domenica 27 marzo 2022

Una statua di Canova e la sbalorditiva scoperta

Antonio Canova "Maddalena giacente" 1819-1822, marmo.

A cura di Manuela Moschin della pagina Facebook https://www.facebook.com/librarte.blog e blog www.librarte.eu

Il sensazionale ritrovamento di un’opera di Antonio Canova ha destato in questi giorni lo stupore generale. La storia ebbe inizio nel 1959, quando si ebbero perse le tracce della meravigliosa statua neoclassica della Maddalena giacente, il cui gesso è conservato nel Museo Gypsotheca di Possagno in provincia di Treviso. Una coppia di inglesi, ignari che fosse un’opera canoviana, vent’anni fa l’acquistarono per il loro giardino pagando 5.200 sterline (6 mila euro). Maddalena in stato di estasi fu commissionata nel 1819 da Robert Banks Jenkinson, Lord Liverpool, primo ministro inglese dal 1812 al 1827. Dopo varie peripezie, nel 2002 fu venduta in un’asta di statue, dove venne comprata dai due inglesi a un prezzo irrisorio. Mario Guderzo, che è stato il direttore della Fondazione Canova - Museo e Gypsoteca Canova ha affermato:
“È un miracolo che l’eccezionale capolavoro di Antonio Canova, a lungo perduto, la Maddalena giacente sia stato ritrovato 200 anni dopo il suo completamento. Quest’opera è stata cercata dagli studiosi per decenni, quindi la scoperta è di fondamentale importanza per la storia del collezionismo e la storia dell’arte. Testimonia l’intenso processo creativo dell’opera dello scultore italiano che fu un testimone fondamentale del suo tempo: fedele a Papa Pio VII, ricercato da Napoleone, amato dal sovrano inglese Giorgio IV, stimato dal mondo del collezionismo europeo e di importanza critica per la restituzione delle opere d’arte sequestrate sotto Napoleone. La riscoperta della ‘Maddalena giacente’ porta a conclusione una storia molto particolare degna di un romanzo, di un marmo di significativo valore storico e di grande bellezza estetica prodotto da Canova negli ultimi anni della sua attività artistica”.
La riscoperta storica è stata annunciata dalla casa d’aste inglese Christiès, che offrirà la “Maddalena giacente” il prossimo 7 luglio a Londra con una stima di partenza di 5-8 milioni di sterline, vale a dire 6-9,5 milioni di euro.
Antonio Canova "Maddalena giacente" Gesso conservato nella Gypsotheca di Possagno (Treviso)


mercoledì 2 marzo 2022

L'Alzaia di Telemaco Signorini

                                           Telemaco Signorini "L'Alzaia" 1864, olio su tela, cm 54x173,2. Collezione privata.
A cura di Manuela Moschin del blog e pagina Facebook LibrArte.eu
Telemaco Signorini (Firenze, 1835-1901) è il pittore macchiaiolo che dipinse nel 1864 “L’Alzaia”, dove raffigurò cinque braccianti che procedono a fatica, trascinando un’imbarcazione lungo la sponda del fiume. Si tratta di una denuncia sociale contro lo sfruttamento dei lavoratori da parte della borghesia. Con gli abiti sciupati e la testa china, appaiono stremati per lo sforzo che stanno compiendo. I poveri uomini sono degli alzaioli, addetti all'alzaia, in cui avevano il compito di tirare la fune. Sul lato sinistro un signore con una bambina dell’alta società creano un contrasto penoso. I colori dello sfondo sono chiari e luminosi, mentre i vestiti presentano tonalità cupe. Signorini nel 1892 descrisse l’opera in questo modo al presidente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze:
“Nel 1864 feci un quadro dei miei più grandi con molte figure quasi al vero che tirano una barca contro la corrente dell’Arno, L’Alzaia”.

Il Ritratto di Hena Rigotti di Felice Casorati

Felice Casorati “Ritratto di Hena Rigotti”, 1924, Tempera su tavola, cm 60x77. Galleria d’Arte Moderna, Torino.
Felice Casorati “Ritratto di Hena Rigotti”, 1924, Tempera su tavola, cm 60x77. Galleria d’Arte Moderna, Torino.

A cura di Manuela Moschin del blog LibrArte.euIl 1 marzo del 1963 morì il pittore Felice Casorati, (Novara, 1883 - Torino, 1963) i cui temi trattati nelle opere riguardano soprattutto la figura umana, scene di vita quotidiana e il nudo femminile. Nel “Ritratto di Hena Rigotti” la donna appare con il busto orientato verso sinistra, in cui nella parte bassa, sul lato sinistro, si trova una ciotola di frutta, dove i colori sono brillanti e lucidi. In generale la composizione è nitida e precisa. Vi è un netto contrasto tra l’abito nero della protagonista e la tinta chiara della tovaglia. Lei emerge assorta nei suoi pensieri, tendenzialmente con un'espressione che oscilla tra il sereno e il malinconico. Casorati fu uno degli artisti rappresentanti del cosiddetto “Realismo magico”, una corrente pittorica sorta nella prima metà del ‘900, in cui si manifestò la necessità di ritornare all’ordine a seguito delle angosce causate dalla guerra. Vi fu il desiderio di cercare la classicità, raffigurando scenari immobili e silenziosi, immersi in una dimensione misteriosa. L’opera fu esposta nella sala dedicata a Casorati presso la XIV Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1924. L’opera è conservata nella Galleria d’Arte Moderna di Torino.

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martedì 8 febbraio 2022

Ingresso di Napoleone a Venezia il 29 novembre 1807 di Giuseppe Borsato

Giuseppe Borsato "Ingresso di Napoleone a Venezia il 29 novembre 1807" 1809, olio su tela, Roma, Museo Mario Praz.

A cura di Manuela Moschin del blog e pagina Facebook www.librarte.eu

Nel 1797 le truppe di Napoleone Bonaparte conquistarono Venezia, in cui la Serenissima per undici secoli fu una delle potenze più ricche d'Europa. Quando Venezia divenne parte del Regno d'Italia, l'imperatore Napoleone decise di entrare a Venezia il 29 novembre 1807 con l'idea di trascorrervi una decina di giorni. In quell'occasione venne eretto un arco trionfale, un monumento posticcio posto di fronte alla chiesa di Santa Lucia, luogo in cui quarant'anni dopo fu costruita la stazione ferroviaria. L'arco fu progettato dall'architetto Giannantonio Selva (1751-1819), che si incontrò con Napoleone per definire il nuovo assetto che la città lagunare avrebbe assunto in futuro. Sorse così il Decreto portante vari provvedimenti a favore della città di Venezia del dicembre del 1807, dove sono elencate tutte le nuove opere edilizie.

Nel dipinto di Giuseppe Borsato (1770-1849) appare sul Canal Grande l'arco di trionfo provvisorio, creato per celebrare l'ingresso di Napoleone, il quale decise di arrivare a Venezia dalla terraferma e non dal mare, come da tradizione. Fino al 25 marzo 2022 l'opera è visitabile presso il Palazzo Ducale di Venezia nella splendida mostra "Venetia 1600. Nascite e rinascite".

lunedì 7 febbraio 2022

Il gruppo dei Tetrarchi di Venezia

Gruppo dei Tetrarchi ca. 300 d.C., porfido rosso, altezza cm 130. Venezia, Basilica di San Marco, facciata meridionale. Foto di Manuela Moschin


A cura di Manuela Moschin Mi potete seguire anche nella pagina Facebook Librarte.eu e nel blog www.librarte.euTra la Basilica e il Palazzo Ducale si trova un gruppo scultoreo in porfido rosso (un materiale raro), chiamato “I Tetrarchi” (293-303 circa). Un tempo era collocato a Costantinopoli, nella piazza monumentale “Philadelphion”. Nel 1204, durante la Quarta Crociata, venne saccheggiato e trasportato a Venezia, assieme ad altri tesori. I quattro Tetrarchi, disposti a coppie, impugnano una spada e indossano il medesimo abbigliamento militare, costituito da mantello, corazza e copricapo. Ci sono varie interpretazioni rispetto al significato dell’abbraccio dei Tetrarchi, una delle quali risale al simbolo della “fraternitas” tra i Cesari e gli Augusti. Ognuno dei due Augusti stringe il proprio Cesare in un abbraccio cerimoniale. Inoltre, osservando la base del gruppo, ci si rende conto che un Tetrarca è senza un piede. È curioso sapere che il piede mancante è stato ritrovato a Costantinopoli, confermando in questo modo la sua provenienza bizantina. Oggi il frammento si trova nel Museo archeologico di Istanbul.

Gruppo dei Tetrarchi ca. 300 d.C., porfido rosso, altezza cm 130. Venezia, Basilica di San Marco, facciata meridionale. Foto di Manuela Moschin


venerdì 26 novembre 2021

Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta - Palazzo Barberini

 #artiebellezzeitaliane

Photo by Massimo Gaudio

Sala 2 La Giuditta di Caravaggio e i suoi interpreti


Poco più di due anni fa, pubblicai un articolo su Giuditta e Oloferne, partendo dall'omonimo dipinto di Caravaggio, realizzato su commissione del banchiere romano Ottavio Costa che, molto geloso dell'opera, proibì la sua visione per molto tempo, persino anche dopo la sua morte, ma ormai la voce dello splendore dell'opera si diffuse tra gli artisti del tempo che lo presero come modello.
La mostra si sviluppa su cinque sale ed in ognuna di esse si possono ammirare dipinti di artisti che in qualche modo hanno seguito le orme di Caravaggio che, con la scena inevitabilmente cruenta, inventò una sorta di cronaca visiva del momento in cui Giuditta taglia la testa ad Oloferne. Alcuni dipinti seguono alla lettera gli insegnamenti del Merisi, altri invece hanno freferito raccontare gli istanti successivi alla decollazione. Molte sono le opere di pregio che si incontrano lungo il percorso espositivo, ad incominciare da Jacopo Robusti detto il Tintoretto per poi proseguire con Lavinia Fontana, Trophime Bigot, Giuseppe Vermiglio, Valentin de Boulogne, Orazio Gentileschi e la figlia Artemisia, Bartolomeo Manfredi, Mattia Preti, Guido Cagnacci, Cristofano Allori ed ovviamente Caravaggio.
La maggior parte degli artisti presenti sono caravaggisti ed Artemisia Gentileschi è stata tra i più importanti seguaci del Merisi, tanto che le sue personali interpretazioni sono state a sua volta prese come esempio. Il percorso espositivo si conclude con alcune opere che riprendono altri personaggi biblici, anch'essi legati al tema della decollazione come David e Salomè.


Sala 1 Giuditta tra maniera e natura

Sala 3.1 Artemisia Gentileschi e il teatro di Giuditta

Sala 3.2 Artemisia Gentileschi e il teatro di Giuditta



martedì 26 ottobre 2021

Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano

     #artiebellezzeitaliane

Photo by Massimo Gaudio
Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano (1580 ca.)

La tavola, firmata in lettere capitali puntate riportate sulla base dell’organo, raffigura il preludio del martirio dei santi Cecilia e Valeriano, quasi si trattasse di un episodio cortese filologicamente ricostruito in un teatrino ottocentesco. Nell’impaginazione della scena si colgono tratti convenzionali e discontinua è la stessa qualità dell’esecuzione – tanto da ipotizzare un pesante intervento di bottega – che pure ha i suoi elementi di forza in una cromìa preziosa dai toni smaltati. Di sicura mano del Maestro deve considerarsi probabilmente solo il panneggio raffinatissimo delle vesti dei due santi. Da notare gli strumenti raffigurati accanto a Cecilia, protettrice della Musica. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese)

Autore: Lelio Orsi (Novellara 1508 - 1587)
Titolo: Ritratto di uomo
Datazione: 1580 ca.
Supporto : Olio su tavola
Misure (cm): 75 x 59
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

Filippo Gagliardi - 3 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Filippo Gagliardi  (Roma, 1606/1608 – 1659) Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello per l'ingresso di Cr...