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Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio alla Galleria Borghese

#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio , Sacra Conversazione con le sante Barbara e Cristina e due devoti (1510-1520) Il dipinto è sicuramente rintracciabile negli inventari solo a partire dal fidecommisso del 1833. Il soggetto della tela, comunemente definito ‘Sacra conversazione’, sarà particolarmente gradito alla committenza privata, tanto da avere uno straordinario successo nel secolo XVI. Ai lati della Vergine, assisa su un trono dal basamento scolpito, sono inginocchiati i due committenti del quadro, rispettivamente presentati a sinistra da santa Barbara, identificabile per l’attributo della torre, e a destra da santa Cristina, che reca sotto il braccio la pietra da macina del martirio. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Negretti Jacopo detto Jacopo Palma il Vecchio (Serina 1480 - Venezia 1528) Titolo: Sacra Conversazione con le sante Barbara e Cristina e due devoti Datazione:

Tiziano Vecellio, Amor Sacro e Amor Profano

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Tiziano Vecellio, Amor Sacro e Amor Profano (1515ca) Galleria Borghese - Roma

L’opera per secoli ha costituito un vero e proprio enigma interpretativo, considerata l’assoluta mancanza di documenti relativi alla sua esecuzione e al suo ingresso nella raccolta Borghese. Fu con ogni probabilità commissionata dal Segretario del Consiglio dei Dieci, Niccolò Aurelio – il cui stemma è scolpito sulla fronte del sarcofago – in occasione del suo matrimonio con Laura Bagarotto, la cui impresa araldica compare sul fondo del bacile d’argento appoggiato sopra il sarcofago. Il riferimento alla simbologia nuziale è espresso dalla coroncina di mirto e la fibbia, entrambi attributi dell’amore coniugale, indossata dalla fanciulla seduta a sinistra. Il fulcro centrale della composizione è costituito dall’evidente contrapposizione delle due figure femminili, fisionomicamente simili: l’una vestita, in atto di guardare verso lo spettatore; l’altra nuda, che le si rivolge in atteggiamento di esortazione. La lampada che reca in mano, simbolo dell’ardore amoroso, permette di identificarla come Venere, mentre al centro Cupido rimescola l’acqua del sarcofago trasformato in fontana.

Le ultime considerazioni critiche tendono a privilegiare il significato matrimoniale del dipinto, ovvero l’esaltazione delle qualità della perfetta sposa; essa vi è raffigurata splendidamente vestita nella sua dignità pubblica, ricca di attributi nuziali consoni al suo livello sociale, ma, al tempo stesso, nuda e ardente di vero amore per il suo sposo, quale gli dovrà apparire nella sfera del privato. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)










Autore: Tiziano Vecellio
Titolo: Amor Sacro e Amor Profano
Datazione: 1515 ca.
Supporto : olio su tela
Misure (cm): 118 x 279
Si trova: Galleria Borghese
Luogo: Roma

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