venerdì 19 dicembre 2025

DIEGO GUALANDRIS, Alma tutti i giorni (2025)

© Photo by Massimo Gaudio

Diego Gualandris, Alma tutti i giorni (2025) Olio su tela, legno e ferro



Diego Gualandris ricorre ad una pittura esplosa che parte da soggetti realistici per poi stratificare colori, immagini e tecniche, fino a far scomparire le forme. Alma tutti i giorni è il risultato di questo processo pittorico. In dialogo con il Pentimentografo, dispositivo ideato dall'artista che è possibile far girare manualmente per assistere alla metamorfosi del quadro, sono svelati i pentimenti e le trasformazioni che hanno generato l'opera, visibile fino al 6 aprile 2026 al MACRO di Roma.



Il dipinto e il Pentimentografo

Una delle diapositive che è possibile ammirare attraverso il Pentimentografo


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

mercoledì 17 dicembre 2025

JOSÉ ANGELINO, Sintonie (2004)

© Photo by Massimo Gaudio

José Angelino, Sintonie (2004) Piatti di batteria, campi elettromagnetici impostati su frequenze di Schumann, micro-magnete, rame, ottone, amplificatore audio


José Angelino è nato a Ragusa nel 1977, fisico di formazione, esplora le trasformazioni della materia e le tensioni che l'attraversano, rendendo visibile ciò che normalmente resta impercettibile. L'opera Sintonie, come un'antenna, viene posta in vibrazione dall'attività elettromagnetica che la circonda, come la risonanza di Schumann, una pulsazione naturale a bassa frequenza propria dell'atmosfera terrestre che diventa così udibile all'orecchio umano risuonando nello spazio.
Le frequenze di Schumann sono un fenomeno elettromagnetico naturale che si verifica nella cavità tra la superficie terrestre e la ionosfera. Sono generate dai fulmini che colpiscono la Terra e si propagano a una velocità di circa 300.000 km/s.
Durante la mia visita al MACRO di Roma, quello che ha attirato la mia attenzione non si è fermata soltanto davanti alla sua bellezza, ma anche dal suono che arriva dall'opera. Il suono non è forte e c'è bisogno di silenzio per venire catturati dalla melodia calda e rilassante.





Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 16 dicembre 2025

OZMO al MACRO, Museo d'arte contemporanea di Roma

  © Photo by Massimo Gaudio

OZMO, Voi valete più di molti passeri (2012)


Ormai è passato più di un decennio da quel settembre del 2012 quando l'artista toscano OZMO, pseudonimo di Gionata Gesi, ha iniziato il murale che campeggia sulla facciata di un palazzo di via Cagliari a Roma visibile dalla terrazza del MACRO, Museo d'arte contemporanea di Roma.
Il tempo trascorso ha affievolito e in alcuni casi eliminato i colori del murale, ma la forza del messaggio che trasmette è ancora viva.

L'opera si intitola "Voi valete più di molti passeri", parole che sono nel Vangelo di Matteo (10, 29-31) dove il Maestro dice: 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. 30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

La scritta “In Art We Trust” riprende l’epiteto sulla banconota da 1 dollaro statunitense, dove in questo caso Art sostituisce God.
Trasformato in chiave attuale, lo schema è tratto da una stampa satirica ottocentesca che riprende esattamente lo schema politico e sociale piramidale della civiltà egizia, al cui vertice, al posto del dio denaro, era seduto il dio incarnato in terra, il Faraone.
Grazie all’Arte esiste un Valore altro che possiamo fruire scollegato da quello economico? L’interpretazione del dipinto, come la domanda precedente, è lasciata sospesa.




Il murale visto dalla terrazza del MACRO

Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 11 dicembre 2025

MACRO, Il momento della riapertura è arrivato

 © Photo by Massimo Gaudio

Intervento di Cristiana Perrella, Direttrice Artistica del MACRO, Museo d'arte contemporanea di Roma, in occasione della presentazione del palinsesto di quattro nuove mostre dedicate alla città che le ospita. Un omaggio a Roma in occasione della riapertura del Museo.






sabato 29 novembre 2025

GIORGIONE DA BUDAPEST A ROMA


Le Gallerie Nazionali di Arte Antica proseguono la politica di scambio con le più importanti istituzioni italiane e internazionali, offrendo un’altra straordinaria opportunità di studio e confronto del patrimonio europeo, con un eccezionale prestito dall’Ungheria.

 

Dal 29 novembre 2025 all’8 marzo 2026, con la curatela di Michele Di Monte, Palazzo Barberini accoglie il celebre Ritratto di Giovane – noto anche come Ritratto di Antonio Brocardo e attribuito a Giorgione – proveniente dallo Szépmüvészeti Múzeum / Museo di Belle Arti di Budapest. L’opera, databile intorno al 1503, rappresenta una rara occasione per vedere in Italia un dipinto di grande rilievo nella produzione del maestro veneto, il cui corpus di opere certe o ragionevolmente attribuite è notoriamente molto ristretto.

Anche questo ritratto – donato al Museo di Belle Arti dall’arcivescovo János László Pyrker nel 1836, ma proveniente da Venezia – mantiene quell’alone di mistero tipico di Giorgione: permangono dubbi sulla collocazione cronologica, sull’identità del soggetto ritratto e sui significati più intimi dell’immagine.

Ciò nonostante, la figura di Giorgione ha avuto un ruolo cruciale nello sviluppo della pittura italiana agli inizi del XVI secolo, segnando un momento di svolta soprattutto nell’ambito del ritratto.

 

La decisione di esporre il Ritratto di Giovane a Palazzo Barberini in dialogo con il celebre Doppio ritratto del medesimo autore – oggi conservato a Palazzo Venezia a Roma ed eccezionalmente concesso in prestito dal VIVE - Vittoriano e Palazzo Venezia nell’ambito di un accordo di collaborazione tra i due istituti del Ministero della Cultura – offre l'occasione per mettere a fuoco i tratti distintivi dell’innovazione giorgionesca, che emergono con evidenza nella visione ravvicinata dei due dipinti.

 

Una volta attivata questa sintonia, il rapporto con altre opere della collezione permanente permetterà al pubblico di confrontarsi con i principali temi legati alla ritrattistica del tempo: dalla predominanza del ritratto virile di ruolo (Bronzino, Bartolomeo Veneto, Metsys), al "ritratto di Stato" (Holbein), sino all’esplorazione del filone sentimentale-erotico inaugurato proprio da Giorgione e rappresentato magistralmente dalla Fornarina di Raffaello.

 

Il confronto inedito tra i dipinti consente dunque al pubblico e agli studiosi di tornare a riflettere su alcune questioni formali, estetiche e iconografiche ancora elusive riguardanti la figura di Giorgione, sulle quali Palazzo Barberini offre nuove chiavi interpretative, che verranno sviluppate nell’ambito di una giornata di studi dedicata.


Ph. Alberto Novelli and Alessio Panunzi


Ph. Alberto Novelli and Alessio Panunzi


Ph. Alberto Novelli and Alessio Panunzi



lunedì 24 novembre 2025

FORTUNATO DEPERO E LA SUA VISIONE DEL FUTURISMO

© Photo by Massimo Gaudio


Fortunato Depero, Studio del marchio pubblicitario Depero Futurista (1926-1927)
Collage, Mart - Trento e Rovereto



"Noi futuristi vogliamo realizzare
 questa fusione totale per ricostruire
 l'universo rallegrandolo, cioè
 ricrearlo integralmente"

"Il Futurismo ha determinato il suo 
Stile, che dominerà inevitabilmente
 su molti secoli di sensibilità"
  
Giacomo Balla, Fortunato Depero, Manifesto
"Ricostruzione futurista dell'universo", 11 marzo 1915


"Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto". (Tratto dal Manifesto "Ricostruzione futurista dell'universo", 11 marzo 1915)

In contrapposizione al primo Futurismo di Marinetti, Boccioni, Carrà, Balla, Severini, Russolo che si proponeva di portare l'Arte nella vita, che poi alla fine rimase racchiusa all'interno di gallerie e musei, il secondo Futurismo pensato da Balla e Depero, entrò a far parte effettivamente nella quotidianità della vita comune della gente attraverso la pubblicità, la moda, l'arredamento, l'architettura e la creazione di oggetti che ancora oggi vengono commercializzati, basti persare che la bottiglietta del bitter Campari è stata disegnata nel 1932 da Fortunato Depero. Un'opera d'arte diventata di uso comune utilizzata dalla gente, proprio come pensato da Balla e Depero.


Fortunato Depero, L'aperitivo Bitter Campari (1925-1930 ca)
Cromolitografia su carta, Direzione Regionale Musei Veneti


Fortunato Depero, Architettura sintetica di uomo (Uomo con baffi) (1916-1617)
Olio su tela, MART - Trento e Rovereto

Fortunato Depero, Cartellone per balli Plastici (1918)
Olio su tela, MART - Trento e Rovereto

Fortunato Depero, Decennale della marcia su Roma - Camera Agrumaria di Messina (1932 ca)
Stampa litografica su carta

Fortunato Depero, Fulmine compositore (1926 ca)
Olio su tela, MART - Trento e Rovereto

Fortunato Depero, Guerra.festa (1926)
Tappezzeria con ritagli cuciti su juta, GNAMC - Roma


Fortunato Depero, Le Professioni e le Arti (1942)
Mosaico, Viale della Civiltà Romana - Roma EUR

Fortunato Depero, Lettera di Depero a Gerardo Dottori (1930)
Missiva, Archivio Gerardo Dottori

Fortunato Depero, Lettrice e ricamatrice automatiche (1921-1922)
Olio su tela, Coll. Floridi - Roma

Fortunato Depero, Nitrito in velocità (1932)
Olio su tela, Museo del Novecento - Firenze

Fortunato Depero, Paesaggio guerresco (1916)
Olio su cartone, Mart - Trento e Rovereto

Fortunato Depero, Prismi lunari (1931)
Olio su tela, GNAMC - Roma

Fortunato Depero, Solisità di cavalieri erranti (1927)
Olio su tavola, MART - Trento e Rovereto

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 20 novembre 2025

BERNINI E I BARBERINI dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 - Palazzo Barberini, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Costanza Bonarelli (1637-1638 ca.) 

Marmo, h 74.5 cm, Firenze, Museo Nazionale del Bargello, Musei del Bargello. 

Su concessione del Ministero della Cultura – Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello. Riproduzione vietata




Roma, 20 novembre 2025. Dopo lo straordinario successo di Caravaggio 2025, dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 le Gallerie Nazionali di Arte Antica presenteranno nelle sale di Palazzo Barberini la grande mostra Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi: un’indagine sul rapporto speciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e più decisivo committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII.

La mostra sarà realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, e offrirà un’occasione inedita per ripensare la nascita del Barocco attraverso la lente privilegiata del dialogo personale e intellettuale tra Bernini e papa Urbano VIII, figure chiave nell’affermazione del linguaggio artistico del loro tempo. L’esposizione si colloca in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana.

Fulcro dell’esposizione è l’indagine del ruolo di Maffeo Barberini come vero scopritore di Gian Lorenzo Bernini, riconoscimento già evidenziato da studiosi come Cesare D’Onofrio, Francis Haskell e Irving Lavin e determinante per la maturazione del linguaggio berniniano e per le grandi imprese monumentali realizzate in San Pietro durante il pontificato di Urbano VIII.

In un dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco – tra chi lo colloca intorno al 1600, con Carracci e Caravaggio, e chi lo vede affermarsi pienamente negli anni Trenta del Seicento con Bernini, Pietro da Cortona e Borromini – la mostra mette a fuoco proprio la centralità del rapporto tra l’artista e il cardinale Barberini, poi divenuto papa, come chiave interpretativa di quella svolta epocale. L’iniziativa si inserisce inoltre in continuità con le recenti esposizioni di Palazzo Barberini dedicate ai Barberini e al loro contesto artistico, L’immagine sovrana (2023) e Caravaggio 2025, che hanno già esplorato il ruolo decisivo di Maffeo nella cultura figurativa della Roma del Seicento.

Grazie al contributo dei principali studiosi italiani e stranieri e a opere in prestito da musei e collezioni private - molte delle quali esposte per la prima volta in Italia, la mostra intende restituire tutta la complessità di questo snodo storico-artistico di primaria importanza.

Il percorso della mostra, che si articola in sei sezioni, ognuna dedicata a un aspetto cruciale del rapporto tra Bernini e i Barberini, segue la carriera di Bernini dagli esordi alla piena maturità, documentando il passaggio dal tardo manierismo paterno a un linguaggio personale di travolgente potenza espressiva.

Opere fondamentali come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago del Getty Museum testimoniano il momento in cui la scultura barocca nasce davvero, mentre prestiti eccezionali quali Le Quattro Stagioni dalla collezione Aldobrandini permetteranno di approfondire il confronto tra il padre Pietro Bernini, anch’esso scultore e artista, e il figlio Gian Lorenzo.

La mostra riporterà inoltre per la prima volta a Palazzo Barberini la galleria dei ritratti degli antenati Barberini, capolavori in marmo scolpiti da Bernini, da Giuliano Finelli e da Francesco Mochi, oggi dispersi in collezioni pubbliche e private. Un’attenzione particolare sarà dedicata all’immagine e alla memoria di Urbano VIII, con busti in marmo e bronzo accostati a uno dei pochissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo.

Un’altra parte del percorso esplora il Bernini pittore, incoraggiato da Maffeo Barberini a cimentarsi anche in questo ambito, dove – accanto a tele presentate per la prima volta in pubblico – l’unico importante dipinto ‘pubblico’ di Bernini sarà esposto a confronto con il suo pendant di Andrea Sacchi (entrambe le opere sono un prestito eccezionale della National Gallery di Londra).

Disegni, incisioni e modelli permetteranno poi di approfondire il ruolo dell’artista nei grandi cantieri di San Pietro, dal Baldacchino alla rimodellazione della crociera fino al monumento funebre di Urbano VIII, cuore simbolico del pontificato e della stagione berniniana.

L’esposizione si chiude con uno sguardo più ampio sul gusto barberiniano, promosso dalle Apes Urbanae, secondo la straordinaria definizione data da Leone Allacci alla lora cerchia. Il tutto filtrato attraverso l’occhio e la personalità di Bernini in dialogo con altri artisti dell’epoca, tra cui Guido Reni, e busti raramente esposti, come quelli di Thomas Baker dal Victoria and Albert Museum e di Costanza Bonarelli dal Museo Nazionale del Bargello, oltre a capolavori di Alessandro Algardi e Francois Duquesnoy.

Bernini e i Barberini sarà accompagnata da un catalogo edito da Allemandi, con saggi dei curatori e di autorevoli specialisti (e scheda analitiche di tutte le opere esposte), che offrirà al pubblico una lettura aggiornata, approfondita ma anche appassionante di una fase chiave nella nascita del barocco.

Bernini e i Barberini beneficerà del supporto di Coopculture come partner tecnico.

Si ringraziano i singoli prestatori che rendono possibile la mostra e i musei pubblici e privati tra cui: Albertina (Vienna); J. Paul Getty Museum (Los Angeles); Musée du Louvre (Parigi); Museo Nazionale del Bargello (Firenze); Museo Thyssen-Bornemisza (Madrid); Musei Vaticani (Città del Vaticano); National Gallery (Londra); National Gallery (Washington); The Morgan Library (New York); Victoria and Albert Museum (Londra).

Biglietti in prevendita dal 4 dicembre 2025.

Gian Lorenzo Bernini, Busto di papa Paolo V (1621)
The J. Paul Getty Museum Los Angeles, Marmo

Pietro Bernini e Gian Lorenzo Bernini Putto con drago 1617 circa
Marmo, 55,9 x 52 x 41,5 cm The J. Paul Getty Museum, Los Angeles 

Pietro Bernini Adamo ed Eva con il serpente 1620 circa Marmo, 187 x 72 x 59 cm
Le Mans (FR), Museé de Tesseé

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Camilla Barbadori (morta 1609). Madre di Papa Urbano VIII Barberini, 1619, 

Statens Museum for Kunst, open.smk.dk, public domain


Gian Lorenzo Bernini, Busto di Papa Paolo V Borghese, 1621-1622, 

Statens Museum for Kunst, open.smk.dk, public domain


Gian Lorenzo Bernini Monsignor Francesco Barberini 1623 circa
Marmo, 80,01 x 65,88 x 25,72 cm
Washington (USA), The National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection


Filippo Gagliardi - 3 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Filippo Gagliardi  (Roma, 1606/1608 – 1659) Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello per l'ingresso di Cr...