giovedì 3 luglio 2025

CARAVAGGIO E GUERCINO AL CASINO BONCOMPAGNI LUDOVISI

  © Photo by Massimo Gaudio

Casino Boncompagni Ludovisi o Casino dell'Aurora

Il Casino di Villa Boncompagni Ludovisi fu costruito nel 1570 per il cardinale Francesco Maria del Monte, noto collezionista d'arte nonché diplomatico, intellettuale e mecenate protettore di personaggi illustri come Caravaggio e Galileo Galilei.
Nel 1621 Del Monte vendette al cardinale Ludovico Ludovisi nipote di papa Gregorio XV Ludovisi, sia la villa che i terreni circostanti, che furono ampliati dallo stesso cardinale fino ad arrivare a 30 ettari, realizzando così una delle più belle ville di Roma, tanto che fu decantata da Goethe, Stendhal, Gogol e D'Annunzio. I giardini erano bellissimi, c'erano giardini segreti, labirinti, fontane, vari edifici tra cui un casino con una Galleria di Statue. Molte delle statue sparse nella villa, oggi si trovano conservate a Palazzo Altemps in Roma, vicino a piazza Navona. C'era anche l'obelisco che ora si trova nella chiesa di Trinità dei Monti.
Nel 1858 il principe Antonio Boncompagni-Ludovisi fece apportare al Casino sostanziali modifiche strutturali facendo ampliare il volume attraverso avancorpi posti su ogni lato dell'edificio, conferendo così una forma a pianta cruciforme.
Purtroppo trenta anni dopo per via del disamore degli eredi, della recente nomina di Roma a capitale del Regno d'Italia e per gli auspici del sindaco di Roma duca Leopoldo Torlonia, la villa fu stravolta dalle lottizzazioni e conseguente costruzione dei palazzi che si trovano in quello che oggi è il Rione Ludovisi. Degli edifici storici della villa, rimangono solo il Casino e la facciata e lo scalone dell'ex Palazzo Grande nascosto però da Palazzo Margherita attuale sede dell'ambasciata USA.
Il casino si trova in posizione rialzata rispetto agli edifici che lo circondano e si sviluppa su due piani con attico e torretta belvedere. Le stanze furono affrescate da Caravaggio, Guercino, Agostino Tassi, Domenichino e Paul Brill. Queste opere conferiscono all'edificio un valore artistico di elevato pregio.

Fronte del patio e ingresso all'edificio

0 - Ingresso, Portale con l'iscrizione Cardinale Ludovisi Camerlengo

0 - Ingresso, Stendardo della famiglia Boncompagni-Ludovisi

0 - Ingresso, Volta

Dopo aver varcato la porta d'ingresso si passa per una piccola sala con la volta finemente affrescata e si arriva nella Sala dell'Aurora chiamata così per via dell'affresco a tempera realizzato dal Guercino con l'aiuto di Agostino Tassi che ha curato le decorazioni architettoniche. L'Aurora vola su un carro dorato trainato da due cavalli nell'immensità della volta celeste mentre abbandona la notte per andare verso il nuovo giorno e un amorino vola verso di lei per adornarla con una ghirlanda di rose. Oltre alla Sala, l'opera dà il nome al Casino stesso. Sempre al piano terra, dalla sala dell'Aurora si passa Nella Stanza dei Paesaggi con la volta affrescata, arredata e sulle pareti ci sono vari dipinti tra cui il ritratto di Gregorio XV. Dalla sala si accede al patio posteriore con una splendida vista sul giardino.

0 - Sala dell'Aurora, Guercino, Carro dell'Aurora (1621) Affresco a tempera

0 - Sala dell'Aurora,
Guercino, Carro dell'Aurora, Allegoria del Giorno (1621) Affresco a tempera

0 - Sala dell'Aurora,
Guercino, Carro dell'Aurora, Allegoria della Notte (1621) Affresco a tempera



0 - Sala dell'Aurora

0 - Sala dell'Aurora, Ritratto di Gaetano Boncompagni Ludovisi

0 - Sala dell'Aurora, Ritratto di Luigi Boncompagni Ludovisi

0 - Stanza dei Paesaggi, Ritratto di papa Gregorio XV

0 - Stanza dei Paesaggi

0 - Stanza dei Paesaggi, Volta

0 - Patio posteriore


Per salire al piano nobile, bisogna ritornare alla Sala dell'Aurora e da qui attraverso una scala a chiocciola si giunge alla Sala della Fama. Anche qui sulla volta c'è un affresco del Guercino realizzato con l'aiuto di Agostino Tassi raffigurante Fama, Onore e Virtù, intendendole come qualità proprie della famiglia Ludovisi. 

0 - Scalone

1 - Sala della Fama

1 - Sala della Fama, Guercino, Fama, Onore e Virtù (1621) Affresco a tempera 1

1 - Sala della Fama, Ritratto del cardinale Filippo Boncompagni

1 - Sala della Fama, Ritratto di Filippo Guastavillani Boncompagni

1 - Sala della Fama, 
Carlo Siviero, Ritratto di Nicoletta Boncompagni Ludovisi, Principessa di Piombino

1 - Sala della Fama, Uscita verso lo scalone


Da qui attraverso una piccola porta si accede a una piccola stanza che prende il nome di Stanza dei metalli o Galleriola, con il soffitto molto basso rispetto al resto dell'edificio, voluto molto probabilmente dal cardinale Del Monte per la sua passione per l'alchimia. Sulla volta di questa stanza c'è un dipinto a olio su muro di Caravaggio dove sono ritratti Giove, Plutone e Nettuno, realizzato tra il 1597 e il 1600 per il cardinal Del Monte con allusioni alla trasmutazione dei metalli. Oltre alla triade alchemica, sono rappresentati tre animali: l'aquila, Cerbero e un cavallo marino. Al centro del dipinto c'è una grande sfera al cui interno si riconoscono alcuni segni zodiacali. Sentendosi criticato di non sapere eseguire opere con prospettive, Caravaggio per la realizzazione del dipinto pare si sia posizionato sopra uno specchio ritraendosi in tutte e tre le divinità.

1 - Stanza dei metalli o Galleriola


1 - Stanza dei metalli o Galleriola,
Caravaggio, Giove, Nettuno e Plutone (1597 ca) Affresco a olio, 300 x 180 cm





Vi ringrazio.

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Massimo

martedì 17 giugno 2025

MARIO MAFAI E ANTONIETTA RAPHAËL. UN’ALTRA FORMA DI AMORE ai MUSEI DI VILLA TORLONIA

 © Photo by Massimo Gaudio





Fino al 2 novembre 2025, al Casino dei Principi di Villa Torlonia, apre al pubblico la mostra “Mario Mafai e Antonietta Raphaël. Un’altra forma di amore”, che a cinquant’anni dalla scomparsa di Antonietta Raphaël e a sessanta da quella di Mario Mafai, propone una nuova riflessione sui due artisti considerati tra i protagonisti delle vicende artistiche del Novecento. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata dal Centro Studi Mafai Raphaël e curata da Valerio Rivosecchi e da Serena De Dominicis, con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Dai tardi anni Venti, caratterizzati dall’intensità espressiva culminata nel sodalizio definito da Roberto Longhi la “Scuola di via Cavour”, Mario e Antonietta seguono percorsi paralleli ma spesso anche divergenti, fortemente condizionati dalla realtà storica. Mario viene presto considerato un maestro indiscusso, un punto di riferimento per l’ambiente artistico romano, mantenendo il suo prestigio anche negli anni faticosi del dopoguerra. Serie pittoriche come i Fiori secchi, le Demolizioni, le Fantasie rappresentano fin dalla loro prima apparizione il volto più autentico e antiretorico della cultura italiana. Ben diversa la sorte di Antonietta, lituana di origini ebraiche, esposta a pregiudizi di genere, costretta ad allontanarsi da Roma negli anni delle leggi razziali e della guerra, vivrà lunghi periodi di ricerca solitaria. La scoperta del suo talento avverrà solo a partire dagli anni Cinquanta con riconoscimenti via via più ampi rispetto al suo ruolo nella definizione di una linea antinovecentesca, della sua originale opera scultorea e dell’ultima accesa e felice stagione pittorica negli anni Sessanta. La mostra racconta una vicenda insieme artistica, intellettuale e sentimentale, basata sulle differenze ma anche su una trama sottile di scambi, idee e passioni comuni, in grado di trasformare in poesia ogni evento della realtà vissuta. Il percorso espositivo comprende opere pittoriche e scultoree provenienti, oltre che dalle collezioni della Sovrintendenza Capitolina, anche dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dai Musei Civici Fiorentini, dalle collezioni d’arte della Camera dei Deputati e della Banca d’Italia, da numerose collezioni private e dalle collezioni degli eredi dei due artisti, con la presenza anche di una rara e selezionata documentazione originale formata da lettere, disegni, fotografie, provenienti dagli archivi di famiglia, dal Centro Studi Mafai Raphaël, dal Gabinetto Vieusseux di Firenze e dall’Archivio della Scuola Romana di Sovrintendenza. La mostra è organizzata anche grazie alla collaborazione di: Collezione Augusto e Francesca Giovanardi di Milano, Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano, e del Civico Museo “Maria Maddalena Rossi” di Codevilla (PV). Le oltre cento opere presentate – di cui alcune inedite e altre raramente esposte – si snodano sui due piani del Casino dei Principi lungo un percorso scandito in sette sezioni tematiche per offrire una panoramica sull’opera di entrambi gli artisti e un confronto ad evidenziarne le feconde differenze.

Mario Mafai e Antonietta Raphaël

Le sezioni della mostra La prima sezione, La “Scuola di via Cavour”, ha carattere “storico” e inquadra i primi anni, decisivi, dell’incontro di Mario, Antonietta e Scipione (Gino Bonichi), il cambio di passo determinato in gran parte dall’azione di stimolo culturale e pittorico svolto dalla Raphaël, i primi successi. Accanto a quelle di Mafai e Raphaël sono esposte anche due opere di Scipione. La sala delle vedute al piano terra accoglie sculture di Antonietta, compresi alcuni inediti di recente ritrovamento, evidenziando il nodo tematico offerto dal rapporto tra femminile, maternità/creazione e fuga, con incursioni nel mito. Tra le opere in mostra anche l’Angoscia n.2 (1936-1963) – qui esposta per la prima volta – risultato della laboriosa traduzione in pietra porfirica di un gesso del 1936. Ancora al piano terra, la sezione Intermezzo musicale presenta alcune opere a testimonianza della passione condivisa da Antonietta e Mario per la musica, che ritorna in varie opere, come ad esempio, i dipinti Natura morta con chitarra (1928) e La lezione di piano (1934).




A seguire, la sezione Una silenziosa sfida mette l’accento sul confronto tra Mafai e Raphaël e su come i due, pur condividendo alcuni temi – disegni, ritratti e autoritratti, nudi e nature morte – seguissero poi strade volutamente divergenti, risolvendo gli stessi temi con soluzioni formali distanti. Tra i ritratti anche l’inedito Ritratto di Simona, dipinto da Mario nel 1932 e qui esposto per la prima volta. All’interno della stessa sezione, un video propone interviste e documentari sui due artisti. La sala centrale del primo piano è dedicata a Mario Mafai. Filo conduttore, la “metamorfosi”, concetto esemplificato nello slittamento dal figurativo all’astratto attraverso alcuni tra i principali passaggi stilistici della maturità, dalla fase “tonale”, piena di incanto e malinconia, dei primi anni Trenta, alla vena espressionista delle Fantasie, al momento realista dei Mercati del Dopoguerra, fino alle ricerche astratte e informali degli ultimi anni. Il percorso espositivo prosegue con la sezione Antonietta Raphaël. Un viaggio nell’identità e oltre riservata a sculture e dipinti di Antonietta che veicolano la complessa identità dell’artista alla cui formazione contribuirono molti fattori culturali, in particolare la cultura ebraica, una esistenza “nomade”, i viaggi in Sicilia, Spagna e Cina. Infine, nell’ultima saletta, a chiudere l’itinerario aperto dal grande Ritratto di Antonietta nello studio di scultura (1934) di Mafai, un solo quadro di Raphaël, Mario nello studio (Omaggio a Mafai) del 1966, racchiude tutta l’energia di una vita passata a sfidarsi e amarsi. Nello stesso spazio, una selezione di lettere autografe – frutto di una ricerca a cura di Sara Scalia, nipote degli artisti – e materiali fotografici restituiscono la vicenda umana e artistica di Mafai e Raphaël.





Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 22 maggio 2025

COOKING SECTION, DIRITTI AI SEMI, DIRITTI DEI SEMI al MUCIV di ROMA

© Photo by Massimo Gaudio

Cooking Section, Diritti ai semi, diritti dei semi (2024)
125 specie diverse di semi, 125 vasi in terracotta, 8 pali in metallo, 200x640x200 cm 


Il MUCIV Museo delle Civiltà che si trova nel quartiere EUR a Roma, ha inaugurato ieri il secondo capitolo che segue quello inaugurato nel 2023. Il Museo delle Opacità #2, posta l'attenzione sulla relazione fra agricolture e architetture coloniali per analizzare, attraverso opere fotografiche e documenti d'epoca, aspetti come l'utilizzo economico delle risorse ambientali, geologiche e umane e l'uso dell'arte nella definizione e realizzazione delle politiche coloniali nei territori occupati in Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia. 
Nell'ambito del tema agricolo, è presente nel salone che accoglie i visitatori, l'opera Rights to Seeds, Rights of Seeds (letteralmente Diritti ai Semi, Diritti dei Semi) di Cooking Section, collettivo londinese fondato nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe.
L'opera, che è stata acquisita grazie al bando PAC-Piano per l'arte contemporanea del Ministero della Cultura, segue la ricerca per il progetto sviluppato nell'ambito delle Monoculture Meltdown, CLIMAVORE x Jameel presso Royal College of Art RCA.
L'intervento degli artisti mira a preservare una collezione vivente ed eterogenea di sementi contadine contemporanee coltivate da generazioni di agricoltori dell'Italia meridionale e selezionate per la loro resistenza a siccità e stress termico. 
L'installazione composta da 125 vasi in terracotta sorretti da otto pali in metallo, contengono 125 specie diverse di sementi creando così una banca di semi estratti dalle agricolture locali di territori colonizzati (soprattutto Eritrea, Somalia e Libia). Questi vasi in terracotta sono accessibili e gli agricoltori italiani impegnati in pratiche agroecologiche, possono depositare e scambiare le sementi conservate al loro interno.
Cooking section è nato con l'intento di portare avanti un progetto sui sistemi di distribuzione alimentare globale e la loro ricerca artistica li porta alla realizzazione di opere di vario genere come l'installazione presente nel MUCIV.

Cooking Section, Diritti ai semi, diritti dei semi (2024)
125 specie diverse di semi, 125 vasi in terracotta, 8 pali in metallo, 200x640x200 cm (dettaglio)

Daniel Fernández Pascual con Alon Schwabe durante la conferenza stampa

Biografia

Cooking Sections (fondato a Londra nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe) indaga i sistemi che plasmano il mondo attraverso il cibo, rintracciando le eredità spaziali, ecologiche e politiche dell'estrattivismo. Utilizzando installazioni, performance e video, la loro pratica si trova all'intersezione tra arte, architettura, ecologia e geopolitica. Cooking Sections utilizza il cibo come lente e strumento per rivelare i sistemi di sfruttamento, il dissesto ecologico e le disuguaglianze metaboliche alla base dei sistemi alimentari globali. Dal 2015 dirigono CLIMAVORE, un progetto a lungo termine che esplora come cambiare la nostra alimentazione in relazione alla crisi climatica. Il loro lavoro è stato esposto a livello internazionale, tra le altre istituzioni, presso: Tate Britain, Serpentine Galleries, Londra; SALT, Istanbul; Bonniers Konsthall, Stoccolma; Carnegie Museum of Art, Pittsburgh; Royal Botanic Garden, Edimburgo; Storefront for Art and Architecture, New York. Hanno inoltre creato performance e installazioni site-specific per la Biennale di Taipei, la 58ª Biennale di Venezia, la Biennale di Istanbul, Performa17, Manifesta12, la Triennale di Arte Pubblica di Los Angeles, la Triennale di Architettura di Sharjah e la Triennale di New Orleans. Tra le residenze figurano l'Headlands Center for the Arts, Fogo Island Arts e la Delfina Foundation. Cooking Sections è stata nominato per il Turner Prize nel 2021 e per il Visible Award nel 2019, e nello stesso anno ha ricevuto il Premio speciale al Future Generation Art Prize. Pascqual e Schwabe sono lettori di Architettura e Pratica spaziale presso il Royal College of Art di Londra, dove dirigono CLIMAVORE x Jameel presso RCA, e sono, inoltre, borsisti presso il Canadian Institute for Advanced Research. 


Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 15 maggio 2025

RIALLESTIMENTO STORICO DEL SALONE PIETRO DA CORTONA A PALAZZO BARBERINI

 © Photo by Massimo Gaudio

Salone Pietro da Cortona con gli allestimenti


Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano il riallestimento del Salone Pietro da Cortona di Palazzo Barberini, uno dei luoghi simbolo del barocco romano, che torna oggi a risplendere con una nuova veste espositiva grazie alla ricollocazione dei cartoni preparatori del ciclo de La Vita di Urbano VIII, capolavori assoluti della pittura seicentesca. 

Si tratta di un intervento di riallestimento storico: per la prima volta, dopo decenni, ed in seguito ad uno straordinario intervento di restauro da parte del Laboratorio delle Gallerie Nazionali, i cartoni preparatori sono riproposti nel contesto per cui verosimilmente furono concepiti gli arazzi raffiguranti La Vita di Urbano VIII, offrendo al pubblico l’opportunità unica di ammirarli in dialogo con il celebre affresco del soffitto, il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona (1632–1639). Una restituzione filologica che ricostruisce la funzione originaria del salone come luogo di rappresentanza e celebrazione della dinastia Barberini. 

Nel XVII secolo, possedere una propria arazzeria significava per una famiglia nobile un’affermazione di potere e prestigio senza eguali. Fu il Cardinal Francesco Barberini (1597–1679), nipote di papa Urbano VIII, a fondare nel 1627 la Manifattura Barberini, uno dei più ambiziosi progetti artistici del tempo. Il pretesto fu un dono diplomatico di enorme valore: sette arazzi realizzati su disegni di Rubens, ricevuti dal re di Francia Luigi XIII. Da lì nacque l'idea di completare la serie con nuovi arazzi celebrativi, commissionati direttamente agli artisti di corte e tessuti nella neonata fabbrica romana. 

Il ciclo de La Vita di Urbano VIII rappresenta il vertice della produzione dell’arazzeria Barberini: un progetto monumentale in cui biografia e allegoria si intrecciano nella glorificazione del pontefice e della sua famiglia. I cartoni preparatori, affidati alla cerchia di Pietro da Cortona, erano vere e proprie opere d’arte a grandezza naturale, concepite per essere trasformate in tessuto tramite la complessa tecnica del “basso liccio”. Contrariamente a quanto accadeva spesso, i Barberini scelsero di conservare questi modelli, consapevoli del loro valore artistico e propagandistico, esponendoli nelle sale del proprio palazzo per oltre tre secoli. 

Con questo riallestimento, le Gallerie Nazionali offrono una nuova chiave di lettura del Salone e del suo programma decorativo: un percorso visivo e narrativo che consente di riscoprire uno dei momenti più alti della cultura barocca, in cui le arti dialogano per celebrare la grandezza della Chiesa e della casata che più di ogni altra seppe rappresentarla nella Roma del Seicento.





Salone dei Marmi con gli allestimenti


Antonio Gherardi, Maffeo Barberini eletto cardinale (1666)

Antonio Gherardi, Maffeo Barberini presiede i lavori di bonifica del lago Trasimeno (1665)

Antonio Gherardi, Maffeo Barberini riceve il dottorato a Pisa (1664)

Fabio Cristofani, Consacrazione della Basilica Vaticana (1671)

Fabio Cristofani, Maffeo Barberini eletto papa, 1667, tempera su cartone, 318 x 505 cm

Giovan Francesco Romanelli, Il battesimo di Cristo, tempera su cartone, 294 x 272 cm

Giovan Francesco Romanelli, Resurrezione di Cristo (1643)

Giuseppe Belloni, Devoluzione del Ducato di Urbino (1668-1669)

Pietro da Cortona, Battaglia dell’Ellesponto (1635)

Pietro da Cortona, Costantino combatte il leone, 1633 ca, tempera su cartone, 338 x 268 cm

Pietro da Cortona, Costantino fa distruggere gli idoli pagani (1637)

Pietro Lucatelli, La fortificazione del Gianicolo (1678)

Pietro Lucatelli, Urbano VIII riceve l’omaggio delle Nazioni (1678)

Stendardo Barberini

Urbano VIII preserva la città di Roma dalla peste e dalla carestia, Arazzo

Urbano VIII promuove la pace nello Stato Ecclesiastico, Arazzo




venerdì 2 maggio 2025

I POEMI DELLA TERRA NERA di WANGECHI MUTU esposti alla GALLERIA BORGHESE

 

Wangechi Mutu  Ph. by Khadija Farah


Dal 10 giugno al 14 settembre 2025, la Galleria Borghese ospita, per la prima volta nella residenza del Cardinal Scipione, una mostra dell'artista keniota e americana Wangechi Mutu, dal titolo Poemi della terra nera, a cura di Cloé Perrone. Il progetto, che muove anch’esso, come la mostra recentemente conclusa sul poeta barocco Giovan Battista Marino, dall’interesse del museo nei confronti della poesia, è concepito come un intervento site-specific che si sviluppa nelle sale interne del museo, sulla facciata e nei Giardini Segreti, sfida la tradizione classica, attraversando sospensioni, forme frammentate e nuove mitologie immaginate, e crea un dialogo multistrato tra il linguaggio contemporaneo dell'artista e l’autorità antica. 

Il titolo evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La "terra nera", ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l'immaginario dell'artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future. 

L'intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell'architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l'installazione e l'immagine in movimento, l'artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l'autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall'adattamento e dalla riconfigurazione. 

La mostra si articola in due sezioni complementari. All’interno del museo Mutu riconsidera radicalmente l’orientamento spaziale e le sue sculture non celano mai la collezione Borghese, ma si aggiungono lievi. Presenze eteree che si librano in aria, volano leggere, oppure sono poggiate su piani orizzontali. Opere come Ndege, Suspended Playtime, First Weeping Head e Second Weeping Head sfidano la logica gravitazionale, pendendo delicatamente dai soffitti e incorniciando nuove vedute. Questo atto di sospensione non è solo formale ma suggerisce uno spostamento delle narrazioni storiche e delle gerarchie materiali. Il campo visivo del museo si ridisegna e nuove modalità di percezione si aprono al nostro sguardo. 

The Seated IV

The Seated I

Nyoka Edition 2

I materiali – bronzo, legno, piume, terra, carta, acqua e cera – sono cruciali per l’etica della mostra. Il bronzo in particolare, si spoglia del suo significato più tradizionale per diventare veicolo di memoria ancestrale, di recupero e di molteplicità. Inserendo sostanze organiche, fluide, mutevoli in un contesto tradizionalmente dominato dal marmo, dallo stucco e dalle superfici dorate, l'artista ribadisce la poetica della trasformazione, del divenire, anticipando così un tema che sarà centrale nel programma espositivo del museo del 2026: le metamorfosi. 

Poemi della terra nera ci invita a trascendere le prospettive fisse, spostando il nostro sguardo per consentire la coesistenza di più narrazioni e rivelando il museo non solo come uno spazio di memoria, ma come un luogo di immaginazione e trasformazione. Gli interventi di Wangechi Mutu spingono gli spettatori ad abitare il museo in modo diverso, a guardare non solo ciò che è esposto, ma anche ciò che è stato rimosso, messo a tacere o reso invisibile. 

All'esterno, sulla facciata del museo e nei Giardini Segreti si dispiegano: The Seated I e The Seated IV, due moderne cariatidi realizzate per la facciata del Metropolitan Museum di New York nel 2019 nell’ambito della Facade Commission e che testimoniano un importante momento di confronto dell’artista con un’istituzione pubblica; Nyoka, Heads in a Basket, Musa e Water Woman, che reinterpretano i vasi archetipici come spazi di trasformazione. Con The End of eating Everything, Mutu espande il proprio linguaggio artistico attraverso il video, aggiungendo una dimensione temporale e immersiva alla sua continua esplorazione del mito. Queste opere danno vita a nuove forme ibride, in parte umane, in parte mitologiche, in parte contenitori simbolici, attingendo alle tradizioni dell’Africa orientale e alle cosmologie globali, che sembrano emergere da un terreno simbolico. La loro posata presenza nei giardini e sulla facciata, offre un contrappeso all'ordine classico del sito, sfidando la forma idealizzata e la narrazione lineare a favore dell’ambiguità, dell’alterità e della presenza spirituale. Anche il suono, vero o suggerito, e la sua traccia giocano un ruolo sottile ma pervadente nella mostra: dal ritmo sospeso di Poems for my great Grandmother I al testo appoggiato di Grains of War, tratto dalla canzone War di Bob Marley ispirata ad una figura chiave dei movimenti anticoloniali, l'ultimo imperatore d'Etiopia Haile Selassie (1930-1974), il cui discorso del 1963 alle Nazioni Unite chiedeva la fine dell'ingiustizia razziale. Il linguaggio diventa scultoreo e il suono una forma di memoria. 

La mostra prosegue all'American Academy in Rome, dove è esposta Shavasana I. La figura in bronzo, sdraiata e coperta da una stuoia di paglia intrecciata, è intitolata alla posa yoga “shavasana” (posa del cadavere) e si ispira a un reale fatto di cronaca. La collocazione, nell’atrio dell’Accademia, alla presenza di iscrizioni funerarie romane, fa da cassa di risonanza al concetto di morte, abbandono e dignità del vivere. 

Con questa esposizione, la Galleria Borghese continua il suo impegno nell'arte contemporanea, dopo le mostre Gesti Universali di Giuseppe Penone (2023) e Louise Bourgeois. L’inconscio della memoria (2024), proponendo un nuovo modo di vedere lo spazio, rinnovato di connessioni e prospettive attraverso la visione di un’importante artista internazionale. 

La mostra è resa possibile grazie al sostegno di FENDI, sponsor ufficiale dell’esposizione. 

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...