio al 30 settembre 2025, il prezioso olio su tavola del Maestro lombardo sarà infatti ospitato nella Sala Paesaggi al piano nobile del museo, in dialogo con la copia ad altissima definizione della versione della Conversione realizzata da Caravaggio per la Cappella Cerasi, nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. A completamento del dossier espositivo dedicato alla Pala Odescalchi sarà inoltre presentata la riflettografia infrarossa realizzata in occasione del restauro dell’opera nel 2006. 

Nel 1600 il banchiere Tiberio Cerasi commissionò a Caravaggio due dipinti per la sua cappella di famiglia. Per ragioni ancora poco chiare, le due opere – tra cui la Conversione di Saulo – non furono mai esposte nella Cappella, e il Merisi ne realizzò due nuove versioni, questa volta su tela, che oggi si possono ancora ammirare in Santa Maria del Popolo a Roma, di proprietà del Fondo Edifici di Culto. La pala originaria, invece, dopo vari passaggi di proprietà, è confluita nella collezione di Nicoletta Odescalchi, a cui appartiene tuttora. 

Lo straordinario accostamento delle due versioni della Conversione di Saulo consente di approfondire il processo creativo del Merisi e le profonde trasformazioni nella sua concezione pittorica, tra pathos drammatico e introspezione mistica. La prima versione – la cosiddetta Pala Odescalchi – colpisce per l’energia compositiva, il dinamismo della scena popolata da una “folla” di personaggi e per l’uso di colori particolarmente vivaci e brillanti. Diversa e successiva la versione oggi conservata in Santa Maria del Popolo – qui presentata in una riproduzione ad altissima risoluzione – fu dipinta su tela e in forma più raccolta, silenziosa e intima. 

Il focus sulla Pala Odescalchi si conclude con l’esposizione della copia della riflettografia infrarossa del dipinto, realizzata in occasione del restauro nel 2006: uno strumento che consente di evidenziare le scelte tecniche e compositive adottate da Caravaggio per quest’opera straordinaria. L'insolito supporto, costituito da sette assi orizzontali di cipresso, con una fascia perimetrale aggiunta in epoca successiva, ha richiesto una preparazione atipica per il Merisi: al posto della consueta imprimitura scura, l’artista ha utilizzato un fondo grigio chiaro steso in diagonale per simulare la trama della tela. La riflettografia ha rivelato anche incisioni a stilo, disegni a pennello e numerosi ripensamenti: il volto di Paolo è stato modificato più volte; Cristo era inizialmente senza barba; sono evidenti variazioni nelle armi, nella vegetazione e nei dettagli decorativi. A rendere ancora più vibrante la superficie pittorica contribuisce infine l’impiego di pigmenti pregiati e rari per Caravaggio, come l’azzurrite, l’argento e l’oro.

La riproduzione della Conversione di Saulo di Santa Maria del Popolo è stata realizzata da HALTADEFINIZIONE grazie al Fondo Edifici di Culto, Direzione Centrale degli affari dei culti e per l’amministrazione del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Le indagini diagnostiche sono state fornite da M.I.D.A. di Claudio Falcucci. Partner assicurativo dell’evento MAG JLT.

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO
 Conversione di san Paolo (1600-1601)
Basilica di Santa Maria del Popolo

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 3 luglio 2025

CARAVAGGIO E GUERCINO AL CASINO BONCOMPAGNI LUDOVISI

  © Photo by Massimo Gaudio

Casino Boncompagni Ludovisi o Casino dell'Aurora

Il Casino di Villa Boncompagni Ludovisi fu costruito nel 1570 per il cardinale Francesco Maria del Monte, noto collezionista d'arte nonché diplomatico, intellettuale e mecenate protettore di personaggi illustri come Caravaggio e Galileo Galilei.
Nel 1621 Del Monte vendette al cardinale Ludovico Ludovisi nipote di papa Gregorio XV Ludovisi, sia la villa che i terreni circostanti, che furono ampliati dallo stesso cardinale fino ad arrivare a 30 ettari, realizzando così una delle più belle ville di Roma, tanto che fu decantata da Goethe, Stendhal, Gogol e D'Annunzio. I giardini erano bellissimi, c'erano giardini segreti, labirinti, fontane, vari edifici tra cui un casino con una Galleria di Statue. Molte delle statue sparse nella villa, oggi si trovano conservate a Palazzo Altemps in Roma, vicino a piazza Navona. C'era anche l'obelisco che ora si trova nella chiesa di Trinità dei Monti.
Nel 1858 il principe Antonio Boncompagni-Ludovisi fece apportare al Casino sostanziali modifiche strutturali facendo ampliare il volume attraverso avancorpi posti su ogni lato dell'edificio, conferendo così una forma a pianta cruciforme.
Purtroppo trenta anni dopo per via del disamore degli eredi, della recente nomina di Roma a capitale del Regno d'Italia e per gli auspici del sindaco di Roma duca Leopoldo Torlonia, la villa fu stravolta dalle lottizzazioni e conseguente costruzione dei palazzi che si trovano in quello che oggi è il Rione Ludovisi. Degli edifici storici della villa, rimangono solo il Casino e la facciata e lo scalone dell'ex Palazzo Grande nascosto però da Palazzo Margherita attuale sede dell'ambasciata USA.
Il casino si trova in posizione rialzata rispetto agli edifici che lo circondano e si sviluppa su due piani con attico e torretta belvedere. Le stanze furono affrescate da Caravaggio, Guercino, Agostino Tassi, Domenichino e Paul Brill. Queste opere conferiscono all'edificio un valore artistico di elevato pregio.

Fronte del patio e ingresso all'edificio

0 - Ingresso, Portale con l'iscrizione Cardinale Ludovisi Camerlengo

0 - Ingresso, Stendardo della famiglia Boncompagni-Ludovisi

0 - Ingresso, Volta

Dopo aver varcato la porta d'ingresso si passa per una piccola sala con la volta finemente affrescata e si arriva nella Sala dell'Aurora chiamata così per via dell'affresco a tempera realizzato dal Guercino con l'aiuto di Agostino Tassi che ha curato le decorazioni architettoniche. L'Aurora vola su un carro dorato trainato da due cavalli nell'immensità della volta celeste mentre abbandona la notte per andare verso il nuovo giorno e un amorino vola verso di lei per adornarla con una ghirlanda di rose. Oltre alla Sala, l'opera dà il nome al Casino stesso. Sempre al piano terra, dalla sala dell'Aurora si passa Nella Stanza dei Paesaggi con la volta affrescata, arredata e sulle pareti ci sono vari dipinti tra cui il ritratto di Gregorio XV. Dalla sala si accede al patio posteriore con una splendida vista sul giardino.

0 - Sala dell'Aurora, Guercino, Carro dell'Aurora (1621) Affresco a tempera

0 - Sala dell'Aurora,
Guercino, Carro dell'Aurora, Allegoria del Giorno (1621) Affresco a tempera

0 - Sala dell'Aurora,
Guercino, Carro dell'Aurora, Allegoria della Notte (1621) Affresco a tempera



0 - Sala dell'Aurora

0 - Sala dell'Aurora, Ritratto di Gaetano Boncompagni Ludovisi

0 - Sala dell'Aurora, Ritratto di Luigi Boncompagni Ludovisi

0 - Stanza dei Paesaggi, Ritratto di papa Gregorio XV

0 - Stanza dei Paesaggi

0 - Stanza dei Paesaggi, Volta

0 - Patio posteriore


Per salire al piano nobile, bisogna ritornare alla Sala dell'Aurora e da qui attraverso una scala a chiocciola si giunge alla Sala della Fama. Anche qui sulla volta c'è un affresco del Guercino realizzato con l'aiuto di Agostino Tassi raffigurante Fama, Onore e Virtù, intendendole come qualità proprie della famiglia Ludovisi. 

0 - Scalone

1 - Sala della Fama

1 - Sala della Fama, Guercino, Fama, Onore e Virtù (1621) Affresco a tempera 1

1 - Sala della Fama, Ritratto del cardinale Filippo Boncompagni

1 - Sala della Fama, Ritratto di Filippo Guastavillani Boncompagni

1 - Sala della Fama, 
Carlo Siviero, Ritratto di Nicoletta Boncompagni Ludovisi, Principessa di Piombino

1 - Sala della Fama, Uscita verso lo scalone


Da qui attraverso una piccola porta si accede a una piccola stanza che prende il nome di Stanza dei metalli o Galleriola, con il soffitto molto basso rispetto al resto dell'edificio, voluto molto probabilmente dal cardinale Del Monte per la sua passione per l'alchimia. Sulla volta di questa stanza c'è un dipinto a olio su muro di Caravaggio dove sono ritratti Giove, Plutone e Nettuno, realizzato tra il 1597 e il 1600 per il cardinal Del Monte con allusioni alla trasmutazione dei metalli. Oltre alla triade alchemica, sono rappresentati tre animali: l'aquila, Cerbero e un cavallo marino. Al centro del dipinto c'è una grande sfera al cui interno si riconoscono alcuni segni zodiacali. Sentendosi criticato di non sapere eseguire opere con prospettive, Caravaggio per la realizzazione del dipinto pare si sia posizionato sopra uno specchio ritraendosi in tutte e tre le divinità.

1 - Stanza dei metalli o Galleriola


1 - Stanza dei metalli o Galleriola,
Caravaggio, Giove, Nettuno e Plutone (1597 ca) Affresco a olio, 300 x 180 cm





Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 17 giugno 2025

MARIO MAFAI E ANTONIETTA RAPHAËL. UN’ALTRA FORMA DI AMORE ai MUSEI DI VILLA TORLONIA

 © Photo by Massimo Gaudio





Fino al 2 novembre 2025, al Casino dei Principi di Villa Torlonia, apre al pubblico la mostra “Mario Mafai e Antonietta Raphaël. Un’altra forma di amore”, che a cinquant’anni dalla scomparsa di Antonietta Raphaël e a sessanta da quella di Mario Mafai, propone una nuova riflessione sui due artisti considerati tra i protagonisti delle vicende artistiche del Novecento. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata dal Centro Studi Mafai Raphaël e curata da Valerio Rivosecchi e da Serena De Dominicis, con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Dai tardi anni Venti, caratterizzati dall’intensità espressiva culminata nel sodalizio definito da Roberto Longhi la “Scuola di via Cavour”, Mario e Antonietta seguono percorsi paralleli ma spesso anche divergenti, fortemente condizionati dalla realtà storica. Mario viene presto considerato un maestro indiscusso, un punto di riferimento per l’ambiente artistico romano, mantenendo il suo prestigio anche negli anni faticosi del dopoguerra. Serie pittoriche come i Fiori secchi, le Demolizioni, le Fantasie rappresentano fin dalla loro prima apparizione il volto più autentico e antiretorico della cultura italiana. Ben diversa la sorte di Antonietta, lituana di origini ebraiche, esposta a pregiudizi di genere, costretta ad allontanarsi da Roma negli anni delle leggi razziali e della guerra, vivrà lunghi periodi di ricerca solitaria. La scoperta del suo talento avverrà solo a partire dagli anni Cinquanta con riconoscimenti via via più ampi rispetto al suo ruolo nella definizione di una linea antinovecentesca, della sua originale opera scultorea e dell’ultima accesa e felice stagione pittorica negli anni Sessanta. La mostra racconta una vicenda insieme artistica, intellettuale e sentimentale, basata sulle differenze ma anche su una trama sottile di scambi, idee e passioni comuni, in grado di trasformare in poesia ogni evento della realtà vissuta. Il percorso espositivo comprende opere pittoriche e scultoree provenienti, oltre che dalle collezioni della Sovrintendenza Capitolina, anche dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dai Musei Civici Fiorentini, dalle collezioni d’arte della Camera dei Deputati e della Banca d’Italia, da numerose collezioni private e dalle collezioni degli eredi dei due artisti, con la presenza anche di una rara e selezionata documentazione originale formata da lettere, disegni, fotografie, provenienti dagli archivi di famiglia, dal Centro Studi Mafai Raphaël, dal Gabinetto Vieusseux di Firenze e dall’Archivio della Scuola Romana di Sovrintendenza. La mostra è organizzata anche grazie alla collaborazione di: Collezione Augusto e Francesca Giovanardi di Milano, Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano, e del Civico Museo “Maria Maddalena Rossi” di Codevilla (PV). Le oltre cento opere presentate – di cui alcune inedite e altre raramente esposte – si snodano sui due piani del Casino dei Principi lungo un percorso scandito in sette sezioni tematiche per offrire una panoramica sull’opera di entrambi gli artisti e un confronto ad evidenziarne le feconde differenze.

Mario Mafai e Antonietta Raphaël

Le sezioni della mostra La prima sezione, La “Scuola di via Cavour”, ha carattere “storico” e inquadra i primi anni, decisivi, dell’incontro di Mario, Antonietta e Scipione (Gino Bonichi), il cambio di passo determinato in gran parte dall’azione di stimolo culturale e pittorico svolto dalla Raphaël, i primi successi. Accanto a quelle di Mafai e Raphaël sono esposte anche due opere di Scipione. La sala delle vedute al piano terra accoglie sculture di Antonietta, compresi alcuni inediti di recente ritrovamento, evidenziando il nodo tematico offerto dal rapporto tra femminile, maternità/creazione e fuga, con incursioni nel mito. Tra le opere in mostra anche l’Angoscia n.2 (1936-1963) – qui esposta per la prima volta – risultato della laboriosa traduzione in pietra porfirica di un gesso del 1936. Ancora al piano terra, la sezione Intermezzo musicale presenta alcune opere a testimonianza della passione condivisa da Antonietta e Mario per la musica, che ritorna in varie opere, come ad esempio, i dipinti Natura morta con chitarra (1928) e La lezione di piano (1934).




A seguire, la sezione Una silenziosa sfida mette l’accento sul confronto tra Mafai e Raphaël e su come i due, pur condividendo alcuni temi – disegni, ritratti e autoritratti, nudi e nature morte – seguissero poi strade volutamente divergenti, risolvendo gli stessi temi con soluzioni formali distanti. Tra i ritratti anche l’inedito Ritratto di Simona, dipinto da Mario nel 1932 e qui esposto per la prima volta. All’interno della stessa sezione, un video propone interviste e documentari sui due artisti. La sala centrale del primo piano è dedicata a Mario Mafai. Filo conduttore, la “metamorfosi”, concetto esemplificato nello slittamento dal figurativo all’astratto attraverso alcuni tra i principali passaggi stilistici della maturità, dalla fase “tonale”, piena di incanto e malinconia, dei primi anni Trenta, alla vena espressionista delle Fantasie, al momento realista dei Mercati del Dopoguerra, fino alle ricerche astratte e informali degli ultimi anni. Il percorso espositivo prosegue con la sezione Antonietta Raphaël. Un viaggio nell’identità e oltre riservata a sculture e dipinti di Antonietta che veicolano la complessa identità dell’artista alla cui formazione contribuirono molti fattori culturali, in particolare la cultura ebraica, una esistenza “nomade”, i viaggi in Sicilia, Spagna e Cina. Infine, nell’ultima saletta, a chiudere l’itinerario aperto dal grande Ritratto di Antonietta nello studio di scultura (1934) di Mafai, un solo quadro di Raphaël, Mario nello studio (Omaggio a Mafai) del 1966, racchiude tutta l’energia di una vita passata a sfidarsi e amarsi. Nello stesso spazio, una selezione di lettere autografe – frutto di una ricerca a cura di Sara Scalia, nipote degli artisti – e materiali fotografici restituiscono la vicenda umana e artistica di Mafai e Raphaël.





Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 22 maggio 2025

COOKING SECTION, DIRITTI AI SEMI, DIRITTI DEI SEMI al MUCIV di ROMA

© Photo by Massimo Gaudio

Cooking Section, Diritti ai semi, diritti dei semi (2024)
125 specie diverse di semi, 125 vasi in terracotta, 8 pali in metallo, 200x640x200 cm 


Il MUCIV Museo delle Civiltà che si trova nel quartiere EUR a Roma, ha inaugurato ieri il secondo capitolo che segue quello inaugurato nel 2023. Il Museo delle Opacità #2, posta l'attenzione sulla relazione fra agricolture e architetture coloniali per analizzare, attraverso opere fotografiche e documenti d'epoca, aspetti come l'utilizzo economico delle risorse ambientali, geologiche e umane e l'uso dell'arte nella definizione e realizzazione delle politiche coloniali nei territori occupati in Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia. 
Nell'ambito del tema agricolo, è presente nel salone che accoglie i visitatori, l'opera Rights to Seeds, Rights of Seeds (letteralmente Diritti ai Semi, Diritti dei Semi) di Cooking Section, collettivo londinese fondato nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe.
L'opera, che è stata acquisita grazie al bando PAC-Piano per l'arte contemporanea del Ministero della Cultura, segue la ricerca per il progetto sviluppato nell'ambito delle Monoculture Meltdown, CLIMAVORE x Jameel presso Royal College of Art RCA.
L'intervento degli artisti mira a preservare una collezione vivente ed eterogenea di sementi contadine contemporanee coltivate da generazioni di agricoltori dell'Italia meridionale e selezionate per la loro resistenza a siccità e stress termico. 
L'installazione composta da 125 vasi in terracotta sorretti da otto pali in metallo, contengono 125 specie diverse di sementi creando così una banca di semi estratti dalle agricolture locali di territori colonizzati (soprattutto Eritrea, Somalia e Libia). Questi vasi in terracotta sono accessibili e gli agricoltori italiani impegnati in pratiche agroecologiche, possono depositare e scambiare le sementi conservate al loro interno.
Cooking section è nato con l'intento di portare avanti un progetto sui sistemi di distribuzione alimentare globale e la loro ricerca artistica li porta alla realizzazione di opere di vario genere come l'installazione presente nel MUCIV.

Cooking Section, Diritti ai semi, diritti dei semi (2024)
125 specie diverse di semi, 125 vasi in terracotta, 8 pali in metallo, 200x640x200 cm (dettaglio)

Daniel Fernández Pascual con Alon Schwabe durante la conferenza stampa

Biografia

Cooking Sections (fondato a Londra nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe) indaga i sistemi che plasmano il mondo attraverso il cibo, rintracciando le eredità spaziali, ecologiche e politiche dell'estrattivismo. Utilizzando installazioni, performance e video, la loro pratica si trova all'intersezione tra arte, architettura, ecologia e geopolitica. Cooking Sections utilizza il cibo come lente e strumento per rivelare i sistemi di sfruttamento, il dissesto ecologico e le disuguaglianze metaboliche alla base dei sistemi alimentari globali. Dal 2015 dirigono CLIMAVORE, un progetto a lungo termine che esplora come cambiare la nostra alimentazione in relazione alla crisi climatica. Il loro lavoro è stato esposto a livello internazionale, tra le altre istituzioni, presso: Tate Britain, Serpentine Galleries, Londra; SALT, Istanbul; Bonniers Konsthall, Stoccolma; Carnegie Museum of Art, Pittsburgh; Royal Botanic Garden, Edimburgo; Storefront for Art and Architecture, New York. Hanno inoltre creato performance e installazioni site-specific per la Biennale di Taipei, la 58ª Biennale di Venezia, la Biennale di Istanbul, Performa17, Manifesta12, la Triennale di Arte Pubblica di Los Angeles, la Triennale di Architettura di Sharjah e la Triennale di New Orleans. Tra le residenze figurano l'Headlands Center for the Arts, Fogo Island Arts e la Delfina Foundation. Cooking Sections è stata nominato per il Turner Prize nel 2021 e per il Visible Award nel 2019, e nello stesso anno ha ricevuto il Premio speciale al Future Generation Art Prize. Pascqual e Schwabe sono lettori di Architettura e Pratica spaziale presso il Royal College of Art di Londra, dove dirigono CLIMAVORE x Jameel presso RCA, e sono, inoltre, borsisti presso il Canadian Institute for Advanced Research. 


Vi ringrazio.

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Massimo

Filippo Gagliardi - 3 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Filippo Gagliardi  (Roma, 1606/1608 – 1659) Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello per l'ingresso di Cr...