lunedì 30 gennaio 2023

GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA - PALAZZO BARBERINI, ARTE MANUFATTURIERA VENEZIANA: I CALCAGNINI

© Photo by Massimo Gaudio

Manifattura veneziana, Calcagnini (inizio XVII sec.) - Palazzo Barberini - Roma
Si parla continuamente della magnifica arte manifatturiera italiana e per sottolineare la sua importanza voglio scrivere di un tipo di calzatura in voga sin dal tardo rinascimento nata dalle mani esperte degli artigiani veneziani. Mi riferisco ai CALCAGNINI o SOPEI come venivano chiamati a Venezia. Si tratta di un tipo di scarpa con la zeppa che veniva utilizzato da cortigiane e nobildonne le quali, dopo averle calzate, dovevano stare molto attente e fare piccoli passi perché la probabilità di cadere o addirittura rompersi le caviglie era molto presente. La moda del "tacco alto" era talmente di moda tra il XVI e XVII secolo che le altezze arrivavano fino a 50 cm. Quelle che ho fotografato all'interno di una teca situata nella sala 34 al primo piano della nuova Ala sud di Palazzo Barberini a Roma, sono alte 27 cm mentre la base misura 21 x 21 cm., sono in legno e cuoio finemente decorate in oro e sono state prodotte nel XVII secolo.




Vi ringrazio.

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Massimo

FRANCESCO TREVISANI, I QUATTRO CONTINENTI

© Photo by Massimo Gaudio

Cupola della Cappella del Battesimo - Basilica papale di San Pietro - Città del Vaticano

Un giorno, durante la visita in un Museo, rimani colpito da quattro dipinti che raffigurano i quattro continenti conosciuti al momento della loro realizzazione. Qualche giorno dopo, durante la visita alla Basilica papale di San Pietro, camminando con il naso all'insù ammirando le cupole delle navate laterali, te li trovi lì e quasi non ci credi perché sono ancora più belli degli originali. In una delle sale della nuova Ala sud della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini a Roma e più precisamente la 37, per intenderci quella dedicata alla pittura a Roma tra il 1670-1750, sono esposte quattro tele del pittore Francesco Trevisani (1656-1746) dove vengono raffigurati altrettanti continenti: Europa, Africa, Asia e le Americhe. Sono dei bozzetti per questo non sono perfetti, sono tutti olio su tela che misurano 74 x 57,5 cm e sono stati esegui nel 1709 su commissione di papa Clemente XI Albani (1649-1721) per il progetto di decorazione a mosaico dei pennacchi della cappella del Battistero in san Pietro. Le Quattro Parti del Mondo, sono raffigurate da altrettante donne, circondate da attributi identificativi dei tratti distintivi, naturali e culturali.

Francesco Trevisani, Africa (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, America (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, Asia (1709 ca.) Olio su tela

Francesco Trevisani, Europa (1709 ca.) Olio su tela

Vi ringrazio.

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Massimo

venerdì 27 maggio 2022

MARCO BIGIO, LE TRE PARCHE (1530-1540)

© Photo by Massimo Gaudio


Marco Bigio, Le tre Parche (1530-1540) Olio su tela, cm. 200 x 212

Un grande dipinto si fa notare all'interno della Sala 15 dedicata alla pittura senese a Palazzo Barberini. Si tratta di un'opera di Marco Bigio dal titolo Le tre Parche realizzato nel periodo che va da 1530 al 1540. Nel dipinto l'artista raffigura le figlie di Giove e Temi che rappresentano il destino degli uomini. 
A rappresentare la nascita, a destra è stata raffigurata Cloto con un rocchetto di filo bianco: ovvero è colei che fa iniziare la vita. A sinistra di trova Lachesi che stabilisce la sorte e il destino intenta ad avvolgere un filo rosso, mentre al centro c'è Atropo che ha in mano una forbice pronta a tagliare il filo della vita, ma per farlo guarda i due amorini ai suoi piedi che estraggono a sorte il nome ci colui che deve morire inciso su delle medaglie di vari materiali, perché la natura umana è varia.
Alle loro spalle ci sono vari personaggi tra i quali c'è la morte e la natura che assistono Atropo intenta a compiere l'atto fatale, mentre a sinistra sono raffigurati due cigni che raccolgono dalle acque le medaglie delle anime elette da apporre sulla colonna dell'immortalità che si eleva tra le rovine.


Autore: Marco Bigio (Siena 1500 - 1550 ca.)
Titolo: Le tre Parche
Datazione: 1530 - 1540
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 200 x 212
Si trova: Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini
Luogo: Roma

Vi ringrazio.

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Massimo

mercoledì 25 maggio 2022

LORENZO LOTTO, MATRIMONIO MIOSTICO DI SANTA CATERINA CON I SANTI GIROLAMO, GIORGIO, SEBASTIANO, ANTONIO ABATE E NICOLA DI BARI

© Photo by Massimo Gaudio

Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari (1524), Olio su tela, cm. 98 x 115

Nella sala 13 al primo piano di Palazzo Barberini trova spazio soltanto un'opera pittorica esposta ed è quella dall'artista veneziano Lorenzo Lotto dal titolo Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Girolamo, Giorgio, Sebastiano, Antonio Abate e Nicola di Bari realizzata nel 1524 su commissione dei novelli sposi Marsilio e Faustina Cassotti per essere collocata nella loro camera.
Le nozze sono presiedute da Maria che guardando verso lo spettatore, indica le due strade per il Signore: quella faticosa intrapresa da san Girolamo e quella di amorevole carità di santa Caterina; il Bambino nell'offrire una rosa alla santa ricorda che la passione per Cristo non è senza spine.
Questo dipinto, oltre ad avere un forte significato religioso ha un risvolto meno nobile dettato da un aspetto più venale, infatti seguendo un calcolo per definire il costo, l'artista stabilì che per la sua realizzazione ci volevano 10 ducati per santa Caterina, 8 ducati per san Girolamo e ben 15 ducati per la Madonna e il Bambino.


Vi ringrazio.

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Massimo

martedì 17 maggio 2022

PEDRO FERNANDEZ DA MURCIA, LA VISIONE DEL BEATO AMEDEO MENEZ DE SYLVA (1513-1514)

 © Photo by Massimo Gaudio

Pedro Fernandez da Murcia, La visione del beato Amedeo Menez de Sylva (1513-1514) Olio su tavola, cm. 277 x 320


Palazzo Barberini in Roma nelle scorse settimane ha riaperto dopo un nuovo allestimento, undici sale espositive del piano terra che raccolgono opere che vanno dal Medioevo fino agli inizi del '500. Una di queste, la sala 8 per la precisione, ne contiene soltanto due tra le quali una è di grandi dimensioni. L'opera è dello spagnolo Pedro Fernandez da Murcia (Murcia 1480 ca. - dopo 1521) dal titolo La visione del beato Amedeo Menez de Sylva realizzato tra il 1513 e il 1514.
Dalla natia Spagna l'artista si trasferì in Italia ed ebbe i suoi primi contatti stretti con la cultura lombarda tanto che le sue opere in un primo tempo venivano scambiate per quelle di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino e da qui gli venne dato l'appellativo di Pseudo-Bramantino. Fernandez viaggiò molto in Italia, passando anche per Roma e soprattutto a Napoli.
Nella rappresentazione pittorica, risalta al centro la figura dell'Arcangelo Gabriele intento a indicare al frate francescano la corte celeste dove al centro seduti nella parte più alta si trovano la Vergine e Gesù attorniati da una schiera di sette angeli. Sotto di loro sono rappresentati i personaggi dell'Antico Testamento nella parte di destra, quelli del Nuovo Testamento in quella di sinistra e tra loro si trovano seduti san Giuseppe e san Giovanni Battista. Il frate in ginocchio e orante, è il beato Amedeo Menez da Sylva originario della penisola Iberica. Fu il fondatore della congregazione degli Amadeiti, molto più rigida rispetto ai canoni francescani. Pare che le visioni del teologo siano avvenute sul Gianicolo a Roma in quella che era la roccaforte della congregazione nella chiesa di san Pietro in Montorio.




La Sala 8

Vi ringrazio.

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Massimo

sabato 23 aprile 2022

I mosaici delle Collezioni Capitoline - Centrale Montemartini

© Photo by Massimo Gaudio

Emblema policromo con leone e amorini (I sec. d.C.) - Centrale Montemartini

I Musei Capitolini hanno la capacità di avere a disposizione una grande quantità di opere provenienti dall'antica Roma, come ad esempio manufatti, statue sia marmoree sia bronzee e una importante collezione di mosaici oggi visibile grazie ai ritrovamenti durante la creazione di infrastrutture nella Città di Roma verso la fine dell'Ottocento adatte per il ruolo che la Città avrebbe avuto come Capitale d'Italia.
Alla Centrale Montemartini sulla via Ostiense, che è parte integrante dei Musei Capitolini, fino al 15 giugno 2022 sarà possibile ammirare una serie di mosaici dell'antica Roma del periodo che va dal I sec.a.C. fino al IV sec. d.C.
Molte delle opere presenti nelle varie sale provengono dall'Antiquarium, altri dai Musei Capitolini ed altri ancora non si sono mossi dalla Centrale perché sono parte integrante dell'esposizione permanente del Museo che, oltre a quelli presenti nella mostra, ne ha esposti degli altri al piano superiore. Oltre al tema principe della mostra, è possibile ammirare manufatti, statue affreschi che costituivano l'arredo degli edifici di quei tempi. L’esposizione si articola in quattro sezioni tematiche, all’interno delle quali il percorso segue un ordine cronologico.

Nella prima sezione viene introdotta l'arte del mosaico presso i romani attraverso il racconto sulla storia e la raffinata tecnica che si è evoluta nel corso dei secoli, che prevedeva l'uso di marmi preziosi, di basalto e di porfido rosso, utili per un efficace contrasto cromatico.

Cornice con mosaico parietale con conchilgie (metà del I sec. d.C.) - Antiquarium

Mosaico policromo con motivo a nastro ondulato (III sec. d.C.) - Antiquarium

Mosaico policromo con Oreste e Ifigenia (fine II-inizio III d.C.) - Musei Capitolini

Mosaico policromo pavimentale con motivo a scacchiera (117-138 d.C.) - Antiquarium

Mosaico policromo pavimentale con trama di sinusoidi (fine II-inizio III d.C.) - Antiquarium


Nella seconda sezione viene messo in risalto lo spaccato della società romana in un ampio periodo compreso tra il I secolo a.C. e il IV d.C. attraverso i ritrovamenti nelle dimore di lusso, come quella rinvenuta durante la costruzione di via Nazionale nei pressi del Colle del Quirinale appartenuta ad un ricco commerciante di nome Claudius Claudianus della cui domus è esposta un'architrave con il suo nome scolpito. Si pensa che commerciasse grano dall'Egitto grazie anche al bellissimo mosaico (che si trova sotto l'architrave) dove si vede una nave nel porto di Alessandria d'Egitto riconoscibile dal suo faro, una delle sette meraviglie del mondo. Oltre a questi splendidi reperti, sono in mostra opere ornamentali, affreschi staccati, statue, mosaici pavimentali e policromi, a conferma del lusso all'interno delle antiche dimore.


Architrave con iscrizione (fine del I-Inizio del II sec. d.C.) - Parco Archeologico del Celio

Mosaico policromo parietale con nave e faro (Fine del I-inizio del II sec. d.C.) - Parco Archeologico del Celio

Mosaico con scena nilotica (seconda metà del I sec. a.C.) - Centrale Montemartini

Mosaico policromo a cassettoni (metà del I sec. a.C.) - Antiquarium

Mosaici policromi con fondale marino (primo quarto del I sec. a.C.) e  Mosaico con bordura a girali di acanto e animali (fine II-inizio I sec. a.C.) - Centrale Montemartini

La terza sezione è dedicata al sacro attraverso alcuni reperti provenienti dalla basilica Hilariana rinvenuta tra il 1889 ed il 1890 durante la costruzione dell'ospedale militare del Celio che si trova appunto sull'omonimo Colle. In quella fase fu tutto documentato ed uno di quei disegni si trova in questo articolo dove è raffigurata la pianta della basilica, fatta costruire da Manius Poblicius Hilarius che era un ricco mercante di perle. Della basilica che prende il nome dal suo benefattore, nella sala sono visibili il suo ritratto, la base della sua statua e parte della pavimentazione. Da notare che i mosaici arrivati fino a noi sono in spledido stato di conservazione e si distinguono uno dall'altro ma che poi hanno uno scopo benaugurante; la prima è una iscrizione che recita “A chi entra qui, e alla Basilica Hilariana, siano gli dèi propizi”, mentre nell'altro è raffigurato il malocchio (un occhio trafitto da una lancia con sopra una civetta) accerchiato principalmente da animali che lo tengono a bada.

Mosaico bianco e nero con scene di malocchio (metà del II sec. d.C.) - Antiquarium

Testa ritratto di M(anius) Poblicius Hilarius (130-170 d.C.) - Antiquarium

Basilica Hilariana, sezione e pianta (1890), Acquarello su carta - Archivio storico

La quarta ed ultima sezione della mostra, è dedicata ai mosaici degli edifici funerari delle necropoli rinvenuti durante gli scavi in varie aree suburbane della città. Tra tutti spicca il mosaico ottagonale con pavoni rinvenuto durante gli scavi per l'abbassamento di una via nei pressi di porta san Sebastiano. Questo mosaico che raffigura due pavoni, simbolo della rinascita, si trovava al centro della pavimentazione di una stanza del mausoleo di una ricca famiglia romana.

Mosaico policromo ottagonale con pavoni (II sec. d.C.) - Antiquarium

Mosaico bianco e nero con Erma di Dioniso (inizio III sec. d.C.) - Antiquarium

domenica 3 aprile 2022

PIETRO DA CORTONA, RITRATTO DEL CARDINALE GIULIO MAZZARINO (1644 ca)

 © Photo by Massimo Gaudio

Pietro da Cortona, Ritratto del cardinale Giulio Mazzarino (1644 ca.)

All'interno di una mostra alla Galleria Corsini di qualche anno fa dedicata a Plautilla Bricci, è stato esposto il dipinto "Ritratto del cardinale Giulio Mazzarino" realizzato da Pietro da Cortona nel 1644, per celebrare l'ascesa alla porpora del "Cardinale di Francia" avvenuta a distanza nel dicembre del 1641 (perchè Mazzarino si trovava in Francia) per volere di papa Urbano VIII Barberini. L'artista, che con questa opera rappresenta l'espressione ritrattistica romana di età barocca, aveva già lavorato presso la famiglia Barberini all'abbellimento del loro palazzo. Fu individuato probabilmente dall'abate Elpidio Benedetti, fedele servitore del cardinale, che per lui sbrigò ogni negozio: dai vini pregiati italiani fino ad arrivare alle faccende politiche e diplomatiche. Il collegamento tra questo ritratto e la mostra è la collaborazione che avrebbe avuto luogo tra Pietro da Cortona e Plautilla Bricci vent'anni più tardi in occasione delle pitture della Villa Benedetta fuori Porta San Pancrazio, alle pendici del Gianicolo, paragonata nel settecento a un vascello sopra uno scoglio, della quale la Bricci era l'architettrice.





Vi ringrazio.

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Massimo

Filippo Gagliardi - 3 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Filippo Gagliardi  (Roma, 1606/1608 – 1659) Filippo Gagliardi e Filippo Lauri, Carosello per l'ingresso di Cr...